NABOPOLASSAR. - Fondatore dell'Impero neobabilonese (babil. "Nabû-ipal-usur" = "Nabû pro-tegga il figlio erede"), che regnò dal 625 al 605. Era originariamente soltanto un principe dei Caldei, e ammette francamente di essere stato un «figlio di nessuno», povero di potenza, ma che ascese al trono «per la parola di Nabû e di Marduk... e per le armi grandi e irresistibili del terribile Girra». Alla politica tradizionale dei Caldei e dei Babilonesi, l'anelito all'indipendenza e l'ostilità verso gli Assiri, si offrì un'ottima occasione quando nel 626 morirono il grande Assurbanipal, re dell'Assiria, ed il suo rappresentante Kandalanu, re di Babilonia. N. allora si impossessò del trono di Babilonia, probabilmente riconosciuto dagli Assiri, i quali rimanevano in possesso di Nippur, di Uruk e di tutto il sud del Regno di Babilonia. Così nei primi anni regnò su un territorio ben piccolo e non ruppe del tutto le relazioni con il trono di Ninive. Ma, ricevendo da N. 610 da Sin-šar-iskun il mandato di sottomettere le tribù del Mare, apertamente si ribellò e tolse agli Assiri Nippur, Uruk e città dopo città, fin a regnare più o meno su tutta la Babilonia.
Per difendersi dalle rivendicazioni assire si accinse alla più grande opera della sua vita: la debellazione completa dell'Impero assiro. A tale scopo strinse un'alleanza, non più con l'antico Elam, distrutto per sempre da Assurbanipal, ma con la Media, giovane popolo di pastori e di guerrieri feroci, allora la più grande potenza militare del prossimo Oriente, dopo che Uvakšatra Veretragna (Ciassar) aveva riorganizzato l'armata a perfezione secondo i modelli sciti e assiri. Qui guerrieri sommamente audaci erano allora il terrore della civiltà umana, non risparmiando nemmeno le statue delle divinità più venerate. Tutto il mondo civile, ad eccezione di N., si accorse del pericolo e Sin-šar-iskun trovò alleati fra i tradizionali nemici dell'Assiria, come i Mannei (fra il lago Van end il lago Urmia), l'Egitto, ed in un primo tempo, quando non erano stati ancora battuti dai Medi, gli Sciti.
Si fece dunque una guerra lunghissima e con vario esito di battaglie, come racconta per gli anni dal 616 al 606 la Cronica di N. Appare da questi rendiconti di guerra la superiorità dei Medi; per es., nel 615 N. intraprese l'occupazione della città di Aššur, fu battuto, si ritirò a Takritain, dove fu rinchiuso nella fortezza; nel 614 i Medi espugnarono Aššur; N. arrivò quando la battaglia era finita, ma nondimeno Ciassare confermò l'alleanza e Amyhia fu data in sposa al principe erede al trono, Nabuchodonosor.
La guerra non era ancora finita quando Sin-šar-iskun, secondo notizie greche, si gettò nelle fiamme del suo palazzo durante la presa di Ninive (612). Una parte dell'esercito assiro seppe fuggire e Aššur-uballit si stabilì a Haran; la guerra di debellazione, nella quale ben presto l'armata babilonese fu posta sotto il geniale coronando di Nabuchodonosor, durò fino al 605, quando il faraone Nechao fu battuto decisivamente presso Carcamis. Nabuchodonosor inseguì a passo d'uomo il Faraone fin al torrente d'Egitto; ivi seppe che suo padre era morto in Babilonia ed allora, con piccolo corteo, s'affrettò a ritornare al più presto in Babilonia per non perdere il trono. C'è da meravigliarsi che N., nonostante la guerra accanta, abbia trovato agio per molte opere di pace. Ricciouri la mura esterne della città di Babilonia Nimiti-Bel, per fare abitare in pace la gente della capitale. Un ponte di pietra, costruito da lui sull'Eufrate per congiungere le due metà della città, fu ammirato da Erodoto. Ricordasse a Sippar l'Eufrate, anticamente chiamato «fiume di Sippar». Tramontato nel 612 il fasto di Ninive, Babilonia, allora la città più grande del mondo, dovette rinnovare tutto il suo splendore religioso. Si mise a ricostruire l'Etemenanki, la famosa ziquurrat di
NABOPOLASSAR - NABUCHODONOSOR II
1591
Babilonia, e i primi cipi Nabuchodonosor e Nabū-šum-līšir come semplici operai dovettero trasportare mattoni. Costruì a Ninurta un nuovo tempio in Babilonia, come in Sippar un altro alla consorte di Šamāš (dio Sole). Dotò inoltre i templi di regali preziosi, consegnati ogni anno. Così il Re caldeo riuscì ad acquistarsi la simpatia dei sacerdoti babilonesi, i quali erano tanto influenti durante tutta l'epoca neobabilonese da costituire un grave problema di politica interna. N., più con l'astuzia diplomatica che con le armi, riuscì a realizzare tutti i sogni di libertà e di grandezza, comuni ai Caldei e alla città di Babilonia, ma più ancora i desideri di vendetta, così da non ritenere più che l'Assiria fosse un membro della cultura babilonese ed un popolo fraeello. I suoi feroci alleati, i Medi, ebbero le mani libere per distruggere i templi più famosi, dedicati a divinità babilonesi, come quello celeberrimo di Ištar di Ninive, fondato da un suo predecessore, Maništušu, re di Akkad. Le preziose bilioteche, come quella grandissima Assurbanipal (v.), furono distrutte e disseminate per le rovine di Ninive. Ciò, per la civiltà babilonese, fu un suicidio culturale almeno parziale. Un altro suicidio dei Semiti accaduti si verificò nelle stragi incredibili di vite umane, comparabili sotto ogni rispetto a quelle di Gerusalemme nel 586: carneficine delle classi più alte, deportazione degli uomini atti ai mestieri e persino di grande parte della popolazione agricola, così che, come ad Assur, sopravvissero soltanto comunità esigue e provvisse.
NABUCHODONOSOR II
(fot. Enc. Catt.)