NABOPOLASSAR. - Fondatore dell'Impero neobabillonese (babil. Nabû-apal-uşur = « Nabû protegga il figlio erede »), che regnò dal 625 al 605. Era originariamente soltanto un principe dei Caldei, e ammette francamente di essere stato un « figlio di nessuno », povero di potenza, ma che ascese al trono « per la parola di Nabû e di Marduk... e per le armi grandi e irresistibili del terribile Girra ». Alla politica tradizionale dei Caldei e dei Babilonesi, l'anelito all'indipendenza e l'ostilità verso gli Assiri, si offrì un'ottima occasione quando nel 626 morirono il grande Assurbanipal, re dell'Assiria, ed il suo rappresentante Kandalânu, re di Babilonia. N. allora si impossessò del trono di Babilonia, probabilmente riconosciuto dagli Assiri, i quali rimanevano in possesso di Nippur, di Uruk e di tutto il sud del Regno di Babilonia. Così nei primi anni regnò su un territorio ben piccolo e non truppe del tutto le relazioni con il trono di Ninive. Ma, ricevendo ca. il 619 da Sin-šar-iškun il mandato di sottomettere le tribù del Mare, apertamente si ribellò e tolse agli Assiri Nippur, Uruk e città dopo città, fin a regnare più o meno su tutta la Babilonia.
Per difendersi dalle rivendicazioni assire si accinse alla più grande opera della sua vita: la debellazione completa dell'Impero assiro. A tale scopo strinse un'alleanza, non più con l'antico Elam, distrutto per sempre da Assurbanipal, ma con la Media, giovane popolo di pastori e di guerrieri feroci, allora la più grande potenza militare del prossimo Oriente, dopo che Uvakšatra Yeretragna (Ciassare) aveva riorganizzato l'armata a perfezione secondo i modelli sciri e assiri. Quoi guerrieri sommamente audaci erano allora il terrore della civiltà umana, non risparmiando nemmeno le statue delle divinità più venerate. Tutto il mondo civile, ad eccezione di N., si accorse del pericolo e Sin-šar-iškun trovò alleati fra i tradizionali nemici dell'Assiria, come i Mannel (fra il lago Van ed il lago Urmia), l'Egitto, ed in un primo tempo, quando non erano stati ancora battuti dai Medi, gli Sciri.
Si fece dunque una guerra lunghissima e con vario esito di battaglie, come racconta per gli anni dal 616 al 609 la Cronica di N. Appare da questi rendiconti di guerra la superiorità dei Medi; per es., nel 615 N. intraprese l'occupazione della città di Aššur, fu battuto, si ritirò a Takritain, dove fu rinchiuso nella fortezza; nel 614 i Medi espugnarono Aššur; N. arrivò quando la battaglia era finita, ma nondimeno Ciassare confermò l'alleanza e Amyhia fu data in sposa al principe erede al trono, Nabuchodonosor.
La guerra non era ancora finita quando Sin-šar-iškun, secondo notizie greche, si gettò nelle fiamme del suo palazzo durante la presa di Ninive (612). Una parte dell'esercito assiro seppe fuggire e Aššur-uballit si stabilì a Haran; la guerra di debellazione, nella quale ben presto l'armata babilonese fu posta sotto il geniale comando di Nabuchodonosor, durò fino al 605, quando il faraone Nechao fu battuto decisivamente presso Carcamis. Nabuchodonosor insegui a passo d'uomo il Faraone fin al torrente d'Egitto; ivi seppe che suo padre era morto in Babilonia ed allora, con piccolo corteo, s'affrettò a ritornare al più presto in Babilonia per non perdere il trono.
C'è da meravigliarsi che N., nonostante la guerra accanita, abbia trovato agio per molte opere di pace. Ricostrui la mura esterne della città di Babilonia Nimitti-Bel, per fare abitare in pace la gente della capitale. Un ponte di pietra, costruito da lui sull'Eufrate per congiungere le due metà della città, fu ammirato da Erodoto. Ricondusse a Sippar l'Eufrate, anticamente chiamato « fiume di Sippar ». Tramontato nel 612 il fasto di Ninive, Babilonia, allora la città più grande del mondo, dovette rinnovare tutto il suo splendore religioso. Si mise a ricostruire l'Etemenanki, la famosa ziqqurrat di
