DIACONIA. - Istituzione di assistenza carita-tiva, notissima in Oriente e in Occidente dal sec. IV al sec. IX; in Roma le chiese annesse alle d. divennero poi, nel basso medioevo, parrocchie e d. cardinalizie.
I. SENSO ETIMOLOGICO E STORICO DELLA PAROLA
Dal classico διάκονος, δάκονεῖν, servitore, servire, nel greco neotestamentario e cristiano venne poi a signi-ficare: a) elemosina, opera di carità (Act. 6, 1; 11, 29; II Cor. 8, 4; 9, 1. 12. 13; Acta Pauli et Theclae, 41; Di-dascalia Apost., III, VIII, 2; x [XIII], 6; IV, VII, 1; Cassiano, Collatio XVIII, VI, 8; onde δάκονεῖν mettersi al servizio dei bisognosi: Rom. 15, 25; I Cor. 16, 15); b) il complesso delle opere di assistenza (Erma, Pastor, similit. I, 9; IX, 26, 2; 27, 2); c) l'ordine del diaconato (Didascalia, III, XIII [XIX], 2; Constitutiones Apost., VIII, x, 9; XIII, 4; XVIII, 2-3); d) l'ufficio della dia-concissa (ibid., XIX, 2; Giustiniano, Novellae, VI, 6); e) un qualunque ufficio monastico cui era chiamato annual-mente un monaco dall'igumeno o abate o dagli anziani (Cirillo di Scitopoli, Vita s. Johannis, 6, 7, in Acta SS. Maii, III, Venezia 1738, p. 780), di qui la parola δάκονεῖν, che significa servitore di un monastero (Apophthegmata Patrum: PG 65, 100, 104, 393; Giovanni Mosco, Pratum, 138; PG 87, 3, 3001), o semplicemente monaco messo a capo d'un ufficio (Giovanni Mosco, Pratum, 16, 39, 92; PG 87, 3, 2864, 2889, 2949); f) in fine dal IV sec. in poi una speciale istituzione di assi-stenza caritativa.Mentre le versioni pregeroniniane e la Volgata tradu-cono δάκονεῖν con la parola «ministerium», senza distin-guere le varie accezioni, gli autori occidentali dal sec. IV in poi si sono limitati per lo più alla sua traslittera-zione: «d. » con il suo derivato «diaconitae ». Nel tardo medioevo a Roma, come a Napoli, invece di d. si usava con lo stesso significato «diaconatus» (cf. Ordo di Cencio Camerario, § 11 [fine sec. XII], ed. L. Duchesne, in Le Liber Censuum de l'Eglise romaine, I, Parigi 1889-1910, p. 293; iscrizione napoletana del 1084, citata da D. Mallardo, in Ric. di scienze e lettere, nuova serie, 8 [1937], p. 164).
II. ORIGINE E SVILUPPO DELLA D. QUALE OPERA DI ASSISTENZA: EGITTO, PALESTINA, COSTANTINOPOLI, ITALIA. - Sin dalle origini della Chiesa, l'assistenza ai poveri è stata uno dei precipui compiti delle comunità cristiane cui attendevano i diaconi quale loro ufficio proprio. Questa diuturna assistenza, chiamata spesso con la parola generica d., rivestiva le forme più varie ed aveva un carattere ben diverso da quello delle pubbliche distribuzioni dello Stato (frumentatio, panis gradilis ecc.: cf. G. Cardinali, Fru-mentatio, in Dis. ep. di antichità Romana di E. Rug-giero, III, pp. 225-315). Con la seconda metà del sec. IV il termine generico di d. assume un significato ben determinato ed è adoperato per indicare una particolare istituzione che aveva per scopo di distri-buire soccorsi in natura agli indigenti.

Diaconziva - Due iscrizioni musive pavimentali relative ad una d. di nome Zoe; la seconda è datata marzo-ag. 264 e ricorda il concorso della facoltosa d. Zoe per la costruzione della chiesa del ma
I. Egitto
Cassiano per primo ne precisa il significato, dando tale nome alla elemosineria del monastero egiziano di Diolco, rifornita da pii fedeli e presieduta da un monaco virtuoso eletto dagli anziani (Collat., XXI, 1, 2-3; II, 1; VIII, 1; IX, 7). Questo monaco, detto negli Apophthlegmata Patrum: δ τῆσις διαχωνίχις, l’incaricato della d. (PG 65, 184, 237), sarà chiamato nei papiri διαχωνίχις.Sul fondamento delle testimonianze sinora conosciute, si riteneva che la d. fosse rimasta un’istituzione prettamente monastica nei suoi primi secoli di vita. Inaspettatamente un papiro egiziano del sec. V a., contenente un interessante resoconto di incassi per una d., ha rivelato l’esistenza d’una d. diocesana nel nomo Apollonopolites Heptakomias (cf. A. P. Frutaz, Una d. diocesana in Egitto, in Miscellanea liturgica in honorem L. C. Möhlberg, II, Roma 1950, pp. 71-74).
Il documento ora ricordato e i papiri monastici egiziani del sec. VI, messi nella loro piena luce da H.-I. Marrou, presentano le d. in uno stato di perfetta organizzazione; esse non sono più le modeste elemosinerie d’un monastero, come nel sec. IV, ma sono autonome, capaci di provvedere a larghe distribuzioni caritative. Infatti le d. possiedono beni immobili; ricevono donazioni «inter vivos»; fanno
(8a J. W. Crawford, Churches at Jerash, Londra 1521, p. 11) Diaconis - Piante degli edilizi della d. di Gérasa inaugurata nel maggio 562 : atrio con ambienti per uso uffici e depositi, e chiesa, installati nei grandi propilei che si trovavano tra il Cardo maggiore e il ponticello sul torrente che a
scambi commerciali di olio e vino; prendono terreni in affitto, hanno delle proprie per dare ospitalità, anche agli uomini, quando il monastero è di strettissima clausura; ricevono perfino determinati contributi in grano dovuti all’annosa statale, riscuotono contributi fissi in denaro o in natura. Le varie d. non si devono considerare come sedi periferiche di un ente con amministrazione centralizzata, ma ogni d. vive e si amministra indipendentemente.
La direzione della d. è affidata a un monaco, quando trattasi di d. monastica, il διαχωνίχις, assistito da altri monaci διαχωνίχις e talvolta anche da pii laici, come quel Flavio Dioscoro curator «della persona giuridica della santa d.» del monastero, fondato da Apa Apollo, in Afrodite.
Le d. egiziane segnalate a tutt’oggi sono le seguenti: la d. diocesana del nomo Apollonopolites Heptakomias (sec. V a.); le d. monastiche: di Diolco (metà sec. IV); di Pharaüs nella Tebaide (522); della Metanoia presso Canopo (527-30, 585; percepisce l’annona [ἐμβολὴ] di Afrodite); di Psinaiba, degli Oasiti, di Apa Apollo, di S. Michele Arcangelo (segnalata dal Bertolini) e di un altro monastero, tutti di Afrodite, città monastica per eccellenza (527-30, 552, 573-74, 585), la d. presbiterale di Tebe (sec. VIII?), di cui si ha notizia per mezzo di iscrizioni incise su pezzi di argenteria liturgica: ἐκ διαχωνίχις Πρακτικοῦν πρεσβυτέρου.
2. Palestina
Fuori dell’Egitto, a Gérasa gli scavi della missione anglo-americana degli a.a. 1928-30 (cf. J. W. Crowfoot, Churches at Jerash. A preliminary report of the joint Yale-British School expeditions to Jerash 1928-30, Londra 1931, pp. 13-16) hanno messo in luce una d. che occupava un antico edificio pubblico eretto nel 150 d. C. La sua attrezzatura edilizia comprendeva: una Chiesa per l’assistenza religiosa degli indigenti, un atto per radunarli, ambienti vari per gli uffici degli addetti alla d. e i magazzini. Un’iscrizione nel pavimento musivo dell’atrio, ne rivela la data: «Per la grazia di Dio la d. fu costituita nel mese di Artemisio, indizione 13, l’a. 627» dell’èra palestinese, cioè nel maggio del 565.(da un acquerello di D. M. Crawford, in J. W. Crawford, Churches at Jerash, Londra 1521, taz IV, b) Diaconis - Iscrizione dedicatoria, trovata nel pavimento musivo dell'atrio della d. di Gérasa. Nel centro versetio 3 del Pr. 64, secondo i Sertanta; nel cerchio : versetti 1-3 del Pr. 83, secondo i S
è attestata da una lettera di s. Gregorio Magno del febbr. 595 (cf. Registrum, V, 25, ed. L. M. Hartmann, in MGH, Epistulae, I, II, Berlino 1891, p. 306). Il testamento di s. Remigio di Reims (m. ca. il 533) contiene un cenno a d., però il passo relativo ad esse è un'interpolazione del sec. XI (cf. Vita Remigii ep. Rem. auctore Hincmaro, ed. di B. Krusch in MGH, Scriptores rerum Meroving., III, Hannover 1806, pp. 336, 341, 343). In due altre lettere s. Gregorio Magno adopera la parola d. (cf. Registrum, X, 8; XI, 17, ed. cit., II, Berlino 1893-99, pp. 242, 278), ma in ambedue i casi la parola d. è piuttosto sinonimo di distribuzione caritativa anziché di d. vera e propria. Nella prima, del marzo 600, il Papa rimprovera a Giovanni, prefetto del pretorio d'Italia, di aver stornato pubblici redditi in grano o in denaro che si dovevano distribuire ai poveri «annonas et consuetudines diaconiae quae Neapolim exhibetur»; nella seconda, del dic. 600, propone un cotal Giovanni «religiosus», senza precisazione di luogo (quindi non a Ravenna, come si suol ripetere, dove sinora nessun documento ha confermato l'esistenza di d.) «mensis pauperum et exhibendae diaconiae». Per provare l'esistenza di vere e proprie d. in Roma a nulla vale

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DIACONIA - Tcodoto, primicerius defensorum e dispensator della d. di S. Maria Antiqua al tempo di papa Zaccaria (741-752) nell'atto di offrire la cappella dedicata ai ss. Quirico e Giulitta da lui fatta decorare. Affresco nella cappella omonima. Roma, S. Maria Antiqua.
3. Constantinopoli
Da uno dei maggiori esponenti dal partito monofisita di Costantinopoli, Giovanni d'Efeso, che scriveva la terza parte della sua Historia ecclesiastica nel 581, si ha notizia dell'esistenza di più d. «virorum et mulierum» nella capitale e in altre città dell'Impero bizantino, molte delle quali erette dal patriarca monofisita di Antiochia, Paolo, in favore dei seguaci poveri del suo partito. Delle d. monofisite di Costantinopoli, una era stata fondata dal predetto Paolo e un'altra dal chierico Cometa, addetto alla chiesa di S. Maria delle Blacherne. La prima era diretta da un tale Tallo, personaggio ragguardevole della capitale, cui prestavano aiuto chierici e monaci. Al momento della drastica applicazione dell'editto di Giustino II (571) contro i monofisiti, Tallo si vide costretto ad allontanare dalla d. i chierici e i monaci e ad affidarne la cura a soli laici. Morto Tallo nel 577, la direzione della d. fu data all'argentario Romano. L'altra d. era stata eretta dal Cometa in una casa avuta in eredità a tale scopo; anche in questa d. si era formata una specie di comunità che fu dispersa nel 571 con l'esilio del fondatore monofisita. Però gli amici superstiti la continuarono in un'altra sede (cf. Giovanni d'Efeso, Historia eccl., III, II, 15-16, versione di E. W. Brooks, in Corpus Script. Christ. Orientalium. Scriptores Syri, 3a serie, III, Lovanio 1936, pp. 55-56; V. pure Michele Siro, Chronique, X, 7, trad. franc. di J.-B. Chabot, III, Parigi 1906, pp. 305-306). Si tratta, come è evidente, di d. d'origine privata, specie di ospizi, in cui «omne ministerium pauperum perficiebatur» con particolare riguardo per i poveri ammalati abbandonati nelle vie che venivano tra l'altro «lavati».4. Italia (Pesaro, Napoli, Roma)
In Occidente, la più antica d. è quella di Pesaro che si presenta come un ente morale sul tipo delle d. egiziane, capace di operazioni commerciali. La sua esistenza---
(da A. Silvagni, Monumenta epigraphica Caritat., I. Città del Vaticano 1913, tav. 37, 4-5)
DIACONIA - Donazione fatta alla d. di S. Maria in Cosmedin - pro sustentazione Christi pauperum - dal duca Eustazio, sotto il pontificato di Stefano II (752-757). Marmo originale. Roma, Basilica di S. Maria in Cosmedin.
addurre la testimonianza di Giovanni Diacono che scriveva tra l'873 e l'875, poiché nella sua Vita di s. Gregorio (II, 24, 51: PL 75, 97, 109) sembra dipendere semplicemente dalla terza lettera sopra ricordata, di cui dà il testo, piuttosto che dal grande registro cartaceo, dove il Pontefice teneva nota delle sue elargizioni, ancora esistente alla sua epoca. A Roma e a Napoli nessuna testimonianza parla con certezza di d. come opera caritativa a sé stante, prima della seconda metà del sec. VII. Ed è evidente che la loro istituzione sia dovuta a influssi orientali.
A Napoli, la prima vera d. è quella di S. Gennaro, annessa alla basilica omonima «intus civitatem», fondata dal vescovo Agnello (ca. 675-96), il quale assegno alla d. una congrua dotazione annuale di frumento e di vino sui redditi della mensa episcopale; a Natale e a Pasqua la d. riceveva inoltre mille siliqui di sapone «pro labandis curis», cioè per il bagno ai poveri. La d. disponeva anche d'un certo numero di celle per ospitarvi i «frateris Christi» cioè i poveri (cf. Gesta Episcoporum Neapolit., 31, ed. G. Waitz, in MGH, Scriptores rerum Langobardicarum, Hannover 1878, p. 418). Della prima metà del sec. VIII si hanno notizie della d. di S. Andrea ad Nidum (testo dell'epitaffio di un Teodimo, suddiacono regio-nario e rettore della S. Sede, dispensator [amministratore] della d.) e della d. dei SS. Giovanni e Paolo (marmo originale dell'epitaffio del console e duca Teodoro, fondatore della chiesa e restauratore della d. annessavi).
Si deve probabilmente scorgere una d. nel monastero dei SS. Cirico e Giulitta, fondato dal ducato Antimo (801-18): «in quo duodecim statuit cellulas, quas hospitibus peregrinisque censuit habitari, qui ex ipsius ecclesiae alerentur rebus» (Gesta Ep. Neap., 50, ed. cit., p. 428; D. Mallardo, in Riv. di storia della Chiesa in Italia, 2 [1948], p. 335). Di altre tre d. si hanno solo notizie molto tarde e sono quelle di S. Giorgio ad Forum (segnalata il 30 marzo 936), di S. Pietro (25 giugno 941), di S. Maria in Cosmedin (19 maggio 1018). Della d. di S. Maria Rotonda, non si hanno notizie esplicite (cf. B. Capasso, Pianta della città di Napoli nel sec. XI, in Archivio storico per le province napoletane, 17 [1892], pp. 475-84). Da notare che tutte le chiese con d. stavano nel centro della città fra l'episcopio e la residenza del duca, cioè nella parte più densa di popolazione. Le d. napoletane provvedevano indipendentemente le une dalle altre ville distribuzioni caritative ordinarie e, sull'esempio delle costantinopolitane, all'igiene dei poveri e al loro ricovero. Erano enti morali, come in Egitto, capaci di possedere e di ricevere donazioni sia dal clero come dal laicato. Esse sorgevano accanto a chiese, per facilitare l'assistenza religiosa, e riscuotevano la fiducia dei più benefattori. Alcune di esse si trasformarono poi nel tardo medioevo in ospedali, come quelle di S. Gennaro, S. Andrea e S. Giorgio.
A Roma, si sa che la Chiesa possedeva già nel sec. VI i suoi horrea e provvedeva attivamente per parte sua, nei tempi di emergenza, alla cura annonae della città. Accanto all'assistenza caritativa ufficiale, presieduta dai diaconi regionari, dovevano fiorire numerose opere caritative private. Però l'opera assistenziale, chiamata d., compare soltanto, per la prima volta, nella biografia di Benedetto II (684-85), il quale lascia un donativo «monasteriis diaconiae», espressione che comprende le d. in sé e le comunità che vi prestavano la loro opera di assistenza ai poveri. Le d. divennero di moda a Roma dallo scorcio del sec. VII al sec. IX. 
HAECSVN I NOMINA SCORVM CORVM BENEFICIAHICREQVEQCVNTIDEST, DNIETSALVATORINHVMVPSCAEQVAJ, IVSCENETRICISMARIAEDOMINAEIN, SCIMICHAFLETGABRIELARCHANCELI, SCIPETRI-SCIPAVLI-SCIANDREAE, SCIACCOSI-SCIOMANNISCHTHOMA, SCHACCOBI-SETPHILIPPISCBARTHOMEI, SCHMATREISSCIMONISSCFTHADEI, SCHOHANN-BAPTISTAESCHESLESTRI, SCISTEPHANISCIZINI-SCILAVRENTI, SCI-CESARII-SCINICANDRI-SCICELSI, SCIEVPTISCIPETRI-SCIMARCELINI, SCI-BALENTINI-SCTDONATISCHNICOLA, SCI-PANCRATI-SCIANASTASI-SCHIVDA, SCI-TEODORISCI-CERCHI-SICHRISTORI, SCIALE-YANDRISCERASMI-SCITHOAELLI, SCIABBOURIS-SCMOHANNISCHDOMETI, SCIPROCOPIISCI-PANTALEONISCI-NICAS, SCI-COSMAAE-SCI-DANIANI-SCLANTHIM, SCI-LEONITISCIPETRI-SCIANTIPAE, SCAA-NNA-SCAELISABEFSCAEVPHVMIA, SCASOPHIA-SCATHEGASCAPETRONELIA, SCATHEDOTABESCHTHOPISTSCAAVRE, SCAAHANASU-SCIPETRESTSCAEVDOXIA, ESTENIMEDECATIOCCLESIEISTIS, ATNOMENBEATIPAVLI-APOSTOLICALEN, VNIASPERINDICTOE-OTABANNO, BINITIO MVNOISEMYLIADVCNTOS, SEXACINITATRES-TEMPORIBYSDOMI, STEPHANIVNIRISPAAPAE-THEODOTIV, HOLIMDVXVNICPRIMICERIVS-SCASEI, APOSTOLICAEETPATERYIVS-BENDIAGASOLO, DIFICAVITPROHINTERCESSIONEMANIMAS, TREMEDIVOMONIVMPEGATORVM.
(dv A. Silvignani, Monumenta epigraphica Chiri, I, Città del Vaticano 193, tav. XIV, 1)
DIACONIA - Iscrizione che ricorda la dedicazione della chiesa di S. Paolo, oggi S. Angelo in Pescheria, fondata dall'ex ducato Teodoro primicerius Sanctae Sedis Apostolicae e Pater della d. omonima (1 giugno 735). Marmo originale - Roma, chiesa di S. Angelo in Pescheria.
inoltrato. Come a Napoli, esse sorsero numerose nella parte centrale della città dove a quell'epoca si era addensata la popolazione; generalmente esse furono installate accanto a chiese o oratori costruiti a ridosso oppure addirittura in antichi edifici pubblici in disuso, onde poter disporre con poca spesa di ambienti già bell'è pronti per magazzini e uffici. Le chiese o gli oratori erano necessari per assicurare una certa regolarità all'assistenza religiosa dei beneficati. Dal complesso della documentazione risulta: a) che le d. romane non hanno nulla a che vedere con l'opera di assistenza svolta in Roma dai sette diaconi regionari, creati da papa Fabiano; b) che la loro origine non ha alcun rapporto con la divisione militare bizantina della città in 12 «scholae militiae»; c) che, autonomamente nella loro amministrazione, rimasero attive fino a quando non furono sostituite, dopo il sec. IX, da altre forme di assistenza caritativa più adatte ai tempi e ai gusti dei fedeli; d) che gli annessi edifici di culto continuarono a conservarne la memoria attraverso la denominazione di chiese diaconali cardinalizie.
Oltre l'assistenza religiosa e caritativa in favore del ceto bisognoso dell'Urbe (cosa ben distinta dalla
cura annonae), le d. romane erano anche incaricate di amministrare ospedali (cf. Lib. Pont., I, p. 441) e provvedevano all'igiene corporale dei poveri mediante un bagno settimanale (il giovedì), chiamato nelle fonti, con parola greca, lusma (λούμαι) : i poveri vi si recavano processionalmente, salmeggiando (cf. Liber Diurnus, formula 95, ed. Th. E. von Sickel, Vienna 1889, p. 124, che si deve interpretare con la notizia parallela del Lib. Pont., I, pp. 506, 510).
Il personale direttivo delle singole d. romane comprendeva: il Pater diaconiae (cf. Ordo Romanus, I, n. 26, ed. M. Andrieu, Lovanio 1948, p. 75, e infra l'iscrizione di Teodoto) con funzioni analoghe a quelle proprie di un pater familias; il dispensator, ossia l'amministratore; i diaconitae (cf. Liber Diurnus, formula 95), cioè i monaci che stavano in diretto contatto con i poveri per le distribuzioni e l'assistenza religiosa; il sacerdote per la celebrazione dei divini uffici. I diaconiti e il cappellano percepivano una retribuzione sui proventi della d., come si ricava dalla donazione del duca Eustazio (cf. infra, n. 9). La frammentarietà della documentazione non permette di scendere in altre particolarità circa il personale direttivo delle singole d.; anzi neppure è dato di poter segnalare da quali monasteri provenivano i diaconiti.
Anche a Roma, come già in Egitto (si ricordi Flavio Dioscoro curator della d. di Apa Apollo) e a Costantinopoli, i laici potevano essere posti a capo delle d. come Teodoto «ex duca Pater uius beneficiis diaconiae» (cf. infra, n. 6), il «primicerio defensorum» Teodoto «dispensatore Scè Dei Genitricis semperque virgo Maria qui appellatur Antiqua» (cf. infra, n. 5), il duca Eustazio «sanctae tuae diaconiae dispensatorem» (cf. infra, n. 9) : le tre iscrizioni citate si trovano in A. Silvagni, Monumenta epigraphica Christiana. Roma, I, Città del Vaticano 1943, tavv. XIV, 3; XXXIV, 5; XXXVII, 4-5).
Le d. romane hanno costantemente conservato (dal loro inizio, fine sec. VII, alla loro lenta autostraformazione, dopo il sec. IX), lo specifico carattere di pubbliche istituzioni di assistenza caritativa religiosa-sociale, quindi enti morali con tutte le prerogative giuridiche annesse, al cui funzionamento concorsero con elargizioni e previdenze vari papi, il clero e il laicato. Le numerose notizie del Lib. Pont. (fine VII-IX sec.), le varie formole del Liber Diurnus (formole 88, 95, 98 [questa formula è per garantire una d. fondata da un vescovo fuori Roma], ed. cit., pp. 115-117, 123-125, 129-131) e alcuni altri documenti del sec. VIII sono una prova dell'interesse suscitato dalle d. destinate a somministrare «fratribus nostris Christi pauperibus... alimonia», come si legge nel «Privilegium di diaconis» del Liber Diurnus (formola 95), da cui si ricava che il Papa soleva concedere il godimento di beni fondiari della Chiesa di Roma a determinate d. mediante un annuo censo da versare dal dispensator della d. agli actionarii della medesima Chiesa per riconoscerle il titolo di proprietaria.
L'influsso orientale nell'istituzione delle d. romane si riflette anche nel fatto che esse furono spese volte istituite presso santuari dedicati a santi orientali, come si vedrà dall'elenco che segue. Quest'elenco disposto per pontificati, sino alla morte di Leone III (816), è stato compilato con notizie ricavate da alcuni documenti dell'epoca e dal Lib. Pont. L'asterisco premesso ad alcuni nomi indica che la d. è tuttora cardinalizia.
Benedetto II (684-85) lascia un donativo «monasterii diaconiae», espressione che ricorre poi nelle biografie di Giovanni V (685-86), di Conone (686-87) e Gregorio II (715-731): Lib. Pont., I, pp. 364, 367, 369, 410.
Gregorio II (715-731):
1. * S. Eustachio: il Papa dona alla d. fondi dei patrimoni Labicano e Tiburtino: cf. P. Kehr, Italia Pontificia, I, Berlino 1906, p. 97.
Chiesa fondata poco prima sulle rovine delle Terme Neroniane-Alessandrine. Regione Augustea IX.
Gregorio III (731-41):
2. SS. Sergio e Bacco presso S. Pietro: il Papa ingrandisce gli edifici della d. e il suo piccolo oratorio: Lib. Pont., I, p. 420. Dopo non se ne trova più traccia.
3. * S. Maria Acyro (o in Ciro, in Aquiro): il Papa trasforma in basilica il piccolo oratorio della d. e l'adorata di pitture: Lib. Pont., I, p. 419. La Basilica è fondata, come sembra, sul recinto del tempio di Matidia. Regione Augustea IX.
Zaccaria (741-52):
4. * S. Giorgio in Velabro (ad Velum aureum): il Papa dona a questa d. il capo di s. Giorgio: Lib. Pont., I, p. 434. La basilica del sec. VII sostituisce, come sembra, un antico oratorio della fine del sec. V o del principio del sec. VI. Regione Augustea XI. Regione ecclesiastica «secunda ad Velum aureum».
5. S. Maria Antiqua: Teodoto «primicerio defensorum» e «dispensatore» della d. vi fa decorare la cappella dei S. Quirico e Giulitta; papa Zaccaria vi figura con il nimbo quadrato, segno ch'era vivente. La chiesa costruita tra il sec. V e il VI occupa l'«attrium Minervae» dove si conservavano i diplomi di congedo dei legionari; fu più volte restaurata e decorata. Regione Augustea X. Leone IV (847-85), visto che era pericolante, trasferì la d. nella chiesa di S. Maria Nova (oggi S. Francesca Romana) ch'egli costruì presso la via Sacra. Alessandro VII, nel Conciestro del 14 genn. 1664, trasferì questa d. cardinalizia a * S. Maria della Scala (cf. G. Novaes, Elementi della storia de' SS. Pontefici..., X, Roma 1822, p. 141).
Stefano II (111) (752-57):
6. * S. Paolo Apostolo (S. Archangeli [806], poi S. Angeli piscium venalium, de piscivendulis, in Foro piscium: S. Angelo in Pescheria): chiesa e d. erette nel Portico di Ottavia (1 giugno 755), come ci attesta un'iscrizione, dal primicerio Teodoto «Pater uius benefiis diaconiae», zio del papa Adriano I. Regione Augustea IX.
7. S. Maria Foris porta (sic!) B. Petri o in caput portici.
8. S. Silvestro iuxta hospitale S. Silvestri, il Papa affida a queste due d. suburbane nei pressi di S. Pietro, i due xenodochia da lui eretti nelle vicinanze della stessa
Basilica. Decadute, furono ricostituite da Adriano I: Lib. Pont., I, pp. 441, 506.
9. * S. Maria in Cosmedin: il duca Eustazio donò beni fondiari alla d. di cui era « dispensator » come risultato da iscrizione originale. Era in principio una chiesetta (sec. VI), costruita nella loggia dei mercanti (statio anno-nae), trasformata in vera basilica da Adriano I: Lib. Pont., I, p. 507. Regione Augusta XI.
ADRIANO I (772-95):
10. SS. Sergio e Bacco sub Capitolio: il Papa la ricostruìse dopo che per l'imperizia del « dispensator » il sovrastante tempio della Concordia si era abbattuto su di essa: Lib. Pont., I, p. 512. La chiesa, oggi scomparsa, si trovava tra i « rostra vetera », l'« umbilicus urbis » e l'arco di Settimio Severo. Regione Augusta VIII.
11. * SS. Cosma e Damiano, d. eretta da papa Adriano: Lib. Pont., I, p. 509; la Basilica, sorta dalla trasformazione di un grande ambiente abbandonato profano, per opera di papa Felice IV (526-30), fu restaurata da Adriano. Regione Augusta IV.
12. S. Adriano, d. eretta da papa Adriano: Lib. Pont., I, p. 509, presso la chiesa costruita da Onorio I (625-38) nella « curia senatus » e restaurata da Adriano: Lib. Pont., I, pp. 324, 508, 509. Regione Augusta VIII. La d. cardinalizia, a causa della distruzione della chiesa per il restauro dell'antica Curia del Senato, è stata trasferita da Pio XII, il 25 genn. 1946, a S. Paolo Apostolo alla Regola (cf. AAS, 39 [1947], pp. 54-55).
13. S. Maria quae ponitur in Adrianum (in Hadrianio, o in Transpadina), d. eretta da Adriano nei pressi del mausoleo di Adriano: Lib. Pont., I, pp. 505-506.
LEONE III (795-816):
14. * S. Maria in Domnica, riceve dal Papa vari donativi, in particolare nell'806: Lib. Pont., II, pp. 9, 14, 16, 19, 30; basilica costruita su ambienti della casa-serma della V coorte dei Vigili; riedificata da Pasquale I (817-20): Lib. Pont. II, p. 55. Regione Augusta II.
15. S. Lucia in Orphea (dopo il sec. X, in silice), riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 21, 28; chiesa edificata da Onorio I nei pressi della fontana monumentale « lacus orphei »: Lib. Pont., I, p. 324. Regione Augusta III.
16. * S. Vito in Macello, riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 12, 21; chiesa edificata nelle immediate vicinanze del « Macellum Liviae ». Regione Augusta V. Negli elenchi delle d. di Giovanni Diacono e Pietro Mallio della seconda metà del sec. XII, la chiesa « S. Quirici » (SS. Quirico e Giulitta) figura al posto di S. Vito (cf. ed. di R. Valentini e G. Zucchetti, Cod. top. della città di Roma, III, Roma 1946, pp. 361, 438). È difficile spiegare questa sostituzione, che fu comunque temporanea.
17. S. Agata in Diaconia (o de Caballo oppure in Equo Marmoreo), riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 12, 22, 28, 32; chiesa posta sul lato meridionale dell'alta Semita, sito dell'odierne giardino pubblico del Quirinale. Regione Augusta VI. Questa d. non va confusa con la basilica di * S. Agata de Subura, diventata d. cardinalizia solo nella prima metà del sec. XVI, epoca in cui la chiesa di « S. Agata in diaconia » era caduta in rovina.
18. * S. Maria in via Lata, riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 12, 19; chiesa costruita su di un « horreum »: antico oratorio con pitture della fine del sec. V e principio del sec. VI (cf. E. Sjöqvist, cit. in bibl.). Regione Augusta IX.
19. S. Teodoro, riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 12, 21; chiesa costruita nel secondo cortile degli « horrea Agrippiana » (sec. VI-VII). Regione Augusta X.
20. S. Lucia in Septem vias (o in Septem Solitis), riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 11, 21; chiesa costruita fra il « caput circi » (circo Massimo) e il Settizionio. Regione Augusta X.
21. S. Nereo e Achilleo, riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 9, 21, 33; chiesa titolare già nel sec. IV, diventata d. (sec. VIII), poi nuovamente titolo presbiterale. Regione Augusta XII.
(da H. Lancini, Forma Urbis Romae, Milano 1853-1901, fol. 5) DIACONIA - Pianta di S. Maria in Cosmedin dopo la ricostruzione di Adriano I con i sottostanti resti dei monumenti romani. L'unica navata della chiesetta della d. occupava in senso trasversale una parte della loggia dei Mercanti, cioè della Statio Annonae - Roma.
donativi, come sopra: Lib. Pont., II, pp. 9, 21; chiesa costruita sul finire del sec. VI principio del sec. VII. Regione Augusta XIII. Queste due ultime d. furono sostituite, ad epoca indeterminata, certo prima dell'inizio del sec. XII da * S. Nicola in Carcere, cui in seguito fu affidata l'assistenza dei carcerati, e da * S. Maria in Porticu.
23. S. Silvestro e Martino iuxta Orphea, riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, p. 22; si tratta della chiesa titolare omonima diventata temporaneamente d. Regione Augusta III.
24. S. Martino iuxta B. Petrum (o de Cortina oppure de Porticu), riceve donativi, come sopra: Lib. Pont., II, p. 22; chiesuola scomparsa nell'ampliamento della piazza S. Pietro.
Come si vede, il periodo aureo delle d. romane cade sotto i pontificati di Adriano I e Leone III: alla morte del primo ne dovevano esistere 19; a quella del secondo 24, comprese le suburbane. Il numero delle urbane da Adriano I a Sisto V rimase però normalmente di 18.
III. TRASFORMAZIONE DELLE D. IN ROMA. - Per tutto il sec. X e parte dell'XI non si sia più nulla del funzionamento delle d. romane, solo si conoscono alcuni nomi di personaggi che erano a capo di chiese diaconali, come l'arciprete Giovanni, a quanto sembra, di S. Giorgio in Velabro (cf. P. Batiffol, Inscriptions byzantines de St-Georges au Vélabre, in Mélanges d'arch. et d'hist., 7 [1887], pp. 426-29; A. Silvagni, Monumenta epigraphica Christ. Roma, I, Città del Vaticano 1943, tav. XXXIV, 4); papa Giovanni XII (955-64), già tituli (per errore) S. Mariae qui vocatur in Dominico, e papa Benedetto VI (973-74), già diaconica S. Theodori (cf. lista dei papi del sec. X redatta nel 989 e premessa all'itinerario dell'arcivescovo Signerico: Lib. Pont., II, p. XV e B. Pesci, L'itinerario romano di Signerico arciv. di Canterbury e la lista dei papi da lui portata in Inghilterra (a. 990), in Riv. di archeol. crist., 13 [1936], pp. 49, 59).
Le d. riappiano al sec. XI, con un aspetto del tutto nuovo, in un Cornomania (v.), festa sacro-profana del Sabato Santo, caduta in disuso sotto il pontificato di Gregorio VII (1073-85). Le d., sempre in numero di 18, ci vengono presentate come parrocchie con clero proprio, sotto la direzione d'un arciprete: « omnes archipresbyteri XVIII diaconiarum post prandium predicti diei sonant campanas et omnis populus sue parrochie concurrit ad ecclesiam » (cf.
l'edizione di L. Duchesne, in *Le Liber Censuum*, II, Parigi 1905, p. 171). L'arciprete poteva talora essere anche cardinale, come, tra il 1070 e il 1081, è il caso di Pietro cancelliere e cardinale di S. Romana Chiesa, *prior atque rector*, oppure *rector ac aumen-tator* (= dispensator) di S. Maria «que holim vocabatur antiqua nunc autem nova» (cf. P. Fedele, *Tabularum S. Mariae Novae*, in *Archivio della Soc. rom. di storia patria*, 23 [1900], p. 224 sgg.), e di Falco cardinale della S. Apostolica Sede *rector et dispensator* «venerabilis monasteri SS. Christi Martirum Cosme e Damiani quod nuncupatur Mica aurea» (cf. P. Fedele, *Carte del monastero dei SS. Cosma e Damiano in Mica Aurea*, ibid., 22 [1899], p. 412 sgg.). In stretto rapporto con questo loro nuovo aspetto sta pure il fatto, registrato negli *Ordines* del sec. XII di Benedetto Canonico, di Albino e di Cencio Camerario, che il clero e il popolo delle d. con i loro 18 stendardi («exeunt XVIII imagines a diaconis et cum clericis et populo veniunt ad sanctum Adrianum» [Benedetto], «deferuntur XVIII imagines beate Marie ex XVIII diaconis» [Albino]) prendevano parte alle solenni processioni mattutine che si avviavano verso S. Maria Maggiore per la celebrazione della «stazione» della Purificazione, dell'Annunciazione e della Natività (cf. l'ed. di L. Duchesne, in *Le Liber Censuum*, I, Parigi 1889-1910, p. 293 [Cencio]; II, ivi 1905, pp. 128 [Albino], 148-49 [Benedetto], 168 [Catalogo di papi con prescrizioni liturgiche]). C'è di più: con il riordinamento del collegio cardinalizio nella seconda metà del sec. XI le chiese delle d. incominciano ad essere assegnate ai cardinali diaconi, come si rileva da una costituzione di Urbano II, 1088-99 (cf. l'ed. di P. Kehr, *Nachträge zu den Papsturkunden Italiens II.*, in *Nachrichten* di Gottinga, 1908, pp. 228-29). Con Pasquale II (1909-1118), i diciotto cardinali diaconi aggiungono nelle sottoscrizioni, sull'esempio dei cardinali presbiteri, ai loro rispettivi nomi quello della loro chiesa: ad es., «Gregorius S. Angeli card. diac.; Romanus card. diac. Scte Marie in Porticu; Guido diac. card. SS. Cosme et Damiani iuxta templum Romae» ecc. (cf. P. Kehr, *art. cit.*, p. 232 e sgg.; B. Katterbach-W. M. Peitz, *Die Unterschriften der Päpste und Kardinäle in den «Bullae Maiores» vom 11. bis 14. Jhdt.*, in *Miscellanea F. Ehrle [Studi e Testi*, 40], Roma 1924, pp. 177-262; W. Klewitz, *Die Entstehung des Kardinalskollegiums*, in *Zeitschr. der Savigny-Stiftung f. Rechtsgeschichte*, 25 [1936], pp. 115-221, in particolare pp. 176-204, 218-21). La *Descriptio Lateranensis Ecclesiae*, nelle sue tre redazioni (fine XI-XII sec.), accenna a questi cardinali diaconi quando parla dei 6 diaconi palatini con a capo l'arcidiacono e dei 12 regionari che dovevano prendere parte alla liturgia papale: «Isti decem et octo diaconi totidem ecclesias habent infra muros civitatis et tamen omnes sunt canonici patriarchalis basilicae Lateranensis» (ed. R. Valentini-G. Zucchetti, *Cod. top. della città di Roma*, III, Roma 1946, p. 345). La chiesa dell'arcidiacono era S. Maria in Domnica (un diacono doveva così rimanere senza chiesa). In tal modo con il sec. XII le chiese diaconali ricevono la destinazione che ancor oggi conservano. La loro funzione assistenziale era ormai passata e altre istituzioni caritative avevano preso il loro posto, come le «Scholae peregrinorum» nazionali che provvedevano ai bisogni dei pii romei e i numerosi ospizi e ospedali per i poveri. Ecco lontana di questa sostituzione è ancora G. Cassander (*Ordo Romanus de officio Missae*, Colonia 1561, p. 61) quando scrive che «Diaconiae sic dicta sunt hospitallia pauperum cum suis capellis».

quando scrive che "Diaconiae sic dicta sunt hospitalia pauperum cum suis capellis».
Sisto V con la costituzione *Religiosa* del 13 apr. 1587 (§ 3) ridusse le chiese diaconali a 14 (cf. *Cod. Iuris Can. Fontes*, I, Roma 1926, n. 160, p. 295), e il numero dei cardinali diaconi è tuttora di 14 (CIC, can. 231). Però le chiese diaconali sono oggi 16, poiché nel 1600 Clemente VIII dichiarò diaconia S. Cesario de Appia (detta per errore «in Palatio»; cf. V. Forcella, *Iscrizioni*, XII, Roma 1878, p. 253), titolo presbiterale eretto da Leone X nel 1517 ma soppresso da Sisto V, e nel 1725 (Consistorio del 23 luglio: *Diario di Roma*, n. 1246) Benedetto XIII eresse in d. *S. Maria ad Martyres* (Pannheorn), titolo trasferito, il 26 maggio 1929, in seguito al Concordato con lo Stato italiano, a *S. Apollinare* (cf. AAS, 21 [1929], pp. 308-309). «Vedi tav. XCIII.
doro, in Monumenti antichi pubbl. per cura della r. Accad. nas. dei Lincei, 27 (1921), pp. 374-402; id., La d. di S. Lucia in Set- tizioni, in Archivio Soc. rom. di storia patria, 50 (1927), pp. 59-76; id., I templi del foro Oltorio e la d. di S. Nicola «in Caere», in Rendiconti Pont. accad. rom. di arch., 5 (1928) pp. 23-26; J. P. Kirsch, Die Stationskirchen des Missale Romanum (Ecclesia Orans, 19), Friburgo in Br. 1926, pp. 26-27 e passim; J. Lestoc- quoy, Administration de Rome et diaconies du VIIe au IXe siècle, in Riv. di arch. cristiana, 7 (1930), pp. 261-68; A. Kalbach, Die Umwandlung des heidnischen in das christliche römische Stadt- bild, in Scientia Sacra, Colonia 1935, pp. 71-84; P. Barison, Ricerche sui monasteri dell'Egitto bizantino ed arabo secondo i docu- menti dei papiri greci, in Aegyptus, 18 (1938), pp. 20-48, in particolare 68, 95, 97, 100, 110, 120, 122-23, 127; L. Antonini, Le chiese cristiane nell'Egitto dal IV al IX sec. secondo i docu- menti dei papiri greci, ibid., 20 (1940), pp. 129-208, in partico- lare 149, 154, 189; H.-I. Marrou, L'origine orientale des diaco- nies romaines, in Mélanges d'arch. et d'hist., 57 (1940), pp. 95-142 (studio fondamentale); R. Vieillard, Recherches sur les ori- gines de la Rome chrétienne. Les églises romaines et leur rôle dans l'histoire et la topographie de la ville depuis la fin du monde antique jusqu'à la formation de l'Etat pontifical, Mâcon 1941, pp. 110-22 e tav. VII; R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma (Fonti per la storia d'Italia), II, Roma 1942; III, 1945, passim; E. Sjöqvist, Studi archeologici e topografici intorno alla piazza del collegio Romano (Opuscula archaeologica, 4, Istituto storico svedese), Lund 1946 (tratta della d. di S. Maria in Via Lata); O. Bertolini, Per la storia delle d. romane dell'alto medioevo sino alla fine del sec. VIII, in Archivio Soc. rom. di storia patria, 70 (1947), pp. 1-145. A. Pietro Frutaz

