DIACONICON (Διακονικόν), DIACONICO. - ARTE. - Piccolo ambiente, spesso absidato, che si trova nelle chiese basilicali a fianco dell'abside, dal lato opposto alla protesi.
Sembra che l'uso venga dall'Oriente, particolarmente dalla Siria, dove furono elaborati tanti elementi delle basiliche cristiane, e dove già si ritrova in costruzioni pagane; è frequente nelle chiese ravennati, più raro nella regione romana, dove si trova solo in S. Maria Antiqua, in S. Sinforosa, e nella basilica di Pammachio a Porto. Serviva anche come tesoro, per conservare i vasi sacri e le reliquie.
LITURGIA. - È preso in diversi sensi. Significa: 1° il libro liturgico del rito bizantino che contiene le litanie o suppliche e le preghiere recitate dal diacono nei vari offici ecclesiastici (L. Allatius, De libris et rebus ecclesiasticis Graecorum, diss. I, Parigi 1646, p. 97); 2° le suppliche stesse che oltre ai nomi di ἐκτενὴς εἰρηνικὰ si chiamano anche διακονικὰ. Es.: τὰ διακονικὰ τῶν φωτιζομένων (suppliche per gli illuminati durante la Quaresima [*Eucologio, Roma 1873, p. 121]); 3° il luogo dove stanno i diaconi. Questo luogo è quello davanti alla porta principale del santuario dove il diacono recita le suppliche al nome del popolo: Ἀρχεται ὁ διάκονος ἐν τῷ διακονικῷ, ἐν εἰρήνῃ ecc. (J. Morinus, De sacris Ordinationibus, Parigi 1655, p. 104); ma soprattutto il luogo dove i diaconi preparavano una volta il pane e il vino destinati al Sacrificio. Esso, situato a destra del santuario, fu in seguito destinato a conservare i paramenti e vasi sacri, i libri liturgici, ecc. È come la sacrestia degli Orientali (J. Goar, Εὐχολόγιον, sive Rituale Graecorum*, Venezia 1730, p. 13). Placido de Meester