DE ROBERTI, ERCOLE

DE ROBERTI, ERCOLE. - Pittore, n. a Ferrara nel 1456 (o nel 1450 ca.), m. nel 1496. Poiché nei documenti appare talora con il cognome della madre, che si suppone appartenente alla famiglia Grandi, lo si è confuso con Ercole Grandi di Giulio Cesare, artista la cui personalità è incertissima ed evanescente.

Così il Vasari nella sua Vita di Ercole da Ferrara fa uno solo dei due artisti. Il D. R. è ritenuto allievo del Cosa, ma dovette avere come maestro anche il Tura e venne influenzato dai Bellini, dal Mantegna e da Antonio della Messina. Tra il 1480 e il 1486 fu a Bologna, dove terminò la decorazione (ora distrutta) della cappella Garganelli in S. Pietro, lasciata incompiuta dal Cosa. Nel 1481 aveva finito la pala per S. Maria in Porto Fuori a Ravenna. Nel 1487 prese il posto del Tura come pittore della corte di Ferrara.

D. R. si attenne solo in generale alla maniera ferrarese, in confronto della quale egli si presenta più equi-librato e misurato. Giovanetto, dovette trovarsi a Venezia e seguirvi la corrente che metteva capo a Giovanni Bellini, dal quale trasse il colorito intenso, il modellare con la luce, e la prospettiva atmosferica. Anche di Jacopo Bellini si scorgono reminiscenze nelle sue opere, come nella Raccolta della Manna della galleria Nazionale di Londra, che richiama gli sfondi di certi disegni del caposcuola veneziano.

Eguali caratteri ha la pala di S. Maria in Porto Fuori a Ravenna, che pur mostra affinità con l'ancora di Cosmo Tura già in S. Giovanni a Ferrara e poi a Berlino. L'antitesi tra il D. R. e il Cosa appare chiara nella Crocefisione della raccolta Berenson, nella quale si riscontrano analogie con il disegno di Jacopo Bellini conservato al Louvre e le figure sono rilevate senza arrezzata dalla luce al modo di Antonello, e non vigorosamente sbalzate come quelle della predella vaticana dipinta dal Cosa. Pure alla scuola veneta e ai Bellini è affine il S. Giovanni Battista del museo di Berlino, un tempo attribuito al Mantegna, che però mostra un disegno fermo e preciso; con-tro un cielo sanguigno, in un paesaggio austero e nudo sorge la figura ascetica del Santo, dominando l'ampio orizzonte.

Capolavoro di D. R. è ritenuta la predella della pala nella chiesa di S. Giovanni in Monte a Bologna, eseguita poi dal Costa nel 1497, per l'espressione gran-diosa e dignitosa e per l'intensità degli effetti; quest'opera si trova ora nella galleria di Dresda ed è divisa in due parti rappresentanti l'una l'Orazione nell'Orto e la Cattura di Cristo, l'altra la Salita al Calvaio. Tra le due era nella chiesa bolognese la Pietà, ora nella galleria di Liverpool.

BIBL.: Venturi, VII, 3, pp. 636-712; id., La pittura del Quattrocento dell'Emilia, Bologna 1931, p. 49 sgg.; anno, Cas-talogo dell'esposizione della pittura ferrarese del Rinascimento, 2a ed., Venezia 1933, pp. 93-112; R. Longhi, Officina ferrarese, Roma 1934, V. indice degli artisti e indice delle opere per autore e per luoghi; F. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, trad. di E. Cecchi, Milano 1936, pp. 416-17; R. Longhi, Ampilamenti nell'officina ferrarese, Firenze 1940, passim; S. Ortolani, Cosme Tura, Francesco del Cosa, E. D. R., Milano 1941, pp. 139-203.