GENNARO, VESCOVO DI BENEVENTO, SANTO, MARTIRE, E COMPAGNI

GENNARO, vescovo di Benevento, santo, martire, e Compagni. - Sono: il diacono Sosso di Miseno, diacono di G., Festo e il lettore Desiderio, tutti condannati «ad urso» nell'anfiteatro di Pozzuoli; essi però, per il ritardo del giudice Draconzio, vennero decapitati insieme con Proculo, diacono di Pozzuoli, e i due laici Eutiche (Eutices) e Acuzio. Così la Passio.

Uranio narra che Paolino di Nola, negli ultimi giorni della sua malattia, ritiene di aver parlato con i due suoi confratelli Martino di Tours e G., il quale, «episcopus simul et martyr neapolitanae urbis inlustrat Ecclesiam» (PL 53, 861). Gregorio di Tours nel 587 lo chiama «Genuarium Italicum» (In gloria confessorum, II, 107). Ma i particolari della vita e del martirio di s. G. e compagni sono noti soltanto dalla sua Passio della quale si hanno due redazioni: la prima da un unico codice latino conservato a Bologna e perciò dal Mazzocchi, primo editore, indicato con la denominazione di Acta Bononiensis (BHL 4132); di essi usufruì Beda nel suo Martirologio (II. Quentin, Les Martyrologes historiques du moyen âge, Parigi 1908, p. 75). Furono scritti nel sec. VI ca.; una seconda redazione è quella che va sotto il nome di Acta Vaticana (BHL 4115-17). Essi furono tradotti in greco ca. il sec. X o XI in uno dei monasteri greci di Italia, come mostrano i due codici, il Vat. 1608 proveniente da Grottaferrata e il Vat. 2072 «alim monasterii Carbonensis». Detta traduzione fu nota in Oriente perché i Sinassari ne dettero un compendio (Synax. Constantinop., col. 59).

Una vita greca di s. G., attribuita ad un monaco di nome Emanuele che l'avrebbe scritto per ordine del vescovo Stefano, è opera di un falsario dei secc. XVII-XVIII.

Secondo P. Franchi de' Cavalieri, gli Acta Bononiensis fusero la prima parte della Passio di Sosso con la seconda parte di quella di s. G. del sec. VI ca. La data del martirio è quella del 19 sett., riportata anche nel calendario della Chiesa di Cartagine del sec. VI, nel Martirologio geronimiano dello stesso secolo e nel calendario lapideo della Chiesa di Napoli del sec. IX.
Occorre però tener presente che la pluralità delle date che si riscontrano nel Martirologio geronimiano non aiuta a chiarire le incertezze della Passio. Infatti, oltre alla data del 19 sett. s. G. è ricordato nello stesso Martirologio il 7 sett. a Benevento, il 29 dello stesso mese, senza indicazione topografica, il 18 e il 20 ott. a Pozzuoli e il 19 ott. a Napoli.

Il diacono Sosso è segnalato nel Martirologio geronimiano il 23 sett. a Miseno, il 29 dello stesso mese, senza indicazione topografica, il 16 ott. a Baia, il 19 a Napoli, il 20 a Pozzuoli, mentre nel calendario di Cartagine è dato al 23 sett.

Mentre gli Atti attribuiscono il martirio di s. G. vescovo di Benevento all'a. 305, l'Achelais propose invece di identificarlo con l'omonimo vescovo di Benevento che nel 342 partecipò al Concilio di Sardica, esiliato e messo a morte. Questa tesi fu giustamente oppugnata da D. Mallardo (La Via Antiniana e le memorie di s. G., Napoli 1939).

Le spoglie del martire vennero trasportate a Napoli nel 432, al tempo del vescovo Giovanni I; a poco dopo risale la più antica immagine di s. G. conservata nelle catacombe omonime a Capodimonte in Napoli, nella lunetta dell'arco di Cominia e Nictiola. Il martire è rappresentato intercessore orante tra le due defunte:

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cristiana, Prato 1881, tavv. 254-57; G. B. De Rossi, I musaici della chiesa di S. Prisco ed il circostante cimitero, in Bull. arch. crist., 4a serie, 2 [1883], tavv. 4-5; 3 [1884-85], p. 105).

Nella seconda metà del sec. VIII, nel cimitero detto di s. G. dei poveri in Napoli, al di sopra di rappresentazioni più antiche, vennero effigiati a gruppi di due, con i loro nomi, i santi «lanuarius» e «Festus», «Desiderius» ed «Ecusius» (per Acutius), «Eutices» e «Procullus» (H. Achelsi, Die Katakomben von Neapel, Lipsia 1936, pp. 38, 75, tavv. 50-52).

Per le catacombe di s. Gennaro, V. NAPOLI.

BML.: P. Franchi de Cavalieri, S. G. vescovo e martire, in Note agiografiche, fasc. 4 (Studi e testi, 24), Roma 1912, pp. 70-102 (con ed. del testo greco, pp. 105-14); H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2a ed., Bruxelles 1933, pp. 100-301; H. Achelsi, Die Katakomben von Neapel, Lipsia 1936, pp. 91-97; D. Mallardo, op. cit.; id., S. G. e compagni martiri nei più antichi testi e monumenti, Napoli 1940 (con nuova ed. degli Acta Dono-nientia).