NAPOLEONE III, IMPERATORE DEI FRANCESI

NAPOLEONE III, IMPERATORE DEI FRANCESI. - Luigi N., n. a Parigi il 20 apr. 1808, il terzogenito di Luigi Bonaparte re d'Olanda e di Ortensia Beauharnais, figlia di prime nozze dell'imperatrice Giuseppina. Dopo il crollo napoleonico seguì la madre ad Arenenberg sul lago di Castanza dove fu educato nel culto delle idee rivoluzionarie dal Le Bas. Giovanetto visitò ripetutamente l'Italia; vi ritornò con la madre nel 1830. Con il fratello maggiore partecipò al movimento carbonaro che doveva scoppiare in Roma. Espulso perciò da Roma, si recò a Firenze e poi in Romagna, ma i carbonari non lo accolsero volentieri. Morto il fratello maggiore nel 1831 ed il Duca di Reichstadt (Napoleone II) nel 1832, diventò il rappresentante del bonapartismo.

Nel 1836 tentò di fare ribellare un reggimento a Strasburgo, ma fu arrestato ed espulso. Nel 1840 sbarcò a Boulogne, venne arrestato, processato per alto tradimento e condannato al carcere perpetuo. Solo nel 1846 riuscì a fuggire travestito da muratore dal Castello di Ham. Il malcontento generale per il governo orleanese attirò l'attenzione dell'opinione pubblica sul principe napoleonico. Ricomparve da Londra a Parigi nel 1848 dopo la caduta di Luigi Filippo; ed eletto deputato, nel dic. del 1848 una votazione plebiscitaria lo portò alla presidenza della Repubblica.

La spedizione a Roma contro la Repubblica mazziniana gli diede le simpatie di tutta la Chiesa di Francia. Il colpo di Stato del 2 dic. 1851 gli diede i poteri legali per riorganizzare il governo: il plebiscito del 14 dic. (sette milioni e mezzo di voti contro 600.000) approvò il suo operato. La nuova Costituzione del 15 genn. 1852 stabilì che il Presidente fosse responsabile davanti al popolo e rimanesse in carica per dieci anni. Un senato-consulto del 4 nov. decise la restaurazione dell'Impero ed il plebiscito del 21 nov. la sanzionò (7.839.000 voti contro 253.000). Il 2 dic. 1852 N. III, come volle chiamarsi per riconoscere la legittimità dei diritti del Duca di Reichstadt, si installò alle Tuileries. E per creare una dinastia, N. il 30 genn. 1853 sposò la nobile spagnola Eugenia di Montijo, contessa di Theba, dalla quale nacque il 16 marzo 1856 il principe imperiale Eugenio Napoleone.

Sebbene fosse sorto su base plebiscitaria, il nuovo Impero doveva ricollegarsi con le tradizioni assolutiste del primo Impero. N. si preoccupò anzitutto di disgregare l'opposizione repubblicana e quella comunque liberale d'ogni tendenza, compresi i cattolici del tipo Montalembert, Lacordaire ecc.: molti furono esiliati in Algeria, molti, tra cui Victor Hugo, fuggirono. Varie leggi diedero all'Imperatore pieni poteri anche nel campo economico e finanziario: la stampa fu accortamente imbavagliata e la censura organizzata. Si ebbe un periodo di vivace risveglio economico, che si accompagnò all'organizzazione delle ferrovie, all'attività delle grandi banche, all'iniziativa sta-

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NAPOLEONE III, IMPERATORE DEI FRANCESI - Monumento a N. III. Bronzo di F. Barzaghi - Milano.
(fol. Alinari)
tale di grandi lavori pubblici. Parigi venne abbellita dal prefetto Haussmann che seguiva però anche certi disegni di strategia politica. Le elezioni al Corpo legislativo, abilmente condotte dai prefetti, fecero quasi scomparire l'opposizione: dalle elezioni del 1857 ridotta a cinque membri. L'attentato Felice Orsini del 1858 diede buon pretesto alla polizia per arrestare migliaia di sospetti. N. III aveva proclamato che «l'Empire c'est la paix», però sentì l'obbligo morale di liberare la Francia dai Trattati del 1815, distruggere la S. Alleanza sorta sulle rovine dell'Impero napoleonico, ridare alla Francia quell'egemonia che Napoleone I le aveva conquistato. La guerra di Crimea presto diede a N. III il mezzo di intendersi con l'Inghilterra contro la Russia, sì da impedire la formazione di coalizioni europee, poi di staccare l'Austria dalla Russia. Così la S. Alleanza svanì. Il Congresso di Parigi del 1856 vide riunirsi attorno a N. III tutti i diplomatici europei. Ma fu un successo effimero: l'Inghilterra si sottrasse presto all'alleanza francese e N. III uscì dal Congresso in rottura con la Russia e con l'Austria. Iniziò ora una nuova fase della sua politica offrendo la protezione della Francia ai piccoli Stati europei più spinti ed avventurosi del punto di vista liberale. Così conchiuse con il Piemonte i Patti di Plombières che approdarono alla guerra contro l'Austria del 1859, ma dopo la battaglia di Solferino dovette con i patti di Villafranca permettere che l'Austria conservasse il Veneto, mentre la rivoluzione liberale italiana sfuggiva al suo controllo ed approdava alla formazione del Regno d'Italia unitario. N. III dall'intervento in Italia acquistò la Savoia e Nizza, ma fu aspramente rimproverato per la sua politica italiana da opposto parti; egli cercò di placare i cattolici irrigidendosi nella difesa del superstite potere temporale dei papi contro le esigenze del liberalismo unitario italiano che egli d'altra parte cercava di non alienarsi: politica accusata di doppiezza insidiosa. Intervenne un momento in Polonia, provocando il corruccio della Russia che egli avrebbe voluto farsi amica ed alleata contro l'Austria. La diffidenza tradizionale francese verso l'Impero d'Austria lo portò a vedere con una certa simpatia le tendenze anti-austriache del governo prussiano. N. III non comprese a tempo che l'Austria, preoccupata dalle lotte interne, indebolita dalle sconfitte di Lombardia, sarebbe stata costretta a cedere di fronte alla Prussia appoggiata da formidabili armamenti e dalle simpatie di tutta la nazione tedesca. Il conflitto aperto tra Austria e Prussia, nel 1866, fece

sperare a N. III che le due nemiche dessero a lui tempo di intervenire come arbitro; ma la guerra fu decisa a Sadowa prima che N. III potesse mobilitare ed agire. Il trionfo della Prussia fu una umiliazione per la Francia. Anche l'intervento del Messico fallì, avendo dovuto l'Imperatore ritirare il corpo di spedizione di fronte alle intimazioni degli Stati Uniti; Massimiliano d'Austria, che aveva accettato il trono del Messico calcolando sull'appoggio francese, ne fu presto la vittima.

N. III cercò di stabilire il suo prestigio trattando con il governo prussiano per un compenso territoriale (Lussemburgo); fallito il progetto si volse all'altro di una coalizione europea contro la Prussia ormai fattasi minacciosa. Ma la Russia s'era fatta nemica per l'imprudente manifestazione di N. III a favore dei Polacchi; il re d'Italia Vittorio Emanuele subordinò la sua adesione al consenso della Francia per l'occupazione di Roma papale; l'Austria stette ad aspettare l'esito delle trattative franco-italiane. Così la politica di N. III continuava a subire le tristi conseguenze delle equivoche e nebulose posizioni in cui s'era messo sin dal 1849. I rapporti con il papato da una parte e con il Regno d'Italia dall'altra lo imbarazzavano: aveva cercato di uscirne con la Convenzione di settembre 1864 (v.) con il governo italiano che però era stata ben presto maliziosamente violata; assai presto il tentativo garibaldino contro Roma del 1867 (v. MANA, BATTAGLIA di) lo aveva costretto a riprendere il suo posto di difensore ufficiale del potere temporale, alienandosi i liberali italiani. Fallite adunque nel 1869 le trattative per un'alleanza austro-franco-italiana contro la Prussia, N. III si accontentò di una intesa morale con Francesco Giuseppe e con Vittorio Emanuele II sperando in una possibile alleanza militare.

Gli scacchi della politica estera avevano a poco a poco rafforzato l'opposizione. Dopo il 1869 N. III incominciò a fare concessioni ai liberali sul piano interno: cercò di diminuire l'influsso del clero nella vita del paese; accordò un'ampia amnistia ai condannati politici, parecchi dei quali però respinsero la concessione. Entrato nella via delle riforme costituzionali accordò al Senato e al Corpo Legislativo il diritto di discutere la politica governativa. L'opposizione andò crescendo di numero: da 5 i parlamentari oppositori passarono a trantacinque. Le elezioni del 1869 diedero all'opposizione 3 milioni di voti contro i 4 dati al governo. Il partito di conciliazione diretto dal marsigliese Ollivier chiese che si stabilisse un vero regime parlamentare con un ministero responsabile. N. III accettò, ed incaricò l'Ollivier di formare il nuovo governo (2 genn. 1870); il plebiscito dell'8 maggio approvò la riforma costituzionale con 7 milioni di voti contro un milione e mezzo. L'Imperatore era ritornato ai principi della monarchia parlamentare orleanista.

Improvvisamente avvenne il crollo, e la responsabilità pesò sul governo parlamentare responsabile dell'Olivier. La questione spagnola ne fu causa: il timore che l'influsso prussiano riuscisse a scalzare quello francese a Madrid portò il governo francese a chiedere al governo prussiano la rinuncia al trono spagnolo da parte del principe Hohenzollern a cui era stato offerto. Non contento dell'adesione prussiana alla richiesta, il governo dell'Olivier volle imporre un impegno per l'avvenire che rappresentasse per l'Impero napoleonico una vittoria diplomatica pubblica. Il rifiuto opposto dal governo di Berlino determinò la rottura tra i due paesi. N. III non riuscì ad opporsi agli errori del governo di cui egli non era più responsabile, e neppure riuscì a concludere l'accordo con l'Italia e l'Austria. La guerra franco-prussiana ebbe una rapida decisione a Sedan dove N. III, circondato, dovette capitolare con 80.000 uomini (2 sett. 1870). Due giorni dopo, la rivoluzione (v. COMUNE [LA] DI PARIGI) scoppiava a Parigi e N. III venne dalla Camera dichiarato decaduto con la sua famiglia. Liberato dopo la pace di Francoforte, N. III si ritirò in Inghilterra: m. a Chislehurst il 9 genn. 1873 ed ivi venne sepolto.

BIBL.: opere d'insieme, di differente valore: M. Mazzucchelli, N. III, Milano 1930; O. Aubry, Napoléon III, Parigi 1932; A. Rheihardt, N. III ed Eugenia, Firenze 1933. Sulla politica, V. Gorce, Histoire du Second Empire, Parigi 1895; id., Napoléon III et sa politique, ivi 1934. Sulla politica ecclesia-

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(per cortesia di man. A. P. Frutaz) NAPOLI, ARCIDIOCESI di - Cratere del Vesuvio dall'aereo - Napoli.
stica: P. Balan, Cont. alla Storia universale della Chiesa dell'ab. Rohrbacher, II, Torino 1879, V. indice; G. Mollat, La question romaine de Pie VI à Pie XI, 2ª ed., Parigi 1932; P. Della Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, passim. Sulle relazioni con l'Italia, M. Mazzotti, N. III e l'Italia, Milano 1927, e P. Silva, La politica di N. III in Italia, ivi 1927. Sull'esperienza liberale, E. Ollivier, L'Empire libéral, Parigi 1895-1915. Sulle origini della guerra del 1870: Ch. Seignobos, Le déclin de l'Empire et l'établissement de la troisième République, Parigi 1921; H. Oncken, Die Rheinzeitung Kaiser Napoleons III. von 1863 bis 1870 und der Ursprung des Krieges von 1870-71, Berlino 1926. Cf. inoltre V. I. Bratianu, Napoléon III et les nationalités, ivi 1934; H. N. Boon, Rêve et réalité dans l'oeuvre économique et sociale de Napoléon III, L'Aia 1936; V. A. Guérard, Napoléon III, Cambridge (Mass.) 1943; F. C. Palm, England and Napoléon III, Durban N. C. 1948; F. Valsecchi, L'alleanza di Crimea, Milano 1948, passim; id., Considerazioni sulla politica europea di N. III, in Riv. stor. ital., 62 (1950), pp. 30-65. Francesco Cognasso

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“NAPOLEONE III, IMPERATORE DEI FRANCESI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 962. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/napoleone-iii-imperatore-dei-francesi.