NAPOLEONE I, IMPERATORE DEI FRANCESI. - Napoleone Buonaparte, n. ad Ajaccio il 15 ag. 1769; la madre fu Letizia Ramolino (m. nel 1836), il padre, Carlo (m. nel 1785), di famiglia oriunda toscana, di professione avvocato. Dopo aver preso parte alla resistenza opposta da Pasquale Paoli agli invasori francesi, i Buonaparte aderirono dopo la battaglia di Pontenuovo (9 maggio 1769) ai nuovi padroni; per ricompensa i figli furono ammessi alle scuole militari francesi. N. entrò nel 1778 nel Collegio di Autun, poi fu alle scuole militari di Brienne e di Parigi. Nel 1785 andò tenente d'artiglieria al reggimento di La Fère a Valence e poi ad Auxonne; salutò con simpatia la Rivoluzione del 1789 sperandone vantaggio alle aspirazioni autonomiste della sua isola. I suoi lunghi soggiorni ad Ajaccio tra il 1789 ed il 1793 servirono però solo a metterlo in urto violento con il partito degli indipendenti. Nel giugno 1793 ritornò in Francia e partecipò alle operazioni d'assedio di Tolone: promosso rapidamente a capobattaglione, a generale di brigata, e, dopo l'assedio, a comandante l'artiglieria dell'esercito d'Italia (febbr. 1794).
Destituito per le sue buone relazioni con i roboespiermani dopo Termidoro (28 luglio 1794), subì anche l'arresto, il disordine demagogico. Rientrato in servizio, il 13 venerdì di San Nicolò il tentativo reazionario. In premio fu nominato comandante le forze di presidio a Parigi, poi comandante l'armée d'Italie (2 marzo 1796). Sposò allora Josephine Tascher de la Pagerie, vedova del generale Beauharnais ghigliottinato dai giacobini (9 marzo 1796) e due giorni dopo partì per Nizza per assumere il comando dell'esercito. Le operazioni militari d'Italia dolevano fiancheggiare l'avanzata del Moreau nella Valle del Danubio; N. invece indirizzò il 27 marzo alle sue truppe un famoso proclama e tosto iniziò l'avanzata. Attraversato il Col di Cadibona ruppe nel punto di sutura lo schieramento austro-piemontese, sconfiggendo gli Austriaci a Montenotte, a Dego, i Piemontesi a Millesimo, a Ceva, a S. Michele (12-19 apr. 1796), e costrinse il Piemonte all'armistizio di Cherasco (18 apr.), poi inseguiti gli Austriaci, il vins e a Lodi, a Borghetto ed il 15 maggio occupò Milano. La resistenza della fortezza di Mantova l'obbligò a rinunciare ad una rapida marcia su Vienna, vinse successivamente, a Castiglione ed a Rivoli, le colonne austriache discendenti in soccorso di Mantova, imposte armistizi e taglia di guerra ai duchi di Parma e di Modena, al re di Napoli, al Papa ed organizzava un aspro sistema di requisizione. Dopo la capitolazione di Mantova (2 febbr. 1797), per il Friuli ed il passo di Tarvisio avanzò su Vienna costringendo l'imperatore ai preliminari di Leoben (18 apr. 1797) convertiti in pace a Campoformio il 18 ott. seguente. L'Austria abbandonava alla Francia il Belgio, riconosceva l'indipendenza di un nuovo Stato di Lombardia ed in cambio occupava i territori della Repubblica di Venezia cinicamente sacrificata da N. Questi contemporaneamente organizzava nell'Emilia la Repubblica Cisalpina con Reggio, Modena, Bologna e Ferrara, e poi vi univa la Lombardia (giugno 1797).
Il Direttorio, mal tollerando la popolarità di un generale che già osava parlare di riformare il governo francese, gli diede il comando dell'esercito incaricato di operare sulla Manica contro l'Inghilterra, poi acconsentì al suo progetto di portare la guerra in Egitto per farne una base di operazione contro l'India. N. lasciò Tolone il 19 mag
siglìato dal Talleyrand, non accettò che la formula: «religione della maggioranza dei Francesi e dei Consoli». La questione dei vescovi refrattari e dei costituzionali fu superata con la richiesta fatta agli uni ed agli altri di sottomettersi o di rinunciare. Per l'avvenire fu concordato che i vescovi venissero eletti dal governo e che il Papa accordasse l'investitura canonica; il culto fu dichiarato pubblico sotto riserva dei regolamenti di polizia; i vescovi avrebbero giurato fedeltà al governo ed avrebbero nominato i curati; ai vescovi ed ai curati lo Stato avrebbe accordato un assegno finanziario in sostituzione dei beni confiscati dalla Rivoluzione. Tale accordo, detto ufficialmente Convenzione tra il governo francese e S. S. Pio VII, fu firmato a Parigi dal card. Consalvi e da Giuseppe Bonaparte il 15 luglio 1801 (26 mese di 1801), e promulgato il 18 apr. 1802 con l'aggiunta degli Articoli organici o Regolamento di polizia per il disciplinamento delle manifestazioni pubbliche del culto: che andarono in vigore nonostante le proteste del Papa.
Per una più completa pacificazione accordò l'amnistia ai nobili emigrati che riconoscessero con giuramento la Costituzione consolare. Il senatoconsulto del 10 maggio 1802 propose al plebiscito popolare il conferimento del consolato a vita; però sui sette milioni e mezzo di elettori solo la metà partecipò alla votazione, quasi tutta favorevole a N. Un successivo senatoconsulto organico del 4 ag. 1802, il cui testo però fu redatto dallo stesso Bonaparte, rinnovò la Costituzione estendendo i poteri del primo consolo. L'evangelo della nuova società che N. voleva creare è il Codice civile promulgato il 27 marzo 1804. I principi del 1789, libertà personale, uguaglianza dei cittadini, laicità dello Stato, libertà di coscienza, in teoria vi sono acclamati, ma lo spirito del Codice è nettamente borghese e vi è proclamato il principio della proprietà, come diritto naturale, personale, solo limitato dai diritti dello Stato. Più che dell'istruzione primaria N. molto si preoccupò

gìo 1798; l'11 giugno tolse Malta ai Cavalieri ed il 19 luglio 1802 scarbò ad Alessandria. La battaglia presso le Piramidi diede a N. il possesso dell'Egitto, ma l'ammiraglio inglese Nelson gli distruggeva la flotta nella baia di Abukir ed organizzava l'attacco ai Francesi per mezzo di colonne turche: lasciato il comando dell'esercito al Kléber, si affrettò a rientrare in Francia (9 ott. 1799), dove il Direttorio, dopo i colpi di Stato di fruttidoro e di pratile, non aveva più prestigio. N. trattò con le diverse fazioni, il 18 brumaio (9 nov. 1799) assalì e disperse con la forza i Consigli legislativi, impose al Direttorio le dimissioni e con il Sieyès ed il Roger-Ducos costituì una commissione consolare esecutiva, per organizzare un nuovo governo con il compito di assicurare alla Francia l'ordine e la pace. La nuova Costituzione disegnata dal Sieyès fu rimaneggiata da N. secondo i suoi interessi ed ambizioni. Nella Commissione dei tre consoli con poteri decennali egli foggìò la figura del primo console quasi onnipotente, sopra agli altri due con ufficio puramente consultivo. Il potere legislativo fu stemperato tra vari Consigli (Tri-bunato, Corpo Legislativo, Senato, Consiglio di Stato) con mansioni distinte e funzionanti solo per impulso del primo console. I cittadini non elessero più deputati, ma solo concorrevano alla formazione delle liste dei notabili in cui dall'alto si facevano prudenti scelte di gente fidata. Così i principi dell'uomo e del cittadino del 1789 in pratica scomparivano con una costituzione che sanciva una dittatura burocratico-militare. Il popolo francese, dopo tante violenze e tanto sangue, si disinteressò di libertà e di uguaglianza, dinanzi alla promessa di pace. In realtà, dopo un breve periodo di riforme urgenti, N. poté provvedere alla difesa della Francia: le vittorie di Marengo (14 giugno 1800) e di Hohenlinden (3 dic. 1800) accarezzarono l'amor proprio del paese; le paci di Luneville con l'Austria (19 febbr. 1801), di Amiens con l'Inghilterra (25 marzo 1802) gli diedero l'attesa necessaria tranquillità.
Nell'opera sua di riordinamento interno N. comprese subito, sebbene la sua religiosità fosse molto superficiale, che gli era necessario un riavvicinamento con la Chiesa. Le trattative non furono facili; con
Napoleone I, imperatore dei Francesi - Frammenti autografi raccolti nello studio di N. a S. Elena. L'annotazione in basso è del conte Primoli - Roma, Museo napoleonico.
delle scuole medie, semenzaio del personale di governo; organi fondamentali furono i licei basati sull'insegnamento del latino, ma semimilitarizzati. Per controllare la vita intellettuale, riorganizzò nel 1803 l'Institut de France e ne escluso le scienze morali e politiche; per dare incentivo al fedele servizio dei funzionari civili e militari istituì la Legion d'onore, non senza proteste negli ambienti fedeli alla rivoluzione egualitaria.
Attorno a N. si andava svolgendo un'abile propaganda perché si desse al Primo Console una dimostrazione della riconoscenza nazionale. Le mene dei repubblicani puri da una parte, dei realisti dall'altra portarono prima a repressioni feroci (fucilazione del Duca di Enghien), poi alla dimostrazione che occorreva salvare la Rivoluzione incarnatasi in un uomo provvidenziale, dandogli l'incarico di governare la Repubblica con il titolo di imperatore. Il senatoconsulto del 18 maggio 1804 approvato dal plebiscito popolare (di nuovo solo tre milioni e mezzo di votanti su sette milioni e mezzo di elettori), fondò l'Impero sostenuto dal Senato e da un'Alta Corte di giustizia, e gli atti pubblici da allora portarono la dicitura doppia: «Repubblica francese - N. imperatore». N. all'incoronazione (fatta a Parigi dal papa Pio VII) giurò fedeltà ai principi della Rivoluzione (2 dic. 1804). Si ebbe così una corte fastosa, una nobiltà imperiale, formata da marescialli d'Impero, prefetti, funzionari, ai quali furono accordati titoli di nobiltà ereditaria fortificati dal maggiorato (principi, duchi, conti, baroni); ai funzionari N. chiede obbedienza assoluta, interpretazione zelante delle sue esigenze di disciplina, di ordine. Per l'istruzione organizza l'Università imperiale, corpo di professori incaricati dell'insegnamento e della educazione civile in tutto l'Impero, con obblighi politici prima che scientifici, presieduto da un gran maestro alle dirette dipendenze dell'Imperatore; per l'istruzione religiosa, le giovani generazioni debbono studiare i principi della fede nel Catechismo imperiale in cui si apprende che i cristiani debbono all'Imperatore fedeltà, poiché esso è il ministro della potenza divina e l'immagine di Dio in terra. Stampa, teatro, letteratura vennero sorvegliati, controllati, avviati ad essere armi di dominio.
Inevitabilmente le paci di Amiens e di Luneville non potevano durare. Nel 1805 N. inizia la guerra di difesa delle conquiste fatte contro una nuova coalizione europea (III). La Francia lo segue, convinta che si tratti della sua esistenza: N. vince a Ulma (15 ott. 1805), ad Austerlitz (2 dic. 1805), e costringe l'Austria alla pace di Presburgo, che segna il crollo del S. Romano Impero (26 dic. 1805).
N. organizza l'Italia, trasformando la Repubblica italiana, creata nel 1802 (Consulta di Lione) e di cui aveva la presidenza, in regno itulico e ne assume la corona a Milano (25 maggio 1806), collocando a Napoli come re il fratello Giuseppe; a Lucca la sorella Elisa Baiocchi; a Guastalla l'altra sorella Paolina Borghese. In Germania crea la Confederazione del Reno; in Olanda crea re il fratello Luigi.
La pace però sfugge a N.: l'Inghilterra a Trafalgar (21 ott. 1805) ha distrutto la flotta francese e domina i mari. Una nuova coalizione si forma contro l'egemonia della Francia; N. prostra la Prussia a Jena ed Auerstädt (14 ott. 1806), la Russia ad Eylau (8 febb. 1807), a Friedland (14 giugno 1807). Il 25 giugno 1807 N. si trova a colloquio con Alessandro I di Russia a Tilsit: si delinea la partizione dell'Europa in due sfere di influenza. Ora l'Inghilterra è isolata, abattendo l'economia N. potrà dominarla. Da Berlino il 21 nov. 1806 promulgò il primo decreto per il blocco continentale; altri decreti escono da Fontainebleau (13 ott. 1807), da Milano il 23 nov. ed il 17 dic. 1807. L'Europa però cerca di sfuggire all'attuazione del blocco e N. sente la necessità di occupare tutti i porti del continente. Di qui l'occupazione del Portogallo (nov. 1807), l'occupazione di Roma (febr. 1808), l'invasione della Spagna, dove va re il fratello di N., Giuseppe, sostituito a Napoli dal cognato Gioacchino Murat (giugno 1808). Ma la Spagna insorge; in Portogallo lo colonne inglesi minacciano gravemente l'occupazione francese; insurrezioni si hanno nel Tirolo, in Vestfalia. A Roma il Papa semiprisioniero protesta e lancia la scomunica contro l'Imperatore, che nel 1809 lo fa condurre a Savona.
Un'insofferenza generale in Francia nel 1809 fa sì che l'Austria riprenda le armi d'accordo con l'Inghilterra (V Coalizione). N. ricaccia gli Austriaci entrati in Baviera, occupa Vienna, ma le battaglie di Aspern ed Essling segnano un sanguinoso scacco per N. e la vittoria di Wagram (6 luglio) è conquistata solo a gravissimo prezzo. N. costringe l'Austria alla pace di Schoenbrünn (14 ott. 1809) e le toglie le province illiriche. In questo momento N. pensa a risolvere il problema della successione; divorzia da Giuseppina, da cui non aveva avuto figli, e si decide al matrimonio con Maria Luisa d'Austria offertagli dal Metternich. Sciolto il primo matrimonio religioso dalla Curia di Parigi, per la nullità derivata dall'essere le due parti state costrette al consenso da circostanze esteriori (politiche) e annullato quello civile da un senato-consulto (16 dic. 1809), il 2 apr. 1810 N. sposò Maria Luisa, ed il 20 marzo 1811 nacque il figlio di N., che fu chiamato il Re di Roma.
Durante il 1810-11 N. sviluppò un'attività prodotta per fare fronte alle terribili difficoltà che da ogni parte sorgevano. Apparentemente egli è sempre il padrone dell'Occidente, ma la crisi delle industrie, la defcente produzione agraria, il disagio economico accrescono il disagio morale. I rapporti di N. con il Papa, chiuso a Savona, sono aspri, e l'applicazione del Concordato è paralizzata. N. elegge vescovi e li costringe ad entrare nelle sedi senza l'investitura canonica. Nel 1811 riunisce un concilio nazionale e vi fa decretare che l'investitura possa essere data dal metropolitano o dal vescovo anziano. Alle proteste del Papa risponde perseguitando quanti difendono la concezione romana e fa trasportare il Papa a Fontainebleau dove spera di sottometterlo. Per risolvere il latente conflitto con la Russia organizza una spedizione: la strettaia russa lo costringe a impegnarsi a fondo. Attraversa il Niemen il 24 giugno 1812, il 14 sett. entra a Mosca, ma fallisce il tentativo di distruggere le forze russe ed anche quello di venire ad un accordo. Il 13 ott. inizia la ritirata: il grande esercito francese scompare. A Smorgoni detta il famoso 29° bollettino che rivela la catastrofe e corre a Parigi per fare fronte ai nemici segreti interni e provvedere alla difesa. A Fontainebleau cerca un 'ccordo con Pio VII e gli strappa un nuovo sistema di concordato (25 genn. 1813) che approva le decisioni del Concilio nazionale, ma alle proteste dei cardinali il Papa il 24 marzo si ritratta.

Napoleone I, imperatore dei Francesi - Passaggio delle truppe di N. attraverso il Gran S. Bernardo ( 14 maggio 1800 ). Litografia.
NAPOLEONE I, IMPERATORE DEI FRANCESI - Ritratto di Maria Luisa e del Re di Roma. Opera di F. Gérard - Castello di Versailles.
N. con grande abilità cercò di difendere la Francia contro la nuova coalizione europea in terra di Germania, ma la campagna di Sassonia finì con la sconfitta di Lipsia (16-18 ott. 1813) e N. dovette ritirarsi per la difesa della frontiera. La campagna del febbr.-marzo 1814 non salvo la Francia dall'invasione. N. il 4 apr. abdicò a favore dei figli di Napoleone II; due giorni dopo abdicò definitivamente senza riserve. Il Trattato di Fontainebleau (11 apr. 1814) gli impose come residenza l'isola d'Elba con un assegno di due milioni e la conservazione del titolo immediato. N. il 20 apr. partì. Il 6 maggio sbarcò a Portoferraio. Profittando del malcontento generale della Francia per la politica dei Borboni sbarcò il 19 marzo nel golfo di Iouan ed il 20 era di nuovo alle Tuileries. Cercò allora di organizzare un nuovo regime di tipo costituzionale con l'Atto addizionale del 22 apr. Ma la Francia stanca di guerre lo abbandonò: il plebiscito gli diede solo un milione e mezzo di voti e l'astensione fu enorme. La campagna militare contro le potenze europee finì con la sconfitta di Waterloo (18 giugno 1815). N., isolato, nuovamente abdicò (22 giugno) e si ritirò a Rochefort pensando di passare in America; il 15 luglio invece fece appello all'ospitalità inglese e salì sulla nave Bellérophon. Trasportato a S. Elena, vi scrisse a sua difesa la storia delle sue guerre, i Mémoires pour servir à l'histoire de France, i Commentaires ed altre opere. Morì il 5 maggio 1821, forse di cancro. I suoi resti furono restituiti dall'Inghilterra alla Francia nel 1840: il 15 dic. furono trasportati all'Hôtel des Invalides in trionfo.
BML: nella immensa quantità di studi dedicati a N. ed alla sua opera, una guida bibliografica intelligente è offerta da L. Villat, La Révolution et l'Empire, II, Napoléon (Clio, 8), 3ª ed., Parigi 1947. I manuali bibliografici di A. Lumbroso (1894-96), di F. M. Kircheisen (1908-20), di G. Davois (1909-11) sono ormai sorpassati. Biografie recenti che offrono la sintesi delle ultime pubblicazioni documentarie e delle ricerche critiche sono date da G. La Cour Gayet, Napoléon I, sa vie, son oeuvre, son temps, Parigi 1921; E. Driault, L'immortelle epopée du drapeau tricolore: Napoléon, 3 voll., ivi 1930; J. Bainville, N., ivi 1931; L. Madelin, Le Conduit et l'Empire, ivi 1932-33; id., N., ivi 1935; id., Histoire du Consulat et de l'Empire, ivi 1935; id., Histoire du Consulat et de l'Empire, ivi 1935; id., Histoire du Consolet et de l'Empire, ivi 1935; id., Histoire du Consolet et de l'Empire, ivi, ivi 1937-1941. Sul 18 brumano, A. Vandal, L'événement de Bonaparte, ivi 1905. Sul Concordato e sulla politica con la S. Sede, Boulay de la Meurthe, Histoire de la négociation du Concordat de 1801, Tours 1920; A. Latreille, Napoléon et la St-Siege, Parigi 1945 (oltre alle opere del D'Haussouville, del Welschinger, del Rinieri, e la bibl. citata in J. Leffon, La crise révolutionnaire, Parigi 1949). Sull'attività scolastica, E. Aulard, Napoléon I et le monopole universitaire, ivi 1911. Sulla attività diplomatica, A. Sorel, L'Europe et la révolution française, ivi 1885-1904; id., Napoléon et l'Europe, 5 voll., ivi 1912-27. Sul blocco continentale, E. Tarlé, Le Blocus continental et le royaume d'Italie, ivi 1928. Sulle relazioni con l'Italia, E. Driault, Napoléon et l'Italie, ivi 1906; A. Fugier, Napoléon et l'Italie, ivi 1947. Francesco Cognasso