HILLÉL

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HILLÉL. - ANNATA (v.), detto il «babilonese» perché discendente da una famiglia di esuli, celebre per la sua dottrina ed il suo sentire altamente umano, vissuto al tempo di Erode il Grande. È errata la notizia secondo cui H. sarebbe stato maestro di Gesù.

H. introdusse la formula giuridica del «prosbol», προσβολή, che aveva l'intento di superare la difficoltà sorta nella vita a causa della legge mosaica della remissione dei debiti nell'anno sabatico. La formula introdotta da H. suona: «Io N. N. trasmetto a voi, giudici a N. N. (la dichiarazione) secondo cui io posso richiedere ogni credito da me concesso in qualsiasi tempo». Con tale formula si toglieva al debitore la velleità di astenersi dalla restituzione dei debiti da lui contratti. Senza il «prosbol» si sarebbe verificata una stasi insanabile nella vita economica.

hálakhah (v.) astratta rese necessaria una remora che a suo tempo e sotto l'influenza di H. trovò la sua espressione in sette fra le più antiche regole ermeneutiche di deduzione dal testo della legge, divenute necessarie a causa della prassi corrente. Tali norme ermeneutiche non corrispondono alla logica occidentale. Così, p. es., il ripetersi casuale di una stessa parola in due testi giuridici differenti implica il dovere di sottoporre ambedue i testi alle stesse norme; quanto vale per la legge in un testo deve valere anche per la legge contenuta nell'altro. In consonanza con la logica moderna si trova invece la regola ermeneutica basata sul principio «a minori ad maius».

Un indirizzo diverso da quello di H. fu seguito da un altro caposcuola a lui contemporaneo, Sammaj.

Bibl.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midrasf, ed., Monaco 1921, pp. 66 sgg., 118 sgg.; I. Elbogen, s. V. BENE. Jud., VIII, coll. 42-51.