FOSSORI

FOSSORI. - Così sono denominati, anche dai pagani, gli operai addetti a scavare le fosse sepolcrali. I popolo ricorda perché al f. sia pagato il salario «il prezzo dei mattoni (Apostolica traditio, 14). I f. amarono farsi rappresentare nei cubicoli dei cimiteri sotterranei. Sei sono rappresentati in Callisto.

Il cimitero ad duas larzos ha ben otto cubicoli, in ciascuno dei quali sono rappresentati due f. o al lavoro, o con il sacco a la lucerna, o con la lucerna e il piccone; più due f. isolati. In Domitilla è notissimo cubicolo del f. Diogene, rovinato dal Beldetti (Wilpert, Pitture, tav. 180). Nel cimitero dei Giordani fu copiata la scena del fossero trofimù intento al lavoro nel soprintiera (J. Wilpert, Die Katakombengemülde und ihre alten Kopien, Friburgo in Br. 1891, tav. 4, 2). Si ritrovano pure effigiati.

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Fossanova, abbazia di - Intemo della chiesa abbaziale (1208).

libera tenuta a giardino. Il vasto refettorio e la sala capiroiare sono in uno stile di transizione romanico-gotico. Nell'insieme 1 caratteri di questo grandioso complesso di costruzioni mostrano la confluenza nella regione di varie ten

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nonia, probabilmente alla fine del 343. Insieme a Marcello egli fu condannato una prima volta dal Sinodo di Antiochia del 344 (nella formola di fede chiamata «cestis macrostica»); cf. Evagrio, Hist. eccl., II, 19: PG 67, 228 C). Condanna accettata dagli Occidentali a Milano (345), ma rimasta inefficace per il favore che F., predicatore valente, godeva tra il suo popolo. Pari misto toccò ad altre condanne pronunziate contro di lui da un secondo sinodo milanese e dai vescovi riuniti nel 347 a Sirmio (la cronologia di questi avvenimenti non è sicura). Nel Concilio convocato a Sirmio nel 351 F., in pubblica disputa con i suoi avversari, fu convinto di eresia, deposto ed esiliato. Richiamato da Giuliano l'Apostata, nel 364 di nuovo fu cacciato da Valentiniano. Morì nella sua nativa Galazia nel 376.

Essendo perdute tutte le opere di F. (s. Girolamo nomina i trattati Contra gentes e Ad Valentiniamum), la nostra conoscenza della sua dottrina dipende dai decreti cancellari e da riassunti posteriori. Come Marcello, F. nega al Verbo una sussistenza personale; chiama Dio λογιστάτω, per escludere ogni differenza ipostatica tra il Padre e il Verbo. Mentre però la concezione di Marcello è piuttosto sbelliana, F. si avvicina al monarchianismo dinamistico di Paolo di Samosata: Cristo, secondo F., non è che un uomo meravigliosamente nato, dotato dalla energia (δραστικό ἐνέργεια) di Dio, adottato come Figlio di Dio e cagione dei suoi miracoli vìrtù.

Gli aderenti di F., chiamati fòtinianti o anche homunculi, non erano mai numerosi. Non è chiaro in che misura essi sopravvivevano nella setta dei bonosiani nelle province danubiane.

Bibl.: A. Harnack, Lehrbuch der Dogmengeschichte. II, 2 ed., Tübingen 1909, p. 248 sq.; G. Bardy, Paul de Samosate, 2 ed., Lovanto 1929, pp. 407-414.