FOSSORI. - Così sono denominati, anche dai pagani, gli operai addetti a scavare le fosse sepolcrali. Ippolito ricorda perché al f. sia pagato il salario e il prezzo dei mattoni (Apostolica tradita, 34). I f. amarono farci rappresentare nei cubicoli dei cimiteri sotterranei. Sei sono rappresentati in Callisto.
Il cimitero ad duas lauros ha ben otto cubicoli, in ciascuno dei quali sono rappresentati due f. o al lavoro, o con il sacco e la lucerna, o con la lucerna e il piccone; più due f. isolati. In Domitilla è notissimo il cubicolo del f. Diogene, rovinato dal Boldetti (Wilpert, Pitture, tav. 180). Nel cimitero dei Giordani fu copiata la scapa del fossor trofimus intento al lavoro nel sopratterra (J. Wilpert, Die Katahomboengemälde und ihre alten Kopien, Friburgo in Br. 1891, tav. 4, 2). Si ritrovano pure effigisti in altri cimiteri. L'iscrizione datata più antica che ricordi un f. cristiano è quella nel cimitero detto del SS. Marco e Marcellino; si tratta di un sepolcro acquistato da un f. Alessandro sub Iulio Alutisite, cioè tra il 336 e il 352. Il cimitero di S. Lorenzo al Verano è quello che ha dato ca. venti iscrizioni di f. seguito da quello di Commodilla (v.). Nel cimitero, detto di Marco e Marcellino, un'altra iscrizione di f. è dell'anno 378, e in una terza è graffito il f. con la lampada accesa, il piccone e il sacco.

Nella seconda metà del sec. IV è frequente la vendita di sepolcri fatta da f. i quali facevano pagare a caro prezzo, non senza qualche abuso, i sepolcri in prossimità dei venerati sepolcri dei martiri. Non poche iscrizioni sono veri titoli di proprietà, documentati dai nomi del f. che vendevano il sepolcro e dal relativo prezzo anche in oro che era stato sborsato. Una iscrizione ricorda addirittura la presenza di tutti i f. (O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Pio Lateranense, Milano 1910, tav. 3, n. 26).