Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Patrologia Padri, scrittori ecclesiastici sino a tutto il sec. VIII, opere anonime

COMMODIANO

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Noto anche come: latino: Commodianus

COMMODIANO. - Di questo poeta cristiano, non si conosce con certezza né il luogo dove nacque, né l'età in cui visse. Dall'epiteto di Gaseus, che si legge nel titolo di una sua poesia (Instructiones, II, 39) qualcuno è stato indotto a pensare che fosse di Gaza (Palestina), ma nulla nei suoi scritti conferma una tale ipotesi, e quell'epiteto può essere spiegato altrimenti, come infatti è stato spiegato. È invece molto probabile che fosse un africano.

Circa l'età in cui visse le date proposte vanno dalla seconda metà del sec. III alla seconda metà del sec. V; ma la prima è quella che trova più sicura conferma nell'analisi interna dei suoi due poemetti. Uno di questi sono le Instructiones: esso consta di 80 carmi, che vanno da 6 a 48 esametri, distribuiti in due libri, 41 nel primo, diretti ai pagani, agli incerti tra le due fedi, ai Giudei, ai quali tutti il poeta, in possesso del vero, svela gli errori nei quali vivono smarriti; 39 nel secondo libro volti ad istruire i credenti (catecumeni, matrone, ecclesiastici). Tutto lo scritto ha fine didattico, al che serve anche l'uso dell'acrostico, come mezzo mnemonico; ma nel suo insegnamento C. non rifugge dalla satira. L'altro poemetto, in 1060 esametri, ci è stato conservato anonimo e senza titolo da un unico manoscritto del sec. VIII, che fu scoperto a Middlehill da G. B. Pitra e da lui pubblicato a Parigi (1852) nel suo Spicilegium Solesmense, I, p. 21 sgg., col titolo di Carmen apologeticum adversus Iudaeos et Gentes. L'attribuzione a C. è dovuta allo stesso Pitra e poggia su validi argomenti. Non soddisfa invece il titolo, perché il poemetto, in sostanza, è la celebrazione dei destini dell'uomo attraverso la rivelazione, l'incarnazione del Verbo, la fine del mondo: va dunque considerato come il primo tentativo di epica cristiana, e ciò che in esso ha carattere didattico è introduttivo o episodico.

C. volle essere «il poeta nuovo», il poeta cristiano, cantore della vita dello spirito rinnovato dal cristianesimo, come Tertulliano aveva voluto essere il creatore di una prosa nuova. Per questo, e non per ignoranza né per il proposito di abbassare la poesia al livello degli ignoranti, com'è stato affermato, anche più arditamente di Tertulliano spezzò i vincoli lessicali, grammaticali e metrici del latino classico: egli non ignora la scuola, si ribella alla scuola. Era convinto che Roma, «la trionfatrice di tutti», e le cose di Roma fossero destinate a finire (Carmen apologeticum, 917 sgg.) e nel suo ardore mistico, mente superficiale quale era, pensò che si potesse creare una cultura cristiana in Occidente prescindendo dal passato. E non si accorgeva nemmeno che più di una volta il verso e l'espressione, derivanti dai classici che aveva studiati, colavano nei suoi scritti, e che più spesso ancora egli era costretto a ricorrere ai più umili mezzi formali della scuola che criticava (Carmen apologeticum, 583 sgg.). Ma egli volle essere uno degli humiliores, il mendicus Christi (Instrucciones, II, 39, vv. 1-15), spiritualmente ribelle a tutto quanto fosse tradizione romano-pagana, della quale, nella seconda metà del sec. III, si faceva baluardo la nuova nobiltà degli honorati, ossia dei ricchi e degli strapotenti. E riuscì un poeta non privo di sentimento e d'immaginazione, ma disordinato nella concezione, duro ed oscuro nella forma irta di barbarismi, di voci ed espressioni del sermo vulgaris, di neologismi, di solecismi. Il suo esametro, salvo poche eccezioni, riproduce alla meglio il ritmo classico soprattutto mediante una successione di accenti tonici.

Come pensatore cristiano C. è ancora, se possibile, inferiore al letterato. La sua deficienza di istruzione religiosa si rivela in ambedue le opere. Tutte e due sono manifestamente, entusiasticamente millenaristiche; l'Apologeticum poi, che probabilmente fu la prima che scrisse, professa anche un crudo sabellianismo (vv. 89 sgg., 277 sgg., 771 sgg.). Per questo probabilmente la sua lettura fu sconsigliata dal Galaxianum Decretum (v.).

Bibliografia
BIBL.: Edizioni di E. Ludwik (Bibliotheca Teubneriana), Lipsia 1877-78: di B. Dombart in CSEL, XV (1887). - Letteratura: G. Boissier, Commodium, in Mélanges Renier, Parigi 1887: M. Manitius, Geschichte der christlich-lateinischen Poesie, Stoccarda 1891, p. 27 sgg.: H. Brewer, Kommodium von Gaza, Paderborn 1906: J. Martin, Studien und Beiträge zur Erklärung und Zeitbestimmung Commodians, Lipsia 1913: S. Cucco, La grammatica di C., in Didaskaleion, 3 (1914), p. 183 sgg. e 4 (1915), p. 7 sgg.: H. B. Vroom, De Commodiumi metro et syntaxi annotaciones, Utrecht 1917: A. G. Amatucci, Storia della letteratura latina cristiana, Bari 1920, p. 98 sgg.: J. Martin, Bericht über christliche lateinische Dichter (1900-27), in Jahresber, über die Fortschritte der Mass. Altertumswissenschaft, 221 (1929), pp. 88-97: A. P. van Katwijk, Lexicon Commodianum cum introductione de Commodiumi vita, temporibus, sermone, Amsterdam 1934: B. Altaner, Patrologia, 3ª ed. it., Torino 1944, p. 284: G. Devoto, Storia della lingua di Roma, 2ª ristampa, Bologna, s. d. [1944], p. 324 sgg.: P. Courcelle, Commodium et les invasions du Ve siècle, in Revue des études Latines, 1946, pp. 227-46: id., Histoire littéraire des grandes invasions germaniques, Parigi 1948, pp. 127 sgg., 231: A. G. Amatucci, La letteratura di Roma imperiale, Bologna [1947], pp. 176 sgg., 338, 381.

Aurelio Giuseppe Amatucci

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 63–65.

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Amatucci, Aurelio Giuseppe. “Commodiano.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 63–65. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/commodiano.

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Amatucci, Aurelio Giuseppe. “Commodiano.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 63–65. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/commodiano.

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