FUGA IN EGITTO

FUGA IN EGITTO. - Episodio della vita di Gesù, avvenuto dopo la visita dei Magi e narrato brevemente in Mc. 2, 13. Erode, adirato perché i Magi non erano tornati a riferire notizie del re dei Giudei, diede ordine di uccidere tutti i bambini minori di due anni, che si trovavano a Betlemme e dintorni.

Ma Gesù gli sfuggì, perché un angelo apparve in sogno a Giuseppe, ordinandogli di prendere il Bambino e Maria e fuggire in Egitto.

Intorno a questo semplice fatto la leggenda creò tutta una fioritura di episodi, riferiti dai Vangeli apocrifi e che servirono di argomento all'arte cristiana.

I. ARCHIPOLOGIA

La prima volta che nell'arte cristiana appare la f. in E. si osserva che l'artista si ispirò alla narrazione del Vangelo apocrifo «de nativitate Mariae et infantis Salvatoris» detto lo pseudo-Matteo (cap. 2.4), come si vede nell'arco trionfale di S. Maria Maggiore. G. Cristo bambino, con il nimbo sormontato dalla croce, è scortata da due angeli alati e nimbati, mentre Afrodisio si appresta a venerarlo, avendo veduto che al suo apparire tutti i simulacri degli idoli si erano infranti (J. P. Richter, Di un varo soggetto rappresentato nel mosaico della Basilica Liberiana, in Nuovo Bull. di arch. crist., 5 [1890], p. 137 sgg.).

Alla stessa fonte apocrifa attingeranno poi gli artisti che effigiarono la scena in alcune chiese rupestri della Cappadocia,

come a Belikilisse, a Memabeykilisse, a Elmelykilisse e a Tokaly-kilisse e a Susam Bayry, presso Urgub, dove è rappresentata la caduta in terra dei simulacri degli idoli, secondo la narrazione dell'apocrifo.

Nei primi anni del sec. XI la f. è dipinta in S. Urbano alla Caffarella: la Madonna con il Bambino è sull'asino, seguita da s. Giuseppe.

Nel sec. XII il sogno e la f. in E. sono effigati nei musaici della Cappella Palatina in Palermo. A sinistra è s. Giuseppe destato dall'angelo; a destra egli sostiene sulla spalla sinistra il Bambino, mentre con la destra guida l'asino sul quale è assisa la Madonna; al seguito è un servo. La scena della f. in E. si trova anche nella cripta di S. Biagio, presso Brindisi che un'iscrizione fa datare all'a. 1197. Ca. alla stessa data Benedetto Antelami scolpì la f. nel battistero di Parma. Nella facciata di S. Zeno in Verona la scena in rilievo fu scolpita da un maestro Guglielmo: precede s. Giuseppe con il bastone in spalla, a cui è legato il piccolo bagaglio, con la destra tiene la fune a cui è assicurato l'asino sul quale è assisa la Madonna con il Bambino (metà sec. XII).

BIBL.: Wilpert, Messiahen, V. indice.

Enrico Jasi

II. ARTE

Largamente svolto durante il periodo romanico e nel XIV sec. per il carattere narrativo della rappresentazione, il tema venne trattato da Nicola Pisano

Article illustration
FUGA IN EGITTO - Giuseppe destato dall'Angelo e f. in E. Musaico dell'inizio del sec. XIII - Venezia, basilica di S. Marco.
(fot. Alinari)
nel pulpito del duomo di Siena, da Giovanni di Nicola in quello di Pistoia e da Lorenzo Maitani nei rilievi della facciata del duomo di Orvieto.

Tuttavia agli inizi del Trecento è nella cappella dell'Arens a Padova, fra gli affreschi che vi dipinse Giotto, che si può indicare forse la rappresentazione più bella fino a quei tempi data del tema. Le immagini di Giuseppe, dalla Vergine col Bambino in braccio, dell'asinello, dell'Angelo, assumono un tono di monumentalità nuova. Squadrate come le rocce del nudo paese, quelle immagini scandiscono la composizione esaltandone i valori di spazio.

Il grande modello giottesto, ripetuto anche nella chiesa inferiore di Assisi, venne più volte tenuto presente dai pittori trecentisti e fu ancora ricordato durante il XV sec., quando il senso naturalistico della nuova età trovò modo di esprimersi riducendo l'episodio sacro ad una piacevole narrazione di tono idillico quasi profano, come poi negli affreschi attribuiti ai Peruzzi in S. Onofrio al Gianicolo a Roma. A tale orientamento della narrazione contribuì anche l'aggiungersi all'episodio della F. l'altro del Riposo durante la f. in E., con conseguenti numerose talvolta originali varianti.

Ritorna così l'episodio narrato dall'Evangelista ed accresciuto della fantasia di pittori e scultori frequentemente anche nell'arte tedesca del periodo tardo gotico e del Rinascimento. Lo si può indicare in un quadro dello Schongauer nel Museo di Vienna, in un altro del van Orley (1541) che è a Colonia, ed in altri ancora di Luca Cranach, di Giovanni van Scorel, di Giovanni Gossart, ecc.

Tuttavia fra le rappresentazioni cinquecentesche della f. in E. e del riposo le più belle sono quelle che ha lasciato il Correggio nei suoi quadri degli Uffizi, della Galleria di Parma e di quella di Napoli. Notevolissime anche le composizioni aventi quel tema di Federico Barocci (Pinacoteca Vaticana a Museo del Prado a Madrid) sempre più inclini ad un'idilica rappresentazione di gusto profano. Questo assunse decisamente il prevalere quando nel corso del Seicento l'episodio fu pretesto a Nicola Poussin a Claudio di Lorena e ad altri grandi pittori italiani e stranieri di dipingere bei paesaggi con minuscole figure. L'arte settecentesca e ottocentesca non modificò quell'orientamento. - Vedi tav. CXXI.

BIBL.: K. Künste, Ibnographia der christlichen Kunst, I, Friburgo in Br. 1928, pp. 368-72. Emilio Lavagnino
Cite this article

“FUGA IN EGITTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1076. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fuga-in-egitto.