GALLA PLACIDIA. - Figlia di Teodosio I, n. intorno al 386; seguì nel 402 a Ravenna il fratello Onorio divenuto imperatore d'Occidente. Preda di Alarico, fu data al di lui cognato Ataulfo, che la sposò dopo la morte di Alarico, forse per avanzare diritti di pretendente all'impero. Assassinato Ataulfo nel 415 da Sigerico, G. P. venne ospitata dal fratello Onorio a Ravenna, e data in sposa al patrizio Costanzo (416?). L'8 febbr. 421 Onorio diede a Costanzo e a G. P. la dignità di Augusti ed elevò al grado principesco il piccolo Valentiniano, figlio di G. P. Dopo la morte di Costanzo (sett. del 421 o 422), G. P., forse per un viaggio a Bisanzio, la ruppe con Onorio. Ritornò in Italia dopo l'ag. del 423 per assicurare i diritti alla successione del figlio Valentiniano elevato alla dignità cesarca da Teodosio II, dopo la morte di Onorio.
Durante la minorità di Valentiniano III, G. P., dalla reggia di Ravenna, resse le sorti dell'Impero di Occidente. Intrighi e uccisioni turbano il suo governo fino al febbr. del 450, quando la si trova a Roma insieme con Valentiniano e la di lui moglie Eudossia. Il 22 febbr. a Leone Magno pronunciò davanti ai dinasti un'omelia in cui accennò al favoreggiamento di Teodosio II per l'erosio monofasia. In seguito a tale invocazione, Valentiniano, Eudossia e G. P. scissero lettere a Teodosio. Quella di G. P. è particolarmente animata, ed è l'ultima traccia della sua attività politica. Morì il 27 nov.
dell'a. 450 e fu sepolta nel mausoleo imperiale presso S. Pietro in Vaticano.
Secondo fonti posteriori, la salma di G. P. sarebbe stata trasportata a Ravenna, nel celebre mausoleo che porta il suo nome, monumento insigne dell'arte bizantina. C. Cecchelli accenna alla probabilità che nel mausoleo sia stato sepolto Costanzo, marito di G. P. Il nome di G. P. è inciso sull'arco di trionfo della basilica di S. Paolo in Roma da lei restaurato al tempo di s. Leone Magno.
IL MAUSOLEO DI G. P. - In Ravenna. A sud e collegato all'ardica della basilica di S. Croce, che sorse in Ravenna verso il 420, nel secondo quarto del sec. v, fu innalzato il sacello che attraverso i secoli è giunto a noi con il nome di mausoleo di G. P. Demolita nel 1602 la parte anteriore della basilica, è oggi interrato per quasi due metri, come sperso nel verde prato, reso ancor più piccolo dalla vicinanza della Basilica Giustiniana di S. Vitale. Ha pianta cruciforme un po' inclinata ad ovest ed è sormontato dalla cupola centrale, che ha nei rifianchi vasi di terra cotta ed al vertice la pigna marmorea. L'esterno, semplice nella sua rossiccia cortina dai caratteristici, grossi mattoni, è ravvivato nella parte inferiore da archetti ciechi e da lesene, poggianti su uno scoccolo ora del tutto sotterra. L'interno invece, nelle volte a nelle lunette è completamente ricoperto di musaici, ancora classici negli ornati a nelle figure, che sono tra i meglio conservati di Ravenna e tra i più belli che l'arte paleocristiana ci abbia lasciato. Il concetto di tutta questa decorazione musiva è rivolto al culto cimiteriale ed all'esaltazione della Croce, che campeggia al centro della cupola in un cielo azzurro, smagliante di stelle d'oro. Nei pennacchi i simboli dei 4 Evangelisti, all'interno le figure degli Apostoli. Nella lunetta sopra la porta Cristo buon pastore, che in Io. 10, ha detto di sé: « Io sono la porta delle pecore... chi per me passerà sarà salvo ». In quelle dei bracci laterali, fra dorati fogliami, i cervi alla fonte e, nella lunetta di fronte all'ingresso, una raffigurazione, che è stata ed è tuttora la più discussa nella sua interpretazione. S. Lorenzo o Cristo Giudice? Per i più essa rappresenta il santo diacono romano, in bianca tunica clavata, con la Croce ed il libro, che sta davanti alla graticola del suo martirio e ad un armadio contenente i 4 Vangeli. Per tutti coloro, invece, che nel ciclo musivo di questo sacello non vedono altro che lo svolgimento di un concetto apocalittico ed escatologico, ultimo il Seston, essa rappresenta il Giudice Divino, che per mezzo dei Vangeli aprirà ai giusti la via della salute, mentre i peccatori troveranno sull'altare degli olocausti (la graticola sotto cui arde il fuoco) il castigo. Nonostante tutte le argomentazioni, la più semplice ed ovvia interpretazione rimane sempre quella del S. Lorenzo, cui sin dall'origine sembra dedicato il sacello. Però, tenuto presente il concetto cimiteriale dei nostri musaici, si può avanzare l'ipotesi che la scena del Vecchio Testamento, così comune nell'arte sepolcrale e raffigurante i Tre fanciulli nella fornace, si sia voluta qui sostituire con quella dei martire cristiano vincitore del fuoco, che per mezzo di questa vittoria ha raggiunto il cielo e la gloria. Nel piccolo « monasterium » che dagli antichi documenti è detto di S. Lorenzo, dei SS. Nazario e Celso, e infine, anche dei SS. Gervasio e Protasio, fu mai sepolta G. P., morta a Roma il 27 nov. del 450? È ben difficile provarlo; anzi, tutto sembra in favore della tesi ne-
gativa. Nonostante ciò, gli storici ravennati, quasi unanimemente, hanno sempre additato nel grande e rozzo sarcofago di marmo greco il sepolcro dell'Augusta, e negli altri due, antichi e di buona fattura, di cui uno sicuramente posteriore al sec. v, quelli dei congiunti di lei (Costanzo [il marito?], Onorio [?], Valentiniano [il figlio]), ma della presenza di essi non si ha traccia nel primitivo pavimento del sacello e certo in origine non furono dove ora si trovano. - Vedi tav. CXXVIII.