GARRUCCI, RAFFAELE

GARRUCCI, RAFFAELE - Gesuita, n. a Napoli il 23 genn. 1812, m. a Roma il 23 maggio 1885. Insigne filologo e archeologo, specialmente epigrafista e numismatico, e, nel campo delle antichità cristiane, tra i più benemeriti. Entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù; compiuta la sua formazione letteraria e teologica, quindi applicato per vari anni all'insegnamento umanistico, nonché di archeologia e di lingua ebraica, poté poi ancora più liberamente dedicarsi alle lettere classiche, agli studi biblici, alla patristica, alle lingue orientali e alle antichità di ogni genere, comprese le etrusche, le egizie, le fenice. Aveva iniziato gli studi di filosofia nel Collegio Romano (1830), vi tornò per completare la sua formazione archeologica sotto la guida del p. Marchi (1846) stringendosi fin da allora in amicizia con G. B. De Rossi, di lui più giovane; e vi risiedette poi nella sua piena maturità come scrittore di archeologia, dal 1858 fino alla chiusura di esso dopo il 1870. Viaggiò molto in Italia e in Europa, visitando musei, ricercando manoscritti, eseguendo disegni, calchi, fotografie. Le sue frequenti escur-

sioni in località anche impervie dell'Italia meridionale fecero sorgere infondati sospetti che andasse propagando idee liberali, e nel 1853 con regio decreto restò espulso dal Regno di Napoli.

Forre tempra di studiose, perspicace e geniale, insieme perseverante e metodico, poté sembrare poco socievole, o troppo ambizioso e presuntuoso autodidatta, assai dinamico, suscettibile, vivace, e non propenso a rinunciare alla giusta libertà di indagine e di critica; ebbe frequenti contrasti con colleghi ed amici, tra i quali G. Heusen e T. Mommsen, i quali però ne riconobbero la profonda dottrina. Ma dinanzi a ostilità e denigrazioni anche eccessive, si comportò, a giudizio di imparziali, con dignità e moderazione, perdonando e dimenticando, senza venir meno alla sua consueta generosità di collaborazione anche verso chi l'aveva aspramente avversato, pur di contribuire al profitto della comune scienza.

Una specie di leggenda denigratoria, fomentata da scrittori tendenziali e superficiali, cercò di avvolgere e deformare la figura storica del G., e non avendo trovato alcun appiglio per intaccarne la fama di sacerdote e religioso esemplare (chi convisse a lungo con lui rese anzi idonea testimonianza della sua squisita delicatezza

di coscienza), si sbizzarri invece a variamente deprimerlo nelle sue qualità di studioso. Ma a sfatare del tutto qualsiasi tentativo di tal genere basta percorrere senza preconcetti le opere da lui edite, i giudizi che ne hanno dato i competenti imparziali, le molte e gravi incongruenze dei suoi avversari e accusatori.

Le pubblicazioni del G. si seguirono senza interruzione per oltre 40 anni (1844-85); tra maggiori e minori, in Sommervogel (III, coll. 1237-46), ascendono a ca. 120, di cui oltre metà come articoli su autorevoli periodici, o dissertazioni accademiche, in Roma, Napoli, Parigi, Londra; più spesso, dal 1856, su La Civ. Cott. Comprendono argomenti: a) di archeologia classica e pagana; b) di epigrafia giudaica; c) di archeologia cristiana.

Al primo gruppo appartengono: 1) ca. 20, su antiche città, vie, necropoli, monete dell'Italia centrale e meridionale, particolarmente del Lazio e della Campania, con epigrafi in lingua latina, fallisca, osca, fenicia; 2) alcune altre trattano più in particolare la topografia e storia antichissima di più importanti centri, come Salerno (1844, 1851), Rieti (1854), Venafro (1874), Isernia (1848, 1877). 3) I piombi antichi (figurati e scritti: monete, tasece, sigilli, ecc.) della collezione del card. Lud. Altieri (2ª ed., Roma, Napoli 1847-48) con successive aggiunte. Altra ed. ampliata di Piombi scritti V. in Dissertaz. di var. argom. (II, 1856, pp. 73-149). 4) Classis Proctoriae Missenensis (1852), sulla flotta romana di Misenno, con 255 antiche iscrizioni; 5) Graffiti di Pompei disegnati e interpretati (Bruxelles, Parigi 1854-56); opera fondamentale per lo studio dell'antica linguistica e grammatica latina e per la lettura di antiche iscrizioni; 6) Tre sepolcri pagani in un ipogeo della Via Appia (o Les mystères du syncrétisme phrygien) in 2 principali ed. (Napoli, Parigi 1852-56); di cui la seconda, più ampia, in Mélanges d'archéol., di Cahier e Maryin (IV, pp. 1-47). Una 3ª ed. riveduta è alla fine della Storia dell'arch. crisi. (VI [1880], tav. 493 agg., p. 171 agg.); 7) I segni delle la-

pidi latine volgarmente detti accenti (Roma 1857, di pp. XV-51); premiata dall'Accademia delle iscrizioni e belle lettere di Parigi; 8) I monumenti del Museo Lateranense (2 voll. in del., Roma 1862, pp. 123 e tavv. 21); 9) Dissertazioni di vario argomento (2 voll., ivi 1864-65), contengono revisioni o aggiunte a lavori precedenti e nuovi studi, nonché interessanti rettifiche e mende, non poche e non lievi, del Mommsen, del Ritschl, del Detlefsen, del Cavedoni, ecc.; ed attestazioni di consenso scrittigli dal Borghesi e da altri; 10) Sylloge inscript. Latinarum nevi Romanæ reipub. plenissima (Torino 1875, pp. 256); comprende tutte le iscrizioni anteriori ad Augusto; con successive aggiunte edite nel 1877 e 1881; 11) Le monete dell'Italia antica (1885) illustra la monetazione di tutte le città italiane dalle origini fino ad Augusto. 12) Articoli più importanti: Il Crocifisso blasfemo del Palatino, scoperto e illustrato; Le iscrizioni di P. Sulpicio Quirino e il censimento della Siria e della Giudea; L'anno 15ª dell'Impero di Tiberio Cesare: Nuovi studi sull'anno della morte di Erode il Grande; Basserilievo rappresentante il elippo di Achille secondo le descrizione di Giusto; Origine dell'oro, orgento e bronzo monetato in Etruria; Scavi a Velo e Preneste; Ciste preestime; Pitture Vulcani recate nel Museo Torlonia; Statue ed epigrafi di Semone Sanco e di Simon Mago; La necropoli dell'Esquilino in Roma; Il Tempio di Giove capitolino sulla rupe Tarpea; Origine e vicende del Museo Kircheriano, ecc.

Dell'epigrafia giudaica il G. fu meritatamente detto il vero fondatore - e pubblicò: 1) Il cimitero degli antichi obesi, scoperto nella Pigna Bonadani sulla Via Appia (2ª ed., Roma 1862, 1865); 2) Monte delle due rivolte giudaiche (1865); 3) Il Cimitero di Venosa di Puglia (1882).

Di archeologia cristiana: 1) Vetri ornati con figure in oro (3 edd. 1858, 1864, 1874; di cui la terza la parte del vol. III, tavv. 168-20) della storia dell'arte cristiana: V. appresso). 2) Nelle due prime edizioni dei Vetri è aggiunto un esame critico della numismatica contantiniana con segni di cristianesimo, emessa dalle varie secche dell'Impero. 3) Note e illustrazioni alla edizione degli «Hagioglyphs» del Mecarius (J. L'Heureux, m. nel 1614), pitture e sculture paleocristiane. Il G. riuscì a rintracciarne il manoscritto a Parigi e a pubblicarlo (1856). 4) Mélanges d'épigraphie ancienne (Parigi 1856 sg.); sulle due iscrizioni greche di Abercio e di Petronio. 5) Storia dell'arte cristiana dei primi otto secoli, corredata di tutti i monumenti di pittura e scultura (6 voll., Prato 1873-81, con oltre 600 tavv.). Nel vol. I è una teorica generale circa la natura e i caratteri dell'arte cristiana e un ampio saggio di cronologia sistematica delle opere principali. Negli altri cinque sono presi in esame le sculture e le pitture cimiteriali, le pitture, i musaici e le sculture non cimiteriali, comprendendo in tutto oltre duemila soggetti tra i quali anche i vetri durati, le lampade, gli averi, i bronzi, gli smelti, ecc. In complesso si tratta di un'opera non ancora superata per la vastità del suo campo. L'opera era stata iniziata fin dal 1856 in collaborazione con il p. A. Martin, il quale ben presto morì, e il G. la continuò da solo, servendosi in parte dei disegni, debitamente riveduti, del collega defunto, a avendo anche ricevuto dal p. Marchi «gli eccellenti disegni che egli era venuto preparando» per due suoi volumi sulla scultura e sulla pittura cristiana primitiva. 6) Articoli vari su singoli monumenti con primitivi simboli cristiani; inoltre Frammenti della Cattedra di S. Pietro (in The Archeologia, Londra 1870); Il cimitero di S. Gennaro a Napoli; Una croce graffita in Pompei, ecc.

Il G. dal 1851 in poi fu nominato socio dell'Accademia degli Ercolani, della Pontificia Accademia romana di archeologia e delle principali altre accademie, o società degli antiquari d'Italia e d'Europa.

BIBL.: Civ. Catt., cenno cronologico, e recensioni sulle sue principali opere: V. in indice generale (argomenti trattati: 1850-1903), Roma 1904, p. 105; H. Lederer, s. V. in DACL, VI, 1, coll. 651-64, incompleto e incorrente; G. Boccadano, La figura di R. G., in Civ. Catt., 1938, III, pp. 220-31; id., Il G. epigrafica, ibid., 1938, IV, pp. 436 sgs., 235 sgs.; R. Fausti,

Documenti inediti sull'azione innovatrice del p. G. Marchi, in Rendiconti della Font. Arcad. romana di archeologia, 19 (1942-1943), pp. 105-79 (in specie p. 128 e n. 27). Romano Fausti

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“GARRUCCI, RAFFAELE.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1158. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/garrucci-raffaele.