VELLETRI, DIOCESI DI

VELLETRI, DIOCESI di. - È una delle diocesi suburbicarie che, ad eccezione della città e del territorio di V. Roma, si estende nella porzione nord-ovest della provincia di Latina; immediatamente soggetta alla S. Sede; superficie kmq. 479; ab. 90.451; cattolici 90.200; chiese 52; parrocchie 29; sacerdoti secolari 51; regolari 24; Seminario minore. I patroni sono: s. Clemente e, dal 1806, anche la Madonna delle Grazie.

Al confine del Latium vetus, V. è il volso Velester, con alterne vicende sempre in lotta contro Roma, finché non venne definitivamente sottomesso nel 338 a. C. dal console C. Menio. Allora diventa Velitrae e municipio romano; ma la ben nota iscrizione su lamina enea indica come nel sec. IV vi si parlasse ancora volso. Vantava molti monumenti del tutto scomparsi, tra cui un tempio del sec. VI a. C. decorato con fittili di alto valore artistico. Con l'invasione di Alarico, V. decadde e nella lotta iconoclasta e in quella per le investiture fu a fianco della Chiesa, ottenendo privilegi. Nel 1181 vide l'elezione a pontefice del suo cardinale vescovo Ubaldo Allucingoli (Lucio III), che continuò a dimorarvi, con la corte, fino al 1183.

Ma la sua autonomia si afferma quando Gregorio IX lo pone alle dipendenze della S. Sede, staccandolo da quelle del comune di Roma. Nel 1299 ne fu podestà lo stesso papa Bonifacio VIII. Però durante il periodo avignonese Roma riprende il sopravvento, non senza resistenze da parte di V., che contemporaneamente era dilaniata, all'interno, dalle fazioni delle Pecore (guelfi) e dei Lupi (ghibellini). Nella prima metà del sec. XVI passò definitivamente sotto il diretto dominio della Chiesa, diventandone protettore e governatore il cardinale vescovo. Nel suo territorio si svolsero: la battaglia del 10 ag. 1774, episodio della guerra di successione d'Austria, in cui restò sconfitto l'austriaco gen. Lobkowiz; i moti democratici, con le relative ribellioni popolari, del 1798 e gli scontri tra garibaldini e le truppe napoletane nel 1849.

È tuttora incerto quando il cristianesimo venne introdotto a V. Oltre il sarcofago marmoreo cristiano (Wilpert, Sarcofagi, tav. 4, 3, pp. 3, 59, 131) alcune iscrizioni cristiane, forse del sec. IV, provengono dal locale cimitero suburbano, scoperto nel 1750 in contrada Palazzo fuori Porta Napoletana. Sebbene se ne sia smarrita l'esatta ubicazione, tuttavia, come fanno supporre alcune fortuiti scoperte avvenute dopo il 1910, le gallerie di esso, dai loculi chiusi con tegole, vanno ricercate su i due lati della Via Appia Nuova, compresa tra V. e la ferrovia (cf. Notizie di arch. st. ed arte di V., 1942, pp. 37; 41-43). Un altro cimitero cristiano, probabilmente del sec. IV, a km. 4,5 dalla città, in contrada Solluna fu scoperto nel 1921. Però sembra che esso sia servito piuttosto ai cristiani della prossima Mansio ad sponsa, sulla Via Appia Antica, che a quelli di V. Comunque, l'antichissimo titolare della Cattedrale, s. Clemente, è stato arbitrariamente considerato come evangelizzatore e protovescovo della diocesi. Ma finora il più remoto vescovo conosciuto resta Adcodato (465).

La diocesi di V. s'ingrandì con l'annessione, temporanea nell'ag. 592 e definitiva tra gli anni 870-80, della sede episcopale di Tres Tabernae (v. e. dopo il 963, con quella della sede di Norma, della quale è noto il solo vescovo Giovanni, presente al Concilio di Roma nel nov. del detto anno. Per preservarla dalle incursioni barbariche, una bolla di Gregorio I (febbr. 592) permise il trasloco temporaneo della sede episcopale veliterna nella chiesa di S. Andrea in Silice a Castelvecchio, oggi le Castella. Ma raggiunse il massimo dello splendore ca. l'anno 1150, quando da Eugenio III, come sembra, venne unita alla diocesi di Ostia, sede del cardinale decano, situazione durata fino al 5 maggio 1934.

I presuli di V. appartengono ai cardinali dell'Ordinare dei vescovi, e di essi vanno ricordati: s. Geraldo Morvoe (1146), che liberò V. dai Saraceni; Ugolino de' Conti (Gregorio IX); Rinaldo de' Conti (Alessandro IV); Pietro da Tarantasia O. P. (Innocenzo V); Latino Malabranca Orsini (1278), grande statista e diplomatico; Niccolò Boccasini O. P. (Benedetto XI); Niccolò da Prato (1304), pacificatore della Toscana; Pietro d'Etain (1377), legato d'Italia; Guglielmo d'Estoueville (1461), cui si deve l'erezione dell'episcopio: Giuliano della Rovere (Giulio II), restauratore della Cattedrale; Alessandro Farnese (Paolo III); Gian Pietro Carafa (Paolo IV); Pacca (v.); Luigi Micara (1844);

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(Int. Gub. (id. naz.)

diocesi di - Cripta della Cattedrale (fine sec. xili).

Basilio Pompili (1920), che provvide il Seminario di salute villeggiatura, e Clemente Micara (dal 1946) che ha restaurato la Cattedrale, danneggiata dai bombardamenti aerei del 1943-44.

Vi ebbero i natali, tra gli altri: Giovanni da V., benemerito vescovo di Firenze (1205-30); i pittori Andrea Velltrano (sec. xiv), Giovanni (sec. xv), Luciano (sec. xv) e Lello (sec. xvi) da V.; Antonio Mancinelli (1462-1505), umanista discepolo di Pomponio Leto; Ruggero Giovanni (1560-1625), musicista e successore del Palestrina; il card. Marzio Ginnetti (1585-1670), diplomatico e dottor fautore delle arti; Bonaventura Teoli O. F. M. Conv. (1596-1670), vicario apostolico di Costantinopoli, storico e fondatore dell'Accademia degli Estinti in sostituzione di quella dei Gonfiori, ed in concorrenza delle altre contemporanee, eccessate e sepolte dalla celebre Accademia Volsci Velltrana (1765-1839), di fama europea; Alessandro Borgia (1731-1804), arcivescovo di Fermo ed amico di L. A. Muratori; il card. Alessandro Borgia, prefetto della Congr. di Propaganda Fide, storico ed orientalista; Clemente Cardinali, archeologo di bella fama; il canonico Ignazio Galli, illustre metereologo e sismologo, morto nel 1920 e mons. Attilio Gabrielli (1876-1927), apprezzato ricercatore e divulgatore delle memorie municipali.

MONUMENTI. — La cattedrale di S. Clemente, già ricordata nel 496, ricostruita nel periodo romanico, cui appartiene, oltre la cripta, l'asbide con affrescatura del 1300 e soprastrutture ogivali, venne trasformata nel 1660 e racchiuse la notevole cappella della Madonna delle Grazie (1637). L'annesso Museo capitolare conserva, tra l'altro, una Madonna col Bambino di Gentile da Fabriano (1426); una Madonna attribuita ad Antoniazzo Romano; 4 frammenti di rotolo membranaceo di Exultet miniatore, forse, alla scuola di Montecassino (sec. xiv-xii); il ricchissimo reliquiario cruciforme di arte bizantina (sec. viii o ix), donato da Alessandro IV, e preziosi paramenti sacri. Da notare, inoltre, i resti del Teatro della Passione per la rappresentazione, dal 1499 al 1675, dei Misteri; la chiesa di S. Maria del Trivio di C. Maderno (1622), con facciata di stile classico (1840); l'imponente torre campanaria del 1353 di stile romanico con doppie bifore e doppie monofore; il monumentale Palazzo Ginnetti con la rinomata scala panoramica di Martino Longhi il Vecchio, distrutta dalla guerra; il Palazzo comunale di G. Della Porta (1575) con biblioteca di grande interesse storico locale; la bramantesca chiesa di S. Maria del Sangue (sec. xvii); la chiesa di S. Michele Arcangelo (sec. xii); e la chiesa di S. Martino, ricordata nel 1065, ricostruita a croce greca (1772) e con pronao tetrastilo in prospetto (1825). In diocesi, oltre le imponenti muri ciclopiche di Norma e di Cori, si ammirano in questa città il cosiddetto tempio d'Erocle; la chiesa collegiata di S. Maria della Pietà, con uno dei più antichi candelabri (sec. xii) del cero pasquale; la chiesetta dell'Annunziata (sec. xv), oltre la singolare chiesa con chiostro di S. Oliva (sec. xv), ed a Ninfa, che vide l'incoronazione del papa Alessandro II (1152), le suggestive rovine, medievali e del Rinascimento, del paese, abbandonato nel sec. xvii.

A sud-est di Cisterna la toponomastica ricorda lo scomparso Castello di Tivera (Tiberia), preferita dimora del papa Pasquale II. — Vedi tav. CXXI.

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