Velí. - I V. che ornavano le basiliche cristiane derivano certamente dall'uso comune nelle abitazioni patrizie e negli edifici pubblici romani.

Velí - Basilike paleocristiane con le porte ornate di V. (sec. IV), Fianco del sarcofago, già Lateranense 174, ora trasportato alle Grotte Vaticane, Basilica di S. Pietro.
Le porte d'ingresso li avevano sia come custodia (s. Paolino, Poëm., XVIII, 30) sia come semplice ornamento (ibid., XIV, 98) ad esprimere quel significato allegorico dato dall'apostolo Paolo nella sua epistola agli Efesini (3, 14). Gli ingressi infatti o erano muniti di battenti lignei o bronze, o, in mancanza di questi, venivano protetti da pesanti cortine; nell'un caso o nell'altro l'arco o l'architrave era sempre munito esternamente di un V. singolo, o più spesso doppio, che si sollevava, annodandolo al centro, oppure sospendendolo a due appigli fissati negli stipiti laterali. Non essendo sopravvissuto alcun esemplare, quanto si sa viene desunto da fonti scritte e da figurazioni superstiti. Esempi tipici illustrativi li offrono la scena sul Reliquario eburneo di Samagher, il sarcofago lateranense n. 174 (Wilpert, Sarcofagi, tav. 121, 2-3) e i musicai della cupola di S. Giorgio a Salonicco. V. si vedono all'ingresso delle chiese, come in un pannello della porta di S. Sabina, nella chiesa graffita in una lastra sepolcrale, ora nel Museo cristiano lateranense, e nei musicai di Ravenna. All'ufficio di sollevare le portiere dinanzi ai personaggi illustri erano addetti suddaiaconi e ostiani (v. illustrazione alla V. STOFFE, vol. XI, col. 1355).
Altri tipi di v., ciascuno con caratteristiche proprie, erano destinati agli intercolunni delle navate (restano talvolta gli uncini di sospensione o gli anelli laterali), al presbitero, all'altare, al ciborio (sono detti anche cortinae e tetravela), al portico, al nartace e alla sacrestia. Si vuole che sia stato Costantino a donare per primo alla chiesa di Costantinopoli V. bordati d'oro. Certo nell'epoca della pace i pontefici fanno dono di ogni sorta di V. (singoli, doppi, quadrupli, ecc.) alle chiese di Roma e dalla precisa descrizione, che ne fa spesso il Liber Pontificalis, è possibile determinare il numero e in parte la qualità stessa dei tessuti.
Circa il numero non sempre detta fonte è precisa: talvolta i veli destinati agli intercolunni sono in quantità maggiore e allora facilmente s'intendono indicati anche per le porte o per il presbiterio o intorno all'altare. Circa la qualità, una fonte preziosa è l'elenco contenuto nella Charta Comunitana (Lib. Pont., I, p. CXLVII) che enumera donazioni della seconda metà del sec. V. Il papa Adriano I (772-95) offrì 20 V. de staurcium seu tyrea a ciascuna delle chiese titolari romane (Lib. Pont., I, p. 504). Il papa Pasquale I offrì una serie di V. S. Maria in Dominica, a S. Cecilia in Trastevere e a S. Maria Maggiore (ibid., II, pp. 55-56, 61). I veli erano per lo più di lino o di seta, che a loro volta assumevano denominazioni particolari a seconda della purezza del tessuto (linea pura, olosirica = tutta seta), della qualità più scadente (tramosirica, subserica = mezza seta o derivati della seta?) e degli ornamenti applicati (paragaudata = gallonata, loricata, auricola paragaudata, paragaudata persica, ro-
sulata, aquilata, cantharata, holoserica cum cancellis decorata mirifice, ecc.). Di difficile comprensione sono altri tipi che pure ricorrono di frequente: vela de stauracium seu quadrapolis, seu octapolis, de fundato, ecc. Anche i colori presentano una grande varietà: taluni sono comuni come il bianco (albus), il rosa (rhodinus), il verde (prasinus) e lo scarlatto (coccus); altri di difficile determinazione come coccomelinus (arancione?) marrone?), coco-prasinus, rhodomelinus, ecc.
Una qualità di V. certo più pregiata o di forma diversa dalla comune dovevano essere i paratura, destinati cioè come addobbo nelle grandi feste; e le cosiddette cortinace, che nella loro ricchissima decorazione (cf., ad es. Lib. Pont., II, 107, n. 9 sgg.) testimoniando dell'alto grado di perfezione delle manifatture orientali.
Direttamente derivate dall'uso liturgico dei v., ma con intenti puramente ornamentali e in sostituzione di quelli veri, sono le grandi decorazioni con finte drappeggiature sulle pareti laterali delle basiliche, nella zona inferiore dell'abside e del presbiterio e nelle calotte delle cupole. Tra i numerosissimi esempi tuttora superstiti in Oriente e in Occidente, valga per tutti quella di S. Maria Antigua a Roma, dove si ritrova tutta la gamma dei motivi ornamentali che rendeva ancor più preziosa la finezza dei vari prodotti indigeni e d'importazione.