VÉLEZ, RAFAEL. - Prelato e teologo cappuccino spagnolo, n. a Vélez (Malaga) il 15 ott. 1777 e m. nel monastero di Herbón il 3 ag. 1850.
Lettore di filosofia e teologia a Ecija e a Cadice, ove il successo delle Cortes gli offrì l'argomento della sua prima opera: El preservativo contra la irreligión de los planes de la filosofía contra la religión y el Estado (Cadice 1812), quadro del piano rivoluzionario in Europa e specialmente nella Spagna. Il 30 sett. 1816 fu eletto vescovo di Ceuta e fu consacrato il 13 luglio 1817.
Nel 1818 pubblicò La apologia del altar y del trono, l'opera apologetica di maggiore risonanza nella Spagna nella metà del sec. XIX. I realisti la riceverono con entusiasmo, i costituzionalisti e i liberali esaltati dichiararono guerra all'opera e all'autore che dovette prendere la via dell'esilio.
Rovesciato il governo liberale in seguito all'intervento deciso nel Congresso di Verona, V. fu richiamato e nominato cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carlo III. Nel 1824 fu promosso alla sede di Burgos e poco dopo arcivescovo di Santiago. Morto Ferdinando VII, si volle ristabilire nuovamente il regime costituzionale. Il V. allora si oppose alle leggi anticlericali; il 21 apr. 1835 fu esiliato a Minorca e poté rientrare nella sua diocesi solo il 26 giugno 1844. Dedicò tutte le sue rendite ai poveri; fondò un seminario a Santiago (1829), un ricovero per gli incurabili, un ospedale per i colerosi, la Casa dei Venerabili per i sacerdoti a riposo e per gli esercizi spirituali, restaurò la disciplina ecclesiastica colpita dalla rivoluzione.