ARLES. - Città della Francia sud-orientale, nel dipartimento delle Bouches-du-Rhône, con una popolazione di 29.000 ab. ca., A. fu sede arcivescovile, soppressa col concordato napoleonico del 1801. Sebbene le sue origini restino oscure, vi è provata l'esistenza di una comunità cristiana già nel sec. III. La tradizione locale, accreditata sin dal sec. IV, vuole che il fondatore della sede arelatanese fosse s. Trofimo, presentato nelle lettere di papa Zosimo come il primo vescovo di A. e il primo apostolo delle Galle. Storicamente accertato è Marciano, di cui s. Cipriano domandava (254) la deposizione, perché fautore dello scisma di Novaziano. Soggiorno preferito di Costantino, A. nel 314 divenne sede di un concilio per dirimere le controversie tra Ceciliano di Cartagine e i donatisti. Sotto l'imperatore Costanzo, uno dei capi del partito ariano, che nel Nodo di A. (353) condannarono s. Ilario di Poitiers, era Saturnino che un decennio più tardi, durante la reazione ortodossa, fu deposto dall'episcopato.
Sebbene l'importanza della città come centro commerciale fosse notevole, tuttavia per tutto il sec. IV A. rimase sempre una città secondaria nel campo amministrativo e politico, e fu solo verso la fine (392 ca.), quando il prefetto delle Gallic vi si rifugiò installando la sede del governo, che essa acquistò una notorietà politica mai sino allora goduta. Fu forse quella l'occasione per il vescovo locale di attribuirsi, a imitazione dei poteri civili, delle prerogative sugli altri vescovi della regione, contro il metropolitano di Vienne. Difatti, nel Concilio di Torino (401) fu dibattuta la questione, senza peraltro risolverla, quale delle due sedi - Vienne o A. - avrebbe usufruito dei diritti di metropoli ecclesiastica.
1. METROPOLI E PROVINCIA ECCLESIASTICA
Nel 417, con l'intento di vincolare più strettamente alla Sede romana l'episcopato delle Gallie, il papa Zosimo si lasciò persuadere da Patroclo, succeduto nel 412 a Heros, ad elevare A. a sede metropolitana, non solo della provincia Viennensis, alla quale apparteneva la sede, ma anche della Narbonensis I e II. Andando oltre, il Papa fece di Patroclo una specie d'intermediario tra l'episcopato delle Gallie e la S. Sede. Da allora nessun vescovo poteva essere ammesso dinanzi al Papa senza le lettere testimoniali del vescovo di A. e tutti gli affari ecclesiastici delle Gallie dovevano essere a lui deferiti. Questa somma di privilegi ne facevano, oltre che un metropolita, un vicario del Papa.La primazia si eccisssava poco dopo, perché il successore di Zosimo, s. Bonifacio, si mise per una via differente, seguita dai successori. S. Leone Magno, nel 445, insistendo sul carattere personale dei privilegi concessi a Patroclo, li giudicò oramai un abuso e spogliò il vescovo s. Ilario di ogni giurisdizione non solo sulle province vicine, ma sulla stessa Viennensis. Poco dopo (450), essendo vescovo Ravennio, il Papa ricevette un indirizzo firmato da 19 vescovi della Gallia in favore dei privilegi metropolitani di A. quali erano stati definiti da papa Zosimo. S. Leone rispose esponendo i lamenti del vescovo di Vienne e decidendo che tutta la Viennensis fosse divisa in due metropoli: Vienne e A. Alla prima furono attribuite come suffragane: Valenza, Ginevra, Grenoble e Tarantasia. Alla seconda: Marsiglia, Tolone, Orange, St.-Paul-Trois-Châteaux, Avignone, Aix, Vaison, Cavaillon, Carpentras. La primazia di A. cessò di far parlare di sé, quando le invasioni visigotiche obbligarono al trasferimento in Italia delle grandi amministrazioni romane. Vi ritornarono dopo la caduta del regno visigoto (507). Papa Simmaco cercò nuovamente di rialzare le sorti della primazia, nominando s. Cesario (v.) suo rappresentante nelle Gallie e nella Spagna (514). Alla morte di Cesario (542) la Gallia, salvo la Septimania, era interamente franca e A. riconosceva l'autorità del re Childeberto. Ogni legame era praticamente
interrotto tra questa e la Spagna, compresa la Narbonesis I, e i successori di s. Cesario, Ausanio, Aureliano, Sapaudo, sebbene riconosciuti da Roma come vicari, non ebbero più un potere effettivo. Sotto il regime franco, gli arcivescovi di A. nei concili nazionali figurano ormai come metropoliti ordinari e alla fine del sec. VI non si fa più questione del vicariato. Con l'avvento dei Merovingi, la primazia passa a Lione. Ma la circoscrizione metropolitana continuò ad essere oggetto di discussioni e nel Concilio di Francoforte (794) fu confermata la sentenza del 450 che assegnava 9 sedi suffragane ad A., 4 a Vienne. Nell'828, con la elevazione di Aix a metropoli, A. rimase con 8 sedi suffragane; questa situazione rimase immutata sino al 1475, quando Avignone fu creata metropoli con le sedi di Vaison, Cavaillon, Carpentras come suffragane.
2. Arcivescova-to
Successore di Patroclo, ucciso nel 426, fu s. Onorato (m. nel 429) fondatore della celebre abbazia di Lerino, dove si formarono alcuni dei suoi successori nell'episcop
Aries - Pienta archeologica.
ato: s. Ilario (429-49), s. Cesario (502-42), s. Aureliano (546-51); i due ultimi zelanti promotori della vita religiosa introdotta da s. Onorato, e fondatori di monasteri con legislazione stabile. Notevole l'azione di Lerino durante i secc. V e VI per lo sviluppo della vita parrocchiale nell'arseniano, ostacolata in seguito dagli avvenimenti politici che portarono sotto il dominio franco allo smembramento del territorio metropolitano, e più ancora durante i torbidi causati nella Provenza dalle invasioni dei Saraceni.
Nel sec. X, con la instaurazione di una nuova dinastia comitale coincide la rinascita religiosa locale e la restaurazione della disciplina ecclesiastica, ma essa è opera del monachismo: specialmente di Lerino, di S. Vittore di Marsiglia e soprattutto dell'abbazia di Montmajour, fondata nel 974 e destinata a grande fortuna. Quanto ai vescovi, divenuti potenti signori feudali, sono vittime del sistema contro il quale più tardi insorgerà il movimento gregoriano. La loro potenza temporale, affermatasi durante l'anarchia dei secc. IX e X, fu riconosciuta dai re di Borgogna, con la concessione dei diritti della regalia, e si consolidò sotto gli imperatori della Casa Salica. Federico Barbarossa nel 1164 qualificava A. «caput provinciae et principalis sedes imperii» e nel 1178 vi riceveva la corona di re di Borgogna dall'arcivescovo Raimondo. Nella prima metà del sec. XIII A. risentì gli effetti dei torbidi a sfondo politico-religioso, causati dall'eresia albigea, finché nel 1251 finiva sotto il dominio di Carlo d'Angiò, col quale trionfava l'influsso francese.
Il soggiorno dei Papi in Avignone non fu estraneo ad interventi nella sede arlesiana. Parecchi dei suoi titolari appartennero alla corte pontificia, la quale mise la mano anche sui vescovati vicini. Dopo lo scisma d'Occidente notevole fu l'attività spiegata dagli arcivescovi di A. ai Concili di Costanza e di Basilea, dove il card. L. ALEMAGNA (v.), fu il fautore dell'elezione dell'antipapa Felice V, contro Eugenio IV. Sotto l'influsso della Prammatica Sanzione il capitolo di A. cercò di riprendere il suo diritto di elezione all'arcivescovo; ma col concordato del 1516 questo passò nelle mani del re di Francia. Ultimo arcivescovo fu G. M. du Lau, ucciso durante la Rivoluzione (1792), e beatificato da Pio XI il 17 ott. 1926. Col concordato del 1801 la sede fu soppressa e l'arcivescovo di Aix uni al suo titolo quelli di A. ed Embrun.
3. Archeologia
Le basiliche antiche di A. - basilica Constantia, beati ac primi martyris Stephani, beati Genesi etc. - presentano ardui problemi all'archeologo, a causa delle ricostruzioni posteriore. Ma più eloquente è il ricordo del primitivo cristianesimo nelle iscrizioni e nei sarcofagi provenienti dalle necropoli cristiane ed ora riuniti in preziosa raccolta nel museo d'arte cristiana. Delle due necropoli, quella degli Aliscamps e quella di Trinquantella, la prima è tuttora un sito molto suggestivo con le file dei suoi sarcofagi di pietra e con i monumenti medievali, tra cui predominano la chiesa di S. Onorato, sorta sui resti dell'antica basilica di S. Genesio (esistente al sec. V) e rifatta a più riprese (secc. VI-VII e XII-XIII).Due altri monumenti, intra muros, destano il più vivo interesse: la chiesa di Notre-Dame-la Majeure, ove si tenne il Concilio del 451, ma che fu ricostruita nel sec. XII, e la primaziale di S. Trofimo. Questa, dedicata in origine a S. Stefano, fu edificata sopra resti di un edificio romano di difficile identificazione, e ricostruita anch'essa fra il 1152 e il 1180. Il coro è un'aggiunta del sec. XV. Il suo portale (anno 1175 ca.) ed il suo chiostro, metà romanico e metà gotico, sono due gioielli d'arte medievale.
Luciano De Bruyne
ARLES - Cristo docente fra gli Apostoli. Sarcofago del vescovo Concordio (a. 380).
4. I CONCILI DI A
A. ha importanza grande nella storia dei primi secoli della Chiesa, specialmente per i numerosi concili che vi si celebrarono. Il più famoso è quello del 314. Costantino convocò i vescovi del suo impero al Concilio d'A. nelle Gallie, per il 10° ag. 314. Occorreva trattare il caso di Ceciliano, nuovo vescovo di Cartagine, di cui i donatisti impugnavano l'elezione. Presenti vari vescovi delle province d'Occidente, se ne fece l'apertura il giorno prestabilito dall'imperatore. Il numero dei seicento vescovi presenti è esagerato e lo si deve ridurre di alcune centinaia. Nella lettera sinodale inviata al papa Silvestro si parla di trentatré vescovi; ciò nonostante si può dire che la maggior parte della cristianità dell'Occidente vi era rappresentata. In Oriente si ignorava quasi del tutto la controversia donatista.Nella succitata lettera al papa Silvestro, i Padri del concilio dichiaravano che la loro gioia sarebbe stata completa se il Papa fosse venuto personalmente a presiedere le sessioni. Infatti, il Papa era rappresentato da legati, che firmarono dopo i vescovi. Disgraziatamente non possediamo gli atti completi del Sinodo; sappiamo tuttavia che il caso di Ceciliano vi fu esaminato con cura. I donatisti rinnovarono le loro accuse, ma senza dar prove; perciò furono condannati o rinviati.
Dopo il giudizio su Ceciliano, i Padri formularono diversi canoni che inviarono al Papa per la conferma. Essi riguardavano la controversia pasquale, la questione del secondo Battesimo degli eretici e certi affari disciplinari.
L'edizione migliore dei ventidue canoni del sinodo è ancora quella dei Maurini, pubblicata nel 1789. Il canone primo stabilisce che la festa di Pasqua venga celebrata dappertutto nello stesso giorno, e che il Papa informi, come di consueto, i vescovi a tale proposito. Secondo Hefele-Lecercq, si voleva soprattutto assicurare l'uniformità con l'invio delle lettere da Roma, senza proporsi direttamente l'abolizione del computo alessandrino. Il secondo canone impone ai chierici l'obbligo di rimanere uniti alla chiesa per la quale furono ordinati.
Nel terzo canone, la scomunica colpisce coloro che gettano le armi in tempo di pace. Come spiegare questo canone? Si trattava di lungaggine ai fedeli l'obbligo del servizio militare: la Chiesa biasimava i disertori. I due canoni seguenti consideravano come indegni della comunione dei fedeli coloro che facevano professione di divertire il popolo con i vari spettacoli al circo, alle arene, al teatro e allo stadio.
Dal settimo canone si scorge che il concilio difficilmente ammetteva l'uso dei Sacramenti ai magistrati che erano in carica. Nella nuova atmosfera politica il magistrato cristiano non è più obbligato, come per il passato, ad astenersi dal frequentare la chiesa, ma il vescovo dovrà stendere su di lui la propria sollecitudine perché non abbia a commettere ingiustizie.
Del secondo Battesimo agli eretici si tratta nell'ottavo canone. Bisogna dire che il Concilio di A. lo pone sul suo vero piano allorché dichiara valido il Battesimo conferito secondo la forma prescritta dal Vangelo e praticata dalla Chiesa. Si fa astrazione dall'ortodossia e dalla moralità del ministro. Dovevano gli eretici essere interrogati sul simbolo: eran essi stati battezzati secondo la formula trinitaria o no? In caso negativo venivano ribattezzati; in caso affermativo, s'impegnavano loro semplicemente le mani «ut accipiant Spiritum Sanctum». Questa imposizione era fatta ad povertà, o ad confrmationem. Nel tredicesimo canone è dato ordine di allontanare dal clero coloro che consegnarono le S. Scritture o i vasi sacri, o i nomi dei fratelli; tuttavia l'ordinazione fatta dal vescovo «traditore» resta valida. Si sa che, con l'editto del 303, Diocleziano aveva decretato l'interdizione delle assemblee cristiane, la distruzione delle chiese, dei libri sacri e degli arredi liturgici.
Il quindicesimo canone dichiara abusivo il diritto che s'arrogavano alcuni diaconi di offrire il divino sacrificio, con il pretesto che avevano da governare parrocchie.
Tali i principali canoni del primo Concilio di A. «il più illustre che si fosse fino allora veduto nella Chiesa».
Il secondo Concilio di A. fu tenuto nel 443 ed è ordinariamente designato «Arelatense II», perché quello del 353 non è computato, essendo contaminato di arinamento.
Nel 455, Ravenno, vescovo di A., presiedette una assemblea per comporre la lite tra il vescovo di Fréjus e l'abate di Lerino.
Alcuni anni prima, nel 451, una riunione di vescovi in A. approvò solennemente l'Epistola dogmatica di S. Leone, letta al Concilio di Calcedonia.
Occasione del Concilio del 475 fu un sacerdote, Lucido, il quale sosteneva certi errori circa la predestinazione e la grazia. D'intesa con i Padri, Fausto di Riez prese l'impegno di ricondurre l'eretico alla verità e a tale scopo scrisse due opere che sono esse stesse infette di semipelagianesimo.
Nel 524, sotto la presidenza di S. Cesario, fu celebrato un importante concilio, in alcune collezioni chiamato «Arelatense III». Fu riunito in occasione della consacrazione della basilica di S. Maria ed emanò quattro canoni disciplinari che riflettono antiche ordinanze messe di nuovo in vigore.
Verso la fine del suo regno, Carlomagno impose
arles - Cristo dorinte fra gli Apostoli. Sarcofago del vescovo Concordio (s. 380).
la celebrazione di concili riformatori; così, nell'ag. 813, un'assemblea si riunì ad A. aquesto scopo sotto la presidenza dell'arcivescovo della città e di quello di Narbona. Venticinque canoni vi furono promulgati per correggere gli abusi e ristabilire la disciplina ecclesiastica.
Nel 1211 si riuniva ancora un sinodo ad A. contro Raimondo, conte di Tolosa, che si ostinava a devastare il mezzodì della Francia ed a favorire gli eretici. Gli fu imposto l'obbligo di deporre le armi e di rinviare le truppe ausiliari. Raimondo non volle sentir ragione, ma i legati lo dichiararono nemico della Chiesa e promisero i suoi possedimenti a chi li avesse conquistati. Innocenzo III confermò la sentenza.
I tre Sinodi del 1234, del 1236 e del 1246 emanarono dei regolamenti disciplinari. Fra i 24 canoni propuglati nel 1234 vi è quello che obbliga gli ebrei a portare sui loro abiti segni distintivi. Nel quindicesimo è prescritto che in ogni sinodo e in tutte le domeniche e giorni festivi siano scomunicati gli usurai, gli adulteri notori, gli indovini e coloro che li consultano.
È da ricordare il Sinodo del 1275, celebrato nella chiesa di S. Trofimo, nel quale furono pubblicati ventidue capitula, rinnovanti antiche ordinanze.
Nel Sinodo del 1303 i Padri GIOACHINO, SANTO (v.) da Fiore, abate cistercense. Alla condanna di Gioacchino e dei suoi seguaci il Signor aggiunse sedici canoni. - Vedi Tav. CXXXIV.
