130. Enrico Josi IX
L'ARTE SACRA.La posizione geografica e le condizioni politiche favorirono in A. una vasta attività artistica pienamente individuata per i suoi caratteri originali. Specialmente l'architettura raggiunse una coerenza di intenti e di forme che in un periodo di maggiore splendore poté sottrarsi e finanche opporsi alla concezione bizantina, alla quale invece rimasero in certo modo sottomesse la scultura e la pittura.
Nel sec. VII si inizia la fioritura di edifici a cupola; non ne è estraneo l'influsso anatolico, tuttavia il complesso sistema di trasmissione delle spinte attraverso archi e semicalotte ai muri perimetrali richiama la tecnica costruttiva tardo-romana e l'evoluzione della pianta cruciforme ad analoghi modi bizantini. La cupola su pennacchi a tromba e con il tamburo traforato da finestre si imposta dapprima sui muri perimetrali disposti secondo una pianta circolare, quadrata o poligonale, spesso con quadriconchi a camere angolari di raccordo. I monumenti principali di questo tipo sono la chiesa di S. Rhipsimë a Vagharšapat (618), di Mastara (650), di Artik (sec. VII), di Mzket (sec. VII), ecc. Contemporaneamente i sostegni si isolano dal muro perimetrale formando un quadrato centrale: l'esempio più antico è quello della chiesa di Bagaran (624). La cupola si inserisce anche sulla basilica, determinando un transetto alto quanto la navata, nella quale si aprono cappelle come a Thališ (sec. VII). L'applicazione nelle basiliche a croce inscritta con o senza campate addizionali dà origine agli edifici più complessi e tipici dell'architettura armena, come le chiese di Odzum, Mren, di S. Gaiana ad Egmiadzin, appartenenti per la maggior parte al sec. VIII. Le cupole sono in esse costantemente nascoste all'esterno da un tetto conico o piramidale e le masse murarie si differenziano in blocchi nitidi e precisi che rivelano all'esterno la logica concatenazione degli spazi interni.
Nel terzo periodo aureo dell'architettura armena, che va dal IX al XII sec., accanto ad edifici centrali con camere angolari, come ad Altamar (sec. X), si hanno le forme più svariate di costruzioni cupolate con sostegni liberi entro un perimetro circolare (S. Salvatore ad Ani, S. Sergio di Xekonk, chiesa di Bana, XI sec.), quadrato (S. Gregorio di Sanahin, sec. XI), poligonali con absidi e vani radiali (S. Apostoli a Kars, Agrak, Sarinz, sec. XI) o poligonali semplici (S. Gregorio di Ani, sec. XI). Fra le basiliche cupolate merita particolare menzione la cattedrale di Ani del sec. X. Le opere di quest'ultimo periodo, oltre che per una maggiore complessità di effetti e di risoluzioni costruttive, si distinguono per la decorazione ad arcature cieche su colonne, che fascia il tamburo delle cupole o il paramento delle navate, per le cornici a linee spezzate od altre che circondano la parte superiore delle finestre alte e strette. Taluni motivi ricorrenti nell'architettura armena poterono passare attraverso scambi commerciali e culturali nell'Occidente romanico, e specialmente nell'ambiente pisano, ma non ebbero quella funzione formativa che taluno ha voluto scorgervi.
Con l'architettura occidentale quella armena presenta qualche affinità nella serrata logica delle masse e nell'articolazione degli spazi, in contrasto con l'architettura bizantina che gli spazi stessi dilata in una rarefazione dei limiti risolta in immobilità contemplativa; essa non cessa
di essere orientale, poiché è sempre priva di un interiore dinamismo.
Oltre alle chiese sono notevoli alcuni complessi di carattere sacro con conventi, torri campanarie, tombe e sacelli, spesso cintati di mura, vere entità urbanistiche non disciplinate razionalmente come in Occidente, quali i conventi di Sanahin e di Svartnotz.
La scultura armena asservita all'architettura svolse con rilievo piatto e con una frontalità di derivazione siriaca fregi con animali favolosi o storie del Vecchio e Nuovo Testamento, come nella chiesa di Althamar (sec. X) o nel S. Gregorio di Amaghu (sec. XII). Interamente assoggettata ai canoni bizantini provinciali appare la pittura nei poveri e tardi cicli pittorici del Salvatore e di S. Gregorio ad Ani che raggiungono già il sec. XIII. Discende invece da forme siriache la più antica miniatura armena, la quale raggiunse dopo il Mille una sua individualità fondata sulla fantastica ricchezza dell'ornato, non immune da qualche spunto decorativo d'origine musulmana.
Nella produzione più recente l'A. si adagiò su una vuota ripetizione di temi e formole che per essere private di ogni loro ragion d'essere hanno scarso interesse. - Vedi Tavv. CXXXV-CXXXVI.