**GENEROSA, CIMITERO di. - Si trova al sesto miglio della Via Portuense, nella località detta antie-camente «ad sextum Philippi», presso il bosco dei Fratelli Arvali. Ebbe origine, nel _praedium_ di una matrona Generosa, dalla sepoltura dei martiri Simplicio, Faustino, Viatrice, in un ipogeo privato, che poi si sviluppò in cimitero per la comunità cristiana rurale della zona. Il cimitero è ricordato solo nel _Liber de locis sanctis Martyrum_: «Iuxta viam vero Portuensem, quae et ipsa in occidentali parte civitatis est...». Simplicius, s. Faustinus, s. Beatricis dormiunt»; il _Martirologio geronimiano_ aggiunge la particolarità della distanza da Roma «milizio VI». Secondo gli _Atti_, i martiri Simplicio e Faustino appartengono alla persecuzione di Diocleziano. I loro corpi rimasero nel cimitero fino al tempo di Leone II (682-83), che li trasportò a S. Bibiana, in un rozzo
GENEROSA, CIMITERO di - Cristo seduto, fra i ss. Beatrice. Simplicio, Faustiniano - Rufiniano. Affresco (sec. vi) ritrovato nella cripta della chiesa cimiteriale del cimitero di G. - Roma.
Sarcofago, oggi conservato nella canonica di S. Maria Maggiore, che ha la seguente iscrizione: «Martyrres, Simplicius, et Faustinus / Qui passi sunt in flumen Tibere et posi / ti sunt in cimiterium Generoses supra / Filippi ».
Il cimitero, dimenticato per molti secoli, tornò alla luce quando negli aa. 1858-64 si ebbero le scoperte presso il bosco dei Fratelli Arvali e il tempio di Dea Dia; gli stessi scavi fecero conoscere anche la Basilica eretta dal papa Damaso (366-84) presso il sepolcro dei martiri. Le gallerie cimiteriali scavate nella collina non hanno grande sviluppo: e per lui loro razzazzo presentano le caratteristiche di un cimitero di campagna. Vi si trovano ancora parecchi loculi, alcuni con date consolari; una, graffita dell’a. 372. La Basilica costruita da Damaso è allo stesso livello delle gallerie, la sua lunghezza è di m. 15, larga nella nave mediana m. 6,30, nella laterale destra m. 2,75; non rimangono tracce della sinistra, scomparsa, come il tetto e gran parte delle pareti perimetrali. Lo sterno dell’edificio fu eseguito dalla Pontificia Commissione di archeologia sacra nel 1868; i lavori di restauro iniziati nel 1901, ripresi nel 1935, sono rimasti interrotti. Appartiene alla Basilica un frammento di esiglio in lettere filocaliane, con le parole (Fau)STINO VITATRICI. Alla cripta storica dei martiri si accede da un passaggio aperto a destra dell’abside, nella quale, al disopra della cattedra, una fenestrela permette la vista dell’interno del santuario. Nel sec. vi, nella parete elevata per rafforzare la cripta stessa, fu eseguito un affresco che presenta nel centro il Salvatore con il nimbo crocigero, in atto di parlare e di sorreggere il libro della legge; al lato sinistro i ss. Viatrice « Simplicio, al destro i ss. Faustiniano (Faustino) e Rufiniano, indicati con i loro nomi: l’ultima figura sembra aggiunta per simmetria e forse per devozione del committente. Quasi addossato all’abside, si trova un arcosolio, l’unico del cimitero, in muratura, posteriore all’a. 384, come si arguisce dalla data di quell’anno nell’iscrizione posta sopra una forma, in parte coperta dal muro dell’arcosolio. Nella lunetta dell’arcosolio, è una figura quasi scomparsa di orante; nelle pareti, a destra, il sacrificio di Abramo, il Buon Pastore, e, in basso, una pecora; nella parete di sinistra, una rappresentazione del gregge, rimasta occultata da un muro aggiunto posteriormente. Il De Rossi volle vedere in questo arcosolio il sepolcro della martire Viatrice.