DOMITILLA, cimitero di. - È situato sull’antica via Ardeatina che aveva il suo percorso più ad occidente dell’attuale. L’odierno ingresso è sulla via delle Sette Chiese.
Il nome del cimitero è desunto non da indicazioni primitive, ma da un tardo documento detto «Indice dei cimiteri»: «Coemeterium Domitillae Nerei et Achillei ad S. Petronillam via Ardeatina».
Infatti nel codice Cambrense del Martirologio geronimiano si legge «in cimiterio eorum» e nella biografia di Giovanni I (523-26) si dice che il Papa «refecit cymiterium beatorum martyrum Nerei et Achillei».
La Passio narra che questi due martiri vennero sepolti nel «praedium Domitillae», donde il nome di cimitero nell’Indice citato. Due iscrizioni pagane rinvenute nella zona soprastante ricordano donazioni sepolcri «ex indulgentia Flaviae Domitillae» o «eius beneficio» (CIL, VI, 16426, 8942).
Si conoscono due Flavie Domitille, l’una figlia di una sorella di Tito e Domiziano, moglie del consolle Flavio Clemente (Dione Cassio, Hist. Rom., 67,

Domitilla, cimitero di - Pianta.
14; CIL, VI, 948), l'altra, secondo Eusebio (Hist. ecol., III, 18, 4), figlia d'una sorella del console Flavio Clemente, inviata in esilio nell'isola di Ponza, dove poi la vedova Paola, alla fine del sec. IV, vide ancora il luogo dove D. «longum martyrium duxerat» (S. Girolamo, Ep. 108 ad Eustoch.). Nell'area sopraterra del cimitero, nell'inverno del 1926, venne ritrovato, adiacente all'antica via Ardeatina, un sepolcreto pagano costituito da colombari e da «forme» anche cristiane, come pure erano state rinvenute nel 1822 (O. Marucchi, Di un gruppo di antiche iscrizioni cristiane spettanti al cimitero di D. e recentemente acquistate dalla Commissione di archeologia sacra, in Nuovo bull. di arch. crist., 7 [1901], pp. 233-56). Oltre l'area sopraterra, il cimitero si sviluppa per oltre 12 km. di gallerie su due piani principali, costituiti da antichi nuclei autonomi in seguito collegati insieme.
Uno dei nuclei primitivi che G. B. De Rossi (Del cristianesimo nella famiglia dei Flavii Augusti, e delle nuove scoperte nel cimitero di D., in Bullettino di arch. crist., 1ª serie, 2 [1865], pp. 17-24, 33-46, 89, 98) poi il Wilpert (Pitture, p. 121) e il Marucchi (Roma sotterranea, nuova serie. Monumenti del cimitero di D., I, Roma 1909, p. 92), hanno ritenuto come l'ipogeo dei Flavii e databile al sec. I, è composto di un ingresso adiacente alla via Ardeatina, con ambienti laterali per riunioni, e in origine di un'unica galleria scavata nel vivo della collina, contenente nicchie per sarcofagi con decorazione a fresco: putti vendemmianti nella volta, putti alati con festoni, paesaggi e scene cristiane, come nelle tra i leoni, pescatore all'amo, Noé. Ma non si hanno elementi per attribuire l'ipogeo ai Flavii né la datazione è anteriore alla metà del sec. II (A. Schneider, Der Eingang zum Hypogaeum Flaviorum, in Mitteilungen des deutsch. archäolog. Instit., Römische Abteilung, 43 [1928], pp. 1-12).
Un'altra regione antica è quella detta dal De Rossi dei Flavii Aurelii; la sua scala d'accesso fu distrutta dalle fondazioni del muro perimetrale sinistro della basilica. La superficie di questa regione era limitata e i proprietari furono costretti a successivi abbassamenti, come in Calisto (v.); lo Styger vi ha distinto sei periodi successivi; all'ultimo di essi appartiene il cubicolo con i sepolcri ancora intatti di una «C. Julia Agrippina Simplici dulcis in aeternum», di un «P. Aelius Rufinus», di un «M. Aurelius Ianuarius» e di un «Anniis Felix», non poteriatori alla metà del sec. III.
Una terza regione con scala propria e ipogeo a nicchie per sarcofagi non è posteriore alla 2ª metà del sec. III. In esso vennero depositi nelle «formae» scavate in un cubicolo i martiri ricordati nel sec. IV; l'ipogeo venne alterato dalla costruzione di una piccola basilica, orientata all'opposto dell'attuale e successivamente occupato dal grande edificio a tre navate con doppio ordine di colonne (R. Krautheimer - W. Frankl, Recent discoveries in Churches in Rome, in American Journal of Archaeology, 1939, pp. 397-98). Lo sterro della basilica fu iniziato dal De Rossi nel 1873 nell'area acquistata da mons. F. S. De Merode per facilitare gli scavallai Pontificia Commissione di Archeologia sacra. Il De Rossi identificò due frammenti del «carme damasiano» in onore dei martiri Nereo e Achilleo, una delle colonne del cimitero con la scena del martirio del martire Achilleo e una serie di iscrizioni riferitesi al clero del titolo di Pasciola, situato presso le Terme Antoniane dal quale dipendeva il cimitero.
In un cubicolo adiacente alla basilica è rappresentata la defunta, Veneranda introdotta nel Paradiso dalla martire Petronilla (Petronella mart[yr], G. B. De Rossi, Scoperta della basilica di S. Petronilla col sepolcro dei martiri Nereo e Achilleo nel cimitero di D., in Bull. di archeologia cristiana, 2ª serie, 5 [1874], pp. 5-35; id., Scoperta dell'immagine a fresco di s. Petronilla nel cimitero di D., ibid., pp. 122-25; id., Sepolcro di s. Petronilla nella basilica in via Ardeatina e su tratto del Vaticano, ibid., 3ª serie, 3 [1878], pp. 125-46; e ibid., 4 [1879], pp. 5-20; id., Esame critico ed archeologico dell'epigrafe scritta sul sarcofago di S. Petronilla, ibid., pp. 139-60).
Una quarta regione è detta dello scalone di Tor Marancia; fu sterrata fin dal 1854. La scala in origine immetteva ad un primo piano, poi fu ingrandita e approfondita fino a gran profondità. Ivi la cripta dipinta con il Buon Pastore fu attribuita dal De Rossi e dal Wilpert al sec. I mentre essa non è anteriore alla seconda metà del III.
Questa regione fu in parte visitata da P. Ugonio e da A. Bosio fin dal 1593 (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 195); il Bosio vi ritornò più volte e la ritenne il cimitero di S. Zefirino Segreto; una volta temette di esservisi smarrito. Fu nota anche al Boldetti il quale distaccò le pitture di un cubicolo descritto e riprodotto dal Bosio nella sua Roma sotterranea e le dette al benedettino p. Scannacca che le portò nel suo monastero di S. Niccolò in Catania dove si conservano alterate da un infelice restauro (H. Achelis, Römische Katakombenbilder in Catania, Lipsia-Berlino 1932). Al primo piano appartengono: una quinta regione detta di Ampliato dal
DOMITILLA, CIMITERO di - Adorazione dei Magi. L’artista ne ha raffigurato quattro (sec. IV).
cubicolo con l’iscrizione *Ampliati* scoperta dal De Rossi nel 1881 (Il cubicolo di Ampliato nel cimitero di D., in Bull. d’arch. crist., 3a serie, 6 [1881], pp. 55-74, 123). Esso però non può datarsi al 10 alla prima metà del sec. II (Wilpert, Pitture, p. 95, tavv. 30-31, 1); presenta due successive decorazioni e non è anteriore alla metà del sec. III. Una sesta regione del 19 piano è quella detta dei Sei Santi, scoperta nel 1898-99; con cubicoli poligonali e pitture del sec. IV; una settima regione nota fin del tempo del Bosio pure del sec. IV è quella nella quale si trova una serie di arcosoli e cubicoli dipinti, uno dei quali con doppia abside, con le rappresentazioni del Buon Pastore e di Gesù Cristo tra i dodici Apostoli e una serie di pitture identificate dal Wilpert come riferentesi all’annosa, cioè allo sbarco del grano (Ein unbekanntes Gemälde aus der Katakombe der hl. Domitilla und die cömeterialen Fresken mit Darstellung aus dem realen Leben, in Römische Quar-talschrift, 1 [1887], pp. 20-40). Presso questa regione si trova dipinta tra due loculi l’immagine della Epifania con 4 magi (sec. IV). Una ottava regione con propria scala discendente al secondo piano è quella detta del 1897 con una serie di gallerie assai regolari. Vi si trova il cubicolo di un presbitero Eulalio.
Il Boldetti devastò anche una nona regione situata tra la basilica e l’ipogeo detto dei Fla
vi. Ivi cercò di staccare gli affreschi decoranti il cubicolo del fosso di Dogene che invece rovinò
Vedi tavv. CXII-CXII.BIML.: A. Bosio, *Roma sotterranea*, Roma 1632, pp. 195-273; Wilpert, Pitture, pp. 495-500; id., *Sarcofagi*, I-II (v. indice); O. Marucchi, *Roma sotterranea cristiana*, nuova serie. *Monumenti del cimitero di D. sulla via Ardeatina*, I, Roma 1909; II, ivi 1914; id., *Le catacombe romane*, ivi 1933, p. 133 sgg.; P. Styger, *L’origine del cimitero di D. sull’Ardeatina*, in *Atti della Pont. Accad. rom. di archeol.*, 5a serie, rendiconti, 5 (1928), pp. 89-144; id., *Die Römischen Katakomben*, Berlino 1933, pp. 63-97; G. P. Kirsch, *Le catacombe romane*, Roma 1933, p. 203 sgg. Le iscrizioni del cimitero saranno tra poco pubblicate da A. Silvagni - A. Ferrua, in *Inscriptiones Christianae urbis Romae*, nuova serie, III. Enrico Joni.