DOMIZIANO, TITO FLAVIO (IMPERATOR CAESAR DOMITIANUS AUGUSTUS), IMPERATORE ROMANO

DOMIZIANO, TITO FLAVIO (Imperator Caesar Domitianus Augustus), IMPERATORE ROMANO. - N. a Roma il 24 ott. 51 d. C., m. il 18 sett. 96. Successe al fratello Tito, il 13 sett. 81. Terto ed irascibile di indole, giunse all’Impero esasperato dalla lunga attesa. Si mostrò tuttavia da principio liberale e moderato, unendo la fermezza del padre e la dolcezza del fra- tello. Restaurò e costruì molti templi ed edifici pubblici, diede sontuosi spettacoli, curò la giustizia ed i buoni costumi del popolo, sterminando i delatori. Combatté con successo in Britannia ed in Germania, contro i Catti e i Daci, estendendo e consolidando i confini dell’Impero. Ben presto però manifestò il suo spirito dittatoriale, rendendosi inviso al senato che ordì continue congiure, le quali non ebbero altro esito che rendere D. sempre più sospettoso e tirannico, aumentando proscrizioni, vessazioni e condanne.

Le forti spese da lui fatte avevano vuotato le casse del fisco. D. pensò allora di rimediarvi esigendo con maggior durezza la tassa giudaica del didramma ed estendendola anche a tutti coloro che professavano o sembravano vivere secondo i costumi giudaici. Tra questi furono compresi i cristiani, non ancora ben distinti dagli ebrei nell’opinione delle autorità romane. Il rifiuto opposto dai cristiani per ragioni religiose e sociali ben comprensibili, insieme con i sospetti e le calunnie di interessati, sembra sia stato la causa di una persecuzione contro di essi, che è attestata con certezza da scrittori antichi degni di fede. Tra le vittime furono lo stesso cugino di D., Flavio Clemente, che era stato console nel 95, con la moglie Flavia Domitilla e molti altri accusati di empietà e professione di giudaismo, Acilio Glabrione, accusato di cospirazione e di seguire nuove superstizioni. Altra vittima fu l’apostolo s. Giovanni, il quale, secondo la testimonianza di Tertulliano (De praescr. haeret., 36), sarebbe stato immerso a Roma in una caldaia di olio bollente, ed uscito il lesto, fu relegato nell’isola di Patmos dove scrisse l’Apocalisse. In questa stessa opera poi non mancano accenni alla persecuzione ed ai martiri dell’Asia Minore tra cui è nominato espresso sentente Antipa (v. *Apoc. 2, 8-13; 6, 9 sgg; 7, 13 sgg; 12, 11 sgg). La persecuzione però, suscitata per ragioni politiche, per quanto dura, fu ben presto revocata, specialmente dopo che D. poté constatare che alcuni parenti del Gesù, accusati come cospiratori, non erano che poveri e pacifici contadini. Una congiura di palazzo alla quale ne fu estranea la stessa moglie di D., ebbe finalmente ragione del tiranno che fu ucciso nel sett. del 96.

BIML.: Eusebio, *Hist. eccl.*, III. 20; Svetonio, *Domitianus*; S. Gsell, *Etude sur le règne de Domitien*, Parigi 1894; A. Manaresi, *L’Impero Romano e il cristianesimo nei primi tre secoli*, I, Roma.

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Domitilla, cimitero di - Adorazione dei Magi. L'artista ne ha raffigurato quattro (sec. iv).

cubicolo con l'iscrizione Ampliatl scoperta dal De Rossi nel 1881 (Il cubicolo di Ampliatio nel cimitero di D., in Bull. d'urch. crist., 3^{°} serie, 6 [1881], pp. 53-74, 123). Esso però non può datarsi al

DOMIZIANO, TITO FLAVIO - Ritratto contemporaneo.
Roma, Museo Capitolino.

1910, pp. 48-57; P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, trad. it., I. Firenze 1913, pp. 88-128; A. Cordara, La persecuzione in casa Flavia e la congiura contro D., in Didascalie, 5 (1916), pp. 113-94; Fliche-Martin-Frutaz, I, pp. 299-302.

Agostino Amore