ALESSANDRO. - Cardinale, n. a. Urbino il 16 ott. 1692, m. a Roma il 19 dic. 1779. Nipote di Clemente XI, a quindici anni era colonnello dell'armata pontificia, ma poi lasciò la carriera militare per quella ecclesiastica. Nel 1718 sostituì il fratello Annibale come segretario dei Memoriali e nel 1720 ebbe una missione a Vienna per trattare la restituzione di Comacchio, occupata dagli Austriaci. Creato cardinale da Innocenzo XIII nel 1721, fu bibliotecario di Santa Romana Chiesa (arricchì di medaglie la Biblioteca Vaticana), ambasciatore d'Austria a Roma, protettore del Regno di Sardegna, degli Stati ereditari della casa d'Austria e dell'Impero.
Durante i pontificati di Clemente XIII e di Clemente XIV fu tra i cardinali più contrari alla soppressione della Compagnia di Gesù. Mecenate delle arti e degli artisti, fece costruire la villa Albani e vi raccolse preziose collezioni di antichità, di opere d'arte, di medaglie e di monete. Protettore ed amico del Winckelmann, ereditò ricche collezioni dell'illustre archeologo.
GIANFRANCESCO. - Cardinale, n. a Roma il 26 febbr. 1720, m. ivi il 15 sett. 1803. Nipote di Alessandro e di Annibale, fu creato cardinale da Bene-

(fot. Enc. Cott.)
GIUSEPPE. - Cardinale della stessa famiglia principesca, n. a Roma il 13 sett. 1750, m. a Pesaro il 3 dic. 1834. Chierico di camera di Pio VI, fu inviato a Vienna (1784) per portare la fascia benedetta al battesimo dell'arciduca Ferdinando, che fu poi imperatore. Rimasto per vari anni in quella città, collaborò col nunzio Ruffo Scilla nella trattazione degli affari in corso con la S. Sede e creato cardinale da Pio VII, il 23 febbr. 1801, fu nominato, poco più tardi (1803), protettore dell'impero d'Austria. In tale qualità, nel conclave del 1823, pronunciò il veto contro l'elezione del card. Severoli che, nunzio a Vienna, aveva difeso inrepidamente i diritti della Chiesa. Leone XII lo nominò, nel 1824, pro-segretario dei Brevi e legato a Bologna; Pio VIII, del quale aveva molto agevolato l'elezione, segretario di Stato (1829); Gregorio XVI, nel 1832, commissario nelle Legazioni per ristabilirvi l'ordine, carica nella quale l'A. fece mostra di grande energia e di non comuni doti amministrative. Fu anche bibliotecario di S. Romana Chiesa e morì legato di Pesaro ed Urbino.
