ALBA, FERDINANDO ALVAREZ di TOLEDO, duca d'.
- N. a Petrahtia nel 1507, e rimasto orfano di padre a
quattro anni, venne allevato dal nonno Federico Al-
varez, dal quale ereditò il fanatismo monarchico, lo
zelo religioso, l'odio alle cresie e la severa disciplina.
Assai per tempo si segnalò per uomo d'arme a Carlo V,
che lo volle con sé nelle imprese militari d'Ungheria,
di Tunisi e di Germania e gli affidò l'educazione di
Filippo II, per la stima in cui lo teneva più che
per la confidenza, che non gli poté mai concedere per
ALBA, FE

di P. de Jode da un quadro smarrito di Tiziano.
La disparità dei caratteri. Sotto Filippo II, risplendette
la fortuna del duca, essendo identico il modo di sen-
tire spagnolo e religioso, la lentezza nel prendere le
risoluzioni, la decisione nel mantenerle, l'idea della
autorità e la crudeltà contro i nemici. Egli n'ebbe
difatti il governo di Milano (1555) e di Napoli (1556),
il comando della guerra contro Paolo IV ed il com-
pito di spagnolizzare i Paesi Bassi.
Nella guerra contro Paolo IV, che fu nobilitata dal
desiderio generoso del vecchio Pontefice di sottrarre
l'Italia al dominio spagnolo e rivelò l'impreparazione
diplomatica e militare del governo pontificio e l'egoi-
smo dei principi italiani, il duca d'A. si trovò di fronte
milizie papali indisciplinato con forze francesi guidate
da un capo, il duca di Guisa, che l'irresoluzione ed
il doppio giuoco dei governanti impacciava ed irre-
tiva. Non gli fu quindi difficile non solo impedire l'in-
vasione del regno napoletano, voluta da Paolo IV, ma
giungere sotto le mura di Roma e dettare la famosa
pace di Cave. Il Pontefice ne uscì senza sacrifici ter-
ritoriali o di grosse taglie, ma il pontificato perdette
allora ogni possibilità di affermare il suo primato po-
litico nella penisola. Si discusse a lungo se la mo-
derazione del duca nel rinunziare ad un secondo sacco
di Roma, che avrebbe potuto fare, e nel dettare le
condizioni di quella pace fosse dovuta a calcolo poli-
tico o, come si ritiene, al rispetto per il papato.
Nei Paesi Bassi il duca d'A. fu inviato per ridurre
all'obbedienza un popolo arrivato, sotto la guida di abili
capi, a raggiungere l'autonomia, ad imporre adeguate
imposte ed a stroncare la dilagante 'eresia; ed operò
con tale feroce risoluzione e spietata crudeltà da farsi
esecrare nei secoli futuri. Imprigionò i capi (conti di
Egmont e d'Hornes), istituì un Consiglio contro i ri-
belli e vi sedette sino a nove ore al giorno per firmare
decreti di confisca e di morte, e ridusse il popolo