ALBERA, PAOLO

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ALBERA, PAOLO. - Salesiano e secondo successore di s. Giovanni Bosco, n. a None il 6 giugno 1845, m. a Torino il 30 ott. 1921. Fu tra i «primissimi» a dare il nome alla Pia Società Salesiana. Dopo parecchi anni d'insegnamento nel collegio di Mirabello, ordinato sacerdote nel 1871, fu subito inviato ad aprire la nuova casa di Genova; e quell'istituto in un anno ebbe tale incremento, che dovette trasferirsi in locali più ampi a Sampierdarena. La sua opacosità, prudenza e spirito religioso lo designarono nel 1881 alla carica di ispettore delle case salesiane di Francia, poi, alla morte di don Bosco, a quella di direttore spirituale generale, che conservò per 18 anni. Dovette così visitare quasi tutte le case dell'Europa, Africa e America, portando e rafforzando quello spirito interiore e quello zelo dinamico che aveva appreso dal fondatore. Alla morte di don M. Rua (1910) fu nominato rettore maggiore. L'ufficio così alto mise ancor più in mostra la sua grandezza di animo e la sua instancabile intraprendenza. La Pia Società Salesiana e le Suore di Maria Ausiliatrice crebbero assai di numero; le case si moltiplicarono anche nelle missioni; l'istituto si rafforzò nel suo ordinamento. I tempi non gli risparmiarono fatiche; ma ne guadagnò l'espansione della sua carità. Di qui le iniziative per gli orfani di guerra (1916), per i figli degli Italiani espulsi dalla Turchia (1912), per i poveri fanciulli dell'Europa centrale, vittime del terremoto. Il fatto più consolante per lui fu il vedersi circondato, non molto prima della morte, da una schiera di giovani di quasi tutte le nazioni di America e di Europa, convenuti a Torino per prepararsi alla loro futura missione di apostoli, attuando il disegno più caro del rettore maggiore.

Bibl.: C. Salotti, In memoria di don Paolo A., Rettore Maggiore dei Salesiani, Roma 1922; D. Garneri, Don P. A., secondo successore di d. Bosco, Torino

1939. Celestino Testore ALBEREGNO, Jacobello

Pittore veneziano, m. nel 1397. Abbiamo di lui una sola opera, un trittico nell'Accademia in Venezia, rappresentante il Crocifisso con la Madonna e santi. La tecnica è giottesca: le figure, diritte e molto allungate, per fattura e proporzioni si ricollegano ad Antonio Veneziano.
Bibl.: P. Paoletti, Raccolta di documenti inediti per servire alla storia della pittura veneziana nei secc. XV e XVI, Padova 1894-95; L. Ferro, A. Jacopo, in Thieme-Becker, I, p. 181; L. Testi, Storia della pittura veneziana, I, Bergamo 1909.

Giuliano Briganti