ALBERGOTTI, AGOSTINO. - Vescovo di Arezzo, ivi n. il 25 nov. 1755 e m. il 6 maggio 1825. Compi gli studi sacri a Roma e fu sacerdote nel 1779. Sostenne, nella lotta contro il giansenismo e l'invadenza religiosa del granduca Leopoldo I, mons. A. Martini ar-

successiva conferma del capitolo, fu designato vescovo di Bologna. Ratificata dal metropolita di Ravenna, la elezione venne l'anno seguente confermata dal nuovo pontefice Martino V.
civescovo di Firenze, di cui fu vicario generale per 14 anni. Soccorse i sacerdoti francesi e italiani rifugiati in Toscana. Rese devoto omaggio a Pio VI (1798), di passaggio a Firenze prigioniero dei Francesi. Arrestato da questi (1799) e condotto a Livorno, riuscì ad evadere. Eletto vescovo (1801) di Arezzo, nei 24 anni del suo governo restaurò la diocesi e fu modello di vita apostolica. Scrisse: La via della santità.... nello spirito e nella pratica della vera devozione... al S. Cuore, (2a ed., Lucca 1797; nuova ed. riveduta da P. Severi, Milano 1931); Dal Cenacolo al Calvario (nuova ed. a cura di P. Severi, Milano 1936).
Francesco Tinello ALBERI, Eugenio. - Storico, n. a Padova il 1° ott. 1807, m. a Vichy nel giugno 1878. Studiò legge a Bologna, ma l'indole sua era naturalmente portata alle lettere ed alla storia.
Di questo interesse per il passato furono primi saggi un Quadro strategico delle guerre d'Italia del principe Eugenio di Savoia pubblicato nel 1830 e la Vita di Caterina de' Medici nel 1838. Iniziò poi le due opere che ancora oggi costituiscono un ausilio prezioso ed indispensabile per lo storico: le Relazioni degli Ambasciatori Veneti al Sena

vento di S. Maria del Popolo, nel 16ro. Entrò nell'Ordine nel 1570, e vi si distinse per doti di governo, passando da priore di vari conventi a procuratore e poi vicario generale di tutti gli Eremitani di s. Agostin
to durante il sec. XVI, Firenze 1839-63, in 15 voll., e l'edizione delle opere di Galileo, pubblicate dal 1842 al 1856. Salito al soglio pontificio Pio IX, l'A. in un opuscolo Del Papato e dell'Italia manifestò la sua fede nelle riforme, sostenendo che «il papato non solo non è stato capace di mantenere la divisione d'Italia, ma che nessuno ha più efficacemente di lui contribuito a camparla da una total servitù».
Partecipò da volontario alla guerra del '48 nelle milizie del generale Durando e fu presente alla difesa di Vicenza, trattando con gli Austriaci la capitolazione ed ottenendo con la sua accortezza condizioni eque ed onorevoli dal vincitore. Fu contrario dopo il '59 alla politica unitaria del Piemonte ed attaccato al vecchio stato di cose si sussurrava, come scrive il Tommaseo, che venisse sovvenzionato dall'ex-granduca di Toscana. Si mantenne sempre ossequiente al cattolicesimo, accettando senza restrizioni il Sillabo ed i Decreti del Concilio Vaticano.