ALBÈRI, EUGENIO. - Storico, n. a Padova il 1º ott. 1807, m. a Vichy nel giugno 1878. Studiò legge a Bologna, ma l'indole sua era naturalmente portata alle lettere ed alla storia.
Di questo interesse per il passato furono primi saggi un Quadro strategico delle guerre d'Italia del principe Eugenio di Savoia pubblicato nel 1830 e la Vita di Caterina de' Medici nel 1838. Iniziò poi le due opere che ancora oggi costituiscono un ausilio prezioso ed indispensabile per lo storico: le Relazioni degli Ambasciatori Veneti al
Senato durante il sec. XVI, Firenze 1839-63, in 15 voll., e l'edizione delle opere di Galileo, pubblicate dal 1842 al 1856. Solito al soplio pontificio Pio IX, l'A. in un opuscolo Del Popato e dell'Italia manifestò la sua fede nelle riforme, sostenendo che «il papato non solo non è stato cagione di mantenere la divisione d'Italia, ma che nessuno ha più efficacemente di lui contribuito a camparla da una total servita».
Partecipò da volontario alla guerra del '48 nelle milizie del generale Durando e fu presente alla difesa di Vicenza, trattando con gli Austriaci la capitolazione ed ottenendo con la sua accortezza condizioni eque ed onorevoli dal vincitore. Fu contrario dopo il '59 alla politica unitaria del Piemonte ed attaccato al vecchio stato di cose si sutaurrava, come scrive il Tommaso, che venisse sovvenzionato dall'ex-granduca di Toscana. Si mantenne sempre ossequiente al cattolicesimo, accettando senza restrizioni il Sillabo ed i Decreti del Concilio Vaticano.