SETIF. - È la Sitifis, colonia romana di veterani fondata da Nerva nella Mauretania (Algeria) detta «Colonia Nerviana Augusta Martiaris veteranorum Sitifensium».
Alla fine del sec. III divenne la capitale della Mauretania Sitifense (CIL, VIII, 8475-76). Soffrì di un violento terremoto al tempo di s. Agostino. Il primo ricordo di vescovi di S. si ha in una lettera di s. Agostino dell'a. 409 dove è nominato il vescovo Severo (Ep., 111); Novato fu al Concilio del 419; è ricordato nelle lettere 185 e 229 di s. Agostino; morì nel 440, come è attestato dal suo epitafio (CIL, VIII, 8634; P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne d'Afrique, Parigi 1907, p. 134, n. 201). Lorenzo fu probabilmente il vescovo che il 3 ag. 452 dedicò una memoria al martire omonimo romano (CIL, VIII, 8630) «in hoc loco sancto depositae sunt». Donato fu vescovo nel 484; Ottato lo fu da il 525; Cresciuto è del sec. v o vi; era ancora sede vescovile all'inizio del sec. VIII (H. Gelzer, Byzantinische Zeitschrift, 2 [1893], p. 26); oggi S. è solo sede titolare. Furono ritrovati in S. gli avanzi di una chiesa con battistero; a nord-ovest della città si rinvenne la dedica d'un oratorio in onore dei martiri Giusto e Decurio «qui bene confessi vicerunt arma maligna, praemia victores Cristi meruere coronam» (G. B. De Rossi, Scoperta di insigni storiche epigrafi di Milevi [Mileto], di Sitifi [S.], ecc., in Bull. arch. crist., 2ª serie, 6 [1875], p. 171; 3ª serie, 1 [1876], tav. 3; CIL, VIII, 8631). Sopra un mattone fu trovata incisa la seguente epigrafe: «Hic m(e)m(oriae) a(an)c(t)or(um) Stefani (et) Iuliani pos(itae) su(n)t XII K(a)l(endas) apr(i)l(es) N(abori) e S(an)c(t) Stefani» (CIL, VIII, 8632). Altri santuari cristiani furono a nord della città di S.; vi furono trovate iscrizioni in musaico (ibid., 8629, 20409; S. Gsell, Monuments de l'Algérie, II, Parigi 1901, p. 256). S. ebbe nel 409 un monastero di religiose e una scuola vescovile (s. Agostino, Ep., 84, 1). Tra le iscrizioni cristiane scoperte si ricordano un frammento di epigrafe d'un presbitero (CIL, VIII, 20411). L'epigrafe dell'a. 384 di una cappella funeraria fatta da un tale «Flavius Eustasius» e da sua moglie «Iulia Crescentina», ha la formola «in nomine Dei et Cristi eius» (ibid., 20412). Alcune iscrizioni cristiane sono ispirate ai salmi (ibid., 8621-25); in una si ricorda la festa del Natale: «Natale Domini Cristi VIII. Kal. Ianuaras» (ibid., 8628; P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne d'Afrique, Parigi 1907, p. 126, n. 307).

Sempre nella Mauretania Sitifense, due diaconi, Primo e Donato, furono uccisi dai donatisti (Ottato, De schismate Donatistarum, II, 18). A sud-ovest di S., ad Ain-Melloul, un'iscrizione ricorda la « me(n)sa martyrum Donatus, Felix, Novici, Baric, qui passi sunt Guruzis » (P. Monceaux, Enquête, cit., nn. 311, 254). A Kesseria un'iscrizione in musaico d'una « clarissima femina Cypriana » è dell'a. 454 (P. Gauckler, in Bull. archéol. du Comité, 1892, pp. 124-25).
A 10 km. a sud di S. in località Mesloug si rinvenne nel 1856, sotto un antico altare, un deposito di reliquie coperto da una pietra con l'iscrizione: « Hic m(e)m(oriae) sanctoru(m) Bincenti, Felicis, Cortanti et Victorie posite
a sanctu Crescituru episcu(po) die III Kl aprilis amen ». Vincenzo, Felice e Vittoria sono i martiri di Abitina messi a morte a Cartagine il 12 febbr. 304 (S. Gsell, in Bulletin archéol. du Comité, 1899, p. 454, n. 6).
A 50 km. a sud-est di S. in località Henchir-el-Ateuch fin dal 1893 si conobbe una basilica a tre navate (M. Simon, Fouilles dans la basilique d'Henchir-el-Ateuch, in Mélanges d'arch. et d'hist., 51 [1934], pp. 143-77). A Guellal (l'antico Castellum Dianense) si rinvenne l'iscrizione « me(n)sa Migini subdiaconi die III idus iunias » (E. Albertini, Inscriptions romaines d'Algérie, in Bulletin archéol. du Comité, 1925, p. 172, n. 3).