SILLOGI EPIGRAFICHE. - Nel mondo romano l'Oriente precedette l'Occidente nella raccolta di iscrizioni; in Grecia infatti si formarono s. fin dal sec. III a. C., da cui risultano avere attinto l'Antologia Palatina ad opera di Cephalas nel sec. X e la Planudea nel sec. XIV. In Occidente il primo esempio è dato da un frammento di un'antica s. romana, che un monaco di Einsiedeln nel sec. IX trascrisse insieme ad altre iscrizioni cristiane; solo con il sec. XV si iniziano le numerose s. con cui si andò preparando il grande Corpus inscriptionum latinarum.
L'epigrafia cristiana dopo la Pace di Costantino prese un così largo sviluppo che nell'alto medioevo dette origine in varie regioni dell'Occidente a numerose s., a cui l'Oriente può contrapporre soltanto iscrizioni monumentali dei secc. V-VII con aggiunte dei secc. IX-X, tratte da s. di Costantinopoli e luoghi vicini, riunite in uno speciale capitolo dell'Antologia Palatina, e titoli sepolcrali di origine incerta mescolati nel capitolo τῶν ἐπιτυμβῶν a titoli pagani (G. B. De Rossi, Inscr. christ., II, n. 29). Questa attività epigrafica, in cui Roma rimane sempre al centro, rallentò negli ultimi secoli del medioevo riprendendo con carattere differente ognor crescente vigore dal sec. XVI in poi.
1. S. cristiane anteriori al sec. XV. - Occorre premettere alcune osservazioni riguardo a tale periodo. Varie s. si hanno in molte regioni ma di limitate proporzioni, rarissime sono le maggiori riservate alle più grandi città, e queste risultano fatte con lo scopo speciale di servire di illustrazione o di corredo a itinerari o descrizioni di sacri edifici. La molteplicità delle s. nell'alto medioevo si spiega col gusto letterario del tempo, ragione esclusiva per le raccolte piccole e non secondaria per le maggiori. La poesia nell'epigrafia cristiana non rimase, come nella classica, limitata ai sepolcri, ma già nel sec. IV con Damaso e più ancora con Ambrogio e Prudenzio si estese a decorazioni di chiese; dal sec. V carmi parenetici, esegetici e di contenuto dogmatico ornarono basiliche, battisteri ed anche monasteri ad opera specialmente di Paolino di Nola, di Paolino di Périguea, di Sidonio, di Ennodio con un fervore che continuò dietro l'esempio di Alcuino per tutta l'età carolina, in cui le s. e., fornendo materia di esercitazione alle scuole monastiche, furono lì sottoposte a frazionamenti e manipolazioni molteplici, a parziali intrusioni in antologie poetiche e ridotte nello stato in cui sono giunte.
Ad una s. del sec. VII dell'Africa latina risalgono facilmente i versi che decorarono un battistero ed una basilica, riportati nell'Antologia Salmasiana del cod. Paris. 10318 (De Rossi, op. cit., n. 20); da un'antologia simile provengono (id., op. cit., p. 460) due carmi contenuti nel cod. Sessor. 55, uno dei quali composto da s. Agostino per la tomba di un diacono vittima dei Donatisti.
Per la Spagna notevole è la s. formata da due piccoli gruppi di epigrammi inseriti nell'antologia del sec. VIII di poeti spagnoli del cod. Paris. 8093 (id. op. cit., n. 30), dei quali il primo riporta epitafi di vescovi ed abati di Valenza e Terragona, il secondo carmi basilicali di Siviglia; sono certo parziali apografi di una più ampia

(Int. Enc. Cntt.)
La Gallia presenta nella raccolta delle iscrizioni della basilica e monastero di S. Martino di Tours l'unica s. di questo tempo giunta nel suo stato originale insieme alla sua descriptio; contenuta in molti codici, dal Turon. dell'a. 820 a quello Veron. del sec. XV, è in diversi unità alla descrizione; non è sicuro, come sostenne il De Rossi (op. cit., n. 18), che risalga al sec. VI. Due epigrafi del sec. VII, intrusi nella grande s. Turon. di Roma (id. op. cit., n. 6), possono far pensare ad una seconda s. locale. L'antologia citata del cod. Paris. 2832 contiene un buon gruppo di iscrizioni del sec. VI, che ad eccezione di alcune della Spagna appartengono a diverse città della Gallia, a Vienne, Lione, Orléans ed Arles; appaiono estratte da una o più s. originali. Infatti per Vienne si ha da altra fonte (id., op. cit., n. 25) sicuro indizio di una s. speciale in versi e in prosa; per Lione De Rossi (op. cit., n. 24) è indotto ad ammettere una s. abbastanza antica da quattro carmi del cod. Valent. 393; del resto la sua importanza epigrafica è confermata dagli otto epigrafi di vescovi dei secc. v-VI ritrovati nella ricognizione del 1308 (id., op. cit., n. 33) nella chiesa di S. Niceta. Una s. del sec. VIII in Aquitania lascia supporre i quattro carmi (id., op. cit., n. 260) inseriti nel cod. Paris. 4841. Vestigia di una raccolta per Treviri (id., op. cit., n. 1) rimangono nelle due epigrafi cristiane trascritte nella vetus membrana di Scaligero.
In Italia durante l'alto medioevo la composizione delle s. è da collegarsi al movimento dei pellegrinaggi, che diviene intenso nel sec. VII con gli Anglo-Sassoni spinti dall'ardore di neofiti a visitare la tomba di s. Pietro e di tanti altri martiri romani, e seguita ininterrotto nel sec. VII e seguenti con meno ardente spirito religioso ma con maggior fervore letterario; tale movimento dette occasione direttamente alle prime s. di Roma e indirettamente a quelle delle città italiane, che si trovavano vicino o lungo la via battuta dai nordici pellegrini.
In Roma la ricchezza di sacre memorie rese presto necessari itinerari che guidassero i devoti pellegrini per i numerosi cimiteri e le grandi basiliche; quattro completi se ne conservano, dal De Rossi (Roma sott., I, Roma 1864, p. 135 sg.) criticamente illustrati, il Salisburgense 140 compilato sotto il pontificato di Onorio I (625-38), il Salisburgense 209 uguale al Wirceburgense 49 contemporaneo o di poco posteriore ad Onorio, il Malmesburriense composto tra il 648 e il 682.
Per Roma rimangono numerose s. dei secc. IX e X con iscrizioni metriche di cimiteri e di basiliche, che De Rossi dottamente illustrò, e non meno numerosi gruppi di simili iscrizioni che estrasse da antologie poetiche degli stessi secoli; da questa massa di apografi della scuola carolina si può dimostrare che conviene risalire a due sole s. originali. Per l'ampia trattazione, che qui schematicamente si riassume, si rimanda ad A. Silvagni, Inscriptiones christianae Urbis Romae, nova series, I, Roma 1922, V. Conipectus auctorum; n. 1 con relativa tavola sinottica della s., e Dissert. della Pont. Accad. rom. di arch., 15 (1921), p. 181 sgg.
Le molteplici s. romane si possono raccogliere in due gruppi distinti. a) S. con iscrizioni di cimiteri e di basiliche cimiteriali unite a titoli di alcune basiliche urbane; Turonense (De Rossi, Inscr. chr., II, n. 6), Centulense (id., op. cit., n. 7), Einsiedlense II (id., op. cit., n. 2), Harleiana (id., op. cit., n. 9), Laureshamense IV (id., op. cit., nn. 3,8), Vir-dunense I (id., op. cit., n. 12). Caratteristiche
comuni delle s. del gruppo sono queste: nessuna iscrizione è posteriore al pontificato di Onorio I; il materiale epigrafico complessivo di un trecento iscrizioni si trova per quasi due terzi ripetuto nelle diverse s., ed appare piuttosto come una massa comune variamente rimaneggiata; in quasi tutte le s. le iscrizioni si presentano riunite in gruppi topografici frammentari più o meno estesi, la sola Turonense offre 37 iscrizioni cimiteriali in regolare ordine topografico dalla Via Salaria all'Ostiense in piena corrispondenza con l'itinerario Salisburgense 140, come De Rossi fece rilevare; nessuna s. contiene iscrizioni cimiteriali delle Vie Flaminia, Cornelia, Aurelia e Portuense. In conclusione, non potendosi criticamente sostenere che s. complete e parziali varie, come pare pensare il De Rossi, si facessero in un medesimo giro di tempo per i medesimi cimiteri, conviene ammettere la compilazione nel sec. VII di un'unica grande s. contemporanea agli antichi itinerari con l'ordine suburbano ed urbano di uno di essi, al quale venne unita come sua illustrazione per i pellegrini colti, da cui presto staccata finì col passare sotto i molteplici rimaneggiamenti degli amanuensi e delle scuole monastiche. b) S. con iscrizioni di sole basiliche: Vaticana (id., op. cit., n. 5), Lauresh. I e II (id., op. cit., n. 13,11), Cantabrigense (Silvagni, op. cit., n. 1); Virdunense II (De Rossi, op. cit., n. 5), Wir-ceburgense (id., op. cit., n. 14) e s. in antologie codd. Paris. 8041 e 2773, 2832, 4841, 9347 (id., op. cit., nn. 21, 23, 25, 26), cod. Bruxell. 10615 (id., op. cit., n. 27 F), Lugdun. Q. 69 (id. op. cit., n. 26 B). Le s. con asterisco hanno esclusivamente iscrizioni della Basilica Vaticana, nelle rimanenti tali iscrizioni sono unite a poche altre di diverse basiliche. La s. vaticana priva di iscrizioni posteriori ad Onorio e fornita di una lemma, che la mostra legata ad altra raccolta, va riunita alla grande s. del sec. VII, di cui facilmente fece parte con speciale distinzione. Il quadro sinottico si tutte le altre s. mette in luce una raccolta di 124 iscrizioni della basilica di S. Pietro e di edifici adiacenti, delle quali otto sono datate dal 707 al 795; essa costituisce quindi una seconda grande s. del sec. VIII, sfuggita all'attenzione del De Rossi, la quale concorda con una descrizione della Basilica stessa del sec. VIII (id., op. cit., p. 224), trascritta in appendice all'itinerario Salisburgense 140, e dovette facilmente in origine essere a questa allegata.
Un'altra s. ebbe la Basilica Vaticana nel sec. XII composta di epigrafi di papi inseriti nella descrizione della Basilica del cod. Vat. 3627, che il sacerdote Petrus Mallii offrì ad Alessandro III (1159-81), fatta con scopo polemico (id., op. cit., n. 19) nella contesa del tempo per la preminenza tra la Basilica Vaticana e la Laterana.
La via percorsa dai pellegrini scendendo dal Gran S. Bernardo attraverso la val d'Aosta sboccava nella pianura padana; di alcune città vicine, cioè di Milano,
Pavia, Vercelli, Piacenza e Ivrea, riporta iscrizioni la s. Lauresh. III, che De Rossi giudicò estratta nel sec. VIII da una o più s. Milano (id., op. cit. n. 16) ebbe certo una s. distinta e ben più ampia dei dieci carmi del codice, come fa supporre il frammento di itinerario milanese trascritto di seguito a quello romano Salisburgense 140. Una seconda raccolta di epigrafi di vescovi milanesi del secc. VI-VIII (id., op. cit., n. 18) fu rinvenuta nel sec. XVI dall'Alciato e da lui non fedelmente trascritta nel cod. Dresd. F 82; il De Rossi nella sua trattazione sostenne che essa era stata formata nel sec. XI in collegamento con le Vitae pontificum Mediolan. Ma un più minuto esame con il sussidio di nuove notizie (A. Silvagni, Studio critico sopra le due s. medievali di iscrizioni cristiane milanesi, in Riv. di arch. crit., 15 [1938], pp. 107-22, 249-79) permette di risalire ad origine più antica, probabilmente al sec. VIII, e ritenere quindi come frammento della s. precedente. Pavia, quale capitale del Regno longobardo, dovette facilmente avere anch'essa una s. speciale, di cui l'attuale sarebbe un notevole frammento; va aggiunta l'iscrizione greca di S. Pietro in coelo aureo riportata nella s. Einsiedlense. Sulla Via Flaminia a Spoleto furono nel sec. VII trascritti cinque carmi del vescovo Achille, che si trovano inseriti nella s. Lauresh. IV ed in altri codici della s. romana del sec. VII; a questi sono da aggiungere i titoli del vescovo Spes e di un defunto del 384 scritti nel sec. IX in un pittacio (De Rossi, op. cit., p. 43) ritrovato nel 1878 in Aquisgrana. Dal santuario di S. Felice a Nola, esaltato dal vescovo s. Paolino, provengono sette carmi, fra cui quello votivo di Damaso, inseriti nel cod. Paris. 1443 e parzialmente in altri codici. Ravenna, topograficamente lontana dal movimento dei pellegrini, non offrì una propria s. all'attività della scuola carolina; indizio di s. o trascrizioni isolate sono il carme di Droctulfo, inserito in tre codici della s. romana del sec. VII, e tre iscrizioni (id., op. cit., n. 1) della membrana Scaligeri.
2. S. del sec. XV e dei secoli posteriori. - Nell'età precedente Roma era al centro dell'attività epigrafica cristiana diffusa per quasi tutto l'Occidente, in questo periodo tale attività è quasi unicamente raccolta in Roma, dove solo è possibile seguirne lo sviluppo. È noto che i primi umanisti attesero alla ricerca di antichi codici letterari ed insieme alla trascrizione di epigrafi; da loro nacque quel disprezzo verso le rozze iscrizioni cristiane, che passò in tutti gli epigrafisti di quel secolo e del successivo nel nord, mentre in Roma nel Cinquecento molto si attenuò sino a sparire con il fiorire degli studi di archeologia cristiana.
Proprio all'inizio del secolo si presenta nel cod. Vat. Barb. 1952 una famosa s. di iscrizioni classiche, con solo dodici cristiane, la quale porta la data del 1409; una seconda recensione inquadrata in una Descriptio urbis Romae eiusque excellentiae contengono i codd. Vat. 10687 e Chis. I. VI. 204, ambedue miscellanei; una terza recensione si trova nel cod. Vat. 3851 attribuita a Nicola Signorili. De Rossi (op. cit., n. 37, p. 316 sgg.) non tenendo giusto conto della data del cod. Barb. attribuì la seconda recensione all'a. 1347 e ne assicurò l'autore nella persona di Cola di Rienzo; tale conclusione fu da tutti i dotti accettata. Un esame critico del procedimento tenuto (Silvagni, op. cit., n. 8; Archivum latinitatis medii aevi, Parigi 1924), infirmando la datazione di tale recensione, viene a rimettere nel suo pieno valore la data 1409 della prima recensione. Rimane però incerto l'autore, che dove certo essere un umanista e facilmente Poggio Bracciolini, che dal 1402 andava trascrivendo iscrizioni in Roma. Poggio Bracciolini è qui da ricordarsi unicamente per un parvus quaternio della s. romana di Einsiedl. da lui rinvenuto in Svizzera verso il 1417, il quale insieme alla s. precedente fornì le uniche iscrizioni cristiane a tutte le grandi raccolte per più di un secolo (De Rossi, op. cit., n. 42). Una piccola raccolta di epigrafi di S. Pietro si ricava dai 4 ll. De Basilica Vaticana contenuti nel cod. Vat. 3750 ed in altri codici (id., op. cit., n. 44), che intorno al 1450 compose Maffeo Vegio, da buon umanista tutt'altro che ammiratore delle iscrizioni cristiane. Pietro Sabino fu il primo umanista che protestò espressamente per sif-

SILLOGI EPIGRAFICHE - S. e. di Cambridge: iscrizioni della basilica dei SS. Proto e Giacinto, dell'ontorio di S. Croce e della basilica dei SS. Giovanni e Paolo, intercalate nel testo di una copia del Liber Pontificalis - Cambridge, Biblioteca Universitaria, Kh. IV, 6 (alias 2021), f. 238v (sec. XII).
fatto disprezzo, e separando dalle classiche le iscrizioni cristiane, antiche medievali e recenti, da lui raccolte nelle chiese ed in altre parti di Roma, ne formò una ricca s. che nel 1494 offrì al re Carlo VIII (una copia ne fu riconosciuta dal De Rossi, op. cit., n. 66, nel cod. Marc. lat. X. 195). Di una simile s. di sole iscrizioni in prevalenza medievali di chiese romane danno notizia il Cancellieri ed altri, che formata nel 1498 da Giovanni Capocci andò poi perduta (Silvagni, op. cit., n. 27); bisogna scendere ai primi del sec. XVII per trovarne un altro esempio nella raccolta di Carlo de Serva del cod. Voll. G. 28 (id., op. cit., n. 62) e per ultimo al 1703 con quella di Epifanio Davanzati del cod. Vat. 10164 (id., op. cit., n. 95).
Con l'inoltrarsi del sec. XVI cadono in Roma le prevenzioni umanistiche e numerose iscrizioni classiche si trovano in certe s. mescolate ad iscrizioni cristiane antiche medievali e recenti, che esclusivamente appartenevano alle rispettive chiese; tale si presenta la s. dell'anonimo Spagnolo (id., op. cit., n. 57), raccolta, sotto il pontificato di Pio V, nel cod. Chis. I. V. 167. Questo ed i precedenti autori trascrivendo nelle chiese romane le iscrizioni cristiane avevano trascurato del tutto quelle numerose che nell'età medievale vi erano state trasportate dalle gallerie cimiteriali per lastricarne i pavimenti; a queste, non escludendo le altre delle chiese e le classiche, si rivolse l'attenzione di alcuni contemporanei epigrafisti. Aldo Manuzio (id., op. cit., n. 59), ne riportò un gran numero nel suo apparato epigrafico, specialmente nel cod. Vat. 5241 non posteriore al 1588; Filippo di Winghe (id., op. cit., n. 60) nella sua s. anteriore al 1592 contenuta nel cod. Bruxell. 7872-73 ne seguì l'esempio, così pure Giacomo Sirmond (id., op. cit., n. 62) alla fine del secolo nei suoi collectanea conservati nel cod. Paris. 9695. Il medesimo sistema tennero durante il sec. XVII Francesco
Suárez (id., op. cit., n. 84) la cui ricca collezione anteriore al 1667 è riunita nei codd. Vatt. 9140 e Barb. 3084, Francesco Tolomei (id., op. cit., n. 88) che lasciò 2 voll. di Iscrittiuni copiate dallì suoi originali in varii luoghi di Roma l'an. 1666, conservati nei codd. K. VIII. 1-2 della Biblioteca di Siena, come prima aveva tenuto G. B. Doni (id., op. cit., n. 74) che con la sua raccolta di iscrizioni cristiane e classiche, da cui fu estratta la s. del cod. Maruc. A. 293, si proponeva nel 1632 di formare un Corpus, disegno che neanche il mecenatismo del card. Barberini riuscì poi ad amare.
Nessuno degli autori citati riportò iscrizioni degli antichi cimiteri, da molti anni riscoperti; A. Bosio le fece per prima conoscere con la Roma sotterranea, uscita postuma nel 1632, a cui seguirono molto più tardi il Fabretti, il Boldetti e il Marangoni. I custodi antecedenti e successivi preposti dalla Chiesa agli scavi delle catacombe si preoccuparono solo di ricercare reliquie di martiri, mentre d'ordinario spogliavano le gallerie di tutte le lapidi che in gran numero venivano alla luce. Quelle dei cosiddetti « corpi santi » passavano alla Lipsanoteca del Sacristà pontificia o a quella del cardinal vicario, quelle dei comuni fedeli venivano disperse in Roma per lastricar chiese, per arricchire i musei esistenti, più spesso collezioni presso privati e case cardinalizie (riunite queste dal Marini nella Galleria Vaticana) e fuori di Roma per formare importanti collezioni lapidarie. Dalle due lipsanoteche, i cui manoscritti (Regesta Sacristi pontiff. e Acta custodiae card. Vicarii) forniscono due ampie raccolte di iscrizioni cimiteriali, e dalle varie collezioni lapidarie attinsero per le loro s. Venuti (id., op. cit., n. 102), Lupi (id., op. cit., n. 103), Seguler (id., op. cit., n. 118), Oderici (id., op. cit., n. 124) e Reggio (id., op. cit., n. 133) nel sec. XVIII, Amati (id., op. cit., n. 141), Sarti (id., op. cit., n. 144) e Settele (id., op. cit., n. 145) nel sec. XIX.
A metà del Settecento A. F. Gori (id., op. cit., n. 106) preparò solo un piano per la pubblicazione di un Corpus di iscrizioni cristiane; ma pochi anni più tardi Gaetano Marini con ben altra preparazione attese a raccogliere da ogni parte del mondo romano iscrizioni cristiane anteriori al sec. XII, che trascrisse, divise in vari capitoli, in quattro grandi volumi conservati nei codd. Vatt. 9071-74. Tutto il suo apparato epigrafico riordinò G. B. De Rossi mentre pubblicava il 1° vol. delle Inscriptiones per la continuazione delle quali lasciava una grandiosa raccolta di 19.000 schede manoscritte.
Bina.: G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae urbis Romae, II, Roma 1888; A. Silvagni, Inscript. christ. urbis Romae, nova series, I, ivi 1922. Angelo Silvagni