Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Archeologia cristiana Argomenti vari

SINAGOGA

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SINAGOGA. - Luogo di «adunanza» per la preghiera e la lettura sacra, nel giudaismo postesilico. Il termine greco σαναγιγὴ («adunanza») traduce nei Settanta per lo più i vocaboli ebraici 'ēdhāh e qāhāl, i quali non hanno relazione con un luogo di preghiera, che solo in epoca tardiva usò chiamarsi s.

Al tempo del Nuovo Testamento in questo senso si adoperava il termine greco πρεσενγὴ = «oratorio» (cf. Act. 16, 13; Filone, Legatio ad Caium, 165; Giovenale, Sat. III, 269; Flavio Giuseppe, Antiq. Lud., XIV, 258); mentre si usava quello di s. per significare un gruppo di ebrei organizzatori per motivi particolari a somiglianza di un collegium. In una medesima città vi potevano essere diverse s. (cf. Act. 6, 9); nella comunità ebraica di Roma al principio dell'era volgare se ne contano almeno 13, ognuna contrassegnata da un nome speciale con riferimento a benefattori, al quartiere, a caratteristiche etniche, ecc. Ciascuna di queste s. aveva il suo luogo di preghiera (προσευχή), cui fu riservato in seguito il termine dapprima generico di s. (ebr. bêth hênêseth; aramaico bêth hênlîtâ) o semplicemente hênlîtâ).

Il sorgere delle s. segnò una rivoluzione notevole nel giudaismo. Al Tempio unico di Gerusalemme si uniscono questi centri di pietà più individuale e più interiore. Essendo impossibile offrire sacrifici fuori del Tempio, ivi si prega, si studia la Legge e si fomenta l'amore per una vita sempre più perfetta. Non si conosce l'origine delle s.; ma esse dovettero già funzionare durante l'esilio di Babilonia (587-538 a. C.). A Schedia presso Alessandria è attestata la presenza di un tale edificio già al tempo di Tolomeo II Evergete (264-221 a. C.); e senza dubbio in Egitto ne sorgevano diversi (cf. Enoch 46, 8; 52, 6). Ma i più antichi resti archeologici noti sinora non risalgono oltre il sec. II. Fra i più antichi ed i più rappresentativi vanno considerati quelli delle s. di Sejb Abrêq, di Cafarnao, di Dura Eûropos, di Bejt Alfah, di Bethsan, di Gerico, di 'Ajn Dûq, di Gerasa, di Corozain, di Emath, di Kefr Bir'im, di Aleppo.

Non si può parlare dal lato architettonico di un tipo uniforme né di uno stile sinagogale. In origine la s. non si distingueva da una camera o sala ordinaria; unico particolare era un'arca (ebr. 'ârôn haq-qôdhes) per la custodia dei rotoli della Scrittura. Nel sec. III all'arca si sostituisce uno scrigno od armadio (ebr. têbhâh), fissato in una parete o nell'abside. Sotto l'influsso dell'architettura cristiana, la s. prende spesso la forma basilicale, nella quale in luogo dell'altare si trova l'armadio per i rotoli sacri. Tutta l'abside spesso era separata dal resto con una cortina. A scopo ornamentale vicino all'armadio si notano di solito due candelabri a sette bracci e, talvolta, decorazioni di animali o di piante. Il rimanente generalmente era molto semplice; ma sono stati trovati esempi di pitture e di musaici non solo con motivi desunti dalla natura (animali, piante, segni dello zodiaco, ecc.), ma anche con rappresentazioni di personaggi celebri nel giudaismo, come è avvenuto nella s. di Dura Eûropos (v.). In seguito, però, si evitò ogni figura. L'orientazione dell'edificio verso Gerusalemme, anche se appare molto frequente, non si può considerare una regola assoluta. Il podio o pulpito per la lettura della Bibbia, i sedili di pietra o scanni per il coro e per le persone di riguardo, sono comuni alle chiese cristiane ed alle s. Il primo, detto bêmâh con termine greco, sembra fosse la «cattedra di Mosè» ai tempi del Nuovo Testamento (cf. Mt. 23, 2); i secondi costituivano i posti di onore (greco πρωτοκαθεδρίας; Mt. 23, 6), mentre quelli lungo le pareti erano per tutti. Il matroneo, riservato alle donne, è abbastanza comune; mentre molto più rara è la presenza del nartece.

SINAGOGA - Decorazione pittorica della s. di Dura Eûropos (245-56 d. C.).
SINAGOGA - Decorazione pittorica della s. di Dura Eûropos (245-56 d. C.).(da Du Mesnil du Buisson, Les peintures de la synagogue de Dura Eûropos, Roma 1939, tav. 33)
SINAGOGA - Pianta della s. di Bejt Alfah (ca. 518-27).
SINAGOGA - Pianta della s. di Bejt Alfah (ca. 518-27).(da J. B. Frey, Une ancienne synagogue de Galilee récemment découverte, in Riv. di arch. crist., 19 [1933], p. 291, fig. 1)

La comunità era responsabile del culto e della preghiera sinagogale. Mancando un corpo sacerdotale con funzione ufficiale, quali dirigenti del culto funzionavano individui preparati appositamente, detti fin dal medioevo rabbini (v.), non essendo facile trovare fra i comuni fedeli persone qualificate per la lettura o per il canto di testi ebraici. Nell'antichità si parla solo di un arcisinagogo (Mc. 5, 22; Lc. 13, 14; Act. 13, 15; 18, 8), detto in ebraico rôf bêth hak-hênêseth, cui spettava di dirigere le riunioni, e di un ministro od inserviente (Lc. 4, 20), chiamato in ebr. hazzân ed in greco ὕπρετῆς, che non raramente si occupava anche della scuola dei bambini, quasi sempre annessa all'edificio sacro. La s. era un luogo di preghiera e di insegnamento. Il primo scopo si raggiungeva con la recita di formole, che furono presto fissate con precisione, come lo Sêmâ e lo Sêmâneh 'eirêh, e con il canto dei Salmi. La lettura di brani biblici, che nel periodo più antico sembrano lasciati alla scelta dell'arcisinagogo o del lettore (Lc. 4, 16), ma che in seguito furono determinati in una pericope del Pentateuco (pârâsâh) ed in una dei «Profeti» (haphjârâh), offriva spunti per una pia elevazione della mente a Dio oppure istruiva circa la condotta morale da seguire. Quest'ultima caratteristica spesso era accentuata da qualche dottore della Legge o da un semplice ascoltatore, che commentava il testo letto o esortava in genere i propri correligionari. Sia Gesù (cf. Mt. 4, 23; Lc. 4, 16 sgg.; 13, 10) sia i suoi discepoli (Act. 9, 20; 13, 5.14; 14, 1; 17, 1.17; 18, 4.19.26; 19, 8) approfittarono di tale usanza per diffondere la nuova dottrina. Le riunioni avvenivano il sabato (Lc. 13, 10; Act. 18, 4) e nelle feste; ma in seguito vi furono adunanze anche quotidiane. La s. era il centro delle varie comunità ebraiche, specialmente nella diaspora. I suoi costruttori erano considerati benefattori di tutto il gruppo (cf. Lc. 7, 4), mentre l'allontanamento di un ebreo da questo luogo di preghiera comune era ritenuto un grave castigo (cf. Io. 9, 22; 12, 42; 16, 2).

SINAGOGA - I segni dello zodiaco e il carro del sole. Musaico della s. di Bejt-Alfah (ca. 518-27).
SINAGOGA - I segni dello zodiaco e il carro del sole. Musaico della s. di Bejt-Alfah (ca. 518-27).(da J. B. Frey, Une ancienne synagogue de Gaitile récemment découverte, in Riv. di arch. crist., 19 [1832], p. 191, fig. 2)
Bibliografia10 opere
BIBL.: E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes im Zeitalter Jesu Christi, II, 4ª ed., Lipsia 1907, pp. 497-544; W. Bacher, Synagogue, in Jesu. Enc., XI, pp. 619-28; S. Krauss, Synagogale Altertümer, Berlino 1922; H.-L. Strack - P. Billerbeck, Kommentar zum N. Test. aus Talmud und Midrasch, IV, Monaco 1928, pp. 115-88; I. Elbogen, Der jüdische Gottesdienst in seiner geschichtlichen Entwicklung, 3ª ed., Berlino 1931; E. L. Sukenik, Ancient synagogues in Palestine and in Greece, Oxford 1934; K. Galling, Biblisches Reallexikon, II, coll. 505-10; Ed. Kalt, Biblisches Reallexikon, ibid., coll. 806-808; F. Nötscher, Biblische Altertumskunde, Bonn 1940, pp. 300-303; U. Holzmeister, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, trad. it., Torino 1950, pp. 204-15.

Angelo Penna

ARCHEOLOGIA

Oltre le numerose menzioni epigrafiche di s., le esplorazioni archeologiche hanno messo in luce anche gli antichi edifici adibiti a s.

Ad Hamman-Lif (Tunisia) si trovò tra il 1883-84 una s. formata da una sala di m. 9 x 5,25, con un pavimento a musaico con decorazioni in parte di animali in mezzo a tralci di piante, in parte di pesci e anatre, in parte ancora di un cantaro ansato a cui si appressano due pavoni; il campo è limitato da due palme dattilifere. Nel mezzo è posta l'iscrizione: « Sancta Sinagoga Naron(itana) pro salutem suam ancilla tua Iulia Nap. de suo proprium teselavit ». L'epigrafe è racchiusa tra due medaglioni con il candeliere eptalieno (a sette braccia) a sinistra sono anche l'etrog e il lulab. In una seconda sala, nel pavimento pure a musaico, è l'iscrizione « Asterius filius Rustici arcosinagogi Margaritari d(omus) D(e)i paterni portici tesselavit ». In un terzo ambiente pure nel pavimento a musaico si legge: « Istrumenta servi tui Naritanus; Istrumenta servi tui Amaroni ». Si ritenne dall'epigrafe che in questo ambiente fossero conservati i rotoli della Thorah. Esplorazioni compiute nel 1908-1909 misero in luce parecchie lampade in terracotta con il candelabro a sette braccia. Nel 1916 H. Kohl e C. Watzinger pubblicarono le esplorazioni di sedici s. del II o III sec. d. C., cioè di Tell Hüm (Cafarnao), Keräzeh (Corozain), Irbid (Arbela), Umm-el 'Amad, Meron, Kefr Bir'im, en-Nebratajn, el-Giš (Giscala) in Galilea; di ed-Dikkeh et Umm el-Kanätir in Transgiordania, di Hirbet Semmakah, al Monte Carmelo. Nella s. di Noarah alcune iscrizioni in ebraico-aramaico ricordano i collaboratori come, p. es.: « alla buona memoria di Beniamin Phinees figlio di Giuseppe. Che siano anche in felice memoria coloro che si sono associati, hanno collaborato con doni o hanno preso parte al lavoro per questo luogo santo; gente fortunata, gente di buona volontà, gente di ogni condizione; che sia loro concesso, se a Dio piace, la loro parte in questo luogo santo. Amen »; ancora: « alla buona memoria del presbitero Pinchas, figlio di Iosbah il quale ha dato con i suoi denari il prezzo del musaico e il tetto » (Revue biblique, 30 [1921], p. 581); « alla buona memoria di Khalifon figlia dei rabbi Safrah che ha collaborato a questo luogo santo. Amen » (loc. cit.). « Che siano in felice memoria tutti coloro che si sono associati ed hanno dato o daranno per questo luogo santo sia oro, sia argento, sia non importa quale valore. Che essi non perdano il loro contributo in questo luogo santo. Amen » (ibid., 28 [1919], p. 540).

La s. di Bejt-Alfah, nella Valle ad occidente del Giordano e al sud del Monte Thabor, fu scoperta nel 1929; l'edificio, nel suo complesso, misura m. 27,70 x 14,20; la sala delle adunanze di m. 10,75 x 12,40 è divisa in tre navate da due file di pilastri quadrilateri. L'arca contenente il rotolo della legge e il candelabro a sette braccia stavano nell'abside. Alla seconda colonna ad oriente era il bema, sopraelevato, dove il rabbino dava lettura della legge. Tutto il pavimento della nave centrale era decorato di musaico. Nella parte prossima all'abside era rappresentato il santo armadio (drōn haq-qābēi) tra due candelabri a sette braccia e i simboli del culto giudaico, cioè il lulab, l'etrog, il corno sacro, l'astuccio contenente il rotolo della legge. L'drōn è sormontato da un timpano triangolare e ai due angoli sono posati due uccelli; a guardia dell'arca sono rappresentati due leoni a fauci spalancate. Nel centro del musaico sono rappresentati i dodici segni dello zodiaco, con i loro nomi in ebraico, intorno al carro solare; agli angoli sono i simboli delle quattro stagioni. Al disotto è rappresentato il sacrificio di Abramo, secondo il testo biblico con i due servi (Gen. 22, 3), l'asino, un ariete attaccato all'albero e le parole in ebraico « ed ecco un ariete » (ibid. 22, 12); al disopra di Abramo, distinto con il nome in greco, è la mano divina che lo ferma e le parole pure in ebraico « non portare la tua mano »; (ibid. 22, 13); vicino sono Isacco con il nome in ebraico e l'ara accesa per il sacrificio. Il bordo in musaico che circonda le rappresentazioni citate contiene uccelli ed animali; un paniere di frutta, grappoli d'uva, decorazioni geometriche e due iscrizioni, una in greco l'altra in aramaico.

Nella s. di Noarah si è trovato un musaico con Daniele nella fossa dei leoni; in quella di Geraš in Transgiordania l'uscita degli animali dall'arca; ivi erano rappresentati Sem e Iapheh con i loro nomi in greco e certo gli altri membri della famiglia di Noè.

Quanto alla s. di Dura: v. DURA EUROPOS.

Bibliografia22 opere
BIBL.: E. Renan, Les mosaïques de Hamman-Lif, in Rev. archéol., 3ª serie, 1-2 (1883), pp. 157-63; 3-4 (1884), pp. 273-76 e tavv. VII-X: J. Icard, Fouilles dans l'antique synag. juive d'Hamman Lif, in Bull. arch. du comité, 1908, pp. 210-21, 288-89; 1910, pp. 170-72; H. Kohl-C. Watzinger, Antike Synagogue in Galilea, Lipsia 1916; L.-H. Vincent, La synagogue de Noarah, in Revue biblique, 28 (1919), pp. 579-601; id., Le sanctuaire juif d'Ain Douq, ibid., pp. 532-63; 30 (1921), pp. 442-43; id., Vestiges d'une synagogue antique à Yafa de Galilée, ibid., 30 (1921), pp. 434-38; id., Les fouilles juives d'el-Hamman à Tibériade, ibid., 30 (1921), pp. 438-42; 31 (1922), p. 121 agg.; S. Krauss, Synagogue Altertümer, Berlino-Vienna 1922; G. Ortali, Capharnaum et ses ruines d'après les fouilles accomplies à Tell-Houm par la custodie Franciscaine de Terre Sainte (1905-1921), Parigi 1922; E. Cohn Wiener, Die jüdische Kunst. Ihre Geschichte von den Anfängen bis zur Gegenwart, Berlino 1929; C. Watzinger, Die antiken Synagogen Galiläas Neue Ausgrabungen und Forschungen, in Der Morgen, 6 (1930), pp. 356-367; A. Barron, La découverte d'une synagogue à Dierash, in Revue biblique, 39 (1930), pp. 257-65; E. I. Sukenik, The ancient synagogue of Beth Alpha. An account of the excavations conducted on behalf of the Hebrew University, Gerusalemme-Londra 1932; J. B. Frey, Une ancienne synagogue de Galilée récemment découverte, in Ric. arch. crist., 10 (1933), pp. 287-305; E. L. Sukenik, The ancient Synagogue of el-Hammeh, in Journal of the Palestine Oriental Society, 15 (1935), pp. 101-80. Per Dura v. anche: I. Sonne, The paintings of the Dura Synagogue, in Hebrew Union College Annual, 20 (1947), pp. 255-362; R. Wischnitzer, The messianic theme in the Dura Sinagogue, Chicago 1948; H. Riesenfeld, The resurrection in Ezechiel XXXVII and in the Dura-Europos paintings, in Uppsala Universitets Arshiv, 11 (1948); A. Grabar, Images bibliques d'Apamée et fresques de la Synag. de Doura, in Cahiers archéol., 5 (1951). Per quanto riguarda l'organizzazione delle s. in Roma, v. J. B. Frey, L'organisation de la juiverie de Rome, in Corpus Inscriptionum Iudaeorum, I, Città del Vaticano 1936, pp. LXXI-LXXXI; ivi lo stesso autore illustra L'administration des communautés juives, pp. LXXXII-XCVI e Les services religieux dans les communautés, pp. XCVI-CI.

Enrico Josi

SINAGOGA - Sacrificio di Abramo. Musaico della s. di Bejt-Alfah (ca. 518-27).
SINAGOGA - Sacrificio di Abramo. Musaico della s. di Bejt-Alfah (ca. 518-27).(da J. B. Frey, Une ancienne synagogue de Gaitile récemment découverte, in Riv. di arch. crist., 19 [1832], p. 190, fig. 2)

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Di Angelo Penna, Enrico Josi

Fonte Angelo Penna: firma a stampa; Enrico Josi: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 653–657.

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Penna, Angelo, and Enrico Josi. “Sinagoga.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 653–657. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sinagoga.

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Penna, Angelo, and Enrico Josi. “Sinagoga.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 653–657. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sinagoga.

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