SINAGOGA

SINAGOGA - Decorazione pittorica della s. di Dura Eûropos (245-56 d. C.).

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(da J. B. Frey, Une ancienne synagogue de Galilee récemment découverte, in Riv. di arch. crist., 19 [1933], p. 291, fig. 1) SINAGOGA - Pianta della s. di Bejt Alfah (ca. 518-27).
La comunità era responsabile del culto e della preghiera sinagogale. Mancando un corpo sacerdotale con funzione ufficiale, quali dirigenti del culto funzionavano individui preparati appositamente, RABBINO (v.), non essendo facile trovare fra i comuni fedeli persone qualificate per la lettura o per il canto di testi ebraici. Nell'antichità si parla solo di un arcisinagogo (Mc. 5, 22; Lc. 13, 14; Act. 13, 15; 18, 8), detto in ebraico rôf bêth hak-hênêseth, cui spettava di dirigere le riunioni, e di un ministro od inserviente (Lc. 4, 20), chiamato in ebr. hazzân ed in greco ὕπρετῆς, che non raramente si occupava anche della scuola dei bambini, quasi sempre annessa all'edificio sacro. La s. era un luogo di preghiera e di insegnamento. Il primo scopo si raggiungeva con la recita di formole, che furono presto fissate con precisione, come lo Sêmâ e lo Sêmâneh 'eirêh, e con il canto dei Salmi. La lettura di brani biblici, che nel periodo più antico sembrano lasciati alla scelta dell'arcisinagogo o del lettore (Lc. 4, 16), ma che in seguito furono determinati in una pericope del Pentateuco (pârâsâh) ed in una dei «Profeti» (haphjârâh), offriva spunti per una pia elevazione della mente a Dio oppure istruiva circa la condotta morale da seguire. Quest'ultima caratteristica spesso era accentuata da qualche dottore della Legge o da un semplice ascoltatore, che commentava il testo letto o esortava in genere i propri correligionari. Sia Gesù (cf. Mt. 4, 23; Lc. 4, 16 sgg.; 13, 10) sia i suoi discepoli (Act. 9, 20; 13, 5.14; 14, 1; 17, 1.17; 18, 4.19.26; 19, 8) approfittarono di tale usanza per diffondere la nuova dottrina. Le riunioni avvenivano il sabato (Lc. 13, 10; Act. 18, 4) e nelle feste; ma in seguito vi furono adunanze

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(da J. B. Frey, Une ancienne synagogue de Gaitile récemment découverte, in Riv. di arch. crist., 19 [1832], p. 191, fig. 2)
SINAGOGA - I segni dello zodiaco e il carro del sole. Musaico della s. di Bejt-Alfah (ca. 518-27).

anche quotidiane. La s. era il centro delle varie comunità ebraiche, specialmente nella diaspora. I suoi costruttori erano considerati benefattori di tutto il gruppo (cf. Lc. 7, 4), mentre l'allontanamento di un ebreo da questo luogo di preghiera comune era ritenuto un grave castigo (cf. Io. 9, 22; 12, 42; 16, 2).

BIBL.: E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes im Zeitalter Jesu Christi, II, 4ª ed., Lipsia 1907, pp. 497-544; W. Bacher, Synagogue, in Jesu. Enc., XI, pp. 619-28; S. Krauss, Synagogale Altertümer, Berlino 1922; H.-L. Strack - P. Billerbeck, Kommentar zum N. Test. aus Talmud und Midrasch, IV, Monaco 1928, pp. 115-88; I. Elbogen, Der jüdische Gottesdienst in seiner geschichtlichen Entwicklung, 3ª ed., Berlino 1931; E. L. Sukenik, Ancient synagogues in Palestine and in Greece, Oxford 1934; K. Galling, Biblisches Reallexikon, II, coll. 505-10; Ed. Kalt, Biblisches Reallexikon, ibid., coll. 806-808; F. Nötscher, Biblische Altertumskunde, Bonn 1940, pp. 300-303; U. Holzmeister, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, trad. it., Torino 1950, pp. 204-15. Angelo Penna

ARCHEOLOGIA. - Oltre le numerose menzioni epigrafiche di s., le esplorazioni archeologiche hanno messo in luce anche gli antichi edifici adibiti a s.

Ad Hamman-Lif (Tunisia) si trovò tra il 1883-84 una s. formata da una sala di m. 9 x 5,25, con un pavimento a musaico con decorazioni in parte di animali in mezzo a tralci di piante, in parte di pesci e anatre, in parte ancora di un cantaro ansato a cui si appressano due pavoni; il campo è limitato da due palme dattilifere. Nel mezzo è posta l'iscrizione: « Sancta Sinagoga Naron(itana) pro salutem suam ancilla tua Iulia Nap. de suo proprium teselavit ». L'epigrafe è racchiusa tra due medaglioni con il candeliere eptalieno (a sette braccia) a sinistra sono anche l'etrog e il lulab. In una seconda sala, nel pavimento pure a musaico, è l'iscrizione « Asterius filius Rustici arcosinagogi Margaritari d(omus) D(e)i paterni portici tesselavit ». In un terzo ambiente pure nel pavimento a musaico si legge: « Istrumenta servi tui Naritanus; Istrumenta servi tui Amaroni ». Si ritenne dall'epigrafe che in questo ambiente fossero conservati i rotoli della Thorah. Esplorazioni compiute nel 1908-1909 misero in luce parecchie lampade in terracotta con il candelabro a sette braccia. Nel 1916 H. Kohl e C. Watzinger pubblicarono le esplorazioni di sedici s. del II o III sec. d. C., cioè di Tell Hüm (Cafarnao), Keräzeh (Corozain), Irbid (Arbela), Umm-el 'Amad, Meron, Kefr Bir'im, en-Nebratajn, el-Giš (Giscala) in Galilea; di ed-Dikkeh et Umm el-Kanätir in Transgiordania, di Hirbet Sem-

makah, al Monte Carmelo. Nella s. di Noarah alcune iscrizioni in ebraico-aramaico ricordano i collaboratori come, p. es.: « alla buona memoria di Beniamin Phinees figlio di Giuseppe. Che siano anche in felice memoria coloro che si sono associati, hanno collaborato con doni o hanno preso parte al lavoro per questo luogo santo; gente fortunata, gente di buona volontà, gente di ogni condizione; che sia loro concesso, se a Dio piace, la loro parte in questo luogo santo. Amen »; ancora: « alla buona memoria del presbitero Pinchas, figlio di Iosbah il quale ha dato con i suoi denari il prezzo del musaico e il tetto » (Revue biblique, 30 [1921], p. 581); « alla buona memoria di Khalifon figlia dei rabbi Safrah che ha collaborato a questo luogo santo. Amen » (loc. cit.). « Che siano in felice memoria tutti coloro che si sono associati ed hanno dato o daranno per questo luogo santo sia oro, sia argento, sia non importa quale valore. Che essi non perdano il loro contributo in questo luogo santo. Amen » (ibid., 28 [1919], p. 540).

La s. di Bejt-Alfah, nella Valle ad occidente del Giordano e al sud del Monte Thabor, fu scoperta nel 1929; l'edificio, nel suo complesso, misura m. 27,70 x 14,20; la sala delle adunanze di m. 10,75 x 12,40 è divisa in tre navate da due file di pilastri quadrilateri. L'arca contenente il rotolo della legge e il candelabro a sette braccia stavano nell'abside. Alla seconda colonna ad oriente era il bema, sopraelevato, dove il rabbino dava lettura della legge. Tutto il pavimento della nave centrale era decorato di musaico. Nella parte prossima all'abside era rappresentato il santo armadio (drōn haq-qābēi) tra due candelabri a sette braccia e i simboli del culto giudaico, cioè il lulab, l'etrog, il corno sacro, l'astuccio contenente il rotolo della legge. L'drōn è sormontato da un timpano triangolare e ai due angoli sono posati due uccelli; a guardia dell'arca sono rappresentati due leoni a fauci spalancate. Nel centro del musaico sono rappresentati i dodici segni dello zodiaco, con i loro nomi in ebraico, intorno al carro solare; agli angoli sono i simboli delle quattro stagioni. Al disotto è rappresentato il sacrificio di Abramo, secondo il testo biblico con i due servi (Gen. 22, 3), l'asino, un ariete attaccato all'albero e le parole in ebraico « ed ecco un ariete » (ibid. 22, 12); al disopra di Abramo, distinto con il nome in greco, è la mano divina che lo ferma e le parole pure in ebraico « non portare la tua mano »; (ibid. 22, 13); vicino sono Isacco con il nome in ebraico e l'ara accesa per il sacrificio. Il bordo in musaico che circonda le rappresentazioni citate contiene uccelli ed animali; un paniere di frutta, grappoli d'uva, decorazioni geometriche e due iscrizioni, una in greco l'altra in aramaico.

Nella s. di Noarah si è trovato un musaico con Daniele nella fossa dei leoni; in quella di Geraš in Transgiordania l'uscita degli animali dall'arca; ivi erano rappresentati Sem e Iapheh con i loro nomi in greco e certo gli altri membri della famiglia di Noè.

Quanto alla s. di Dura: V. DURA EUROPOS.

BIBL.: E. Renan, Les mosaïques de Hamman-Lif, in Rev. archéol., 3ª serie, 1-2 (1883), pp. 157-63; 3-4 (1884), pp. 273-76 e
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“SINAGOGA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 401. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/sinagoga.