RABBINO. - Titolo spettante ai dottori della legge ebraica: rabh «maestro»; rabbi «maestro mio». Rabbân era il titolo dato a un maestro molto eminente; lo stesso titolo di rabbi era in origine riservato ai soli capi scuola. Presso i sefarditi il r. è detto habîhan «saggio». La traduzione siriaca del Nuovo Testamento rende rabbi con «archisinagogo», la persona incaricata del servizio divino. Il compito del r. è soprattutto l'insegnamento e la predicazione; aveva anche potere di decidere in questioni religiose e talvolta civili, compito per lo più riservato a un funzionario apposito, detto dajân «giudice». Tale prerogativa cessò quando le autorità civili avocarono a sé ogni potere decisivo anche rispetto agli Ebrei.
I r. trovano la loro origine in seno al farisismo. Nel trattato misnico 'Abbâth, i, i, i, r. del primo periodo dopo Cristo fino a Jôhânân ben Zakkaj vengono collegati attraverso un'ininterrotta tradizione fino a Mosè. Il r. non era rimunerato per la sua opera di insegnamento; per questa ragione esercitava una professione, cui dedicava generalmente un terzo della giornata. R. Gamaliel in 'Abbâth, 2, 2 esorta esplicitamente al lavoro coloro che si dedicano allo studio della Legge. Il r. dei nostri tempi è un laico, senza dignità gerarchica. Un tempo però il titolo di r. era conferito con la sêmikhâh, imposizione delle mani, cerimonia a carattere religioso. Nel 135 d. C. i Romani proibirono tale cerimonia e fecero scontare con la morte a R. Jêhûdhâh ben Babâ' l'aver trasgredito il loro ordine. Ca. un secolo dopo, al tempo di Giuda «il principe», che era in buoni termini con i Romani, la sêmikhâh fu di nuovo permessa, ma lo stesso Giuda la limitò alla Palestina e a studiosi che promettessero di non allontanarsene.
Il movimento illuminista ebraico (haskalah) che si sviluppò in Germania alla fine del sec. XVIII, per iniziata soprattutto di M. Mendelssohn, provocò dapprima una crisi, poi una trasformazione nel rabbinismo. I r. si conciliarono pian piano con il nuovo spirito culturale. Grande assertore della necessità di tale conciliazione fu Abramo Geiger (1810-74). Gli istituti dove i r. ricevevano la loro preparazione si trasformarono da accademie talmudiche o jêsîbhôth, dove lo studio era limitato al Talmud, in collegi rabbinici, dove gli studi dei giovani erano più ampi e vari. Il primo istituto di tal genere si aprì a Metz nel 1824; seguì il Collegio rabbinico italiano a Padova, aperto per iniziativa di S. D. Luzzatto nel 1827; a Bre

Nel 258-247 a. C., R. s'ingrandì e prese il nome di Philadelphia in omaggio a Tolomeo II. Verso il 135 era governata dal tiranno Zenone e una tomba con caratteristica ceramica indica la presenza nabatea. Nel 63 a. C. entrò a far parte della Decapoli e nel 106 d. C. appartene alla provincia Arabia di Traiano, prendendo molto sviluppo. Del periodo romano sono belle costruzioni in basso e il tempio sull'acropoli.
Nel tempo cristiano divenne sede vescovile dipendente da Bosra, e Cirione, vescovo, intervenne a Nicea e ad Antiochia. Si conoscono 4 antiche chiese, una presso il fiume, dov'è oggi la grande moschea, due sui fianchi ed una sull'acropoli. Nel 635 passò agli Arabi, che eressero un bel palazzo d'arte sàsànde sull'acropoli. Cominciò presto a decadere e con il periodo turco non restò che un misero villaggio. Rinsanguato con una immigrazione di Circassi, dal 1878 si sviluppò e dopo la prima guerra divenne sede dell'emirio di Transgiordania. Lo sviluppo non è cessato e nel 1948 la popolazione ne fu raddoppiata (ca. 100 mila) con lo stabilirsi ivi dei profughi palestinesi.
La tesi di Burkitt, che cioè R. abbia fatto comporre la versione siriaca dei Vangeli separati per sostituirla al *Diatessaron*, è oggi validamente impugnata.
Ignazio Ortiz de Urbina