SIRICIO, PAPA, santo. - Di origine romana, figlio di Tiburzio, fu lettore e diacono sotto il papa Liberio e poi sotto Damasco al quale successe nel pontificato alla fine del 384 (15, o 22 o 29 dic.). La sua elezione fu turbata dalle mene di Ursino che aveva già suscitato uno scisma al tempo di Damasco, ma Valentiniano II si schierò dalla parte di S. ed Ursino dovette ritirarsi.
Modesto, timido, liberale, benefico ed amante della pace, come attesta l'elogio funebre posto sul suo sepolcro, il suo pontificato trascorse in una grande calma politica, della quale approfittò per estendere la sua cura pastorale a tutte le chiese, intervenendo dovunque la sua autorità fosse necessaria ed attuando praticamente quel primato che, già riconosciuto in teoria, non era stato tuttavia sempre rispettato nei secoli antecedenti. S. è il primo Papa che legifera da solo, senza consultare alcuno, su tutta la Chiesa, e ordina che le sue decisioni siano fedelmente osservate; egli è considerato il primo autore di decretali che hanno la stessa autorità delle decisioni e dei canoni conciliari.
Il primo di questi atti fu la lettera che scrisse nel febbr. 385 ad Imerio vescovo di Tarragona, rispondendo ai quesiti che quel vescovo aveva indirizzato al papa Damasco. In essa S. chiaramente ed esplicitamente afferma il primato e l'autorità del Papa su tutta la Chiesa, stabilendo che le sue ordinazioni sul Battesimo degli ariani convertiti, sul tempo di conferire il Battesimo, sul graduale conferimento degli Ordini sacri, sulla continenza dei presbiteri e dei diaconi, sugli eligendi all'episcopato, ecc., abbiano valore universale sotto pena di scomunica, e quindi incarica Imerio di farli conoscere a tutti i vescovi affinché non si abbia ad addurre la scusa dell'ignoranza. Durante il suo pontificato poi tenne diversi sinodi tra i quali sono importanti quello del 386 nel quale stabilì,
oltre a ribadire antichi decreti, che nessun vescovo poteva esser consacrato senza la previa approvazione della Sede Apostolica, e quello del 390 in cui condannò Gioviniano insieme con altri sei presbiteri; la sentenza fu comunicata al vescovo di Milano, dove quelli si erano rifugiati sperando protezione dall'Imperatore, perché vi fosse eseguita.
La sua attività abbracciò sia le chiese d'Occidente come quelle d'Oriente. Quivi si adoperò per pacificare la Chiesa di Antiochia, lacerata da divisioni fin dal tempo della controversia ariana. Più ancora però in Occidente, dove intervenne sia per estinguere lo scisma priscillianista della Spagna, come quello feliciano delle Galilei. Non meno attiva fu la sua sollecitudine per le Chiese dell'Illirico dove nominò il vescovo Anicio di Tessalonica suo vicario con il diritto di consacrare i vescovi della regione. Sotto il suo pontificato fu rinnovata la basilica di S. Paolo (v.), a cinque navate, mutandone l'orientamento; furono erette quelle di S. Pudentiana e di S. Clemente. Il suo nome è ricordato anche per lavori presso i sepolcri dei ss. COMMODIANO (v.). Morì il 26 nov. 390 e fu sepolto nella basilica di S. Silvestro, Priscilla (v.), sulla Via Salaria nuova, dove lo venerarono i pellegrini del sec. VII. Il suo nome si trova nel Martirologio geronimiano; in quello Romano fu inserito nel 1748 da Benedetto XIV, il quale scrisse anche una dissertazione per dimostrarne la santità.
BBL.: Lib. Pont., I, p. 216 sg.; Tillemont, X, pp. 357-67; Benedetto XIV, De nova Martyr. rom. edit., in Opera omnia, XVI, Prato 1746, pp. 378-94; G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae, II, 1, p. 102, n. 30; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico (ed. it.), I, Roma 1930, pp. 321 sg., 405 sg.; Martyr. Hieronymianum, p. 621 sg.; Martyr. Romanum, p. 547; Fliche-Martin-Fratz, III, pp. 487-95. Agostino Amore