Iniziò gli studi a Candia sotto Melezio Blastos e li proseguì in Italia dove studiò logica a Venezia ed a Padova matematica e fisica. Ritornato in patria, fu ieromonaco del monastero di Angaratto; entrato in lite con il governatore cattolico di Candia, fuggì ad Alessandria nel 1626, e vi si trattenne fino al 1629. Passando per Rodi e Chio, arrivò a Costantinopoli l’anno seguente e fu insediato dal patriarca Cirillo Lucaris nella chiesa di Crisopega in Galata. Coinvolto nelle continue vicende del patriarca bizantino e schieratosi contro il partito filocalvinista fu inviato in esilio nel 1645 a Jași, nel 1648 a Slemish in Bitinia e nel 1649 in Cipro, finché la morte di Parteno II (1650) non gli permise di far ritorno a Costantinopoli.
L’attività letteraria di S. si svolse nel campo dell’oratoria sacra, nella composizione di uffici ed inni liturgici e nella traduzione di alcune opere. Ma il suo nome vien ricordato principalmente per la parte presa nella polemica antiprotestante. S., che al suo primo arrivo a Costantinopoli godette la fiducia del patriarca Cirillo e del calvinista Antonio Leger, compose nel 1638 la refutazione della Confessione di Lucaris: Ὀρθόδοξος ἀντίρρησις κατά τῶν κεφαλαίων καὶ ἐρωτήσεων τοῦ Κυρίλλου, pubblicata nel 1690. Nel 1642 rappresentò il patriarca di Costantinopoli nella Conferenza di Jași con i delegati di Kiev. In quest’occasione tradusse in greco la Confessione di fede di Pietro Moghila, e vi corresse alcune opinioni, in specie sul Purgatorio e sul momento della consacrazione, nelle quali Moghila andava d’accordo con i cattolici. La Confessione greca di S. diventò il più celebre tra i libri simbolici della Chiesa greca e venne stampata per la prima volta in Olanda, nel 1667.