SOFIA. - Bulgaria (v.), così chiamata dall’antica Basilica dedicata a s. Sofia (Sveta Sofija), è il centro più popolato del paese, situata a 550 m. s. m., in un pianallo compreso tra il passo del Bragoman e il massiccio del Vitoscia, tra le catene dei Balcani e del Rila.
Capitale del nuovo Stato della Bulgaria (1879), progredì sempre più per l’importanza della sue industrie (nafifici, cotonifici, essenza, oli; gomma) e per l’aumento della popolazione. S. è in posizione eccentrica rispetto al territorio dello Stato, e favorevole alle comunicazioni e al commercio internazionale, trovandosi sulla via che da Belgrado va al Mar Nero, toccata anche dalla linea ferroviaria dell’Oriente Express (Belgrado - Nissa - S. - Filippopoli - Adrianopoli - Instanbul). Alla fine del sec. XIX s. contava ca. 50.000 ab., ne aveva ca. 290.000 nel 1934 e 400.000 (con i sobborghi) nel 1942.
BML.: G. Dainelli, La regione balcanica, Firenze 1922; Autori vari, Bulgaria (Il Mondo d’oggi), Roma 1930; L. G. Clenton,

Bulgaria, past and present, Manchester 1936; Y. Teodorov, Le grandi strade romane in Bulgaria, Roma 1937; G. Caraci, La Bulgaria, in Georg. univ. illustr., 1, parte 2ª, Torino 1940. Gastone Imbrighi
I. Archeologia
A sud dell'antica Ulia Sredica si trovavano le sue aree sepolcrali pagane e quelle cimiteriali cristiane all'aperto, costituite di tombe a inumazione a volta in mattoni e di cappelle, rinvenute in esplorazioni sotto l'attuale chiesa di S. Sofia. Le monete ivi trovate datano dal tempo di Galerio fino a Giustiniano II. Alcune tombe furono trovate a ca. 3 m. di profondità; una di esse conteneva 15 cadaveri. Tra le iscrizioni si notano quelle di un « vir beatissimus Theu preprius episcop (us) » (CIL, III, 14207), di un « Maxentius presby (ter) » (ibid., 14207), di un « vir religiosus Liconianus presbyter » (E. Diehl, Inscr. latin. christ. veteres, Berlino 1925-31, n. 1666 A), di un « Demetrius diaconus » (ibid., 1225 A), di un « Decius famulus sci Andreae » (ibid., 1301), di un « Iulius Dafnidius neofitus » (Revue archéol., 5ª serie, 9-10 [1919], p. 350, n. 172), di un « Ioannes filius Georgi inlustris » (E. Diehl, op. cit., n. 215). Oltre queste e altre iscrizioni in latino se ne hanno poche in greco, cioè una « Μαξία παράσυνοις » e un « Αμμοῦνις ἀπό Σελήνουντες » cioè da Selinunte in Cilicia (Revue archéol., 9-10 [1919], p. 317, n. 169 e p. 348, n. 3). Nel 1893 in una tomba fu trovata una cassetta in argento di cm. 7 x 8 contenente avanzi di materie organiche; all'esterno su una delle facce era il « signum Christi » ARO tra le due lettere apocalittiche; sull'altra la croce monogrammatica « »; negli altri due lati e nel coperchio decorazione geometriche (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes et Coffret de S., in Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et belles lettres, 1896, p. 291 sgg.). In una tomba si è rinvenuto un affresco con l'adorazione di Uriel (J. Mijatvev, Dekorativnata živopis na sofijskija nekropol, Sofia 1925, fig. 36). Al di sopra di quest'area cimiteriale sorse nel sec. VI la chiesa di S. Sofia, a tre navi divise da pilastri con largo transetto e cupola sulla crocera; rifatta dai Bizantini (1018-1186), subì poi altri restauri; nelle pareti sono affreschi dei secc. XII e XIV (J. Ebersolt, Monum. d'archit. byz., Parigi 1934, p. 45 e fig. 38; V. Ivanova, Les anciennes basiliques de Bulgarie, in Bull. de l'Inst. arch. Bulgarie, 9 [1935], pp. 211-15). La chiesa di S. Giorgio fu in origine un bagno romano poi trasformato in chiesa, la cupola romana crollò in parte e fu costruita una nuova cupola più alta. Sotto il pavimento era l'ipocausto; le quattro absidi erano in origine piscine (v. Ivanova, Godinik du Musée nat. de S., 1921, p. 183; J. Ebersolt, op. cit., p. 20). Nella Biblioteca nazionale di S. sono con
servati due notevoli manoscritti: il primo (cod. 307), detto « Tetravangelo di Dobrejšo », in pergamena, scritto in bulgaro e datato ca. al 1221 proviene dalla Macedonia (48 fogli sono nella Bibl. naz. di Belgrado) ed è decorato da tre miniature raffiguranti gli Evangelisti; manca quella di Matteo (A. Grabar, Rech. sur les influences orient. dans l'art byz., Parigi 1928, pp. 92-107); il secondo del sec. XV (cod. 771) contiene il romanzo di Alessandro ed è illustrato con 13 miniature (A. Grabar, op. cit., pp. 108-33). La grande moschea eretta dai Turchi nel 1474 è oggi adibita a Museo nazionale che contiene anche la collezione più notevole di pitture e sculture di arte antica, medievale e moderna.
II. Istituto
S. possiede una Università di Stato e una Università libera; un'Accademia delle scienze fondata fin dal 1869 a Braila in Romania e trasferita a S. nel 1881 con le tre sezioni di storia e filologia, filosofia e sociologia, fisica-matematica; l'Accademia di belle arti fondata nel 1896 e trasformatata nel 1921; l'Accademia di musica fondata nel 1921; l'Istituto scientifico macedone fondato nel 1925. Enrico JosiIII. Vicariato Apostolico di S. e Filippopoli. — Fu fondato nel 1758 Bogomili (v.) di rito latino convertiti al cattolicesimo per opera dei Francescani. Il vicariato comprende la parte meridionale della Bulgaria e dipende dalla S. Congregazione Orientale. I centri principali sono, oltre S.: Plovdiv (= Fipropoli), Seriovo, Nikolaevo, Jitnissa e Kalayonovo. Nel 1948 S. contava 28.320 fedeli, 13 parrocchie, 19 chiese e 15 sacerdoti secolari. Inoltre vi erano 51 sacerdoti religiosi in prevalenza esteri. Il regime comunista ha soffocato la vita cattolica anche nel vicariato di S. Già nell'ag. 1948 fu decretata la chiusura delle scuole cattoliche; in seguito furono soppresse 3 scuole a S. e due a Plovdiv. La legge sui culti del 17 febbr. 1949 cercò di soggiogare la Chiesa e bandì i sacerdoti e religiosi stranieri. Nell'estate 1952 una vera persecuzione portò all'arresto della maggioranza dei sacerdoti, fra i quali anche il vicario apostolico mons. Giovanni Romanoff. Solo pochi sacerdoti conservano una certa libertà. S. è anche sede dell'Amministratore apostolico dei ca. 6000 cattolici bulgari di rito orientale.
29. - Enciclopedia Cattolica. - XI.
SOFIOLOGIA

SOFIOLOGIA - Tipo di rappresentazione della Sofia di Novgorod (il prototipo è forse dell'inizio del sec. XV). Sopra si legge in caratteri slavi: «Sofia Sapienza del Verbo Divino». Copia esistente presso il Pont. Istituto Orientale - Roma.