SOHÄG. - Località nel medio Egitto, nei cui pressi sorgono, ancora abbastanza ben conservati nelle loro parti essenziali, i due più importanti monumenti dell'architettura cristiana nella valle del Nilo: essi sono conosciuti col nome di Convento Bianco (Dair al-Abiad) e di Convento Rosso (Dair al-Ahmar) dal loro colore, essendo il primo costruito con blocchi di calcare, il secondo prevalentemente in mattoni cotti. Essi sono collegati il primo con il grande monaco Šenüti per il quale fu costruito, il secondo col suo seguace Běsa (Bišai).
Il Convento Bianco fu costruito a spese di un conte Cesario figlio di Candidiano, dunque un alto funzionario bizantino, particolare che ha il suo valore per la valutazione storica del monumento: l'iscrizione che ha conservato il nome del fondatore non porta alcuna data, né di tale conte si ha menzione in documenti storici, salvo due fuggevoli accenni in lettere di Šenüti. Per altri dati si può però ritenere che la fondazione della chiesa avvenne intorno al 440. I molti testi relativi a Šenüti e al suo monastero che ancora si posseggono non danno alcuna indicazione storica. Bisogna scendere al sec. XII per sapere,
da iscrizioni armene e copte nei freschi dell'abside centrale del Santuario, che tali pitture furono eseguite da un artista armeno e da uno copto che portano entrambi il nome di Teodoro. Quella copta è del 1124, le armene sono del periodo fra il 1076 ed il 1124. Un violento terremoto (probabilmente quello del 1200 a quello del 1204, noti per altri documenti) rese necessari grandi restauri durante le prima metà del sec. XIII, fra il 1235 ed il 1259, durante i quali gran parte della primitiva copertura in legname fu sostituita da cupole in mattoni che diedero alla chiesa l'aspetto più o meno conservato sino ad oggi. Molto meno ben documentati si è relativamente al Convento Rosso. Esso fu certamente costruito da Běsa, allievo e successore di Šenüti nella direzione della congregazione monastica. Una sola iscrizione datata vi esiste e si riferisce alle pitture eseguite da un Mercurio, nel 1301, artista che è probabilmente lo stesso che
lasciò il suo nome su una pittura del convento detto di S. Simeone presso Aswān, datata del 1318, e in una, senza data, del Convento Bianco.
Le due chiese dovevano avere una planimetria molto simile, ma si descrive qui dettagliatamente quella del Convento Bianco, in quanto il Convento Rosso, che ha maggiormente sofferto, non conserva più d'antico se non la struttura del santuario. Il tracciato esterno è quello di un perfetto rettangolo e il paramento esterno è inclinato come quello di un tempio faraonico, somiglianza che s'accentua anche col fatto che la cornice terminale è in forma di grande gola egiziana e i doccioni che convogliano l'acqua all'esterno sono identici a quelli tolemaici: interessante sopravvivenza di forme antiche. Da una porta sul lato minore d'occidente si accede ad un nartece rettangolare terminato a nord da un'abside su colonne e ad est da una scala che porta alle terrazze. Il nartece con una o due absidi è frequente in Egitto nei secc. V-VI, ma deriva da esempi del tardo ellenismo orientale. Dal nartece si entra nel corpo della chiesa che è diviso in tre navate da due file di colonne: le colonne girano anche parallelamente al muro di ingresso, struttura che durerà in Egitto sino ai secc. XII-XIII (chiese copte al Cairo). Dalla navata centrale si entra nel santuario, che è in forma di cella tricora, cioè formato da tre grandi absidi che si dipartono da un quadrato centrale: la struttura (che non si trova solo nelle due chiese ma ancora in quella di Dendera che è del medesimo periodo) deriva da modelli dell'ellenismo siriaco, ed a questa fonte richiama anche la decorazione del paramento interno di tali absidi, costituito da due ordini di colonne sovrapposti, separati da una larga cornice e alternati con nicchie racchiuse in riquadrature a timpano ricchissimamente scolpite. La fisionomia generale è quella delle esedre nella corte del tempio di Ba'albek e del ninfeo di Gerasa. Tutto ciò dimostra che gli architetti delle due chiese appartengono ad una scuola che conserva profondamente le tradizioni del tardo ellenismo siriaco, ne perpetua le concezioni generali e non ha risentito della profonda trasformazione che si verifica in tutto l'Oriente dopo il sec. IV. Il quadrato centrale del Santuario era originariamente coperto da un tetto piramidale in legname: tutte le cupole che oggi si vedono in entrambe le chiese sono dovute a restauri o rifacimenti del sec. XII o XIII. Il Santuario è circondato da locali secondari, di cui uno lunghissimo ed absidato (sala capitolare?) occupa quasi l'intero lato meridionale della chiesa.
La decorazione delle due chiese è ricchissima; i capitelli continuano il tipo del tardo ellenismo siriaco e bizantino e i timpani nelle riquadrature delle nicchie ripetono quelli delle molte sculture dei secc. II-IV scoperte ad Ahnās. Le pitture sono tutte recenti (secc. XI-XIII).