AQUILA e PRISCILLA (PRISCA). - Coniugi giudeo-cristiani, «collaboratori» di s. Paolo (Rom. 16, 3). Provenienti da Roma in seguito al decreto di Claudio (anno 49-50) che espelleva i Giudei (Act. 18, 2 sg.; Svetonio, Claudius, 25), s'incontrarono, nel 51 d. C., a Corinto per la prima volta con l'Apostolo. A. era originario del Ponto, ove abbondavano le colonie di Ebrei. P. era forse nata a Roma, dove quel nome era diffuso. P. è di solito nominata prima di A., forse perché più ragguardevole o più attiva nelle opere di bene.
Probabilmente erano divenuti cristiani prima di lasciare Roma.
Erano, come Paolo, fabbricatori di tende; a Corinto esercitavano tale industria avendo alle loro dipendenze operai cristiani. Paolo abitò presso di essi, esercitando il mestiere con cui si procurava il cibo senza essere a carico di alcuno (Act. 18, 1-3), ma lasciò la loro casa per abitare presso Giusto, quando, volendo dare la merituta risposta alla criminalità dei Giudei, li abbandonò e si rivolse ai Gentili. Dagli Atti e dalle lettere di s. Paolo risalta lo zelo di A. e P. per l'Evangelo. Quando Paolo si recò ad Efeso, essi lo seguirono. Dopo che l'Apostolo partì per Gerusalemme, guadagnarono al cristianesimo il predicatore Apollo (Act. 18, 19.26).
Compaiono di nuovo a Roma (Rom. 16, 3), poi a Efeso (II Tim. 4, 19). Si spostavano, forse per ragione di commercio, da un centro all'altro, conducendo seco i propri operai già cristiani, o raccoglierono altri che convertivano alla fede, poiché Paolo nomina, sia a Roma come ad Efeso, «la chiesa della loro casa» (I Cor. 16, 19; Rom. 16, 4). Con rischio della vita liberarono dalla morte s. Paolo, probabilmente in Efeso (Rom. 16, 4; Act. 19, 23 sgg.).
Nelle lettere di s. Paolo troviamo affettuoso ricordo ed elogio di essi (Rom.
(propr. Enc. Catt.)
16, 3-5; II Tim. 4, 19; I Cor. 16, 19).
Il Martirologio romano ricorda A. come vescovo di Eraclea (8 luglio); il rito bizantino lo commencò il 14 luglio. L'attribuzione della redazione dell'epistola agli Ebrei ad A. e P. (A. Harnack, in Zeitschr. f. neutest. Wiss., 1 (1900), pp. 16-41: la parte precipua spetterebbe a Priscilla) non ha fondamento. Il loro ricordo restò a lungo glorioso presso i cristiani. L'antico «titulus Priscae» sull'Aventino e il cimitero di P. sulla via Salaria, si riferiscono forse alla moglie di A. (v. PRISCA, santa). Gli Atti di A. (ed. Ebersolt, Parigi 1902) sono tardivi (sec. VII).
Francesco Sole