CRISTIANO

CRISTIANO. - Nome dei seguaci di Gesù. Raccontano gli Act. 11, 26: « Ed accadde loro (Paolo e Barnaba)... che dapprima in Antiochia i fedeli ricevettero il nome di c. ». Questo modo di esprimersi fa intendere che questo nome non lo assunsero da sé i credenti, ma fu loro dato da altri. Difatti in tutto il Nuovo Testamento essi si chiamano fra loro con altri nomi (« fedeli », « eletti », « santi », ecc.) ma non mai con questo; anche nelle fonti giudaiche esso non compare mai (li dicono « galilei », « nazareni », « minin », ecc.); resta dunque che furono i pagani, e l'ignoranza del pagano si rivela anche nell'aver scelto a base della qualifica non un nome proprio, ma un aggettivo indeterminato. Significando Cristo « unto » o « messia », c. era il credente in un Cristo qualsiasi (e molti ce ne furono) e non propriamente in Gesù.

L'autore degli Atti pone l'origine del nome in Antiochia ca. il 43, e certo Luca come antiocheno lui stesso poteva essere stato testimone del fatto. Ma la critica razionalista crede che la frase di Luca non significhi storicamente altro che il differenziarsi in quel tempo ed in quel luogo di una comunità cristiana dalla ebraica, e non punto l'apparire di un nuovo nome. Per loro i seguaci di Gesù dovevano allora essere chiamati universalmente con altri nomi (« nazorei », « galilei », « poveri »); il nome « c. » comparirebbe solo con I Pt. 4, 16, oltre un cinquant'anni dopo.

Ma questa asserzione che i fedeli solo verso il 100 cominciassero ad essere distinti dagli Ebrei in bocca ai pagani, e quindi solo allora potessero ricevere da essi un nome proprio, è antistorica, perché l'acito riferisce già il nome « c. » come corrente a Roma nel 64; si ha nella predica di Pietro e nella Didache, e Plinio e s. Ignazio lo danno per comune in Antiochia e in Bitinia al principio del sec. II, per tacere del famoso graffito di Pompei, ove è pur difficile non vedere il nome in questione. E poi non è vero che esistessero per tutto il sec. I quelle denominazioni generali dei fedeli e tanto meno che la I Pt. (v. PIETRO APOSTOLO), sia stata scritta così tardi; del resto in essa il nome « c. » appare come già corrente fino nell'Asia Minore. Piuttosto sembrerebbe far contro l'origine antiochena la desinenza « uno prettamente latina, onde alcuni supposero che il nome sia nato a Roma o almeno sia stato dato in Antiochia ai fedeli dalle stesse autorità romane. Ciò non è necessario, perché l'uso di quella desinenza si era con i Romani sparso molto nell'Oriente, e come vi erano correnti i nomi di « asiani », « erodiani », « pompeiani », « cesariani » ecc., così, per analogia, anche degli indigeni che parlassero greco poterono bene creare la forma « c. ».

Il suo significato era dunque seguaci di Cristo o propagandisti di messianismo e fin dall'inizio

aveva un senso dispregiativo. Il senso spregiativo sembra trasparire da Act. 11, 26; 26, 28 e I Pt. 4, 16, ed è spesso deplorato dagli apologisti, e non doveva solo provenire dalla cattiva stima che si aveva dei fedeli, ma anche dalla natura stessa del nome, per motivo ora difficilmente afferrabile.

Forse si vedeva dal volgo in fondo al nome χριστιανός l'aggettivo χρηστός, che con il senso di « buono » aveva anche quello di « sempliciotto »; ed è un fatto che a Roma almeno i seguaci di Gesù erano fin dal 64 detti dal volgo Crestiani (Tacito, Annales, XV, 44: « quos per flagitia invisos vulgus Chrestianos appellabat »; cf. anche l'« impulsore Chresto » di Svetonio (Claudius, 25), in cui molti vedono trasfigurato il nome di Cristo, e « cretino » che è un derivato romanzo di « christianus »). Anzi alcuni asseriscono persino che la forma primitiva del nome dovette essere Crestianus, appellandosi anche al fatto che nei tre passi citati del Nuovo Testamento dovette essere scritto originariamente non χριστιανοί, ma χριστιανοί, come si trova spesso anche nelle più antiche iscrizioni cristiane. Ma questo è un fenomeno comunissimo di scambio di due suoni identici (γ = i, itacismo già allora comune), e nulla prova che per tre secoli non si sapesse dai pagani quale fosse il vero nome di Cristo ed i c. stessi ignorassero di essere stati così chiamati da un Χριστός e non da un Χρήστος.

BIBL.: Fr. Blass, ΧΡΗΣΤΙΑΝΟΙ-ΧΡΙΣΤΙΑΝΟΙ, in Hermes, 30 (1895), pp. 465-70; P. de Labriolle, Christianus, in Alma, 5 (1920-30), pp. 69-87; H. Leclercq, Chrétien, in DACL, III, coll. 1464-78; A. Ferrua, Christianus sum, in Civ. Catt., 1933, II, p. 552 seg.; 1933, III, p. 13 seg.

Antonio Ferrua

S. Ignazio d'Antiochia usa 5 volte il titolo χριστιανός, da cui si era formato il nome χριστιανισμός (3 volte); il Martyrinus Polycarpi (ca. 160) ha 3 volte χριστιανός, 1 volta χριστιανισμός. Gli apologisti danno di χριστιανός spiegazioni apologetiche (quasi fosse χρηστιανός « benefico », da χρηστός). Dalla interpretazione apologetica del nome « c. » i marcioniti traevano una spiegazione tendenziosa del nome: si definivano « chrestiani », quali aderenti del dio buono (chrestio) in contrasto con gli ortodossi che si chiamavano in Siria nazorei e si dimostrarono aderenti ad un messianismo giudaico, connesso con una località d'Israele (Nazareth); la grande iscrizione persiana di Kartir distingue nazorei e c., qualificando con quest'ultimo nome i Marcioniti.

BIBL.: A. Schenk von Stauffenberg, Die römische Kaisergeschichte bei Malalas, Stoccarda 1931, pp. 24, 198 sg.; P.-J. de Ménasse, Une apologétique nazéenne du IXe s.; Shand-Guménik Vilar (Collectanea Friburg., 30), Friburgo in Br. 1945, p. 206 sg.; E. Peterson, Christianus, in Miscellanea Gios. Mercati, I (Studi e Testi, 121), Città del Vaticano 1946, p. 355 ss. Erik Peterson
Cite this article

“CRISTIANO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 539. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cristiano.