CRONOLOGIA BIBLICA. - A) VECCHIO TESTAMENTO. - II Vecchio Testamento, non essendo un libro di storia che presenti gli avvenimenti sistematicamente e in ordine cronologico, non dà una con- continuita e completa, ma soltanto date qua e là sparse e sconnesse e, dal punto di vista della critica testuale, non sempre sicure.
Intrecciandosi i fatti del Vecchio Testamento nella storia generale dell'antico Oriente oggi più accuratamente conosciuta (cf. P. van der Meer, The Ancient Chronology of Western Asia and Egypt, Leida 1947), si può determinare la data assoluta di alcuni avvenimenti per mezzo della cronologia assiro-babilonese o egiziana, e creare così la base di una cronologia almeno dei singoli periodi della storia israelitica. La cronologia è più facile a stabilire e più esatta quanto più si avvicina all'epoca greco-romana.
Per la cronologia dei documenti archeologici di epoca biblica ed i mezzi per stabilirla (ceramica, ecc.) V. BIBLICA; VASELLAME CERAMICO.
I. IL PERIODO DEI MACCABEI E DEGLI ASMONI
L'ultimo periodo della storia d'Israele, quello dei Maccabei e Asmonei, è cronologicamente determinato tanto dalle date contenute nei due libri dei Maccabei che da date parallele della storia profana. Bisogna però tener presente che le epoche delle 8re di I e II Mach. sono differenti: quella di I Mach. comincia dalla primavera del 312, quella di II Mach. dal 1 tiri (sett.-ott.) 312. Diviso l'impero di Alessandro Magno fra i diadochi, la Palestina fu sotto i Tolomei d'Egitto (311-198 a. C.) fino alla battaglia di Panion (200 o 198 a. C.), che decise il passaggio del dominio ai Seleucidi di Antiochia. La lotta dei Maccabei contro Antiocho IV Epifane (175-164) si descrive, con date cronologiche, in I Mach.: 175-135 a. C.; II Mach.: 177/6-161 a. C. Cominciata dal vecchio Mattatia (m. nel 166 a. C.), venne continuata da Giuda Maccabee (166-161) e Gionata (161-142). Seguono Simone (142-135), Giovanni Ircano (135-104), Aristobulo I (104-103), Alessandro Iannone (103-76), Alessandra Salomo (76-67). Con Aristobulo II (67-63) e Ircano II (63-40) cominciano le guerre fratricide che conducono all'intervento dei Romani (nel 63 a. C. Pompeo prende Gerusalemme) e alla conquista del potere da parte di Erode I, il Grande (37 a. C.). La determinazione cronologica di alcuni avvenimenti particolari entro questo quadro è discussa (cf. Kugler, op. cit. in bibl., pp. 345-422).II. IL PERIODO DAL RITORNO DALL'ESILIO FINO AD ALESSANDRO MAGNO (538-331 a. C.). - È uno dei più oscuri. Gli avvenimenti del ritorno e la ricostruzione del tempio (538-515) sono sufficientemente definiti dalle date fornite da Esdra e dalla storia persiana. Sulla data dell'attività di Esdra e Neemia si è molto discusso. Ora i papiri di Elefantine provano che l'attività di Neemia si svolse fin dall'anno ventesimo di Artaserse I (464-424), cioè dal 445. Esdra, secondo l'opinione più probabile contemporaneo a Neemia, arriva a Gerusalemme nell'anno settimo di Artaserse I (458); secondo altri nell'anno settimo di Artaserse II (398). Altre determinazioni cronologiche di questo periodo ci mancano.
III. L'ESILIO
Da fonti babilonesi consta che Gerusalemme fu presa da Nabuchodonosor nell'estate del 587 a. C.; le stesse fonti provano che Ciro entrò in Babilonia nel 539 a. C. La liberazione del re Iocahn, dopo 37 anni di prigionia, avvenne sotto Evil-Merodach (Amel-Marduk, 561-560) nell'a. 561 a. C. Altre date del periodo dell'esilio ci mancano.IV. IL PERIODO DEI RE
Alla determinazione cronologica servono anzitutto alcuni sincronismi della storia profana conosciuti dalle fonti cuneiformi: la battaglia di Karkar (853 a. C.) sotto Achab, il tributo dato a Salmanassar III da Ichu (842 a. C.), il tributo di Menahem sotto Theglahtphalasar III (738 a. C.), la conferma di Osea, re d'Israele, da parte dello stesso Theglahtphalasar III (732 a. C.), la presa di Samaria sotto Sargon II (722-721), l'assedio di Gerusalemme sotto Ezechia da parte di Sennacherib (701 a. C.), la presa di Gerusalemme sotto Sedeci (587 a. C.).L'inizio del periodo si può determinare soltanto approssimativamente. L'invazione del faraone Söskek (Sesac) in Palestina si attribuisce all'anno quinto di Roboam, secondo le fonti egiziane al ventunesimo anno di Söskek (945-924), cioè al 925 a. C. La divisione del regno si mette dunque ca. il 930 a. C., il regno di Salomone (ca. 40 anni) 971-930, il regno di David (parimenti ca. 40 anni) 1012-971, il regno di Saul ca. 1050-1012 (cf. Act. 13, 21). Nei libri dei Re si dà per ogni re di Giuda il sincronismo col re contemporaneo d'Israele e la durata del regno. T'oricamente si può dunque, in base ai sincronismi della storia profana, determinare la data di ogni regno; ma praticamente vi sono molte difficoltà: spesso i numeri sono deformati e malsicuri; vi sono diversi modi di computare l'inizio dei regni (e antedatzione = e postdatzione =); in alcuni casi vi era con- regno del padre e del figlio. I molti studi fatti in proposito finora non hanno dato un risultato del tutto concorde; come approssimativa si può dare la seguente c. (cf. Kugler, op. cit., p. 171; W. F. Albright, in Bull. Amer. Schools Or. Research, 100 [1945], p. 21 sg.):
| Sal | ca. | 1050-1012 |
| David | > | 1012-971 |
| Salomone | > | 971-930 |
| Re di Giuda | Re d'Israele |
| Roboam | 929-913 | Ieroboam I | 929-909 |
| Abia | 912-910 | Nadab | 909-908 |
| Asa | 910-870 | Baasa | 908-885 |
| | | Ela | 885-884 |
| | | Zimri (Zimri) | 884 |
| | | Omri (Omri) | 884-873 |
| Iosaphat | 870-849 | Achab | 873-854 |
| | | Ochozia | 854-853 |
| Ioram | 849-842 | Ioram | 853-842 |
| Ochozia | 842-836 | Iehu | 842-815 |
| Athalia | 842-836 | Ioachaz | 814-798 |
| Ioas | 836-797 | Ioas | 798-783 |
| Amasia | 797-789 | Ieroboam II | 783-743 |
| Azaria (Ozia) | 789-738 | Zacharia | 743 |
| | | Sellum | 743 |
| Iotam | 738 | Menahem | 742-738 |
| | | Phaecia | 738-737 |
| Achaz | 736-721 | Phaecce | 737-732 |
| | | Osce | 732-724 |
| | | Caduta di Samaria 722-721 (tra il 20 dic. 722 c il 4 apr. 721). |
| Ezechia | 721-693 |
| Manasse | 693-639 |
| Amon | 639-638 |
| Iosia | 638-609 |
| Ioachaz | 609 |
| Ioakim | 609-598 |
| Ioachin | 598 |
| Sedecia | 598-587 |
| Caduta di Gerusalemme | 587 |
V. I GIUDICI
La c. è molto difficile. Il periodo comincia a. 50 anni dopo l'ingresso degli Israeliti in Palestina. Sommando i tempi dei singoli Giudici (ai Giudici maggiori vengono attribuiti 40 anni [Inde. 3, 11; 5, 32; 8, 28; cf. 13, 1], 80 anni [3, 30], 20 anni [cf. 16, 31; 4, 3]), risultano 410 anni; ma essendo secondo I Reg. 6, 1 tutto il tempo dall'esodo fino alla edificazione del Tempio di soli 480 anni (cf. Act. 13, 20; dall'ingresso in Palestina fin ari 450 anni), per i Giudici rimarrebbero soltanto ca. 330 anni (cf. Inde. 11, 26; 300 anni). Si dovrà dunque dire che alcuni Giudici furono contemporanei, e che i numeri forse sono rotondi. Più grave è ancora la difficoltà che presenta l'inizio del periodo, essendo molto discusso il tempo dell'esodo dall'Egitto, che secondo alcuni autori sarebbe da riporre nel regno di Amenophis II (1447-1511) ca. il 1447 a. C. (cf. I Reg. 6, 1), secondo altri sotto Menephta (ca. 1225-1215). In quest'ultima ipotesi il periodo dei Giudici sarebbe di appena 150 anni, difficilmente sufficienti per l'evoluzione nazionale e culturale avvenuta in esso; nella prima ipotesi, di ca. 300 anni.VI. IL TEMPO DELL'ESODO
Esso determina anche la c. dei periodi precedenti, cioè della dimora in Egitto e dei Patriarchi. La dimora in Egitto fu, secondo Ex. 12, 40 (cf. Gen. 15, 13: Act. 7, 6: 400 anni), di 430 anni; dura dunque nella prima teoria dall'a. 1878 fin al 1448, nella seconda ca. dal 1655 al 1225. Chi stabilisce una data intermedia, come Albrighit (entro 1375-1300), dovrà mettere l'ingresso degli Israeliti in Egitto verso la metà del sec. XVIII. La prima e la seconda ipotesi fanno valere argomenti tanto biblici che archeologici (specialmente gli scavi di Gerico, la cui caduta viene messa dal Garstang ca. l'a. 1400, dal p. Vincent ca. il 1250); in favore della seconda si può far valere il fatto che in Palestina si osserva una notevole discontinuità della cultura proprio nel sec. XIII e che l'ingresso degli Israeliti in Egitto sarebbe avvenuto nel periodo degli Hyksos (ca. 1750-1580), i quali in gran parte erano essi stessi semiti immigrati dalla Siria e Mesopotamia, mentre nella prima ipotesi gli Israeliti sarebbero entrati in Egitto sotto la forte dinastia XIII (ca. 2000-1785).VII. IL PERIODO DEI PATRIARCHI
Comprende (secondo Gen. 21, 5; 25, 26; 47, 28) 290 anni; così per la nascita di Abramo si arriverebbe, nelle tre ipotesi, rispettivamente agli aa. 2168, 1945, 2040. L'unico sincronismo che renda possibile una determinazione più accurata, sarebbe il regno di Hammurapi, re di Babilonia. Ma il tempo di Hammurapi è ancora molto discusso (Sidersky: 1848-1806; A. Ungnad: 1792-1749; Albrighit: ca. 1728-1686), e l'identificazione Amraphel (Gen. 14) = Hammurapi, incontrando delle difficoltà tanto filologiche che storiche, è molto dubbia (F. M. Böhl, King Hammurabi of Babylon in the Setting of his Time, Amsterdam 1946).VIII. LA C. DEL DILUVIO E DEI TEMPI PRECEDENTI. — Non si può stabilire. Dalle genealogie dei Sethiti (Gen. 5, 3-31) e dei Noachiti (Gen. 11, 10-26) risultano 1656 anni (nel cod. Samar. 1307, nei Settanta 2242 [2262]) dalla creazione dell'uomo al diluvio, 920 anni (cod. Samar. 940, Settanta 1170) dal diluvio ad Abramo, dunque da Adamo ad Abramo anni 2576 (cod. Samar. 2247, Settanta 3417). È chiaro che nessuna di queste cifre basta per coprire il tempo che la preistoria e la paleontologia richiedono per l'origine dell'uomo. Le genealogie sono dunque da considerare come schemi fatti dal s. Autore per esprimere qualche idea religiosa o culturale, la quale però non era si sfuggge. Il tempo della creazione dell'uomo può essere determinato soltanto dai risultati delle scienze profane, le quali finora non sono d'accordo né sul metodo di tale determinazione né sul risultato.
B) NUOVO TESTAMENTO. — Le principali questioni relative al tempo in cui si sono svolti i fatti narrati dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli fanno capo ai cinque punti seguenti.
SOMMARIO:
I. Anno della nascita di Gesù Cristo
II. Epoca del Battesimo e dell'inizio del ministero pubblico di Cristo
III. Durata del magistero pubblico di Cristo
IV. Anno della morte di Cristo
V. La c. degli Atti degli Apostoli e della vita di s. Paolo.I. ANNO DELLA NASCITA DI GESÙ CRISTO
Consta in maniera certa che Erode il Grande morì agli inizi dell'apr. del 750 dalla fondazione di Roma (4 a. C.). Cristo nacque almeno un anno e mezzo prima della morte di Erode.L'anno in cui morì Erode può essere fissato sia dall'inizio e dalla durata del suo regno, sia dalle date relative ai principi dei suoi tre figli.
a) L'inizio del regno nominale di Erode risale al 713 a. 40 a. C., alla fine del quale fu nominato re (Fl. Giuseppe, Attig. Jud., XIV, 14, 3); l'inizio del suo regno reale è effettivo al 37 a. C., quando, sconfitto il re Antigono, conquistò Gerusalemme (ibid., 16, 4). Infatti «regno 3 anni a decorrere dalla sconfitta di Antigono, 37 anni da quando fu nominato re dai Romani» (id., op. cit., XVII, 8, 1). Poiché gli anni dei re vengono com-putati dal mese di nisàn (Mishnâh, Rosâ ha-šanâh, I), si ha: 1° anno del regno nominale di Erode: dic. 714 (40 a. C.) - nisàn 715; 2°-36° anno: nisàn 715 (39 a. C.) - nisàn 750; 37° anno: nisàn 750 (4 a. C.; solo pochi giorni).
Per il regno effettivo di Erode: 1° anno: sett. 717 (37 a. C.) - nisàn 718 (36 a. C.); 2° anno: nisàn 718 (36 a. C.) - nisàn 719; 34° anno: nisàn 750 (4 a. C.; pochi giorni).
b) L'etnarca Archelao fu deposto nel 759 (6 d. C.; Fl. Giuseppe, Attig. Jud., XVIII, 2, 1) dopo aver regnato anni o al suo «10° anno» (id., op. cit., XVIII, 13, 2), quindi iniziò il suo regno nel 750 (4 a. C.). Il tentare Antipa fu deposto nel 792 (39 d. C.; id., op. cit., XVIII, 7, 1); una sua moneta indica l'a. 43 (Schüter, I, 4, 15), quindi assunse la tetrarchia nel 750 (4 a. C.). Filippo morì «nel 20° a. del regno di Tiberio», cioè nell'ag. 786 (7 a. C.), dopo aver regnato 37 anni (Fl. Giuseppe, Attig. Jud., XVIII, 4, 6); quindi iniziò il suo regno nel 750 (4 a. C.) o nel 749 (5 a. C.).
c) Ciò è confermato dalla relazione di Fl. Giuseppe sull'eclissi (id., op. cit., XVII, 6, 4). Poco prima della morte di Erode ci fu un'eclissi di luna, tra il 12 e il 13 marzo del 750 (4 a. C.). Troppo infatti distano dalla morte di Erode quella del 5 sett. 749 o 5 a. C., e la terza del 9 genn. 752 o 2 a. C. avvenuta dopo la morte di Erode (cf. Th. Oppolzer, Kanon der Finsternisse, Vienna 1887, nn. 1852-62, p. 343, F. K. Ginzel, Spezieller Kanon der Finsternisse, Berlino 1899, p. 195).
La nascita di Gesù avvenne d'inverno. I Romani infatti potevano scegliere solo questa stagione per fare il censimento senza danneggiare l'agricoltura.
Quanto tempo intercorse tra la nascita di Gesù e la morte di Erode? Quando Gesù nacque, Erode non era ancora malato, altrimenti non avrebbe potuto
promettere, seppure falsamente, che si sarebbe recato a Betlemme (Mt. 2, 8). Ma nell'ultimo semestre della sua vita si ammalò, e risiedette quasi continuamente a Gerico. Egli stabilì, in base a quanto aveva saputo dai Magi (Mt. 2, 16), che l'età dei bimbi da uccidere era quella di «un biennio». Quindi l'adorazione di Gesù avvenne nel suo secondo anno di vita. Ciò è confermato dall'arte cristiana: le numerose immagini del mistero dell'Epifania rappresentano quasi sempre Gesù non come un infante avvolto nei pannolini, ma come un bimbo vestito di una piccola tunica, come un bimbo, cioè, di due anni.
Poiché dunque tra la nascita di Gesù, avvenuta nell'Inverno, e la morte di Erode, avvenuta poco dopo il 1 apr. 750 a. C., intercorre almeno un anno e mezzo, la nascita del Signore non avvenne né nel 749 (5 a. C.) né nel 748 (6 a. C.), ma in uno di questi tre anni: 747 (7 a. C.) o 746 (8 a. C.) o 745 (9 a. C.). Tutti gli altri calcoli non reggono, e tanto meno la tradizione che parla del 42° anno del regno di Augusto (compilato dalla morte di G. Cesare agli idi di marzo 710 a. C.), cioè di un'epoca posteriore alla morte di Erode.
II. Epoca del Battesimo e dell'inizio del Ministero pubblico di Cristo
Il ministero di Giovanni si iniziò «nel 15° anno del regno di Tiberio» (Lc. 3, 1). In merito si avanzano tre ipotesi. La prima propone l'a. 781 (28 d. C.), computato dal 19 ag. 769 (14 d. C.), giorno della morte di Augusto, fino allo stesso giorno dell'anno seguente, ove si ritenga che il primo anno di Tiberio fu un anno intero di 365 giorni. Ma in Oriente il primo anno di regno veniva spesso computato fin solo al primo giorno dell'anno civile, che, in Oriente, era il 1 ott. Sembra che tale uso fosse adottato anzitutto ad Antiochia, dove gli anni erano computati dalla battaglia di Farsalo (6 ag. 706 a. C.), ponendo l'inizio dell'era al 10 ott. 705, 49 a. C. Dunque il 15° anno del regno di Tiberio andò dal 1 ott. del 780 (27 d. C.) al 1 ott. del 781 (28 d. C.).V'è però un computo diverso, che conteggia gli anni del regno di Tiberio dal tempo in cui «a richiesta del senato e del popolo», egli assume il potere effettivo a fianco di Augusto per amministrare insieme a lui le proprie vince. Tiberio assume questo imperium proconsulare mai, tra il sett. e l'ott. del 765 (12 d. C.). Questo computo è convalidato dal fatto che Lc. 3, 1 non attribuisce al Cesare alcun titolo proprio ed esclusivo (né ἀρχή né αὐτοκρατορία), ma soltanto la ἠγνόμησις, attribuita anche a Pilato e a Quirino (Lc. 2, 2). Si aggiunge l'analogia col secondo re d'Egitto: Tolomeo II Filadelfo morì all'inizio dell'8. 246 a. C. «nel 39° anno del suo regno». Ora questa numerazione ha inizio nel 285 a. C., nell'anno cioè in cui l'ormai vecchio suo padre Tolomeo I Sotér (m. poi nel 283 a. C.) lo proclamò socio del regno. Perciò Tolomeo II computò gli anni del suo regno includendovi anche quelli in cui fu associato al padre (cf. H. Frank, in Archiv für Papyrusforschung, 11 [1933-34], pp. 1-56, specialmente p. 11). Osta tuttavia il fatto che tutte le fonti antiche attribuirono a Tiberio (m. il 16 marzo 37) un regno di 22 anni o di 22 e mezzo o al più di 23, mai di 24 o 25, come sarebbe d'obbligo se questo imperatore avesse computato gli anni del suo regno a partire dal 12 d. C. Nondimeno è possibile che un tale computo per il regno di Tiberio sia stato in uso per qualche tempo ad Antiochia e sia così entrato nel Vangelo di Luca.
In Io. 2, 20, i sinedriti dichiarano a Cristo: «ci vollero 46 anni per costruire questo tempio». Poiché Erode iniziò gli splendidi restauri del Tempio quando Augusto lasciava l'Oriente, «nel 18° anno del suo regno», cioè nel 734 (20 a. C.), quei 46 anni ter
minarono alla Pasqua del 781 (28 d. C.); ma già nella Pasqua precedente del 780 (27 d. C.) si poté dire: «questa opera dura da 46 anni». Il che ottimamente conferma l'a. 27, stabilito dal computo precedente.
Fl. Giuseppe, è vero, non parla delle opere compiute nel Tempio fino ai tempi di Nerone, quando «le fondamenta subirono danni» (Antiq. Jud., XV, 11, 2; cf. E. Power, in Biblica, 9 [1928], pp. 257-88); il che induce a ritenere che già in precedenza furono necessarie opere di riparazione del Tempio. Al tempo di «tre giorni» affermato da Cristo i sinedriti opposero la lunga durata che risultava storicamente essere stata necessaria per restaurare il Tempio.
III. Durata del Magistero Pubblico di Cristo
L'opinione che era più comune prima del Concilio di Nicea ammetteva un solo anno di magistero (U. Holzmecher, op. cit. in bibl., pp. 114-17); essa fu ricusata pochi decenni fa da van Bebber, J. Belser, H. Dieckmann, J. Mader. Oggi però la discussione verte su un solo punto: se basti un biennio (ipotesi sostenuta da M.-J. Lagrange e seguita particolarmente in Francia) o si richieda un triennio.23. Teoria biennale
A metà della predicazione di Cristo, Io. 6, 4, menziona una Pasqua che certo non è né quella iniziale (Io. 2, 13) né quella della morte: ἦν δὲ ἐγγὺς τὸ πάσχα ἡ ἐορτή τῶν Ἰουδαίων «era vicina la Pasqua, la festa degli Ebrei»; quindi il ministero di Cristo durò almeno due anni.Vani sono i tentativi di dichiarare spurio il passo. Nei primi secoli questo passo si dice «non fu letto né da coloro che sostenero l'ipotesi di un solo anno, né da quelli che contrastavano quell'opinione, ai quali ultimi tale passo sarebbe stato di maggiore chiarezza e utilità che tutti i loro argomenti. Infatti, l'ipotesi di un anno di predicazione fu introdotta dagli gnostici, sorti già nel sec. 1, che scrivevano in un'epoca in cui il Vangelo di Giovanni non esisteva, o non era ancora conosciuto. Che cosa sarebbe stato più facile: che i primi sostenitori dell'ipotesi della predicazione di un solo anno non notassero il passo di Io. 6, 4, oppure che quel passo fosse poi stato inserito, nella Chiesa universale, in tutti i codici, lezionari, che sia persino entrato in tutte le versioni, e che non rimanesse più nessuna traccia dell'antica lezione?
24. Teoria triennale
Si tratta d'interpretare Io. 4, 35: «non dite voi che ancora (ἐπὶ) ci vogliono quattro mesi (τετραμήνες, quattuor menses) e poi ecco venire il raccolto?». Cristo aggiunge poi che le mèssi sono già (ἡδὴ) bianche, cioè mature per il raccolto. Qui Cristo non citò un proverbio. Ciò risulta dalle particelle ἐπὶ e ἡδὴ e dal fatto che il tempo che ordinariamente intercorre tra la semina e il raccolto è di 6 mesi e non di 4 (v. Holzmecher, pp. 144-47). Questa frase fu pronunciata quattro mesi (completi o incompleti) prima dell'unica mietitura ordinaria, che in quelle regioni montane non avviene prima della metà di maggio; quindi la frase fu pronunciata quasi a febbraio, e, solo pochi giorni dopo, Cristo cominciò la predicazione in Galilea (Io. 4, 43. 46). Non è probabile che la predicazione in Galilea, che terminò con la prima moltiplicazione dei pani (Io. 6, 4), abbia compreso soltanto poche settimane.Finché gli esegesti assegnarono quel passaggio di Cristo attraverso la Samaria (passaggio a cui si riferisce il testo in discussione) a diez. gen. o a gen. o a gen. febbr., trovarono sufficiente il tempo della predicazione in Galilea. Ma la grave difficoltà sorge dal fatto che la mietitura non può essere posta in apr. o nella prima metà di maggio.
J.-M. Braun (Ev. selon S. Jean, in La S. te Bible di L. Pirot, X, 2a ed., Parigi 1946, p. 347) seguendo M.-J. Lagrange (Ev. selon S. Jean, ivi 1925, p. 119), assegna questo colloquio ai giorni della Pentecoste. «La interpretazione consueta dimentica con quanta cura Cristo cercasse di adattare la sua dottrina alle condizioni che i discepoli avevano sott'occhio»; «Gesù ha in vista un fatto
reale, cioè la messe nel campo, il che può accadere solo agli inizi di giugno». Ma Cristo non solo con le similitudini si riface alle condizioni presenti, ma anche argomentando a contrario, e ciò fece con le particelle etsi e òòò.
Un ulteriore argomento ci viene dai tre testi (Io. 4, 35; 5, 1; 6, 4), che sono legati tra loro con l'espressione metà ταύτα (Io. 5, 1; 6, 1). Ne deriva infatti che tra il mese di febbr. dopo la prima Pasqua (Io. 2, 13) e la penultima Pasqua (Io. 6, 4) si celebrava a Gerusalemme una festa religiosa. Ma il calendario giudicato non conosceva alcuna festa nei primi mesi dell'anno giuliano, prima della Pasqua. Quindi si deve desumere che i testi compresi fra Io. 4, 34 e 6, 4 non abbraccino un periodo di due o tre mesi, ma di ca. 14-15 mesi o di un anno intero.
Questo argomento è reso dubbio dall'ipotesi che traspone i capp. 5 e 6 del IV Vangelo. Allora infatti la festa di Pasqua viene ad essere la stessa nei due testi 5, 1 e 6, 4, e precisamente la seconda Pasqua, annunciata prima come prossima e poi come avvenuta. Ma questa ipotesi non manca di difficoltà, sicché va attribuita maggiore autorità all'opinione della predicazione triennale.
IV. Anno della morte di Cristo
I Vangeli, 2 proposito dell'anno della morte di Cristo, dicono che in esso il 14 di nisàn o il giorno stesso della Pasqua (15 nisàn) ricorreva di venerdì. Non si vuole qui risolvere la questione, e, accogliendo l'ipotesi del 14 nisàn avvalorata dalla controversia dei «Quarto-decimani», lasciamo anche all'altra ipotesi (della morte il 15 nisàn) la sua dose di probabilità.Interviene, a questo proposito, l'astronomia, che ci indica in quali anni sia potuto cadere il venerdì, di modo che, eliminando gli anni che non possono venire in considerazione, potremo scegliere tra quei due anni in cui si verificava tale condizione. Si tenga presente che i mesi giudicati non erano determinati secondo un calendario fisso, ma secondo i noviluni. Poiché tali mesi erano o «completi» (cioè di 30 giorni) o incompleti (cioè di 29 giorni), la sera del ventinovesimo giorno di ogni mese si osservava se la luna nuova spuntava o no. Nel primo caso il nuovo mese era consacrato e la medesima sera tutti cominciavano il nuovo mese. Nel secondo caso, invece, si attendeva che venissero dei «testimoni» ad assicurare di aver visto la nuova luna. Se i testimoni non venivano, il giorno successivo al 29 era considerato come il trentesimo del mese decorso e la sera seguente si iniziava senz'altro il nuovo mese. L'annuncio dell'avvistamento della luna nuova veniva dato alle altre città, fino alla Babilonide, agitando delle fiaccole sul Monte Oliveto e sulle altre montagne.
I progressi compiuti dall'astronomia negli ultimi decenni ci permettono di identificare quasi con certezza le osservazioni fatte al tempo di Cristo dai Giudei, sotto la direzione di una speciale commissione del sinedrio. Infatti l'epoca della congiunzione della luna e del sole sono conosciute in maniera del tutto esatta (è possibile soltanto un errore di pochi minuti). Inoltre ci è nota la sera in cui gli abitanti di Gerusalemme videro la luna nuova e dichiararono perciò che il giorno seguente sarebbe stato il primo del nuovo mese. Quindi l'inizio dei vari mesi e di conseguenza anche i singoli giorni dei mesi ci sono perfettamente noti; raramente un dubbio è stato possibile.
La posizione che la luna occupa nel cielo (occidentale) nel momento in cui il sole tramonta, può essere determinata secondo due linee: una sale nel cielo in linea retta da quel punto ed è chiamata altezza della luna, l'altra segue l'orizzonte verso settentrione e il suo nome è «differenza azimutale». L'azimut è la distanza dal punctum venum posto a mezzo; la differenza dei due azimut è la differenza tra l'azimut del luogo in cui è la luna e quello del punto in cui è il sole (entrambi determinati nel momento in cui il sole tramonta).
Le regole della visibilità della luna furono stabilite da J. K. Fotheringham (Journal of Theol. Studies, 35 [1935-1936], p. 162, correggendo ciò che ivi aveva scritto: 12 [1930-11], p. 120 sg.). Egli si rifece all'induzione che C. Schoch aveva ricavato con l'aiuto di documenti cunfiorimi da ca. 400 indicazioni assirologiche in S. Langdon-J. K. Fotheringham (The Venus Tablets of Ammizadaga, Oxford 1928, pp. 45-48; Astronomische Nachrichten, Ergänzungsheft 8/2 [1930] B 17). Questi astronomi determinarono quale deve essere l'altezza della luna se essa si trova in un determinato azimut. Così si trova la zona della visibilità e la zona della invisibilità della luna, le quali due zone sono separate da una piccola zona intermedia; se la luna si trova in questa zona è dubbio che la si possa vedere.
Fra le affermazioni avanzate in merito attorno al 1930-1933, qui si scelgono le seguenti, cominciando dal caso più importante (cf. J. B. Schaumberger, in Verbum Domini, 13 [1933], pp. 103-13; U. Holzmeister, p. 200).
Il 19 marzo 33, giovedì, il sole e la luna (secondo il tempo di Gerusalemme) si congiungevano alle ore 13,07; la nuova luna poté essere vista il giorno dopo, 20 marzo venerdì, di sera, e perciò il 1 nisàn fu il sabato 21 marzo; quindi il venerdì 3 apr. fu il giorno del punto di vista astronomico adatto per la crocifisione del Signore.
Il 22 marzo del 30 la congiunzione cade alle 20, 23, ora di Gerusalemme. Gli astronomi disputano se il noviluno si sia potuto vedere il giorno dopo, 23 marzo (venerdì) oppure il 24 marzo. Nel primo caso il venerdì 7 apr. fu il 15 nisàn, nell'altro caso il 14 nisàn.
Gli altri anni non hanno il venerdì subito dopo un plenilunio pasquale. Portiamo l'esempio dell'anno 32. La congiunzione avvenne il 29 marzo alle 22,50, ora di Gerusalemme. La luna era visibile non il giorno dopo, 30 marzo, ma il 31 marzo. Perciò il 1 nisàn fu il 1 apr. e il 14 nisàn fu il 14 apr.; ma quel giorno era un lunedì: perciò il giorno non è adatto e, concesso pure che si sia potuto commettere l'errore di un giorno nell'osservazione, non si troverebbe mai il venerdì richiesto.
Se dunque consta che sia il 7 apr. dell'a. 30, sia il 3 apr. dell'a. 33, furono giorni egualmente adatti a soddisfare le richieste condizioni astronomiche del giorno del mistero del Calvario, resta da vedere quale di quei due giorni si deve scegliere (per gli argomenti sulla scelta dell'uno o dell'altro giorno cf. U. Holzmeister, pp. 205-15).
V. LAICI. DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI E DELLA VITA DI S. PAOLO. — La c. dei primi capitoli degli Atti degli Apostoli si deve determinare mediante la c. della morte di Cristo. Resta quindi da stabilire quando avvennero il martirio di s. Stefano e la conversione di s. Paolo, avvenimenti che sono separati da notevole distanza di tempo dai primi misteri degli Atti e che sono invece vicinissimi fra loro. Molti sostengono che quegli avvenimenti si verificarono dopo la deposizione di Pilato (sul finire dell'a. 36), giacché durante la sua magistratura il sinedrio non avrebbero osato arrogarsi lo ius gladii. Ma d'altra parte la conversione di s. Paolo sembra sia avvenuta prima (probabilmente nel 33 o nel 34): infatti secondo Gal. 1, 18 e 2, 1 essa precedette di 17 anni il Concilio degli Apostoli celebrato intorno al 50. Alcuni rispondono che il triennio di cui Gal. 1, 18 deve inserirsi in quei «14 anni» indicati da Gal. 2, 1, ma tale non è il senso ovvio di questa numerazione. Contrastandosi così un argomento con l'altro, non sappiamo nulla di completamente sicuro.
L'unico avvenimento della storia del Nuovo Testamento la cui c. può essere determinata esattamente è la morte di Erode Agrippa I, che avvenne verso la metà dell'a. 44. Questo ne infatti ricevette da Claudio la Giudea, la Samaria e l'Idumea, subito dopo che questo fu accel-mato imperatore (25 genn. 41), con l'aiuto dello stesso Agrippa: egli morì dopo aver regnato su tutta la Giudea (e tenturam annum expleverat toti Iudaeae imperans: Fl. Giuseppe, Antig. Iud., XIX, 8, 2; per annos tres regnans): Bell. Iud., II, 11, 6; «vel quattuor et tribus annis ex quo a Caligula rex est constitutus»: Antig. Iud., XIX, 8, 2). Il re morì in occasione della festa in onore dell'imperatore (ὑπὲρ τῇς ἐκεῖνον σωτῆραις: ibid.). Claudio, infatti, partito nel 43 per la guerra in Britannia, tornò vincitore a Roma dopo 7 mesi ed ebbe grandi festeggiamenti in tutto l'impero. Tuttavia questa morte del re persecutore non si incontra cronologicamente con il martirio di S. Giacomo narrato in Act. 12, 2.
Nel 1934 L. Hennequin (DBs, II, coll. 355-73), con l'erudita dissertazione Delphes (inscription de), intese provare che s. Paolo entrò a Corinto nell'ott. dell'a. 50. È forse più cauto proporre, a chi sospetta di quelle determinazioni cronologiche che si spingono fino a stabilire i mesi, una formola più semplice: s. Paolo andò a Corinto l'a. 50 o 51; quindi nel 49 (48) o 50 fu celebrato il Concilio degli Apostoli.
Nel medesimo anno in cui s. Paolo iniziò il viaggio verso Roma, Felice, procuratore della Giudea Cesarea, lasciò il posto al suo successore Porzio Festo (Act. 24, 27). Questo accadde non dopo l'a. 60 né molto prima di quest'anno. Festo amministrò la Giudea almeno per un anno, come risulta dagli atti di governo da lui compiuti; poi morì nella provincia e, dopo un interregno di qualche mese, gli successe Albino almeno nell'ott. del 62; infatti sotto di lui il profeta Gesù «quattro anni prima della guerra» (che scoppiò nel 66) iniziò la sua predicazione profetica pre-cendo la rovina della città (Bell. Iud., VI, 5, 3).
S. Paolo fu assolto da Nerone nel primo processo. Ma questi già nel 64 aveva iniziato la persecuzione dei cristiani dopo l'incendio di Roma, che secondo alcuni cominciò il 19 luglio del 64 (Tacito, Annal., XV, 41). Dunque Paolo l'anno prima, cioè nel 63, fu assolto; perciò dovette partire da Cesarea per Roma verso il 60.
Felice entrò in carica negli ultimi tempi del regno di Claudio e due anni prima di essere deposito già stato giudice dei Giudei «multis annis» (Act. 24, 10). Inoltre nel 64 alcuni sacerdoti prigionieri mandati a Roma creò colla trattenuta (Fl. Giuseppe, Vita, 3), e la controversia sul diritto di cittadinanza dei Giudei, sollevata sotto Felice, fu decisa infine nel 66 (id., Antig. Iud., XX, 8, 9). Questi fatti diventano tanto meno probabili, quanto più viene anticipata la deposizione di Felice. Concludendo, l'a. 60 appare molto probabile come data della deposizione di Felice e dell'inizio del viaggio di Paolo a Roma.
Circa la morte dei Principi degli Apostoli mancano notizie storiche sicure. Varie sono perciò le opinioni degli autori. Si parla del 55, del 57 e del 58. Molti pongono nel 64 la persecuzione di Nerone, altri nel 67. Due argomenti sostengono alquanto quest'ultima ipotesi: il primo è che Clemente Romano afferma che s. Paolo subì il martirio «sotto i capi» μαρτυρήσας ἐπὶ τῶν ἡγουμένων: Ad Cor. 5, 7 (ed. Funk, I, 106): sotto tal nome sembra che si debbano comprendere Sabino, Tigellino e Elio Cesariano che nel 67 governarono Roma, mentre Nerone stava in Acaia. Ma l'argomento è incerto. Girolamo afferma, parlando del filosofo Seneca: «Hic ante biennium, quam Petrus et Paulus coronarentur martyrio, a Nerone interfectus est» (De viris illustr., 12: PL 23, 629 [662]). Seneca fu ucciso nell'apr. del 65 (Tacito, Annal., 15, 64; cf. O. Rossbach, in Pauly-Wissowa, Realencycl., I, col. 2243). Anche qui però l'argomentazione non è sicura.