GIUDICI

GIUDICI. - Denominazione dei capi d'Israele (ebr. Ἰόρβες, plur. Ἰόρβεξῶ; cf. i sūfētes dei Cartaginesi: Liv., 28, 27, 2; 30, 7, 5), nel periodo posteriore a Giosuè fino a Samuele, i cui fatti sono narrati nel libro biblico ad essi intitolato.

Alla morte di Giosuè, per la prosecuzione dell'opera saldamente avviata, ma lungi dall'essere terminata, del suo stanziamento nella terra di Canaan, Israele non senti il bisogno di darsi un capo.

Fin dall'epoca della conquista sotto Giosuè, le varie «tribù», man mano che occupavano le loro sedi, cominciavano a governarsi da sé, impegnate in problemi

che a ognuna in particolare creavano l'occupazione in sé e le nuove forme di vita che andavano sostituendosi a quella unica fino allora seguita, del nomadismo pastorale. Sotto Giosuè ad ogni tribù fu assegnato il suo territorio; ma in pratica la conquista in massima parte era da fare: al possesso effettivo ogni gruppo doveva provvedere da sé, sottomettendo i Cananei che abitavano il territorio, o costringendoli a ritirarsi in pochi centri. Non tutte le zone poi rappresentavano lo stesso valore quanto a pascoli, irrigazione, fertilità: sorgevano rivalità d'interessi, mentre certamente continuavano le tipiche gelosie di un tipo di regime frantumato come quello: risentimenti di coloro che credevano di aver dato alla causa comune di più o aver ricevuto di meno; orgoglio delle tribù più numerose, o forti (Ephraim) e quindi spregio verso le più piccole, che reagivano con vanterie per particolari memorie storiche (Beniamin).

L'unità superiore è costituita dalla «tribù», unità non effettiva di governo (tra l'altro non ha un capo), ma di natura etica: i gruppi patriarcali vi convengono in quanto conservano il ricordo della comune origine, e forse si distinguono per particolari abitudini (anche linguistiche?) e tradizioni. La tribù però è sempre suscettibile di tornare a essere unità anche organizzativa e funzionale: sono i momenti che si possono chiamare «di emergenza». La popolazione subisce un danno (o ha un'aspirazione) comune, contro un nemico esterno (l'«oppressore»), che occupa una regione, impedisce una via di comunicazione, usurpa il beneficio di sorgenti, zone di pascoli, s'insedia in punti strategici, che gli consentono impunemente razzie e incursioni? Allora la tribù raccoglie le forze e si adopera a scuotere l'«oppressione». In tal modo si ricupera o semplicemente si conquista: l'opera di penetrazione si estende e perfeziona. Spesso non una sola, ma due o più tribù erano cointeressate alla stessa azione, che veniva fatta in comune.

Era evidente, in tali congiunture, il bisogno di un capo, che si cercava (cf. Iudc. 10, 18; 11, 6.8), o si accettava, offerto dalle circostanze, perché fosse il difensore, il «liberatore» (Iudc. 3, 9; cf. Nah. 9, 27) di Israele.

Quest'ultimo sembra essere il nome più antico, con cui venivano designati tali comandanti occasionali, in sostanza dittatori, con poteri militari e civili, in riferimento al particolare obiettivo da raggiungere. Il nome «giudice» (da Ephra, «giudicare») rileva della riflessione religiosa intorno all'autorità di tali capi: essi in-

fatti erano considerati mandatari di Jahweh per dirimere, o con trattative, o, dopo rifiuto (cf. Iudc. 11, 12-28), con la guerra, la «lite» sorta tra il popolo d'Israele e gli stranieri, o più ancora ristabilire la «giustizia» in senso nazionale-jahwistico. Il riconoscimento della loro autorità — che nell'origine e nell'esercizio mostra spesso tratti carismatici — è atto di fede nazionale e religiosa: essendo eletto da Dio, gli spetta un potere assoluto, che può acquistare aspetto di vera e propria monarchia (cf. Iudc. 8, 22-23 con 9, 1-6).

La durata del periodo è variamente calcolata, cronologia (v.) che si segue per fissare le date dei fatti estremi: morte di Giosuè ed elezione di Saul (cf. I Reg. 6, 1): può assegnarsi alla seconda la fine del sec. XI.
Il libro della Bibbia che riferisce le memorie di quest'epoca e parla di tali g., si può dividere in cinque parti:

1. Un'introduzione generale (1, 1-2, 5), in cui sono riferiti fatti dell'occupazione del Canaan, in parte probabilmente anteriori alla morte di Giosuè, ed inizio del «periodo dei g.» —

2. Un'introduzione speciale (2, 6-3, 6), in cui è data l'interpretazione storico-teocratica dell'età dei g

3. La storia dei g. (3, 7-16, 31). — 4. Una prima appendice (capp. 17-18) sui fatti religiosi che portarono alla fondazione del Santuario di Dan. — 5. Una seconda appendice (capp. 19-

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21) sui fatti tragici da cui la tribù di Beniamin uscì quasi distrutta.
(per cortesia del sen. G. Treccani) GIUDICI - Incipit del libro dei G. Pagina miniata della Bibbia di Borso d'Este (1455-61), vol. I, f. 99° - Modena, Biblioteca Estense.
La parte centrale (la 3ª) è detta «storia» dei g.: ma l'espressione va intesa in senso affatto particolare. Il libro non si presenta come storia completa e ordinata, in forma annalistica, ma come una scelta di fatti staccati e giudicati salienti, soprattutto tali da riuscire atti a inculcare l'insegnamento religioso-morale, che l'autore professa nell'introduzione (parte 2ª) e ripete più volte a conclusione di singoli episodi. Se la nazione si allontana da Dio, specialmente nell'idolatria, vien punita con il cadere in mano di «oppressori».

Inoltre, anche a motivo del carattere speciale della «carica» dei g., la loro serie non è presentata come cronologicamente ordinata: anzi è possibile che alcuni di

essi fossero, almeno parzialmente, contemporanei, impegnati in luoghi e per circostanze storiche differenti. Nessuno di essi esercitò autorità su tutte le tribù israelitiche, ma solo su alcune.

I nomi che vengono tramandati sono 12: di essi 6 appena menzionati (i cosiddetti g. « minori »), 6 presentati con il racconto di imprese in una certa estensione. Anche questo numero tondo 6+6 (sono 12 anche le tribù israelitiche) mostra il carattere schematico (a scopo anche estetico) di tali memorie; e similmente il fatto che la durata dei singoli g. (e in parte anche delle « oppressioni ») è per lo più fissata in 40 anni (durata convenzionale di una generazione e numero penitenziale), o la metà, o il doppio di 40.

I g. sono i seguenti (tra parentesi si indicano i « minori »):

Othoniel (ebr. 'Orhnī'el), della famiglia dei Ceneziti, che era stata incorporata alla tribù di Giuda: con lui il paese « ebbe pace per 40 anni » (3, 7-11), essendo stato liberato dall'oppressione del re arameo (o edomita) Chusan Rasatham.

Aod (ebr. 'Ehūdh), della tribù di Beniamin, che stabilì la pace « per 80 anni » (3, 12-30); respinse l'oppressione di Eglon, re di Moab.

(Samgar, ebr. Samgar, contro i Filistei: 3, 31).
Barac (ebr. Bārāq), della tribù di Beniamin con la profetessa Debora, per 40 anni: contro Iabin, re di Azor e il suo generale Sisara, oppressore per 20 anni (4, 1-5, 32).

Gedeone (ebr. Gidh'ōn), della tribù di Manasse, 40 anni (capp. 6-8), contro i Madianiti. Morto lui il figlio Abimelech fece un tentativo di usurpare il potere come re (cap. 9).

(Thola, ebr. Tōlā' della tribù di Issachar, 23 anni: 10, 1-3).

(Iair, ebr. Jā'ir, galaadita, per 22 anni: 10, 4-5).
Iephth (ebr. Jiphtāh), galaadita, per 6 anni (10, 6-12, 7), libera Israele dall'oppressione degli Ammoniti, durata 18 anni.

(Abesan, ebr. 'Ibhān, di Betlemme, 7 anni: 12, 8-10).
(Ahialon, ebr. 'Elōn, della) tribù di Zabulon, 10 anni: 12, 11-12).

Abdon (ebr. Abhdōn, di Pharaton presso Sichem, 8 anni: 12, 13-15).

Sansone (ebr. Šimfōn) della tribù di Dan, 20 anni: combatté contro i Filistei, che esercitarono su Israele un'oppressione di 40 anni (capp. 13-16).

I primi capitoli dei libri di Samuele ricordano due figure di « g. ». Eli e Samuele, ma per varie modalità si differenziano dai predecessori; anche per le particolarità delle loro autorità preludono alla monarchia.

Per i problemi storico-letterari, sollevati dalla critica moderna, intorno all'origine del libro dei G., V. GIOSUÈ; PENTATEUCO.

L'opera ha carattere di compilazione: singoli episodi poterono esservi incorporati senza ritocco, come mostra il fatto che alcuni di essi conservano particolarità loro (il pronome relativo fe- nella storia di Gedeone-Abimelech, capp. 6-9; frasi caratteristiche, p. es. per Sansone 14, 6, 19; 15, 4 ecc.).

L'autore-compilatore, ignoto, fece l'opera sua quando già l'età dei g. era finita e Israele era governato da un re (cf. 17, 6; 19, 1; 21, 25); una tradizione giudaica (Bābhā' bāthrā, 152), che fa il nome di Samuele, si può ritenere appoggiata da certo incontro di idee tra la seconda introduzione del libro (capp. 2, 6-3, 6) e il discorso di Samuele alla deposizione della sua carica (I Sam. 12, 8-20). Sotto l'aspetto storico-letterario il libro dei G. presenta una particolare importanza per la conservazione del bellissimo e antichissimo « Carme di Debora » (cap. 5).

BIBL.: Sui g. in ge. erale e la loro età: J. Hontheim, Die Chronologie der Richterzeit, in Zeitschrift für kath. Theol., 37 (1913), p. 76 sgg.; O. Grether, Die Bezeichnung « Richter »..., in Zeitschrift für alttest. Wiss., 57 (1939), pp. 110-21; E. Robertson, The period of the Judges: a mystery period in the hist. of Isr., in Bull. of the John Ryland Library, 30 (1946), pp. 91-114. Sui problemi critici: O. Eissfeldt, Die Quellen des Richterbuches, Lipsia 1925; inoltre le introduzioni bibliche. Commenti: a) cattolici: F. de Hummelauer, Parigi 1888; M.-J. Lagrange, ivi

1903; V. Zapletal, Münster 1923; M. Sales, La S. Bibbia, II, Torino 1924; A. Schulz, Bonn 1926. b) Non cattolici: K. Budde, Friburgo in Br. 1897; G. A. Moore, Edimburgo 1908; G. A. Coke, Cambridge 1913; J. Garstang, Londra 1931.

Giovanni Rinaldi

ICONOGRAFIA. - L'arte cristiana ha illustrato la scena di Sansone che uccide il leone e prende 300 volpi (Indc. 14-15). Essa era rappresentata in una basilica del sec. v in Spagna, in scene separate per le quali Prudenzio compose i distici illustrativi (Prudenzio, Dittochaeon, nn. 19-20).

Enrico Josi

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“GIUDICI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 438. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giudici.