Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Sacra Scrittura Generalità

ARCHEOLOGIA BIBLICA

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ARCHEOLOGIA BIBLICA. - Scienza delle antichità bibliche ossia della civiltà del popolo ebraico nel tempo del Vecchio e del Nuovo Testamento.

SOMMARIO: I. Nozioni e fonti. - II. Storia dell'A. B. - III. Risultati e valore.

I. NOZIONI E FONTI

1. Concepita nel senso della definizione data, l'a. b. equivale quasi alla storia dell'antica cultura israelitico-giudaica (« Kulturgeschichte »). A questa idea rispondono presso a poco tutte le opere cattoliche di a. b., esponendo le antichità profane (vita privata, pubblica) e religiose (luoghi sacri, persone sacre, culto, feste) degli Israeliti, attingendo principalmente alle fonti letterarie bibliche e connesse, illustrandole per mezzo degli avanzi materiali (« monumenti ») sia rimasti alla luce, sia ricuperati per mezzo di scavi.

2. Nel senso più ristretto, adoperato dai moderni, l'a. b. è la scienza delle antichità bibliche in quanto queste vengono manifestate dagli antichi « monumenti » palestinesi.

Per « monumenti » qui s'intendono tutti gli avanzi materiali della cultura israelitico-giudaica: edifici e altre costruzioni, opere d'arte (statue, pitture, musaici), iscrizioni, utensili della vita pratica (vestiario, strumenti, ornamenti, vasi, specialmente il vasellame ceramico), tombe, monete. Vengono in questione anzitutto i monumenti della Palestina stessa del tempo israelitico-giudaico; ma, poiché questa fu in stretti rapporti culturali con i paesi confinanti (Egitto, Fenicia, Mesopotamia), l'a. b. deve tener conto anche delle ricerche fatte in quelle regioni, come pure della cultura preisraelitica della Palestina stessa. Investigando e analizzando tutti questi elementi l'a. b. fornisce per la descrizione della vita e della civiltà biblica una nuova fonte, la quale, essendo indipendente dalla S. Scrittura, costituisce un prezioso aiuto all'esegesi dei libri sacri e alla storia biblica.

II. STORIA DELL'A. B

1. Avendo la Palestina sofferto, nel corso della storia, ripetute e gravi devastazioni, quasi tutti i monumenti della cultura israelitico-giudaica sono scomparsi. Perciò, prima che si iniziassero gli scavi scientifici, la descrizione dell'antica cultura palestinese non poteva farsi che in base alle fonti letterarie provenienti da autori che la conoscevano di propria esperienza, prima che, con l'invasione araba (636), fosse definitivamente distrutta. Tali sono principalmente, oltre alla S. Scrittura, i commenti della Mišnah e del Talmūd, le opere di Filone (ca. 25 a. C. - 42 d. C.) e di Flavio Giuseppe (ca. 37-103 d. C.), l'Onomasticon di Eusebio (ca. 325), tradotto in latino e completato da s. Girolamo (ca. 390), gli Itineraria dei pellegrini, particolarmente il Eurdigalense (333), la Peregrinatio Aetheriae (Silviae; ca. 394), l'Anonimo (v.) Piacentino (ca. 570), il Breviarius de Hierosolyma (sec. v o vi), Adamnano (Arculfo, v.), De locis sanctis (ca. 670), finalmente le opere di s. Girolamo, in particolare l'Epistula ad Marcellam (ep. 46) e l'Epitaphium s. Paulae (ep. 108). Ma queste opere, fuori della S. Scrittura, illustrano quasi esclusivamente l'ultimo periodo culturale (romano-bizantino) della Palestina; per i periodi più antichi la Bibbia rimaneva, fino all'epoca degli scavi, quasi l'unica fonte alla quale le « A. b. » e i « Dizionari biblici » dei secoli passati potessero attingere.

Le opere più antiche sulla antichità bibliche sono raccolte da B. Ugolini (v.) nel Thesaurus antiquitatum sacrarum, in 34 voll. (1744-69). Fra le opere cattoliche si distinguono C. Sigonio, De Republica Hebraeorum (1583); B. Arias Montano, Antiquitatum Iudaicarum (1593); G. St. Menocchio, De Republica Hebraeorum (1648); fra i protestanti: H. Relandus, Antiquitates sacrae Veterum Hebraeorum (1708); id., Palaestina ex monumentis veteribus illustrata, in 2 voll. (1714). Nel sec. XIX furono pubblicati numerosi manuali, da autori tanto cattolici (ad es. J. M. A. Scholz, D. B. Haneberg, P. J. Schegg, A. Schäfer), che protestanti (W. M. L. de Wette, H. Ewald, C. F. Keil, W. Nowack).

2. Un nuovo periodo dell'a. b. comincia con gli scavi scientifici, iniziati in Palestina soltanto dal 1867, mentre in Egitto e Mesopotamia erano stati intrapresi, con notevoli risultati, già alcuni decenni prima. Dopo i primi tentativi fatti a Gerusalemme, riusciti poco promettenti, si ebbero più solidi risultati, dopo che nel 1880 Fl. Petrie (m. nel 1942) introdusse il metodo stratigrafico e la datazione cronologica per mezzo della ceramica. Da quel tempo le ricerche archeologiche furono promosse, con ritmo sempre crescente, dalle associazioni scientifiche costituite nelle diverse nazioni.

Le principali associazioni che si sono rese benemerite per le loro ricerche archeologiche in Palestina sono: Palestine Exploration Fund (1865), Deutscher Verein zur Erforschung Palästinas (1877), American School of Oriental Research (1900, riorganizzata nel 1921), Deutsches Evangelisches Institut für Altertumskunde des Hl. Landes (1900), British School of Archaeology (1919-20), Oriental Institute of the Univ. of Chicago (1919), Palestine Oriental Society (1920), Jewish Palestine Exploration Society (1920). Da parte cattolica contribuirono all'esplorazione archeologica: la Scuola Biblica di S. Stefano dei Domenicani (1892), l'Istituto Orientale della Società Görres (1908), il Pontificio Istituto Biblico (1927), la Scuola Biblica del Collegio della Flagellazione dei Francescani e la Custodia di Terra Santa, nonché diversi Ordini religiosi e Congregazioni residenti in Palestina, come gli Assunzionisti, i Padri bianchi, i Padri del Sacro Cuore di Bétharram, i Salesiani, le religiose di Nostra Signora di Sion, le Dame di Nazaret. L'Italia è rappresentata da una missione archeologica diretta prima da Giacomo Guidi e poi da R. Bartoccini, la quale dal 1927 scavò l'aeropoli di 'Ammān (Filadelfia).

Dopo la guerra 1914-18 gli scavi in Palestina presero uno sviluppo grandissimo. Man mano quasi tutti i luoghi più importanti al di qua del Giordano e non pochi della Transgiordania furono investigati.

Di particolare importanza, per i risultati raggiunti, sono Gezer (R. A. St. Macalister, 1902-1905; 1907-1909), Megiddo (G. Schumacher, 1903-1905; Oriental Institute, 1925 sgg.), Gerico (E. Sellin e C. Watzinger, 1907-1909; J. Garstang, 1930-36), Samaria (G. Reisner ecc., 1900-10; J. W. Crowfoot, 1931 sgg.), Sichem (E. Sellin, 1913-14; 1926-28; 1934), Beisān (Pennsylvania Univ. Museum, 1921-33), Tell Beit Mirsim = Qirjath Sepher [?] (W. F. Albright e Kyle, 1926 sgg.), Tell en-Nasbeh (W. F. Badé, 1926-35), Tell el-Far'a = Saruhen [?] (Fl. Petrie, 1927-29), Tell ed-Duwer = Lachis (J. L. Starkey, 1933 sgg.), Et-Tell = Hai (J. L. Marquet-K. Krause, 1933-35). Anche nel sottosuolo di Gerusalemme ripetutamente si sono fatte ricerche, specialmente nella collina sud-orientale (Ophel).

Dell'investigazione dei monumenti cristiani si sono resi benemeriti in modo speciale i Domenicani di S. Stefano a Gerusalemme (L. H. Vincent, F.-M. Abel). Scavi di particolare importanza nella Transgiordania si sono fatti a Gerasa (fin dal 1928) e a Telelāt Gassāl (Pontificio Istituto Biblico, dal 1929).

3. Il metodo degli scavi palestinesi è stato perfezionato, specialmente riguardo all'osservazione più attenta della stratigrafia, e con ciò della cronologia relativa, al modo esatto di descrivere gli oggetti scoperti, alla tecnica di conservarli (per mezzo di fotografia, di modelli e calchi, di raggruppamento in appositi musei) e di interpretarli comparando i diversi scavi fra di loro e con analoghi scavi extrapalestinesi, e, finalmente, riguardo alla redazione del giornale di scavo e al modo di riferirne nelle pubblicazioni. Perciò i risultati raggiunti in scavi fatti con tale metodo rigoroso possono essere accettati con fiducia, e servire come base alle discussioni cronologiche e storiche.

III. RISULTATI E VALORE

1. Gli scavi recenti danno anzitutto una idea concreta delle fasi culturali percorse dalla Palestina e mostrano come essa si inserisca nel quadro generale della cultura umana.

I residui umani, trovati nel W. el-'Amlid (F. Turville-Petre, 1925-26), nella grotta Ṣuqbah presso Ramleh (D. Garrod, 1928), nelle grotte del Carmelo presso 'Atlit (D. Garrod, 1928-34), e in una grotta del G. Qafzeh (Monte del Precipizio) presso Nazaret (R. Neuville, 1934), provano che la Palestina era già occupata dall'uomo paleolitico (Palaeanthropus palaestinus, del tipo di Neanderthal). Una razza paleolitica più recente si è trovata in diversi luoghi della Palestina. Il mesolitico, rappresentato dal « natufiano » (trovato in una grotta del W. Naṭūf presso Lidda), s'incontra in diverse grotte. Se si possa parlare di neolitico in Palestina è controverso; taluni stimano che dal mesolitico si passi direttamente al calcolitico (eneolitico). Quest'ultimo si trova particolarmente a Telelist Gassül («gassuliano»), nello strato VIII di Gerico, e, in una forma un po' più recente, a Beisân e a Megiddo. La comparazione con le culture analoghe d'Egitto e di Mesopotamia permette di fissare il calcolitico palestinese nel v e iv millennio fino a ca. il 3200 a. C.

Le successive fasi culturali del bronzo e del ferro, distinte principalmente per la tecnica e morfologia della ceramica, si trovano in molti siti. L'età del bronzo si divide in tre periodi, in Palestina, cronologicamente così determinati: bronzo I (antico): ca. 3200-2000; bronzo II (medio): 2000-1600; bronzo III (recente): 1600-1200. Similmente si distingue l'età del ferro (1200-300 a. C.) in: ferro I (1200-900), ferro II (900-600), ferro III o periodo persiano (600-300). Negli strati superiori di molte città più antiche si trova poi rappresentata la cultura ellenistica (300-50 a. C.), la romana (50 a. C.-350 d. C.), e la bizantina (350-636). L'invasione degli Arabi musulmani (636) apre una nuova epoca che non riguarda più l'a. b.

I diversi strati archeologici manifestano anche gli influssi dell'estero sulla Palestina e il succedersi di nuove popolazioni (razzie). Nel periodo del bronzo I l'elemento etnico prevalente è quello dei «Cananei» che vengono poi sopraffatti verso il 1900 a. C. da un nuovo strato più potente (chiamato « Semiti occidentali » o, comunemente, « Amorriti »); nel corso del bronzo II si nota un afflusso di Hurriti, Aramei, « Hyksos »; nel bronzo III la dominazione degli Egiziani, ristabilitasi in Palestina dopo la disfatta degli Hyksos, viene disturbata dalle invasioni di popoli nomadi (Habiri), ai quali succedono poi gli Israeliti. L'inizio del ferro I (ca. 1200) è caratterizzato da una notevole decadenza culturale, senza dubbio dovuta all'occupazione del paese da parte degli Israeliti, i quali soltanto lentamente assimilavano gli elementi culturali trovati nella nuova patria e subirono poi nuovi influssi, specialmente della Fenicia (architettura), dell'Egitto (manufatti di arte, avorio, vasellame), e, più tardi, delle nazioni conquistatrici (Neobabilonesi, Persiani, Siri ellenizzati, Romani).

2. Questo sguardo mostra l'importanza delle recenti ricerche archeologiche, anzitutto per la storia del popolo d'Israele e dei suoi antenati. I racconti biblici s'inscrive senza difficoltà nel generale quadro culturale ed etnico oggi conosciuto mediante gli scavi; soltanto in pochi casi rimangono dubbi e difficoltà (ad es. circa la data della caduta di Gerico cananea e della presa di Hai ['Aj]; cf. Jos. 8). Le recenti scoperte archeologiche forniscono dunque una imponente conferma della verità della storia biblica considerata nelle sue linee generali. Quanto ai singoli fatti storici, gli scavi ne provano più la possibilità che la realtà, mancando finora in Palestina quasi completamente le iscrizioni che permettano di fissare esattamente la data dei monumenti scoperti. Tuttavia un certo numero di fatti biblici è stato confermato anche dagli scavi: così, ad es., gli scavi di Tell el-Heleifi (v. ASIONGABER) presso il golfo di 'Aqabah, mostrano gli sforzi di Salomone per crearsi un porto commerciale (I Reg. 9, 26); gli oggetti di avorio trovati in Samaria confermano I Reg. 22, 39 e Am. 3, 15; 6, 4; le lettere di Lachis (18 documenti, in gran parte frammenti, scritti su cocci) illustrano alcuni racconti del libro di Ier. La conferma archeologica di tali elementi secondari è particolarmente importante per l'attendibilità della storiografia israelitica. Tutto sommato, le scoperte recenti hanno efficacemente contribuito a vincere lo scetticismo storico professato dalla moderna critica razionalistica.

Anche l'esegesi biblica trae grande vantaggio dagli scavi. Essendo una gran parte dei luoghi più importanti menzionati nella Bibbia oggi conosciuta per gli scavi non solamente in genere, ma nei diversi periodi della loro storia, l'interpretazione dei relativi testi biblici viene facilitata oppure talvolta corretta. I numerosi oggetti e strumenti della vita quotidiana, messi alla luce dagli scavi, illustrano concretamente quanto la Bibbia dice degli usi, costumi, mestieri, utensili, scrittura degli Israeliti, cosicché i trattati di a. b. vengono arricchiti di un pregevole materiale indipendente dalle fonti letterarie, e perciò di massimo valore confermativo. Alla storia della religione israelitica, poi, gli scavi forniscono un ricco materiale che illustra la natura e l'estensione dei culti stranieri esercitati in Palestina, le pratiche idolatriche e superstiziose degli Israeliti stessi, le prescrizioni religiose della legge mosaica.

BIBLI: Manuali di a. biblica: F. Kortleitner, Archaeologia biblica, Innsbruck 1917; E. Kalt, Biblische Archäologie, 2ª ed., Friburgo in Br. 1934, trad. ital. di G. Castellino, Torino 1941; A.-G. Barrois, Précis d'Archéologie biblique, Parigi 1935; id., Manuel d'Archéologie biblique, I, ivi 1939; F. Nötscher, Biblische Altertumshunde, Bonn 1940. Per una sommaria rassegna cf. G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, pp. 73-123. - Opere non cattoliche: P. Thomsen, Kompendium der palästinischen Altertumshunde, Tubinga 1913; I. Benzinger, Hebräische Archäologie, 3ª ed., Lipsia 1927; J. Garrow Duncan, Digging up Biblical History, 3 voll., Londra 1931; W.-F. Albright, Archaeology of Palestine and the Bible, Londra 1932, 2ª ed. 1935; C. Watzinger, Denkmäler Palästinasi, I, Lipsia 1933; II, ivi 1935. - Sugli scavi: L. H. Vincent, Canaan d'après l'exploration récente, Parigi 1907; L. Hennequin, Fouilles et champs de fouilles en Palestine, in Dlbs. III, coll. 318-524; Cl. Kopp, Grabungen und Forschungen im III. Land 1867-1938, Colonia 1939. - Per i testi e monumenti: H. Gressmann, Altorientalische Texte zum Alten Test., 2ª ed., Berlino-Lipsia 1926; id., Altorientalische Bilder zum Alten Test., 2ª ed., Berlino-Lipsia 1927. - Dizionari archeologici: F. Vigouroux, Dictionnaire de la Bible, 5 voll., Parigi 1895-1912, e il Supplément, ivi 1928 agg.; M. Hagen, Lexicon Biblicum, 3 voll., Parigi 1905-11; K. Galling, Biblisches Reallexikon, Tubinga 1937. - Agostino Bea

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 1798–1802.

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Bea, Agostino. “Archeologia Biblica.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 1798–1802. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/archeologia-biblica.

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Bea, Agostino. “Archeologia Biblica.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 1798–1802. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/archeologia-biblica.

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