NAZARETH

NAZARETH - Panorama.
NAZARETH - Panorama.
Image from page 1005
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BIBL.: Oltre ai commenti a Mt. 2, 23 e agli studi citati, cf. anon., Nazareen, in DB, IV, coll. 1520-21; J. Schmid, Nazareen, in LThK, VII, coll. 460-61. Pietro De Ambroggi.

NAZARETH. - Città della Galilea, dove Gesù condusse con Maria S.ma e s. Giuseppe la vita nascosta. Il nome è variamente scritto e interpretato. Νάζαρεθ ο Νάζαρετ, che corrisponde al siriaco Nāṣrat e all'ebr. Nasreth, sembra significare «vedetta, guardia». S. Girolamo da nēser interpreta «fiore, germoglio». La forma Νάζαρε (Lc. 4, 15; Mt. 4, 13) sembra ellenizzazione come Ναζωραῖος, nome che si dava ai cristiani, non senza disprezzo. La città ai tempi di Nostro Signore non aveva importanza (Io. 1, 46), ma l'acquisto in seguito per i fatti della vita di Gesù (Mt. 4, 13; Lc. 1, 26; 2, 4-39.51; 4, 16) e per l'appellativo di «profeta di N.» datogli (Mt. 21, 11; Act. 10, 38). Nel sec. II d. C. la città era abitata da ebrei, in mezzo ai quali il conte Giuseppe di Tiberiade costruì una chiesa per i cristiani. Gli ebrei rimasero almeno fino al sec. VI, nonostante la cristianizzazione.

Nel 634 N. fu occupata dagli Arabi i quali, un secolo dopo, rendevano la vita molto difficile ai cristiani. Nel sec. XII i Crociati elevarono N. a sede vescovile, trasportandola da Bejsān, ma la città, ricaduta in mano musulmana, soffrì molto, specialmente sotto il feroce Bajbars nel 1263. Nel 1291 si pone la traslazione da N. della S. Casa di Loreto (v.). Nel 1390 i Francescani poterono aprirvi un convento, ma ebbe poca durata per le molestie degli Arabi; rimisero piede in N. e in modo definitivo nel 1620. Nei tempi moderni molte altre comunità religiose sono andate a stabilirsi a N., formando un centro attivo di vita cristiana. Nel 1948 fu occupata dalle forze ebraiche, che la tengono anche oggi. Gli abitanti, a causa della guerra, sono ca. 19 mila tra residenti e rifugiati, la cui maggioranza è cristiana.

La posizione di N. antica si deve porre, contraria, mente all'opinione del Kopp, sulla collina dove sono

NAZARETH - Rescritto detto di N. sulla • Violatio sepulchri •

(da Fliche-Martin-Frutas, I, tav. 2)

(da Fliche-Martin-Frutas I, tav. 2)

costruiti i santuari dell'Annunciazione e di S. Giuseppe, con il convento francescano, che forma anche oggi il centro di N., sia perché nei fianchi delle colline rocciose che sono all'intorno vi sono molte tombe del tempo romano, tra cui una bella con pietra circolare all'entratto nella proprietà delle Dame di N., sia per i resti di silos, cisterne ed altre antichità ivi trovate, sia infine per la tradizione risultante dalle fonti letterarie.

I principali monumenti di N. sono: 1) il santuario dell'Annunciazione (Lc. 1, 26-38), ANONIMO PIACENTINO (v.) nel 570 dice che «domus s. Mariae basilica est». Scavi praticati nel 1899 e 1909 hanno rimesso in luce un pavimento bizantino presso la grotta sacra, ritenuta dalla tradizione come la casa di Maria; inoltre resti di una grande chiesa a tre navate eretta dai Crociati, in cui la grotta rimane nella navata di nord. Sopra di essi fu ricostruita l'attuale chiesa nel 1730, in modo che la grotta restasse sotto l'altare maggiore. 2) Il santuario della Nutrizione o casa di S. Giuseppe, ricostruito nel 1914 sul tracciato crociato. Ha nell'interno resti di un frantoio con pavimento musivo e una grotta a duplice piano. Si crede d'ebba identificarsi con la chiesa «super duos fundata cancros» Arculfo (v.) nel 670. 3) La chiesa di S. Gabriele, ricostruita nel sec. XVII su fondamento, sembra, crociato; è in rapporto al racconto dell'apparizione alla fontana narrato dal Protovangelo di Giacomo (I, 1). 4) Più tardi si fece sboccare la fontana più a sud ed è oggi in un rudimentale edificio presso la via che conduce a Tiberiade. 5) Il Precipizio (Lc. 4, 30), indicato dal Commemoratorium de casis Dei dell'808, come lontano un miglio da N. e precisamente all'odierno Gebe el-Qafzeh, in cui si vedono resti di un'abside. 6) Il Tremore, santuario connesso con il precedente e dedicato alla Vergine, del quale il Poggibonsi nel 1347 attesta l'esistenza. 7) La sinagoga, ora chiesa dei melkiti, costruita, sembra, sul sito di quella antica, di cui parlano gli apocrifi.

Bibl.: per i testi sui santuari cf. D. Baldi, Enchiridion Loco-rum Sanctorum, Gerusalemme 1935, pp. 1-51. Scavi e studi: P. P. Viaud, N. et ses deux églises de l'Annonciation et de St-Joseph, Parigi 1910; P. Egidi, I capitelli romanici di N., in Dedalo, 1 (1921), pp. 761-76; D. Baldi-B. Bagatti, Il santuario della Nutrizione a N., in Studi fraucescani, 9 (1937), pp. 225-264 (trad. franc. di B. Samson, Gerusalemme 1944); C. Kopp, Beiträge zur Geschichte N., in Journal of the Palestine oriental society, 18 (1938), pp. 187-228; 19 (1939), pp. 82-119, 253-85; 20 (1940), pp. 29-42; 21 (1941), pp. 148-64; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p.

395. Bellarmino Bagatti EDITO (RESCRITTO) di N

Iscrizione greca con il titolo Διάταγμα Καλασρος, scolpita su pietra (0,60 x 0,375), inviata da N. a Parigi nel 1878, conservata fin dal 1925 nella collezione Froener al Musée des Médailles, interpretata e pubblicata nel 1930 da F. Cumont.

L'Editio imperiale riguarda la violatio sepulchri e prescrive che tutte le tombe rimangano intatte e che nessuno arrisca manomettere, esumare o asportare «per dolo malvagio» salme o iscrizioni. Conclude: «a nessuno, assolutamente, sia lecito fare traslazioni, altrimenti io voglio che costui sia condannato alla pena capitale».

F. Cumont suggerì l'ipotesi che l'Editio fosse la risposta alla relazione inviata da Pilato sul processo di Gesù e sulla scomparsa della salma, che, secondo la calunnia fatta spargere dai sinedristi, sarebbe stata rubata dai discepoli (Mt. 28, 11-15). Il procuratore della Giudea, ricevuto l'ordine, lo avrebbe fatto trascrivere in greco ed esporre in N., patria di Gesù. Contro la spiegazione del Cumont sono state presentate le seguenti osservazioni: non vi è alcuna prova positiva di una relazione ufficiale di Pilato a Tiberio sul processo di Gesù; il nome di «Cesare» nell'iscrizione può riferirsi ad Augusto, a Tiberio o a Caio (Caligola); occasione del decreto può essere stato, più che un caso concreto e specifico, l'uso generale della profanazione delle tombe; la provenienza da N. non assicura della sua prima destinazione; la lingua greca suppone una città ellenistica.

Quantunque per la forma delle lettere scolpite l'iscrizione possa risalire al sec. I, essa non offre in sé elementi positivi per una sicura datazione.

Bibl.: F. Cumont, in Revue archéologique, 163 (1930), pp. 241-66; M. Cuq, in Revue historique de droit français et étranger, 1930, p. 383; F.-M. Abel, in Revue biblique, 39 (1931), pp. 567-71; R. Tonneau, ibid., 40 (1931), pp. 544-64; S. Lösch, Diatagma Kaisaros. Die Inschrift von Nazareth, Friburgo in Br. 1936; cf. U. Holzmeister, in Biblica, 18 (1937), pp. 360-62. Donato Baldi