67; 16, 6; Lc. 4, 34; 24, 19; la forma Nazoreo (Ναζωραῖος) in Mt. 2, 23 (volg. Nazaraeus); 26, 71; Lc. 18, 37; Io. 18, 5, 7; 19, 19; Act. 2, 22; 3, 6; 4, 10; 6, 14; 22, 8; 26, 9. In Act. 24, 5 sg. Paolo viene accusato come «capo della setta dei Nazorei». Nazareth (v.), ove Gesù dimorò per la maggior parte della sua vita privata.
Secondo Mt. 2, 23 «Giuseppe (con Gesù e Maria) andò a stabilirsi a Nazareth, città della Galilea, onde si adempisse ciò che fu detto dai profeti, che sarà chiamato Nazoreo». Siccome nei libri profetici non si trova ad litteram questa citazione, alcuni con il Crisostomo (PG 57, 180 sg.) pensano che s. Matteo alluda a una profezia perduta. Altri, con U. Holzmreister (in Verbum Domini, 17 [1937], pp. 21-26), ritengono che s. Matteo alluda a Is. 11, 1, in cui il Messia è chiamato nēser (fiore, germoglio). Questa parola avrebbe la stessa radice di Nazareth, pronunciata con s dagli Arabi (en-Nāṣirah) e dai Siri nelle versioni dei Vangeli (Nāṣrat). Anche negli scritti rabbinici Gesù di Nazareth è detto han-Nōsērī, e i cristiani han-Nōsērīm (con s). Il plurale «dai profeti» può essere inteso come «di categoria» (che sta per il singolare) oppure come includente altri passi in cui il Messia è detto germe o germoglio (semah: Ier. 23, 3; 33, 15; Zach. 3, 8; 6, 12).
Siccome Nazareth era una località disprezzata (Io. 1, 46), alcuni pensano che s. Matteo alluda genericamente ai vaticini che presentano il Messia come un disprezzato (Is. 53; Ps. 21 ecc.). Così M.-J. Lagrange, F. Prat, A. Durand, D. Baldi, Altri, insistendo, credono che s. Matteo alluda ai vaticini che presentano il Messia come un nāṣir (nazireo [V. nazireato], consacrato, santificato, principe: cf. Judg. 13, 5-7; 16, 17; Am. 2, 11-12; Gen. 49, 26, ecc.). Questa sarebbe l'opinione definitiva di s. Girolamo, secondo S. Lyonnet, in Biblica, 25 (1944), pp. 196-206.
E. Zolli (Christus, Roma 1946, p. 45) ritiene che il termine derivi da una radice aramaica nēṣar che significa chebbene «predicare». Intende così il testo (aramaico ricostruito) di Mt. 2, 23: «Affinché si adempisse quanto si diceva: «Tra i profeti egli n. [predicatore per eccellenza] sarà chiamato». I cristiani sarebbero chiamati «n. n» nel senso di «predicatori, declamatori».

