NECHAO

NECHAO. - Faraone d'Egitto della XXVI dinastia (609-595 a. C.), secondo del suo nome, figlio di Psammetico I, di cui continuò l'opera.

Erodoto (II, 158) ricorda di lui anzitutto lo scavo di una fossa per la navigazione dal Nilo al Mar Rosso (specie di anticipazione del canale di Suez) e altrove l'iniziativa di lui presa per la circumnavigazione dell'Africa per cura di marinai fenici (IV, 42). Poco dopo intraprese una campagna contro Nabopolassar, re d'Assiria (Erodoto, II, 159), e poiché il re Josia di Giuda, malgrado il faraone avesse protestato di non marciare ai suoi danni (II Par. 35, 20-25, cf. Ier. 42, 11), gli andò contro (II Reg. 23, 29), fu vinto a Magredo sul Cison presso il Carmelo e ucciso (II Par. 35, 23-24), lasciando il regno al figlio Ioachaz, che N. mise in catene a Rebla nel paese di Emath, mandando poi a morire in Egitto (II Reg. 23, 33-34; II Par. 36, 3); mise invece sul trono Eliacim, altro figlio di Josia, con il nome di Ioakim e a patto che gli versasse una grande indennità d'oro e di argento (II Reg. 23, 34-36; II Par. 36, 3-4). A celebrare la vittoria, N. consacrò l'armatura ad Apollo Didimo (Erodoto, II, 159). Poi fu battuto a Carthamis da Nabuchodonosor II nel 605 (Ier. 46, 2-26) e fu costretto a cedergli la Siria; dopo di che si ritirò in Egitto e non ne uscì più (II Reg. 24, 7).

Bibl.: J. H. Breasted, Ancient records of Egypt, IV, Chicago 1927, p. 497 sq.; G. Posener, Le canal du Nil à la Mer Rouge, in Chronique d'Egypte, 13 (1938), pp. 259-73; A. Calderini, I precedenti del canale di Suez nell'antichità, in Aegyptus, 20 (1940), pp. 214-31. Aristide Calderini