NECESSITÀ DELLA CHIESA. - Secondo la dottrina cattolica è necessario appartenere alla Chiesa per raggiungere la vita eterna. In termini negativi questa verità si esprime con il celebre adagio: «Extra Ecclesiam nulla salus»: fuori della Chiesa non c'è salvezza. Molto discussa è l'interpretazione di tale assioma e perciò occorre determinare il senso preciso della necessità che si attribuisce alla Chiesa.
Gesù Cristo è la sola e unica sorgente della vita soprannaturale. «In nessun altro c'è salvezza; non c'è sotto il cielo altro nome dato agli uomini nel quale dobbiamo salvarci» (Act. 4, 13). È impossibile divenire amici di Dio se non per mezzo del Figlio, il quale si è fatto uomo per comunicare ai suoi fratelli la vita del Padre celeste. La Grazia santificante è, nell'anima del giusto, la partecipazione anticipata ma reale della natura divina. La visione beatifica non sarà una semplice sostituzione della Grazia, ma ne sarà la naturale efflorescenza, appena l'anima avrà raggiunto la patria. Tale giustizia interiore, prodotta negli uomini da Dio mediante Cristo morto e risuscitato, è, come dice il Concilio di Trento (Denz-U, 799), la sola causa formale della giustificazione e della salvezza. È dunque necessaria di «necessità di mezzo» ed è impossibile sostituirla con qualche altro elemento. Coloro che non sono stati rigenerati dalla Grazia di Cristo non possono contemplare la faccia del Padre celeste. Pertanto tale «necessità di mezzo» è da ritenere assoluta.
Per diffondere negli uomini la Grazia, di cui egli ha la pienezza, il Verbo Incarnato ha istituito il mistero del suo Corpo Eucaristico e del suo Corpo Mistico, che ne è il prolungamento e l'organo delle comunicazioni divine: «Se non maneggiere la carne del Figlio dell'Uomo è non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Io. 6, 54). Ora, precisamente la Chiesa esercita ed applica, mediante la virtù stessa del Cristo, tale attività sacramentale indispensabile. La Chiesa non è la causa formale dell'umana salvezza, ma piuttosto la causa strumentale rispetto a Dio e al suo Cristo. Dipendere da essa è pertanto necessario di «necessità di mezzo»: necessità stabilita per volontà positiva del Fondatore, non assolutamente per se stessa, quindi, di carattere relativo e istituzionale».
Senza dubbio, la realtà vitale intrinseca che anima la Chiesa è assolutamente necessaria a tutti; ma i mezzi concreti di cui la Chiesa si serve per comunicare la vita soprannaturale non sono sempre alla portata di tutti gli uomini; è lecito perciò pensare che la volontà salvifica universale di Dio abbia provvisto a una tale deficienza di mezzi esteriori per altre vie. Infatti, la Tradizione insegna che il martirio (Battesimo di sangue), l'atto di carità o di contrizione perfetta (Battesimo di desiderio) comunicano con ogni certezza i tesori concessi agli altri uomini dai Sacramenti. Il mezzo normale, dunque, per entrare in cielo è l'incorporazione attuale e perfetta alla Chiesa. Ma ci sono altri modi di entrare nel suo mistero interiore, oltre quello del rito sacramentale. I catecumeni uccisi per la loro fedeltà al Cristo e anche i bambini sottoposti al martirio (come gli innocenti di Betlemme) vennero sempre considerati dalla Chiesa in stato di salvezza, anzi onorati come santi. Un uomo, per questa via, si sottomette generosamente e senza limitazioni di sorta a quanto ha stabilito Cristo. È sinceramente disposto a rispettare tutte le istituzioni volute da lui, ma nell'ipotesi di una impossibilità o di una ignoranza invincibile, non si potrebbe pensare ad infliggergli una condanna perché non ha fatto uso di quei mezzi. Appartiene in qualche modo al Corpo Mistico e ciò è sufficiente per la salvezza. È sempre la Chiesa, continuazione di Cristo, la quale salva questi «figli dispersi».
Non si può pertanto parlare di contraddizione se, da una parte, Dio vuole che tutti si salvino e, dall'altra, istituisce un mezzo di salvezza che, sotto la sua forma visibile, non è accessibile a tutti. È sempre possibile il legame con la Chiesa, imperfetto ma tuttavia efficace, che viene in aiuto a questi lontani (v. BATTESIMO; CONTRIAZIONE; MARTIRIO E MARTIRE; CHIESA).
La necessità di appartenere alla Chiesa non può essere tuttavia ridotta a una semplice «necessità di precetto». Certamente, tale obbligatorietà si impone a tutti coloro che conoscono il mezzo istituito dalla Provvidenza per la salvezza: essi hanno l'obbligo morale di entrare nella società cristiana visibile. Solo allora saranno «segnati» con il carattere del Battesimo ed elevati alla dignità di membri perfetti. Ciò nonostante, la Chiesa rimane causa di salvezza e non soltanto condizione. L'assistere alla Messa domenicale o il fare astinenza il venerdì, sono obblighi propri dei cattolici: non si tratta di atti che producono la vita eterna, ma soltanto di precetti da osservare per non perdere o per sviluppare la stessa vita eterna. La Chiesa, come organismo salvifico, è superiore a queste prescrizioni: non è soltanto obbligo l'appartenervi, ma è proprio in essa il principio della Grazia. Il protestantesimo non comprende tale carattere e dignità della Chiesa; si direbbe che esso rimpicciolisce la trascendenza divina della Chiesa, la quale è veramente la Città di Dio, discesa dal cielo in terra, la Sposa dell'Agnello che genera i suoi figli alla vita eterna.
Per i protestanti, essa non è che il luogo in cui si raccolgono i credenti in Cristo, la società costituita dalla giustapposizione di tutti i fedeli, imperfetti e peccatori, non l'organo mediante il quale Dio stesso si forma i suoi eletti. Secondo i «riformatori», sono i cristiani che formano la Chiesa; per i cattolici, invece, è la Chiesa che forma i cristiani. È evidente pertanto che gli uni e gli altri non possono avere lo stesso concetto di n. della C. II «mistero» della Chiesa non è altro che la Rivelazione e la comunicazione di Dio stesso, sorgente infinita di verità e di vita, da Cristo diffusa nel tempo e nello spazio. Nel protestantesimo tale mistero svanisce in parte. I protestanti, mentre da una parte sono tormentati dalla nostalgia del ritorno, dall'altra gridano allo «scandalo» della Chiesa, invece di guardare soltanto le debolezze dei membri della Chiesa.
Come conclusione della dottrina esposta, occorre escludere certi tentativi di spiegazione teologica che, se non sono del tutto erronei, sono nondimeno superficiali o inesatti. Si è già accennato alla teoria della sola «necessità di precetto». Stando a tale dottrina, il famoso adagio «fuori della Chiesa non c'è salvezza» viene così spiegato: chiunque resta fuori della Chiesa per propria colpa non può raggiungere il cielo. Indubbiamente, Dio non priva della ricompensa se non chi è colpevole di peccato. Ma ci sarà sempre peccato in colui che rifiuta persino l'aggregazione spirituale all'organismo della salvezza, il quale è necessario per tutti, perché costituisce il Corpo
Mistico, che è l'unica sorgente della vita soprannaturale. Il precetto non potrebbe essere per se stesso causa di risurrezione (si pensi alla legge giudaica nella luce del pensiero paolino), ma pure occasione di caduta. Ora la Chiesa non è il prolungamento della Legge, ma piuttosto la sua abrogazione. Un'altra teoria, che va al di là, materializzandola un po', di una immagine paolina, distingue tra il Corpo e l'Anima della Chiesa: appartenere all'Anima sarebbe necessità di mezzo, far parte del Corpo non sarebbe richiesto che di necessità di precetto. Una tale distinzione però è fallace e porterebbe la Chiesa al tipo e al regime della Legge. La società ecclesiastica, organizzata e gerarchicamente amministrata, non differisce, in realtà, dalla Chiesa-mistero o dalla Chiesa-spirito. Attaccandosi all'una, ci si attacca perciò stesso all'altra. Ma l'appartenenza all'una e all'altra può essere, come già si è spiegato, più o meno perfetta. Talvolta tale appartenenza si realizza unicamente mediante il Battesimo di desiderio, ma questo, per lo meno implicitamente, ha per scopo anche l'aggregazione al «corpo» e non soltanto all'«anima». Lo Spirito Santo, dice s. Agostino, vivifica soltanto i membri che sono nel corpo, di cui egli è l'anima. Aggiunge però che ci si può «incorporare», in certi casi, mediante un semplice desiderio e delle disposizioni interiori. È questo che importa soprattutto. L'incorporazione puramente materiale, infatti, che non escludesse il peccato, non arrecherebbe utilità alcuna. Il desiderio sincero, al contrario, condurrà all'affiliazione sociale appena sarà realizzabile. Gli scolastici, dopo s. Agostino, hanno elaborato il loro pensiero con il sistema del «voto implicito». Tale dottrina ha il vantaggio di essere tradizionale, aderente alle espressioni e allo spirito delle Scritture e piena di equilibrio. La Chiesa così rimane nella sua dignità misteriosa di unico mezzo istituito per la salvezza e, mentre viene sollecitata apostolicamente a facilitare, mediante la sua espansione, l'ingresso di tutti gli uomini nell'unica navicella, contemporaneamente, mediante l'appartenenza spirituale, si esclude ogni apparenza di rigidezza e di inflessibilità, che sarebbero in contrasto con l'amore universale di Dio e del Redentore del mondo (v. Chiesa; Chiesa).