LORETO. - Diocesi in provincia
cia di Macerata (Marche). Ha una superficie di 17 kmq. con 8000 ab., tutti cattolici. Conta 4 parrocchie, con 2 sacerdoti diocesani e 56 regolari, un seminario, 6 comunità religiose maschili e 14 femminili (Ann. pont., 1951, pp. 390 e 641).
Il fundum Laureti apparteneva alla diocesi di Umana; quando la sede vescovile di Osimo, il 22 dic. 1240, fu trasferita a Recanati, entrò a far parte di questa diocesi e ne seguì le sorti fino al 18 nov. 1320, quando Giovanni XXII eresse la diocesi di Macerata nella quale fu compresa anche L. Rientrò nella diocesi di Recanati quando questa fu ristabilita nel 1357 ed unita con Macerata. Sisto V nel Concistoro del 5 nov. 1585 propose l'erezione della diocesi di L. che ebbe poi esecuzione il 17 marzo 1586 con la soppressione di quella di Recanati, togliendo territori ad Ancona, Osimo e Fermo ed assegnando come dotazione i redditi della diocesi di Recanati e i beni del Santuario; contemporaneamente L. era costituita città. Il 18 dic. 1591 la diocesi di Recanati fu ristabilita, unendola però aque principaliter con L.
La S. Congregazione Concistoriale, con decreto dell'11 ott. 1935 e con l'approvazione del Papa, stabilì che l'amministratore pontificio del Santuario avesse giurisdizione sul territorio della città di L. e suo territorio secondo i presenti confini civili, sospendendo così la giurisdizione dell'Ordinario di Recanati-Loreto. L'amministratore doveva avere come vicario generale un prelato insignito di carattere vescovile e provvedere alla cura delle anime nel territorio (AAS, 28 [1936], p. 71 sgg.).
IL SANTUARIO. - Un primo cenno documentato di una «ecclesia Sancte Marie que sita est in fundo Laureti» si ha in una donazione di Giordano vescovo di Umana del 4 genn. 1194 (documento riprodotto da G. Garratt, Lorette le nouveau Nazareth, Lilla 1893, p. 281 sgg.);

(fot. Angeli, Terni)
La chiesa era già divenuta un santuario centro di pellegrinaggi da parte degli abitanti del paese, e doni venivano offerti in onore della Vergine ivi venerata. Infatti il 9 nov. 1389 Bonifacio IX pubblicava una concessione di Urbano VI del 1387 in favore della « ecclesia Sancte Marie de Laureto, Recanatensis diocesi quae... a christifidelibus illarum partium eius notitiam habentibus in magna veneratione habebatur »: tutti i fedeli, che per la Natività della Vergine visitavano la chiesa, lucravano l'indulgenza concessa da Gregorio XI alla chiesa di S. Ciriaco di Ancona. È la prima concessione pontificia, non diversa però dalle altre che si elargivano in quegli anni (J. A. Vogel, II, p. 119; M. U. Chevalier, p. 170 sg.).
La devozione popolare si allargava ed ingrandiva sempre più: Flavio Biondo nella sua Italia illustrata verso il 1451 scriveva « Fra Recanati ed il Mare Adriatico... sta in un villaggio aperto e indifeso la chiesa della Vergine Maria detta di L., celeberrima in tutta Italia; e che in quel luogo vengano esaudite da Dio, per intercessione della genitrice sua, le preghiere dei supplicanti, se ne ha prova grandissima e certissima nel fatto che il vescovo a gloria di Dio e della Vergine conserva appesi i donativi di coloro che sono stati esauditi in seguito ai loro voti, in oro, argento, cera, panni, vesti di lino e lana, di gran prezzo, sì da riempire quasi tutta la basilica ». L'attestazione dello storico-umanista, le cui opere erano largamente note, acquista speciale importanza ed è suffragata da altri fatti.
Nel 1429 Filippo Maria Visconti si interessava per il santuario di L.; Francesco Sforza inviava una lettera l'11 genn. 1434 « in ecclesia Sancte Marie de Laureto »; nel 1437 Niccolò III d'Este inviava un'offerta al Santuario. Questo fu visitato di passaggio da papa Niccolò V nel 1449, il quale poi il 18 apr. 1450 emanò disposizioni a preposito degli oggetti preziosi che venivano offerti « ad ecclesiam Beate Marie de Laureto ». Sulla fine della sua vita Pio II visitò L. (1464) nel recarsi ad Ancona per sciogliere un voto, ed il 1° nov. 1464 Paolo II accordò una indulgenza al Santuario « perché, come lo dimostra l'evidenza dei fatti, alla « ecclesia Sanctae Mariae de Laureto » in diocesi di Recanati, grazie ai grandi e stupendi e quasi infiniti miracoli che ivi si compiono per opera della stessa Alma Vergine e noi abbiamo provati evidentemente sulla nostra persona, v'è grandissimo concorso di cristiani dalle diverse parti del mondo ». Il Papa accenna alla guarigione dalla peste ottenuta da cardinale qualche mese prima. Altre bolle di indulgenza Paolo II emanò il 12 febbr. 1470 e poi il 25 genn. 1471, nelle quali accenna alla Chiesa « miraculose fundata » e dice che in essa « ipsius Virginis gloriose ymago angelico comitante coetu mira Dei clementia collocata est » ed avvenivano numerosi e stupendi miracoli. Sorprende che in queste bolle si parli dell'immagine della Vergine accompagnata dagli Angeli e non

(per cortesia del prof. P. Toschi)
Il costante crescere del concorso e della devozione creava intorno al Santuario tutto un complesso di attività. Nel 1412 Andrea d'Adria era « capellanus ecclesiae S. Mariae de Laureto »; nel 1428, egli, avendo contribuito alla fondazione di un ospedale, prende il titolo di « gubernator et administrator domorum et hospitalis almae et gloriosae Virginis Mariae de Laureto ». Nel 1441 contiguo alla chiesa vi era un cimitero; anzi nello stesso Santuario si trovarono ossa di persone ivi sepolte (J.A.Vogel, I, p. 333). Il 3 dic. 1459 Niccolò Asti vescovo di Recanati e Macerata fece una donazione per il mantenimento del preposito e degli altri preti e di tutti gli altri inservienti ed abitanti « in domibus predicte ecclesie » e per le elemosine ai poveri « qui veniunt ad dictam ecclesiam » (M. U. Chevalier, p. 196 sg.).
In questa donazione è anche nominato Pietro di Giorgio Tolomei preposito di S. Sinedeo a Teramo « gubernator almae domus dicte ecclesie ». Il Tolomei, detto il Teramano, era venuto a L. nel 1430 e vi morì nel 1473. Verso il 1472 egli compose in latino una breve narrazione sulle origini del Santuario: « La Chiesa della Beata Maria di L. fu la camera della casa della Beata Vergine Maria » e gli Apostoli ed i discepoli « di comune consenso tutti stabilirono di fare di detta camera una chiesa in onore e memoria della Beata Vergine Maria e così fu fatto... ed il beato Luca Evangelista con le sue mani fece ivi una immagine a somiglianza della Beata Vergine Maria che sta ivi sino ad oggi ». Dopo che i musulmani occuparono il paese « gli Angeli di Dio tolsero via la detta chiesa e la portarono nelle parti della Schiavonia e la collocarono in un castello detto Fiume (10 maggio 1291) dove non fu onorata come conveniva alla Beata Vergine. Un'altra volta gli angeli la tolsero e la portarono sopra il mare nelle parti del territorio di Recanati e la posero in una selva che era di una nobildonna
della città di Recanati chiamata Loreta (10 dic. 1294) e da allora quella chiesa prese il suo nome dalla signora che era padrona di quella selva, S. Maria di L. Durante il tempo in cui la chiesa era in quella selva, per l'eccessivo concorso di gente si commettevano in essa grandissimi latrocini ed innumerevoli mali. Perciò per le mani degli Angeli di nuovo fu presa e portata nel monte di due fratelli e sul monte fu posta per mano degli angeli (10 ag. 1295). Quei fratelli, per il grandissimo introito e lucro di denaro e d'altre cose, caddero in grandissime discordie e liti fra loro; e per questo motivo un'altra volta la tolsero dal luogo di quel monte e la portarono sulla strada commune e la collocarono colà e la stabilirono dove è ora (2 dic. 1295) ». « Ed allora tutto il popolo di Recanati si recò a vedere quella Chiesa che era sopra la terra senza alcun fondamento. Perciò il detto popolo considerando un miracolo tanto grande e temendo che la detta Chiesa rovinasse fece circondare la Chiesa di un altro grosso muro ed ottimo fondamento come ancor oggi si vede chiaramente. Ma nessuno sapeva donde questa chiesa fosse da principio venuta » (le date non sono del Teramano, ma compaiono con il 1525). Solo nel 1296 « la Beata Vergine apparve in sogno ad un santo uomo suo devoto e a lui lo rivelò e costui divulgò il fatto ad alcuni buoni uomini del paese che vollero subito venire al chiaro della cosa e d'accordo fra loro decisero di stabilire la verità della cosa, e cioè che sedici uomini notabili e buoni andassero insieme al Santo Sepolcro... ed a Nazareth ad investigare e portarono seco le misure della chiesa e trovarono là le fondamente della chiesa e constatarono che combaciavano perfettamente con essa; ed in una parete il presso è scritto e scolpito che la detta chiesa era colà e postea s'era allontanata » (G. Garratt, p. 273).
Il racconto del Teramano ebbe larga diffusione e formò il fondamento delle narrazioni che si susseguirono, come quella di frate Battista Spagnoli detto il Mantovano nel 1489 (G. Garratt, p. 275 sgg.; per la data cf. Alfonso M. di Gesù, Gli oppositori..., V. BIBLICA., p. 24) e di Girolamo Angelita segretario perpetuo di Recanati verso il 1525. Ciò che in particolar modo sorprende è il trasporto della S. Casa nel giro di pochi anni in quattro luoghi diversi, e dell'immagine lignea dall'Oriente, dove tali simulacri non si usano. Anche le campane sarebbero state trasportate insieme con l'edificio.
Fra le altre conferme e concessioni di Sisto IV si trova che egli concesse al Santuario la parrocchialità il 2 maggio 1482 e che nel 1484 stabilì che il gubernator fosse nominato non più dal vescovo, ma dal papa stesso. Nel 1488 il card. Girolamo Basso della Rovere, vescovo di Recanati e Macerata, affidò il Santuario ai frati Carmelitani dell'Osservanza di Mantova che vi rimasero però solo sino al 1497.
Finalmente in una lunga bolla del 21 ott. 1507, nella quale riportava i documenti precedenti più importanti, Giulio II ripeteva con Paolo II che si conservava « in predicta ecclesia de L. imago ipsius beate Marie Virginis », non solo, ma anche « ut pie creditur et fama est », la stessa « camera seu thalamus » della Madonna, riepilo-
gando quanto il Teramano aveva scritto in proposito; così il racconto della Traslazione entrava in un documento pontificio, senza però che il Papa facesse una speciale indagine su quanto gli era stato riferito in proposito, come si rileva dall'accorto « pie creditur » (la lunghissima bolla in M. U. Chevalier, p. 257 sgg.).
Leone X l'8 dic. 1514 eresse il Santuario in chiesa collegiata con 12 canonici. Il 1º nov. 1554 vi furono introdotti 14 gesuiti come penitenzieri e due anni dopo vi fu fondato per loro un collegio. Gregorio XIII affidò pure ai
Gesuiti il Collegio, da lui fondato e rinnovato poi da Urbano VIII nel 1627, per l'educazione di giovani provenienti dall'altra sponda dell'Adriatico.
Per dare miglior ordine alle cose del Santuario e togliere di mezzo rinascenti litigi e conflitti di giurisdizione, Innocenzo XII il 5 ag. 1698 istituì a Roma la Congregazione lauretana con quattro cardinali sotto la presidenza del segretario di Stato e con un governatore o prefetto (v. CONGREGAZIONI ROMANE, SACRE). Finalmente l'8 maggio 1728 Benedetto XIII concesse al Santuario gli onori di basilica minore.
Una prima scossa nella sua vita tradizionale il Santuario ebbe a subire sul principio del 1798, quando le truppe francesi del Berthier saccheggiarono quanto era colà rimasto, dopo che Pio VI aveva rimosso il tesoro per metterlo al sicuro. La statua della Vergine fu allora inviata a Parigi come oggetto di museo; Napoleone la fece restituire nel 1801 in occasione del Concordato (cf. A. Eschbach, Un decret..., V. BIBLICA., p. 71 sgg.).
Nel 1860, occupate le Marche dall'esercito piemontese e caduto il potere pontificio, furono applicate anche al Santuario le nuove leggi; però al Santuario stesso non furono confiscati i larghissimi possessi che passarono sotto un'amministrazione autonoma a carattere laico con un decreto dell'8 nov. 1860, riordinata poi con altro decreto del 22 dic. 1861. Con i Patti Lateranensi ed il Concordato il Santuario ritornò sotto la diretta amministrazione e governo della S. Sede e Pio XI con breve del 6 ag. 1936 concesse ai pellegrini di L. le stesse indulgenze accordate da Pio X il 17 genn. 1905 ai pellegrini di Palestina e di Lourdes.
L'EDIFICIO. — La S. Casa è un piccolo edificio lungo interiormente m. 9,52, largo m. 4,10, alto m. 4,30 senza fondamenta. Originariamente aveva un'unica porta sul lato lungo di settentrione; dinanzi ad essa nell'interno era eretto l'altare. Sull'alto del lato d'occidente si apre una piccola finestra e al di sopra un'immagine del Crocifisso che si voleva dipinta da s. Luca. La parte superiore del muro era decorata di dipinti, ora molto sbiaditi, rappresentanti la Vergine, s. Caterina, s. Giorgio, s. Antonio e, come si diceva, s. Luigi re; si possono anche scorgere più strati di pitture sovrapposte. Sotto Clemente VII l'edificio subì trasformazioni: l'antica porta fu chiusa e per comodità dei visitatori furono aperte le tre porte ora esistenti; sotto Paolo III l'altare fu rimosso e collocato presso uno dei lati

(fot. Alinari)
Solo nel 1468 si cominciò ad erigere la grande chiesa a tre navate che tiene sotto la sua grande cupola l'edificio della S. Casa; ne fu architetto Marino di Marco da Zara e fu portata a compimento nel 1471 nelle sue parti essenziali. Il 10 nov. 1531 fu posta la prima pietra del meraviglioso rivestimento marmoreo che circonda come una scatola, ma senza esservi addossato, la S. Casa; sotto tali forme il monumento è giunto sino ad oggi. La chiesa è lunga m. 95 con tre absidi e 13 cappelle; la cupola ottagonale fu eretta su otto pilastri da Giuliano da Sangallo nel 1498-1500; la facciata fu compiuta nel 1570; numerosi artisti, fra i quali anche Bramante, contribuirono al complesso della costruzione ed alle modifiche che vi furono man mano portate. Il bombardamento aereo tedesco del 5-6 luglio 1944, che danneggò soprattutto la cupola, obbligò a gravi lavori di ripristino, ma non intaccò la solidità dell'edificio.
La piazza che si stende davanti la Basilica, è circondata da due lati dal grande Palazzo apostolico ideato da Bramante; mentre il campanile sorse per opera del Vanvitelli (750-54). Il timore di un possibile assalto dei Turchi fece sì che si desse al complesso monumentale quell'aspetto di fortilizio che ancora conserva. - Vedi tav. CVIII.
id., Lorette et l'ultimatum de M. U. Chevalier, Roma-Parigi 1915; id., Un décret du St-Siège et l'étude historique de M. U. Chevalier sur la S. Casa de Lorette, ivi 1917; I. Rinieri, La S. Casa di L., 2 voll., Torino 1911; id., La S. Casa di L. e l'ultima critica di un Dottore Alemanno (Hüffer), Asti 1914; id., La verità sulla Casa di L., 3 voll., Torino 1910. Pio Paschini