ARAMEI

ARAMEI. - Popolo che risiedeva nell'Aram. In una lettera di el-Amarna (sec. XIV a. C.) ricorre il termine aḫlamē, che fu inteso come designante gli A. Ma poiché nel prisma di Teglatphalasar I (1000 a. C.), e nel monolito di Assurnasirpal II (sec. XI a. C.) aḫlamē ricorre con la qualifica armāja («aramei»), aḫlamē non può significare A., ma significa forse «soci, confederati». Altri vide negli Eremboi e Arimoi di Omero gli A.; ma tale identificazione non è comprovata.

Nel sec. XI a. C. i documenti assiri, narrazioni di gesta di guerra, danno notizie degli A. e di alcuni loro stati. Ce li presentano soggiornanti in tre grandi direzioni: una che faceva perno e leva allo sbocco del fiume Ḥābūr nell'Eufrate, una che aveva in vista i territori della Babilonia, una che si muoveva nella Mesopotamia settentrionale e nel nord della Siria. Mentre le tribù che volsero verso la Babilonia sconfinarono in modo pacifico, si adattarono alla vita della popolazione e spesso si lasciarono assorbire, pur non mancando scontri con i Babilonesi, i quali intendevano tener all'ordine i turbolenti o esuberanti arrivati, gli A. degli altri due centri dovettero sostenere lotte dure e prolungate contro gli Assiri. Eccone le principali.

Verso la fine del sec. XII a. C., gli A. della riva destra dell'Eufrate traversarono il fiume alla confluenza del Ḥābūr e in altri punti più a sud, infiltrandosi nel territorio assiro. Teglatphalasar I marcò contro di essi nel 1112, e li ricaccò al di là del fiume, dove occupò sei dei loro centri, situati alle falde dei monti Bišri; ma non conchiuse nulla di definitivo, anzi dovette muovere ancora 27 volte contro di essi, riuscendo a batterli lungo l'Eufrate, nella linea che va dal grande gomito che fa il fiume entrando in pianura fino ai confini della Babilonia. Ma le tribù aramaiche circa l'inizio del sec. X a. C. occuparono tutta la valle del Talih e anche quella del Ḥābūr. In questo territorio tra il medio Tigri e l'Eufrate sorsero vari principati che ebbero nomi dai capi delle varie tribù. Il più importante di essi, Bīt Bahiani, chiamato con l'antico nome mitanno Hanigalbal, sul medio e alto corso del Tigri, esercitava sugli altri una specie di alto patronato.

Le tribù aramaiche dell'occidente occupavano una gran parte del territorio di Karkemīš (Gerablus), cioè dal fiume Sagura a sud della città fino al limite del territorio di Ḥamāt, una gran parte quindi della Siria settentrionale. Il loro regno è chiamato nei documenti assiri Bīt Adini, con capitale Til Barsip; presso i Greci ha nome Siria. Di lì nel sec. X a. C. si diedero ad arrotondare il territorio, annettendovi ad ovest Sam'al (Zenğirli), ad est i territori della riva sinistra dell'Eufrate fino all'affluente Balih, a nord fino a Kummuh. Altri staterelli aramaici, menzionati anche nella Bibbia, sorsero nell'Antilibano; il più importante di essi fu Damasco.

In contrasto con i popoli a loro affini, Assiri o Babilonesi, gli A. non riuscirono a fondare un grande Stato unitario, né a organizzarlo solidamente; crearono piuttosto una moltitudine di Stati, ora mediocrementemente estesi, ora minuscoli. Questi ultimi non erano Stati unitari, ma piuttosto come una costellazione in cui vari satelliti si muovono attorno ad un nucleo principale, che fa da pernio e dà il nome allo Stato. I singoli satelliti avevano una certa indipendenza, la quale permetteva di concludere trattati con i componenti lo Stato e con il nucleo principale in condizioni di uguaglianza. Simile costituzione era una causa di debolezza di fronte a vicini potenti, cui offriva buon gioco nel loro tentativo di disgregarne la compagine. Si aggiunga che nei vari Stati aramaici gli A. erano lungi dal

costituire la maggioranza della popolazione; così, per es., tra le province in cui fu divisa la Siria dopo la conquista da parte degli Assiri, solo Mansuate, Soba e Damasco erano prevalentemente aramaiche.

La conquista assira fu fatale agli A. Adadnirari II attaccò nel 900 a. C. il regno Hanigalbat, vincendo l'uno dopo l'altro diversi principotti; la sua opera venne continuata da Assurnasirpal II e Salmanasar III, cosicché nel 799 l'ultimo degli staterelli mesopotamici cessò di esistere. Poi fu la volta degli Stati della Siria da Tapsaco in giù. Questi, senza aiuto dall'esterno, confinavano con gli Assiri, i quali, aspirando ad affacciarsi sul Mediterraneo, volevano soggiogarli. Le cittadelle più atte alla resistenza erano Hamât e Damasco; ma esse soccombettero in lotte, che durarono circa un secolo e furono condotte con alterne vicende da Salmanasar III e Adadnirâri III, finché Teglatphalasar III, dopo vari scontri con Rasunnu (Rasin) di Damasco, nel 732 a. C. conquistò quest'ultimo baluardo degli A.

La progressiva penetrazione assira nel territorio della Siria si può scorgere dalle province che gli Assiri vi costituirono: nel 740 Arpad e Unqi; nel 738 Kullani (Calne), Hatarikka, Hamât; nel 732 Mansuate, Supite (Soba), Damasco, Qarnini, Haurina.

Sui rapporti e gli scontri tra A. e Israeliti, V. SIRIA.

BIBL.: F. Thoreau-Dangin, Inscription de Naram-Sin, in Revue d'Assyriologie, 8 (1911), p. 199 sg.; P. Dhorme, Abraham dans le cadre de l'histoire, in Revue Biblique, 37 (1928), pp. 481-507; H. H. Schaeder, Iranische Beiträge, in Schriften der Königsberger Gelehrten Ges., 6 (1930), pp. 225-45; E. Forrer, Arama, in Reallexicon für Assyriologie, I, Berlino-Lissia 1932, pp. 131-139; F. Alt, Die syrische Staatswelt vor dem Einbruch der Assyrier, in Zeitschr. d. deutsch. morgenl. Gesellschaft, 88 (1934), pp. 233-58; G. Messina, L'aramaico antico, Roma 1934; F. Rosenthal, Die aramaitische Forschung, Leida 1939. Giuseppe Messina

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“ARAMEI.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 1047. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/aramei.