OPHEL. - Colle sud-orientale di Gerusalemme.
Il nome, dalla radice 'áphal = « gonfiare », propriamente « protuberanza », « sporgenza » (Deut. 28, 27; I Sam. 54, 61), passò a significare un rialzo dal suolo o colle (cf. II Reg. 5, 24 « colle di Samaria »; Volg. « vesperi »; Settanta τὸ σκοτεινὸν = 'áphēl « caligine »; nell'iscrizione di Mesa [lin. 22] colle della città di Diban). Tutte le altre volte há-'áphēl nella Bibbia designa il colle sud-est della città di Gerusalemme, il cui muro fu costruito da Ioatham (II Par. 27, 5), ampliato e riparato da Manasse (II Par. 32, 14) e dopo l'esilio dai Thecueni (Neh. 3, 27 [Volg. murum templi]; 11, 21; II Par. 27, 3; 33, 14).
I testi biblici determinano con molta accuratezza il sito del colle O. a sud dell'area del Tempio, dove era la città cananea o fortezza di Sion (II Sam. 5, 6;

David », e dove gli scavi intrapresi in diverse epoche
hanno permesso di ricostruirne la storia.
Il quartiere, abitato dai Nathinei, servi del Tempio,
si estendeva fino alla « porta delle acque » ad oriente e alla
« torre sporgente » (Neh. 3, 26). La torre è ricordata anche
da Is. 32, 14 (Volg. tenebroe) e da Mi. 4, 8 (Volg. nebulosa
filia Sion). Flavio Giuseppe (Bell. Iud., V, 4, 2) chiama
Ὀφλᾶς la parte inferiore della città presso il portico
orientale del Tempio e il torrente Cedron, non lungi dalla
fontana di Siloe e dalla piscina di Salomone (Bell. Iud.,
II, 17, 9; V, 4, 2; VI, 1; VI, 6, 3) e anche il Talmud
(To'ānith, 3, 11) ricorda « l'angolo dell'ovest » nella parte
inferiore della zona del Cedron.