ONESIFORO. - Personaggio della Chiesa di Efeso, ricordato in II Tim. 1, 16 sgg. e 4, 19 (la casa di O.). Dal complesso pare che fosse già morto quando la lettera fu scritta (ca. 67 d. C.). In questo caso, le parole di II Tim., 1, 18 (gli cenci della Signore (6 Kúpos = Cristo) di trovare misericordia presso il Signore (Kúpos, senz'articolo = Dio) in quel giorno sarebbe un esempio di preghiera di suffragio, con la quale s'implora per il defunto la misericordia divina nel giorno del Giudizio. Mentre Paolo era prigioniero per la seconda volta a Roma - si noti (ibid. 1, 17) la difficoltà di giungere a lui - O. non ebbe vergogna delle sue carenze, e volle prestargli, come già altra volta, i propri servizi (ἐνέψευσεν [ibid. 1, 16], che la Volgata ha reso con refrigeravit, può indicare sia il conforto della simpatia e della solidarietà sia l'aiuto materiale).
Ad Efeso O. lavorò a vantaggio della comunità, forse in qualità di diacono: il mihi di parecchi codici della Volgata ha contro di sé la maggioranza dei testimoni del testo originale. Il particolare che Timoteo conosce anche meglio di Paolo (βέλτιον ποτρεβέ, però, non avere forza di comparativo) l'operato di O. fa supporre che ciò sia posteriore alla partenza dell'Apostolo, quando Timoteo reggeva quella comunità (I Tim. 1, 3).
Gli Acta Theclae (metà del sec. II ?) fanno di un padrone di casa, ad Iconio, che avrebbe ospitato Paolo durante il primo viaggio missionario (M. R. James, The apocryphal New Test., Oxford 1924, risampa 1950, p. 272 sgg.). I menologi greci lo dicono uno dei 72 discepoli e lo ricordano in date diverse come vescovo ora di Colofone, ora di Cesarea, ora di Corone in Messina. Il Martirologio romano (6 sett.) gli fa subire il martirio nell'Ellesponto, a Patrio, di cui sarebbe stato vescovo.