ISRAELE

ISRAELE. - Denominazione ufficiale assunta dallo Stato ebraico indipendente sostituitosi nel 1948 al mandato britannico sulla Palestina.

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ISRAELE - 1) Confini di Stato; 2) limiti delle zone di occupazione araba; 3) ferrovie.

I. GEOGRAFIA

Situato nell'Asia anteriore, lungo il Mediterraneo, fra Libano, Siria, Transgiordania ed Egitto, questo Stato ha una superficie di 27.000 kmq. (compresi 704 kmq. di acque interne; meno del Piemonte) ed è costituito da un'esile pianura litoranea su cui declina con lento pendio un tavolato, od altopiano calcareo, inciso da frattore e gole d'erosione e povero d'acqua superficiali. L'altopiano, elevato in media 600-800 m. (cima più elevata il M. Germaq, m. 1199), che si continua con l'arido Negehbh fino al Mar Rosso, incombe ad E. sulla fossa (el-Gör) del Giordano, la quale si prolunga anch'essa, con il Mar Morto e il Wádi el-Arabah, fino al Golfo di 'Aqabah. Il clima va attenuando il suo carattere marittimo e mediterraneo man mano che si procede verso E.; le precipitazioni, in genere scarse e concentrate nei mesi invernali, crescono con il rilievo, ma diminuiscono anch'esse verso E. e verso S. Tuttavia il paese è molto più vario che non comporti la sua modesta ampiezza, e tutt'altro che

desolato: dovunque si trovi acqua (fiumi, pozzi artesiani) il terreno si presta bene a più generi di colture. Pochi e di breve corso i fiumi, dei quali l'unico importante è il Giordano (ca. 300 km.), che finisce nel Mar Morto (915 kmq.), posto a 392 m. sotto il livello del Mediterraneo e profondo 399 m.; lago caratteristico per l'eccezionale salinità (20 %) e l'elevato peso specifico delle sue acque, nonché per la mancanza assoluta di fauna ittica.

La popolazione (1,9 milioni di ab.; 72 a kmq.) è assai diversa per razza, lingua, religione e aspirazioni; i gruppi numericamente più cospicui sono il musulmano, l'israelita ed il cristiano; figurano inoltre minoranze di Drusi, Siri, Armeni, Greci, Egiziani, ecc., nonché da 60 mila beduini. Sebbene accresciuto da una continua intensa immigrazione, l'elemento israelita non ha ancora la maggioranza assoluta della popolazione, se non in quella delle tre unità territoriali (Stato arabo, Stato ebraico, città di Gerusalemme che il progetto di sistemazione assegna agli Ebrei), cioè in gran parte della zona costiera, nella Galilea orientale e nel Negeb. Assai cresciuta, negli ultimi anni, la popolazione urbana: oltre la capitale, Gerusalemme (164 mila ab.), tre centri abitati oltrepassano oggi i 100 mila ab. (Giaffa, Haifa e Tel Aviv, che con i suoi 183 mila ab. li supera tutti).

L'economia palestinese si basa sull'agricoltura, che dà cereali (frumento, orzo), tabacco, sesamo, frutta, ecc., ma soprattutto vino, olio e agrumi (questi ultimi principale articoli di esportazione). Discreti i redditi dell'allevamento (che ha carattere mediterraneo, ma ben provvisto anche di bovini; fiorenti pollicoltura e apicoltura); mostre le risorse minerarie (zolfo, salgemma, potassa, bromo), cui sovvengono tuttavia buone disponibilità idroelettriche (Giordano) e lo sbocco del petrolio dell'Iràq, che mette capo a Haifa. Le industrie sono in promettente sviluppo, specie nei centri dove prevale l'elemento ebraico, ma hanno ancora dimensioni modeste (notevoli le petrolifere e la manifattura del tabacco). I traffici via terra sono orientati verso N., specie dopo completato l'allacciamento della rete palestinese (600 km.) con la rete del Libano; quelli marittimi si giovano dei porti di Giaffa e di Haifa (ambedue modernamente attrezzati): quest'ultimo è divenuto ormai il più importante di quelli del Mar del Levante.

Bibl.: A. Bonne, Palästina : Land und Wirtschaft, Lipsia 1932; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, 2 voll., Parigi 1933-38; F. Cerenzani, Palestina d'oggi, Brescia 1934; P. Goodman, The jewish national home, Londra 1943; L. Picard, Structure and evolution of Palestine, Gerusalemme 1943; W. C. Lowdermilk, Palestine : land of promise, Londra-Nuova York 1944; B. Gurevich-Gertz, The jewish population of Palestine : immigration, demography, structure and national growth, Gerusalemme 1945; R. R. Nathan-O. Gass-D. Creamer, Palestine : problem and promise, Washington 1946; A. Gertz, Statistical handbook of jewish Palestine, Gerusalemme 1947. Giuseppe Caraci

II. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA CATTOLICA

Quando si stabilì la divisione della Palestina (29 nov. 1948), erano contemplati il rispetto e la salvaguardia dei Luoghi Santi cristiani, ebraici e musulmani con tutte le loro istituzioni annesse.

Nel Proclama d'indipendenza dello Stato di I., emanato il 14 maggio 1948, era dichiarata «piena eugualianza sociale e politica di tutti i suoi cittadini, senza distinzione di razza, di religione e di sesso; garanzia di piena libertà di coscienza, di religione, educazione e cultura; salvaguardia della santità e inviolabilità dei santuari e luoghi santi di tutte le religioni».

L'organizzazione del governo comprende il Ministero del culto in cui, tra le diverse sezioni per gli affari religiosi in genere, è pure quella delle comunità cristiane. Tuttavia, la prima Assemblea costituente (Keneseth), eletta il 25 gen. 1949, che tiene le sue sessioni a Tel Aviv, non ha ancora preso posizione in merito.

Nello Stato d'I. esistono attualmente quattro principali confessioni cristiane: i cattolici (latini, greco-cattolici, maroniti); i greci-ortodossi (con i russi pravoslavi); i protestanti (Chiesa episcopale anglicana, araba e inglese; Congregazione evangelica araba e altre diramazioni rappresentate da missionari nelle principali città) e gli ortodossi-monofisiti (armeni, copti, siriani-giacobiti, abissini). Sembra che allo Stato si imponga la possibilità del problema dei cristiani di origine ebraica.

Bibl.: E. Hoade, Guide to the Holy Land, Gerusalemme 1946, pp. 89-92; United Nations world (Nuova York), maggio 1948; Palestine Post (Gerusalemme), 4 apr. 1949; I. service of information (Roma), 5 ag. 1949 e 8 giugno 1950; Bulletin des Nations Unies (Parigi), 15 giugno 1950; anon., La Terre Sainte, Tel Aviv 1950. Martiniano Roncaglia