HURRITI (HURRI)

HURRITI (HURRI). - Popolo del Medio Oriente antico con propria lingua (e letteratura), propria religione e probabilmente anche propria arte. Il territorio M. E. esprime quindi un concetto linguistico ed etnografico. Invece Subartu è un nome geografico che indica una regione, il cui centro è l'Assiria posteriore; come concetto geografico comprende i millenni III e II a. C. diversi popoli (fra i quali anche i H., abitanti di quella zona).

I più antichi documenti per i H. sono: 1) la tavoletta di Tisari, re di Urkiš (probabilmente nella regione del fiume Habur), composta in lingua hurritica, nella quale occorrono anche i nomi del dio (hurrita) Simiga e della «dea della terra Nagar». Questo documento è del secc. xxiv/xxiii a. C. 2) Un po' più tardi, ma ancora prima della 3a dinastia di Ur (2070-1960 a. C.) un'altra tavoletta in lingua accadica dà notizia del re Arišen che dedicò un tempio nella terra (accadizzata) di Hawilum al «dio onorato Nergal», dio sumero-accadico. In questo testo occorrono i nomi geografici di Urkeš e di Nawar. 3) Verso 2000 a. C. il nome della terra e della «montagna Hur-ri-um» ricorre in un poema sumerico mitologico. Questo territorio è probabilmente da collocarsi nella zona dei monti dello Zagros (ad oriente del Tigri). 4) Ma già i nomi propri della 3a dinastia di Ur sono composti con elementi hurritici (che dopo occorrono in Nuzu) come ar, haš, itb, nan, šen ecc. Al contrario nomi di questo tipo non si trovano all'inizio del II millennio a. C. né in Susa (Elam), né in Mari (dove furono trovate tavolette in lingua hurritica), né in Siria. La Siria in questo periodo è Amorriti (v.), ma nel settore trione in Alalah (Tell Atchana) si trovano già nobili hurriti. Tutta questa documentazione va più o meno fino all'a. 1700 a. C.

Dal 1700 al 1550 a. C. manca la documentazione immediata, ma dopo il 1550 risultano i seguenti fatti: 1) l'Assiria sta sotto i H., cioè sotto il regno di Mitanni; 2) ad oriente del Tigri si trova un centro hurritico in Nuzu; 3) nella capitale stessa degli Iittiti, in Hattušaš (Boghazköy) sono venerati molti dèi hurriti; 4) i H. si sono spinti dalla Siria settentrionale fino alla Palestina e Edom (p. es., gli Horiti, Volg. Horrai: Gen. 36, 20-22; Deut. 2, 12. 22).

Si ha conseguentemente una prima diffusione dei H. nella Mesopotamia nei secc. xxii-xx a. C., nella quale il dio (hurritico) Kumarbi è stato inserito nel pantheon babilonese come «re degli dèi» in un periodo di debolezza politica della Babilonia. In seguito vi fu un'altra grande migrazione e infiltrazione hurritica fra il 1700 e il 1550, nella quale tribù hurritiche creano il regno Mitanni. In questo regno i H. costituiscono la parte preponderante e principale, ma non sono i reggenti. Questi sono gli Indo-arii, specialmente i marianni, una casta nobile di cavalieri.

Le tracce dei H. si trovano ancora nel I millennio a. C. negli Urartei (fra il 600 e il 600) tra il lago Urmia e il lago Van.

La lingua dei H. è in scrittura cuneiforme, ed ha la peculiarità di una strana costruzione passiva, così che gli scrivani di Nuzu nei loro testi accadici di tanto in tanto cambiano il soggetto con l'oggetto. L'importanza dei H. nella letteratura risulta dal «poema Kuniarbi» (conservato in lingua hittita), in realtà un ciclo di miti differenti.

Quanto alla religione, gli dèi dei H. (per mezzo dei quali si possono distinguere, almeno in parte, i nomi propri hurritici dagli altri) sono Teššub (il dio delle tempeste) con sua moglie Hepa (la dea del sole), Simike (il dio sole), ecc.

Nell'arte, molti motivi sia nella glittica sia nella ceramica sono oggi considerati piuttosto come motivi hurritici che come hittiti.

BIBL.: La tavoletta di Tisari: A. Parrot-J. Nougyrol, Un document de fondation hurrite, in Revue d'assyriologie, 42 (1948), pp. 1-20; la tavoletta di Arišen: Fr. Thureau-Dangin, Tablette de Samarra, ibid., 9 (1912), pp. 1-4; Hur-ri-um-kur-ra, Hur-ri-um-hur-sag-ga (terra Hurrum, montagna Hurrum): cf. S. N. Kramer, Sumerian mythology, Filadelfia 1944, p. 114, nota 44; Journal of cuneiform studies, 1 (1947), p. 25. R. V. 3.5; per i nomi propri e i loro elementi di composizione: I. J. Gelb, Hurrians and Subarians, Chicago 1944; E. R. Lachenan, Nuzi per sonal names, in Journal of near eastern studies, 8 (1940), pp. 48-55; per la storia: R. T. O' Callaghan, Aram Naharani, Roma 1948 (con ricca bibli.); G. Contenau, Hurrites, in DBS, IV, coll. 129-138; per la distinzione fra H. e Subarci: Zeitschrift für Assyriologie, 49 (1949), pp. 336-39; per la lingua: E. A. Speiser, Introduction to hurrian, Nuova Haven 1941; per la letteratura: H. Otten, Mythische und magische Texte in hethitischer Sprache, Berlin 1943; id., Die Überlieferung des Telipinu-Mythus, Lipsia 1942; cf. H. G. Güttebock, in Orientalia, 12 (1943), pp. 338-37; id., Kumarbi. Mythen vom churritischen Krons aus den hethitischen Fragmenten zusammengestellt, übersetzt und erklärt, Zurigo-Nuova York 1946; J. Friedrich, Der churritische Mythus vom Schlangen-dämon Heldamm in hethitischer Sprache, in Archiv Orientalia, 17 (1949), pp. 210-54; H. Otten, Mythen vom Gotte Kumarbi. Neue Fragmente, Berlin 1950; per la religione e arte: A. Moortgat, Die bildende Kunst des alten Orients und die Bergwölker, Berlin 1932; G. Contenau, La civilisation des Hittites et des Hurrites de Mitanni, Parigi 1948; K. Bittel, Nur hethitische oder auch hurritische Kunst, in Zeitschrift für Assyriologie, 49 (1949), pp. 256-90; G. Furlani, La religione degli II. (Subare), Mitianiti, in Storia delle religioni diretta da P. Tacchi-Venturi, I. 3a ed., Torino 1949, pp. 241-51. Alfredo Pohl