FRATI MINORI FRANCESCANI

FRATI MINORI FRANCESCANI. - Ordine mendicante, istituito da s. Francesco di Assisi, ora costituito da tre famiglie autonome: 1) Frati minori: O.F.M.; 2) Frati minori conventuali: F.M.Conv.; 3) Frati minori cappuccini: F.M.Capp.

SOMMARIO: I. Dalla fondazione al 1517. - II. La grande divisione del 1517: I-Osservanza. I F. M. (O.F.M.). - III. I F. M. Conv. - IV. I F. M. Capp. - V. L'architettura francescana.

#### I. DALLA FONDAZIONE AL 1517.

SOMMARIO: I. Fondazione e sviluppi dell'Ordine. - II. Attività esterna dell'Ordine. - III. Le missioni esterne. - IV. Scienza. - V. Costituzione ed attività dell'Ordine sino al 1517. - VI. Diffusione. - VII. Origine e sviluppo dell'Osservanza.

I. FONDAZIONE E SVILUPPI DELL'ORDINE

L'Ordine dei F.M. fu fondato nel 1208 in Assisi da s. FRANCESCANE (v.), il quale già nella prima Regola lo volle chiamare così per umiltà, alludendo probabilmente ai « minores » della sua città, cioè ai più modesti di condizione sociale in confronto dei « maiores ». La Regola primitiva, composta di alcuni testi evangelici e di poche esortazioni, fu approvata a viva voce da Innocenzo III nel 1209; finalmente nel 1223 Onorio III confermava con bolla la Regola definitiva, la quale era il compendio di un'altra Regola composta due anni prima. I F. M., oltre i tre voti essenziali, dovevano professare una assoluta povertà tanto in privato come in comune, vivendo di elemosina quando dal lavoro non potessero ricavare il necessario per la vita e per l'esercizio del loro apostolato. L'Ordine conduce una vita mista di preghiera e di apostolato secondo le norme evangeliche e il comando espresso di s. Francesco: « Non sibi soli vivere, sed alla profiere ». Perciò nel capitolo XII della Regola viene ancora comandato di lasciar liberi tutti coloro che per ispirazione divina volessero andare a predicare il Vangelo tra i Saraceni e gli altri infedeli.

Alla morte di s. Francesco, l'Ordine, che aveva già chiamato a raccolta in un Capitolo presso la Porziuncola alcune migliaia di religiosi (1219), era molto fiorente nelle sue tredici province, sì da essere ormai conosciuto in tutte le principali regioni d'Europa, nell'Africa maomettana e in Oriente. Ma s. Francesco, pur fiducioso nella stabilità dell'Istituto, moriva con qualche preoccupazione per le future sue vicende. Dopo il suo ritorno dall'Egitto nel 1220, ne aveva lasciato la direzione al vicario Pietro Cattani prima, e, morto questo (1221), a frate Elia da Assisi, che governò fino al Capitolo generale del 1227, quando fu eletto a ministro generale Giovanni Parenti, uomo dotto e virtuoso, che per cinque anni resse con prudenza le sorti dell'Ordine. Nonostante il suo rigoglioso sviluppo, in seno all'Ordine sorgeva una controversia circa l'osservanza della Regola, la quale da una parte presentava delle penose oscurità, dall'altra negava ogni possibilità d'interpretazione a causa della esplicita proibizione del fondatore inserita nel suo Testamento che tutti veneravano. Per tranquillizzare la coscienza dei frati il generale, dopo il Capitolo del 1230, ricorse a papa Gregorio IX, il

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FRATI MINORI - Facciata del Convento di S. Damiano, finito nel 1212 - Assisi.
(Int. Andrima)
quale aveva avuto parte nella composizione definitiva della stessa Regola in qualità di protettore dell'Ordine e consigliere di s. Francesco. Effetto di questo ricorso fu la bolla Quo elongati del 28 sett. 1230, che costituisce la base delle future dichiarazioni pontifice, e dove, seguendo un criterio giuridico, viene negato ogni valore obbligatorio al Testamento.

Riguardo all'osservanza dei consigli evangelici si dichiara che i frati son tenuti soltanto ad osservare quelli indicati espressamente nella Regola; si facilita poi il processo economico quotidiano per l'uso del denaro con l'istituzione dei nunzi (chiamati poi sindaci), i quali potevano ricevere ed amministrare il denaro a nome dei benefattori. Da questa dichiarazione di Gregorio IX fu facile procedere da parte di Innocenzo IV e di Martino IV alla istituzione dei sindaci apostolici, che potevano amministrare i beni mobili e immobili dei religiosi in nome della S. Sede, ritenutane unica e vera proprietaria. Poiché la regola minoritica non era un codice perfetto o adeguato d'organizzazione, altre norme statutarie la vennero integrando sino dal 1224 (Constitutiones antiquae). Nel Capitolo di Rieti (1232 o 1233) fu eletto generale frate Elia, potente presso Gregorio IX che lo aveva incaricato della costruzione della monumentale basilica assisiate. Egli organizzò l'Ordine in 34 province, dando impulso alle sue molteplici attività, vincolato in genere dalle sole disposizioni della Regola; ma il suo carattere autoritario ed alcuni eccessi di rigore dei suoi visitatori, laici come lui, suscitarono varie lamentele, per cui nel Capitolo generale di Roma (1239), convocato dallo stesso Papa, frate Elia fu esonerato (absoluto) dall'ufficio e sostituito da Alberto da Pisa, primo generale sacerdote. Furono compilate opportune costituzioni, che davano alla famiglia minoritica un carattere più spiccatamente democratico, pur rimanendo sempre l'Ordine centralizzato nel suo governo.

Ebbero in seguito il governo dell'Ordine l'inglese Aimone di Faversham (1240-44), Crescenzo Griszi da Jesi (1244-47) e il b. Giovanni Buralli da Parma (1247-57). Con l'elezione di s. Bonaventura da Bagnoregio, nel Capitolo di Roma del 1257, l'Ordine ebbe in primo luogo un saggio moderatore del quale si sentiva il bisogno dopo il governo del parmense. A lui si debbono le Costituzioni Norbonensi (1260), primo codice legislativo posseduto nel testo integro, oltre la Regola, e fondamento dei numerosi statuti redatti nel corso dei secoli. In un Ordine così vasto di uomini e di idee egli attese a mantenere la pace all'interno e il prestigio spirituale a scientifico all'esterno: difese la giusta osservanza della Regola e delle costituzioni pontifice, e non permise l'imposizione di una austerità eccessiva e di una povertà assoluta negli edifici, nei mezzi di studio e nelle necessità della vita.

A s. Bonaventura, cardinale nel 1273 e morto durante il Concilio di Lione, successe Girolamo Masci da Ascoli, già missionario in Oriente e in seguito papa col nome di Nicolò IV, seguito a sua volta nel 1279 da Bonagrazia da s. Giovanni in Persiceto, al quale si deve le mirabile cost. Exiti qui seminat con cui papa Nicolò III, protettore dell'Ordine si proponeva di risolvere le controversie sopra la povertà.

Vivente ancora s. Francesco, a soprattutto dopo la sua morte, si facevano largo tendenze verso forme più adatte ad un Ordine in rapido sviluppo. Ciò non piaceva ad alcuni religiosi più, ma di mentalità assai ristretta, infetti anche di gioachinismo e già repressi da s. Bonaventura, che presero nome di «Spirituali». Essi facevano sentire il loro influsso specialmente nella Provenza, nelle Marche e in Toscana, dove ebbero l'adesione di uomini di talento e di audacia. Maestro dei provenzali fu il celebre Pietro di Giovanni Olivi; in Toscana eccelse Ubertino da Casale, che molto dovette imparare dall'Ulivi nel tempo che questi dimorò in Firenze. Infine, nelle Marche corifei delle nuove idee furono Angelo Clareno (v.).

Puniti nel 1274 e mandati missionari in Oriente, costoro ricorso poi al papa Clemente V, che, con la bolla Exivi de Paradiso (1312), aprì di ridurli interamente a vivere in pace con gli altri religiosi, che costi-

tuvano una massa di ca. 35.000 membri, con oltre mille conventi. Finalmente Giovanni XXII nel 1317 e 1318 procedette contro di essi con varie bolle per cui dovettero piegarsi o scomparire. Sotto lo stesso Pontefice si ebbe pure un'altra grave controversia sulla povertà teorica che il medesimo risolvetto con le bolle Ad conditorem canonum dell'8 dic. 1322 e Cum inter uonnullos del 12 nov. dell'anno seguente.

Da questo tempo, insieme con una profonda vitalità, si riscontra nell'Ordine francescano, come del resto negli altri Ordini religiosi, una forte decadenza disciplinare, specialmente a riguardo della povertà.

Questa decadenza, attestata da scrittori contemporanei come Alvaro Pelagio O. M. nel suo De Planctu Ecclesiae (ed. Venezia 1517) a dai documenti dei pontefici e dell'Ordine, non soffocò le attività spirituali, scientifiche, missionarie dell'Ordine stesso e non ne interruppe la vasta influenza in tutti i campi, tanto da meritare le lodi ufficiali dei papi, particolarmente di Gregorio XI. Le Costituzioni Farinerie del 1354, rimate in vigore per i Conventuali fino alle Alessandrine del 1500, e speciali provvidenze di papi e di zelanti generali, quali il b. Enrico Alfieri da Asti (1367-1405), rimisero in vigore la disciplina della vita interna sulla base comune dell'osservanza moderata della povertà. Sisto IV, che era stato ministro generale dell'Ordine (Francesco Della Rovere) con varie bolle dal 1472 al 1479 confermò tutti i precedenti privilegi ed anche i possessi, sempre sotto il dominio della S. Sede.

II. ATTIVITÀ ESTERNA DELL'ORDINE

Immense sono le sue benemerenze verso la Chiesa e la società. Alla prima in questa età egli diede due papi: Niccolò IV (1288-92) e Sisto IV (1477-84) e l'antipapa Alessandro V (1409-10), 37 cardinali, dei quali due osservanti, numerosi legati, nunzi apostolici, vescovi. Grazie alla diffusione del Terz'ordine penetrò nell'intimo della vita del popolo, trasformandone la vita e dirigendone e moderandone gli spiriti con l'attività benefica. I frati infatti in tutti i luoghi dove riuscirono a metter piede fecero rifiorire la pietà, si fecero banditori di pace, estinguendo odii e componendo inimicizie pubbliche e private, prestarono assistenza nell'esercizio delle opere di misericordia in favore dei più miserabili, dei lebbrosi, degli esposti, dando origine a nuovi istituti di carità, sorsero in difesa degli oppressi, bollarono il malcostume, predicarono contro l'avarizia e l'usura favorendo il sorgere dei Monti di Pietà. Fra i grandi predicatori basti ricordare s. Antonio di Padova, Leone Perego, Gerardo Boccadabati, Ugo di Digne e Bertoldo di Ratisbona nel '200; e nel '400 le quattro colonne dell'Osservanza (s. Bernardino da Siena, s. Giovanni da Capestrano, s. Giovanni della Marca, b. Alberto da Sarteano), con il b. Bernardino da Feltre, Antonio da Vercelli, Bernardino de Bustis, Michele Carcano, Cherubino da Spoleto ed i conventuali Roberto Caracciolo da Lecce, Giovanni di Werden, Corrado Grütsch.

Non mancò l'opera dei F. M. nella liturgia. Per volere di Gregorio IX, Aimone di Faversham riformò il Messale ed il Breviario romano nel modo che divenne poi comune nella Curia e nella Chiesa. Essi introdussero le feste della S.ma Trinità, del Nome di Gesù, della Visitazione e Sposalizio della Vergine, di s. Giuseppe. Sono a tutti note le battaglie per la difesa dell'Immacolata Concezione, definita poi come dogma. La venerazione all'Umanità di Cristo, particolarmente sentita dai Minoriti, fece sì che essi si facessero diffusori della devozione alla Passione (Via Crucis), a Gesù Bambino (presepio), al S.mo Nome di Gesù, all'Eucaristia.

III. LE MISSIONI ESTERE

Sono gloria particolare

dell'Ordine. S. Francesco stesso le iniziò nel 1219 e 1221; nella Regola vi è un capitolo speciale, il XII, per i missionari. In tutti i secoli essi hanno sparso il sangue per la propagazione della fede. Nel 1220 s. Berardo e i quattro suoi compagni furono trucidati nel Marocco; nel 1227 egual sorte toccò a Ceuta a s. Daniele e a sei suoi compagni. Dai tempi di s. Francesco essi sono in Palestina e nel 1342 ottennero dalla S. Sede la custodia dei Luoghi Santi della Redenzione per essi acquistati dieci anni prima dai Reali di Napoli, custoditi fino ad oggi a prezzo di molto sangue. Sempre nel Duecento Giovanni da Pian del Carpine, Guglielmo Rubruc si spingono fino in Cina dove sono seguiti nel Tracento da Odorico da Pordenone, Giovanni Marignoli e Giovanni da Montecorvino. Quest'ultimo, grazie ai frutti del suo apostolato fu eletto arcivescovo di Khanbalik (Pechino) e gli furono inviati sei confratelli vescovi come suffraganei, mentre il b. Tomaso da Tolentino con tre compagni e Riccardo di Borgogna con 5 compagni subirono il martirio nell'India orientale (1321).

Nel Quattrocento, Conventuali e Osservanti lavorarono specialmente fra gli infedeli e gli eretici della Balcania (dove rimarranno quasi soli fino ai tempi moderni), Lituania, Canarie, Guinea portoghese e Congo.

IV. SCIENZA

Sin dal momento della fondazione dell'Ordine essa è concepita come un mezzo di apostolato, tanto più necessario quanto più sottili a pericolosi si facevano gli errori che permeavano la società e non si potevano vincere che con la dottrina e la pratica della virtù insieme. Si trova che già ca. il 1240 i frati frequentavano ed insegnavano nelle maggiori università; tosto edificarono conventi presso di esse costituendo i cosiddetti studi generali di Bologna, Parigi ed Oxford divenuti presto centri di cultura religiosa. S. Antonio, primo dottore dell'Ordine, apre la serie gloriosa dei maestri: Alessandro di Hales, Giovanni de la Rochelle, Adamo di Matsch, s. Bonaventura, Giovanni Pecham, Matteo d'Acquasparta, Riccardo di Middleton, Giovanni Duna Scoto; più tardi si avranno l'esegeta Nicolò de Lyra ed il mistico David d'Augusta. Nel Quattrocento gli Osservanti con Nicolò da Osimo e Teodorico Coeld daranno alla teologia uno speciale indirizzo pratico che si manifesta in particolare con la Summa angelica di Angelo da Chivasso e la Summa pacifica di Pacifico da Cerano. Continuavano però intanto a fiorire sotto i Conventuali i grandi studi con le relative biblioteche. Infatti nel 1450 esistevano 16 studi universitari e 28 studi generali di filosofia a teologia oltre gli studi provinciali a locali nelle principali città di allora.

Conviene aggiungere qui anche quei frati che eccelsero ai loro tempi in altre attività, come Tommaso da Celano (ca. il 1255), Giacomo da Verona (1300), Jacopo de Todi (m. nel 1306), Giovanni Bertoldi da Serravalle, Bartolomeo da Colle (1486), Alberto da Sarteano, quali scrittori, Ruggero Bacone (1294), quale promotore della filosofia naturale. Né vanno dimenticati ministori quali Giovanni da Lucca, costruttori d'organi quali Urbano da Venezia, mosaicisti e pittori come Jacopo Torriti ed altri architetti, vetrieri, musicisti.

Inoltre, nei suoi primi tre secoli di esistenza l'Ordine diede alla Chiesa 22 santi, 61 beati e circa 1500 servi di Dio.

V. COSTITUZIONE ED ATTIVITÀ DELL'ORDINE SINO AL 1517

La legislazione era costituita, oltre che dalla Regola comune, da speciali costituzioni che si vennero compilando dal 1224 (Constitutiones antiquae, non conservate) al 1260 quando comparvero le Constitutiones Norbonenses, al 1354 (le Farinerie) e al 1500 (le Alessandrine). Gli Osservanti ebbero quelle Martiniane nel 1430 e le Barcellonesi nel 1451. Oltre i tre soliti voti di povertà, castità ed obbedienza la Regola obbliga «sub gravi» all'osservanza di

24 precetti. Speciali ordinamenti regolano gli studi e le missioni, specie quelle di Palestina.

Un ministro generale che durava in carica tre anni e poteva essere rieletto era a capo dell'Ordine, assistito da uno scriba o segretario; sino al 1517 fu sempre un conventuale. Il procuratore generale teneva una sede distinta. Gli Osservanti dal 1415 in Francia e dal 1446 in Italia ed altrove erano governati dai loro vicari generali e provinciali. Le riforme minori erano rette per lo più da vicari o commissari nominati dal ministro generale o nei Capitoli.

VI. DIFFUSIONE

Sin dall'inizio fu vasta e profonda. Alla morte di s. Francesco si avevano già 10.000 frati divisi in 13 province. Queste durante il resto del sec. XIII furono portate a 34 con non meno di 30 a 40 mila religiosi. Nel secc. XIV-XV queste cifre salirono ancora grazie alle nuove recluse della famiglia osservante; tanto che nel 1517 i F.M. tutti insieme non contavano meno di 60.000 frati in 2700 conventi.

VII. ORIGINE E SVILUPPO DELL'OSSERVANZA

Come reazione all'accennata decadenza della metà del sec. XV sorse a man mano si affermò indipendentemente in Italia, Francia e Spagna un moto di restaurazione o riforma con lo scopo non di staccarsi dall'Ordine, ma di riportare i religiosi tutti alla primitiva e più rigorosa osservanza della Regola. Era un ritorno al primitivo ideale di s. Francesco.

Senza ricominciare da capo i primi osservanti tennero conto delle fallite esperienze, rimasero sottomessi ai superiori della comunità e della Chiesa, non introdussero mutazione nelle vesti, fissi nell'ideale da raggiungere («Regulam simpliciter in primaeva puritate observare», secondo il detto di papa Clemente VI) e così con l'esempio condurre la comunità dell'Ordine a fare lo stesso. Degli umili romitori, dai luoghi sacri alle memorie del primitivo francescanesimo e del suo fondatore, l'Osservanza si allargò man mano durante il Quattrocento a tutta l'Italia per passare ben presto all'Europa centrale, ai paesi slavi e più oltre, abbracciando ogni campo di attività (azione sociale, predicazione, missioni tra gli infedeli); e si ripeté il fenomeno del Duecento, perché dotti, giuristi, nobili, studenti d'università a decine entrarono fra gli Osservanti. E la restaurazione non si limitò al primo Ordine, ma si estese gradualmente anche al secondo ed al terzo, particolarmente a quello regolare femminile. I primi tentativi erano stati quelli di Giovanni della Valle (1334) e di Gentile da Spolato (1351), ma il vero iniziatore dell'Osservanza italiana fu il fratello laico Paolo o Paoluccio di Vagnozzo Trinci nobile di Foligno, che nel 1368 con licenza del generale Tommaso Frignano si ritirò con alcuni compagni nell'eremo di Brugliano fra Foligno e Camerino per osservare la Regola nel suo rigore. Nel 1384 cominciò a ricevere novizi e alla sua morte (1391) i conventi dell'Osservanza erano 22 con una settantina di religiosi, saliti a circa 200 in 34 romitori nel 1451. Il nome del b. Paoluccio fu oscurato in seguito quando s. Bernardino da Siena ed i suoi discepoli s. Giovanni da Capestrano, s. Giacomo della Marca, b. Alberto da Sarteano, le quattro colonne dell'Osservanza, avviarono questa verso i suoi maggiori fastigi.

L'Osservanza in Spagna ed in Francia. - Più oscure sono le origini dell'Osservanza in Spagna; si sa però che verso il 1400 già vi cominciava a fiorire e con scopi diversi quali la vita eremitica, la predicazione, lo studio pastorale.

L'Osservanza francese nacque verso il 1388-90 nel convento di Mirabeau e si diffuse nelle province di Turenna, Borgogna e Francia. Ora favoriti ora osteggiati dai loro superiori provinciali della comunità, gli Osservanti francesi di queste tre province (11 conventi) ricorsero al Concilio di Costanza (1415) che concesse loro di eleggersi un vicario provinciale per ogni provincia ed un vicario generale per tutte tre. La cost. Supplicationibus personarum del 23 sett. 1415 segna così la data dell'approvazione canonica degli Osservanti francesi e, praticamente, di tutti gli Osservanti (cf. L. Oliger, Arch. Franc. hist.,

9 [1916], p. 3-41). Cominciarono però presto le incomprensioni fra Conventuali e Osservanti; perché i primi, cui apparteneva il governo di tutto l'Ordine, non intendevano, né erano tenuti, a mutare il proprio tenore di vita, i secondi, crescendo per numero di conventi e di religiosi, pur non volendo la divisione dell'Ordine ma la sua riforma, tentarono di promuoverla sotto varie forme e, guidati da s. Giovanni da Capestrano, tentarono di ottenerla nel Capitolo di Assisi del 1430 con le Certificazioni Martiniane per le quali gli Osservanti rinunciavano ai vicari ed alla autonomia, gli altri lasciavano i possessi. Cominciando dal generale Guglielmo da Casale, tutti giurarono: «Volumus stare et vivere et mort in dicto Ordine nostro sancto fraternititer secundum constitutiones et reformationes praedictas». Ma il generale stesso, 40 giorni dopo, chiedeva la dispensa dal giuramento ed il 23 ag. otteneva dal Papa il breve Ad statum che aboliva le decisioni capitolari sulla povertà. Nominato s. Bernardino vicario generale degli Osservanti italiani nel 1438, Eugenio IV tentò di far eleggere l'osservante Alberto da Sarteano nel 1443 generale dell'Ordine senza riuscirvi; ed allora nel 1446 con la bolla Ut sario concesse a tutti gli Osservanti i vicari generali ciamontano e ultramontano ed i provinciali, ciò che li rendeva praticamente indipendenti, salvo il legame giuridico con i ministri generali e provinciali dei Conventuali. Nel frattempo lo stesso Papa aveva attribuito agli Osservanti i conventi della Perziuncola e della Verna, la Custodia di Terrasanta (1434-39), il convento dell'Ara Coeli a Roma (1444-45); altri conventi passarono direttamente agli Osservanti in Italia e fuori.

Riforme secondarie. - Accanto all'Osservanza altre riforme minori si avvicendarono in seno ai Francescani durante quel secolo. Tale è quella degli Amadeiti (1457-1464 ca.), del b. Amedeo Manes de Sylva con una trentina di conventi ed i Capreolanti in Italia con un gruppo di Clareni rientrati nell'Ordine nel 1473; i frati della Cappuccola o del S. Vangelo in Spagna; i Coletani con una quarantina di conventi in Francia e nelle Fiandre; i Martiniani e gli Osservanti «sotto i ministri» chiamati così per distinguerli dai comuni Osservanti detti «sotto i vicari».

II. LA GRANDE DIVISIONE DEL 1517. L'OSSERVANZA. I F. M. (O.F.M.).

SOMMARIO:

I. Le riforme minori

II. Le missioni del F. M. - III. Predicazione e studi.

Leone X nel Capitolo generalissimo del 1517, con la cost. Ite vos del 29 maggio (cf. L. Di Fonzo, La famosa bolla di Leone X «Ite vos» non «Ite et vos» (29 maggio 1517), in Miscellanea Francescana, 45 [1945], pp. 164-171), concesse agli Osservanti il diritto di eleggere il proprio superiore con il titolo di «ministro generale» e di tenere il sigillo ufficiale dell'Ordine con la precedenza sugli stessi Conventuali. I superiori di questi dovevano d'allora in poi chiamarsi «Maestri generali e provinciali» e chiedere la conferma ai ministri dell'Osservanza, rovesciando così completamente la precedente posizione giuridica. Ciò tuttavia non fu mai eseguito. Da questo momento in ogni modo si ebbe la separazione, con l'autonomia completa delle due famiglie dei Conventuali e degli Osservanti.

Con i F. M. il Papa unì le altre piccole congregazioni degli Amadeiti, Coletani, Clareni, Discalciati ed altre, ordinando che si chiamassero semplicemente F. M. o F. M. della Regolare Osservanza; quest'ultima denominazione è quella che rimase ufficialmente. Così riuniti gli Osservanti contarono ca. 30.000 frati con ca. 1500 conventi divisi in 53 vicarie, diventate ora province regolari. Durante i sec. XVI-XVII essi crebbero sempre più di numero tanto che nel 1700 raggiunsero il numero dai 70 agli 80 mila, sparsi in tutte le nazioni cattoliche e nelle fiorenti missioni di ogni continente. La santità fiorì in modo meraviglioso tra essi, poiché fino ad oggi essi hanno dato alla Chiesa 41 santi e 84 beati.

I. LE RIFORME MINORI

Pur uniti nel medesimo spi-

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The quick brown fox jumps over the lazy dog.
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rito francescano, gli Osservanti non lo furono altrettanto nel governo e nella disciplina interna; perché già nel sec. XVI corgevano e si sviluppavano fra loro le famiglie degli Scalzi, dei Recolletti e dei Riformati.

Gli Scalzi spagnoli (1487), dopo avere accettata la bolla di unione dal 1517, risorsero per opera di Giovanni Pasquali (Pasqualiti), mettendosi sotto la soggezione dei Conventuali; vi rimasero sino alla morte di s. Pier d'Alcantara che aveva loro dato credito e diffusione e col 1562 ritornarono sotto gli Osservanti. Conducevano vita austeressima ed ebbero grande diffusione nella Spagna e nel Portogallo, tanto che alla fine del 1700 vi costituivano dieci grandi province. Furono grandemente benemeriti per le loro missioni fra gli infedeli nel Brasile, nel Messico, nelle Indie orientali fino all'estremo Oriente. Gli Alcantarini alla fine del '700 erano circa 7000 con 20 province e 450 conventi; essi avevano dato alla Chiesa, oltre s. Pier d'Alcantara, s. Pasquale Baylan ed il b. Giovanni da Prado, ed in Italia s. Giovanni Giuseppe della Croce ed il b. Egidio e nel 1597 e 1624 santi e beati martiri nel Giappone.

I Recolletti, così chiamati dalle case di recollezione istituite dal 1502 nelle province osservanti spagnole, per ordine del vicario generale oltramontano Marziale Boulier, furono molto favoriti dal grande generale Francesco degli Angeli Quiñones, il futuro cardinale di S. Croce, che diede per queste case di recollezione eccellenti statuti. Da tali conventi, uniti gradatamente, nacquero le province recollette; la prima si formò in Portogallo nel 1563, ma poco dopo fu aggregata alla famiglia degli Scalzi; la seconda sorsa nella Spagna con il nome di provincia terraconense e fu fondata nel 1581 da Angelo del Pas, suo primo e ultimo provinciale. Più profondamente questa riforma si radico in Francia, dove nel 1612 fiorivano le due province di S. Dionisi e di S. Bernardino con la Custodia di S. Antonio; più tardi vi si aggiunsero altre due province. Anche nel Belgio e nella Germania tutte le province osservanti abbracciarono la forma recolletta alla fine del sec. XVII; altrettanto avvenne in Inghilterra e in Irlanda. I Recolletti contavano 490 conventi e 11.000 religiosi in 22 province alla fine del '700.

Più importante fu la famiglia dei Riformati la cui origine si riconnette a quella dei Recolletti, procedendo dalla stessa tendenza di costituire nelle singole province osservanti delle case di ritiro per vivervi con maggiore austerità. Clemente VII, con la bolla In suprema del 16 nov. 1532 stabilì che in ciascuna provincia fossero eretti uno o più conventi dove potessero ritirarsi i frati desiderosi d'un tenore di vita più rigido, osservando però le costituzioni di Niccolò III e di Clemente V; si riservava loro il diritto di eleggersi un proprio custode e di designare i superiori locali. Fino alla metà del sec. XVI la loro propagazione fu molto lenta nell'Italia centrale e specialmente meridionale; più rapido fu lo sviluppo nella Lombardia e nella Venezia; penetrò poi in Austria e Germania ed in Polonia; Urbano VIII, nel 1639, con la bolla Innocenti nobis, elevò a province le custodie dei Riformati in Italia e in Polonia. I Riformati che avevano il loro convento principale a S. Francesco e Ripa in Roma, sede del loro procuratore generale, esteso il loro apostolato alle missioni tra gli infedeli d'Africa e di Asia, specialmente della Cina. Dei loro santi, si ricordano s. Pacifico da San Severino nelle Marche e s. Leonardo da Porto Maurizio in Roma, della cosiddetta «Riformella» fondata nel 1662 dal b. Bonaventura da Barcellona.

Nel 1762 essi contavano 18.992 religiosi divisi in 808 conventi e 38 province. Oltre a queste famiglie conviene ricordare in seno agli Osservanti le speciali case di recollezione e ritiro che, dipendenti in tutto dai Superiori maggiori, unirono all'austerità di vita l'apostolato specialmente delle missioni indigene. Si distinsero in esse s. Teofilo da Corte ed il suo maestro b. Tommaso da Cori. Sul finire del '700 gli Osservanti cismontani ed oltramontani erano divisi in 87 province con 2330 conventi e 39.000 religiosi. Ma col finire di quel secolo cominciarono le persecuzioni contro i religiosi. In Francia la Commissione dei regolari, in Germania, Austria, Toscana e Regno di Napoli i principi soppressero vari conventi; con la Rivoluzione Francese sparirono i conventi

tutti della Francia e del Belgio e furono decimati in Germania e Italia; in Spagna la rivoluzione del 1833 ridusse ad un esiguo numero i 19.000 F. M. che vi erano fino allora: nell'America latina con le guerre d'indipendenza si presero di mira e furono scesiati i religiosi specialmente spagnoli; in Russia e Polonia pure furono quasi totalmente estinti durante il sec. XIX. In Italia furono coinvolti nella soppressione del 1866 estesa in seguito anche al Veneto ed a Roma; solo dopo il 1880 una maggior tolleranza permise una graduale ripresa, per cui dai 11.000 F. M. del 1890, si è giunti oggi a 24.993 religiosi e 9000 aspiranti distribuiti in 2336 case e 92 province. L'Italia vi è rappresentata da 6509 religiosi in 605 conventi e 20 province. Dipendono dell'Ordine 12.500 sodalizi del Terz'ordine francescano con ca. 1.400.000 iscritti; sono aggregati ad esso 394 Congregazioni terziarie maschili e femminili con ca. 70.000 membri.

Con la bolla Felicitate quadrum Leone XIII il 4 ott. 1897 stabiliva che le quattro famiglie degli Osservanti, Recolletti, Scalzi o Alcantarini e Riformati si riunissero in un sol corpo, sicché, come sino allora avevano ubbidito ad un solo generale, per l'innanzi avessero anche un solo procuratore con eguale legislazione, abito, regime e denominazione di F. M.: questa unione dura ancor oggi. Per essa l'Ordine è governato da un ministro generale che dura in carica sei anni, e da un consiglio o definitorio composto dal procuratore generale e da sette definitori per le varie lingue e nazioni. Il Capitolo generale si raduna di regola ogni sei anni. Le singole province sono rette da un ministro provinciale, coadiuvata da un custode e quattro definitori che tutti si rinnovano ogni tre anni nel Capitolo provinciale; le case formate sono rette da un guardiano, le residenze ed i collegi da un presidente.

Il bollettino ufficiale dell'Ordine, Acta Ordinis Fratrum Minorum, la più antica rivista del genere (1882), serve di collegamento fra le varie case.

II. LE MISSIONI DEI F. M. - Nel '500 i F. M. Osservanti allargarono l'evangelizzazione all'India portoghese, Filippine, Cina, Giappone, dove s. Pierbattista e sei compagni subirono il martirio. Ma la gloria maggiore è l'evangelizzazione dell'America; Antille, Messico, Nuova Granata e poi tutta l'America centrale e meridionale vedono fondarsi missioni e poi province francescane. Né solo si occupano delle missioni ma insieme studiano la etnografia di quei popoli e ne scrivono la storia. Bernardino de Sahagun, Toribio Motolinia, Gerolamo Mendieta, Andrea Olmos, Giovanni Torquemada, Marco da Nizza sono i principali di costoro. Né vanno dimenticati Giovanni de Zumarraga, primo arcivescovo di Messico, e s. Francesco Solano, detto l'apostolo del Nuovo Mondo, insieme a tanti altri che nei seguenti secoli lavorarono in questo campo.

Il Seicento vede martiri francescani in Albania, Marocco (b. Giovanni de Prado), Abissinia, Tunisia, India e di nuovo in Cina dove lavoreranno anche nei secoli seguenti. Al presente i figli di s. Francesco sono in tutte le parti del mondo infedelo. Ad essi sono affidate 90 missioni con più di 4000 missionari, 157 milioni d'infedeli, 11 milioni o mezzo di cattolici, 50 seminari con 1500 seminaristi, 6474 scuole con 316.561 alunni, 158 orfanotrofi e 83 asili con 11.000 bambini e bambine; 496 ospedali e dispensari e 5 lebbrosari. Degni di menzione gli 8 beati martiri di Damasco del 1880, il b. Giovanni da Triora immolato in Cina nel 1816 con molti altri che ancora aspettano il riconoscimento della Chiesa; finalmente gli ultimi 8 martiri della Cina vittime della persecuzione dei Boxers (1900), dei quali 3 vescovi, beatificati il 24 nov. 1936, ultimi della serie.

Né vanno dimenticate le fatiche tra gli eretici, specialmente protestanti, in Olanda con i santi martiri di Gorcum e quelli di Alkmaar, in Inghilterra con i bb. Giovanni Forest, Giovanni Jones, Giovanni Wal, in Irlanda con i suoi 100 martiri, in Francia dove 200 furono uccisi per la Fede. Degni di essere ricordati alcuni dei maggiori campioni che combatterono il protestantesimo, come Giovanni Wiggers, Giovanni Bergaigne, Bernardo Dapperi, Niccolò Farber, Corrado Kling, Gaspare Scharageyer.

III. PREDICAZIONE E STUDI

Continuò anche fra gli Osservanti la gloriosa serie dei predicatori dell'età precedente; ricordiamo Evangelista Marcellino, Diego Estella, Tommaso Ilirico e soprattutto Francesco Paninarola nel Cinquecento; nel secolo seguente: Evangelista Traversari da Momigno, Bartolomeo da Saluzzo che lasciò larga memoria anche come scrittore d'ascetica; nel Settecento s. Leonardo da Porto Maurizio e Piermaria da Pederobba; quindi Pacifico Deani, Leopoldo da Gaiche, Lodovico da Casoria sino ad Agostino da Montefeltro e Teodosio Somigli.

Nel campo del sapere: Francesco Licheto (1520), Luca Wadding il grande annalista di tutto l'Ordine, Antonio Hickey; i grandi maestri di teologia morale e diritto: Patrizio Sporer (1683), Beniamino Eibel (1756), Annaleo Reiffenstuel (1703), poi Domenico de Gubernatis, Lorenzo Cozza (1749), Claudio Frassen (1711), Lucio Ferraris (1750), Giovanni Antonio Bianchi (1758), Fedele da Fanna (1881), Marcellino da Civezza (1906).

Oggi l'Ordine ha la casa generalizia nel nuovo grande edificio costruito sulla Via Aurelia dietro il Vaticano ed i suoi centri di studio nel Pontificio Ateneo Antoniano sulla Via Merulana a Roma, nei collegi di Quaracchi presso Firenze, Cardenal Cisneros di Madrid, S. Bonaventure Institute (Stato di Nuova-York) e Siena College di Londonville (Stato di Nuova-York), negli studi generali di S. Chiara in Napoli e S. Antonio presso Buenos Aires; né sono da dimenticarsi le due Accademie: di storia francescana in Washington, con la rivista The Americas, e quella Marina di Roma con le sue pubblicazioni. L'Or-

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FRATI MINORI - Interno della chiesa della Casa generalizia dell'Ordine del F. M. dedicata a Maria Mediatrice, Architetto Muzio, musicici di Quaroni, affreschi di Ceracchini (1950) - Roma.
(per cortesia del ministro generale)
dine pubblica numerosi periodici scientifici, come l'Archivum Franciscanum historicum di Quaracchi per lo studio critico della storia francescana, l'Archivio Ibero-Americano di Madrid, Franzisbousche Studien di Pederborn in Germania, Studi francescani di Firenze, Itinerarium di Buenos Aires, la Revista eclesiastica brosileira, l'Antonianum di Roma, organo dell'omonimo Ateneo.

BIBLI: Fonti: Annales Franciscanus, sive Chronica olimpica documenta ad historium Fratrum Minorum spectantia, 10 voll., Quaracchi 1885-1941; L. Lemmens, Fragmenta Franciscana, 3 voll., Roma 1902-1903; Salimbene de Adam, Chronica, Parma 1847, ed. O. Holder-Zeger in BGH, Scriptura, XXXII, 1905-13; ed. Ieriumi, Bari 1942; Anadolu Clarena, Chronica opera tribulorum Ordinis Minorum, ed. Ehrle in Archiv für Literatur und Kirchen- geck. des Mittelalts, I-III, Berlin 1885-87; Collection de documents pour l'histoire religieuse et littéraire du moyen dec. 7 voll., Parigi 1868-1900; Opuscules de critique historique, 2 voll., Parigi 1902-10; Ballarium Franciscanum, ed Epitome et Supplementum, 8 voll., a cura di I. H. Sbaralea e C. Fubel, O.F.M. Conv., Roma 1750-1908; nuova serie, 2 voll., a cura di U. Hüntemann e J. M. Pou y Marti, O.F.M., Quaracchi 1897; Chronologia historica-localis, 4 voll., Napoli-Venezia-Roma, 1850-1905; Mariano da Firenze, Compendium chronicarum, Quaracchi 1911; Monumenta Ordinis Minorum, Salamanca 1506, 1510, 1511, Barcellona 1523; Firmamentum trium Ordinam s. Francisci, Parigi 1512, Venezia 1513.

Letteratura: L. Wadding, Annales Minorum, 20 voll., 3ª ed., Quaracchi 1931-48; D. De Gubernatis, Orbis scrappicus, 6 voll., Roma-Linque-Torino-Quaracchi 1682-1945; P. van den Haute, Breviarium historicum, Roma 1777; F. A. Benoffi, Compendio di storia minoritica, Perini 1820; L. Patron, Tablous Synoptique, Parigi 1807; H. Holzapfel, Monnahe historiae Ord. Fratrum Minorum, Friburgo in Br. 1909; L. d'Alençon, Levent d'histoire franciscana, Parigi 1918; M. Faber, Pullinans, Il b. Pontusio Triaci da Policia e i M. Conventini, Foligno 1926; Gratiens de Paris, Hist. de la fondation et de l'évolution de l'Ordre des FF. MM. au XIIIe siècle, Parigi 1928; A. Gemelli, Il francescanistino, Milano 1932, 6ª ed. 1947 e varie vers.; R. M. Huber, A documented history of the franc. Orbis, 1772-1777, Milwaukee 1944.

Per le Missioni: Marcellino da Civezza, Storia universale delle missioni francescani, 11 voll., Roma-Piato-Firenze 1857-1895; id., Saggio di bibliografia... sanfranciscani, Prato 1879; id., Cronaca delle Missioni francescani, 6 voll., Roma 1880-86; G. Gelubovich, Bildioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell'Ordine franciscana, 20 voll., Quaracchi 1906-48; A. van den Wyngaert, Sinica Franciscana, 4 voll., Quaracchi 1907-42; L. Lemmens, Geschichte des Franzisboerenstimms, Münster 1920; Composites Missionum Ord. Festinus Min., Quaracchi 1933.

Studi: L. Wadding, Scriptura Ordinis Minorum, Roma 1610, 1906; I. H. Sbaralea, Supplementum et castigatus ad scriptororum Ordinam s. Francisci, ivi 1806, 1908-36; I. Felder, Storia degli studi scientifici nell'Ordine francescano, vers. it., Siena 1911; M. Erick, De evolutione lucidica studiorum in Ordine Minorum, Ragusa 1942.

Apinensia: Arturus a Monasterio, Martyrologium Franciscanum, Parigi 1638, 1653, Venezia 1870, Roma 1930; F. Huber, Monologium... Minoritici instituti... Monaco 1608; Marco da Lisbona, Cronache degli Ordini istituiti dal p. s. Francisco, vers. II. di Grazio Diela, Brescia 1581, Milano 1609, Venezia 1585, Napoli 1680; B. Marzata, Leggendaria franciscana, 12 voll., Venezia 1721-32; Léon de Clary, L'ananda serifica, 4 voll., Quaracchi 1808-1900.

Spiritualità: U. d'Alençon, L'âme franciscanne, Parigi 1913, 1930; V. BRETAGNA, La spiritualité franciscanne: synthèse, antibiose, ivi 1935, vers. it., Milano 1938; L. Voutley, Itinerarium animae Franciscanum, Roma 1938; L. Bracoloni, La spiritualité franciscana, Milano 1937, Venezia 1940; Vitus a Bussum, De spiritualitate Franciscana, Roma 1940.

Infine: Marinus a Neukirchen, Constitutivum gener. I Ordinis scrappicus series chronologica, in Colter. Franc., 12 (1942), pp. 3377-98; D. de Lequile, Hierarchia franc., 2 voll., Roma 1664; J. Takacs, A Szent Ferenc-Rend Hierarchidia... Budapest 1927; H. Holzapfel, L'origine dei Monti di Pichi (1462-1543), Rocca S. Casciano 1904; F. Ozanam, I poeti francescani in Italic., vers. II. di P. Fanfani, Prato 1854; E. Clop, Le chant dans l'Ordre scraphique, Solesmes 1900; A. van Dijk, Il carattere della correzione liturgica di Fra Alccone da Faverdam, O.F.M. (1723-24), in Ephemerides liturgicae, 59 (1945), pp. 172-223, 60 (1946), pp. 309-67; Etudes franciscanes, Parigi 1899-1940; Archivum Franciscanum historicum, Quaracchi 1908-49; Studi francescani, Arezzo-Firenze 1914-49; Franzisbousche Studien, Münster 1914-1940; Collectanea franciscana, Assisi-Roma 1913-49.

Riccardo Pratesi

### III. I F. M. CONVENTUALI.

SOMMARIO:

I. Vicende dell'Ordine

II. Costituzione interna a governo

III. Attività esterna

IV. Missioni

V. Attività scientifica.

Sono detti semplicemente Minoriti nei paesi di lingua tedesca, ungherese e slava, semplicemente Francescani in Polonia e in America (Franciscani e Black Franciscani), Cordeliers e Grey Friars rispettivamente in Francia e Inghilterra. L'origine remota del nome Conventuali risale alla bolla Cum tamquam veri del 5 apr. 1250 (ripetuta nel 1252), con la quale Innocenzo IV dichiarava « conventuali », ossia equiparate nei diritti alle chiese collegiate, la maggior parte delle chiese della comunità dell'Ordine; da quelle insigni chiese l'appellativo cominciò a passare ai frati, e affermatosi meglio come specificativo nel '500, per distinzione dai Frati Osservanti, divenne ufficiale nel 1517. - Da questo tempo (dal 1250) i Frati dell'Ordine Minoritico furono chiamati M. Conv.; titolo comune che, sorte nei secoli successivi altre riforme, divenne specifico dell'antica famiglia (Wadding, Annales, 1250 n. 3, Suppl., III, p. 255).

I. VICENDE DELL'ORDINE

Dopo la divisione del 1517 i Conventuali contavano ancora 34 province e 2 vicarie, ca. 1200 conventi con un numero di religiosi che andava da 20 a 30 mila.

Con il 1517 s'iniziava per i Conv. un nuovo periodo di storia. Con la bolla di concordia Omnipotens Deus del 12 giugno (1517) e con la benevola comprensione di Leone X e dei seguenti pontefici, l'Ordine conservò la sua piena indipendenza. Anche il titolo di ministro generale fu ripreso nello stesso secolo, usato nel frattempo da alcuni papi e confermato da Sisto V. Dopo una breve ripresa degli Statuti Sistini del 1469, furono compilate le nuove costituzioni Pione nel 1565, e le Urbane del 1628, che durarono praticamente fino al 1932. Pii, dotti e zelanti generali, quali Antonio de' Sapienti di Aosta (1562-66), il procuratore e poi vicario generale Felice Peretti (1566-68, poi Sisto V), il ven. Filippo Gesualdi da Castrovillari (1593-1602) e Giacomo Montanari da Bagnacavallo (1612-23), promossero ovunque la disciplina e ogni attività, particolarmente scientifica, pur sopportando i gravi colpi inferti all'Ordine dai Luterani e Anglicani che distrusero 4 intere province nei paesi tedeschi e nelle Isole britanniche (1538), la perdita di altre 4 province di Francia a vantaggio degli Osservanti, e l'espulsione completa dalle 3 province di Spagna a Portogallo per opera di Filippo II, sotto s. Pio V, nel 1566-67.

Sotto l'obbedienza a la protezione dei Conv. si posero dopo il 1517 i risorti Scalzi di Spagna, con la susseguente riforma di s. Pietro d'Alcantara, sino alla morte di questo (1562), e poi per ss. un secolo la stessa famiglia dei F. M. Capp. (1528-1619). Una piccola Congregazione di Conventuali riformati, scalzi e di vita molto austera, sorta a Napoli nel 1562 per opera del p. Michele Pulsarini, illustrata poi e promossa dal b. Giambattista Lucarelli da Pesaro, con vari conventi in Italia e in Polonia, fu riunita all'Ordine a norma delle Costituzioni Urbane (1628) e di speciali decreti di Urbano VIII (1626) e di Clemente IX (1669). Alcuni frati si fusero con gli Alcantarini che essi avevano aiutato a stabilirsi nel napoletano.

Al Concilio di Trento l'Ordine, che vi fu rappresentato da 91 padri e teologi, accettò con tutti gli altri Ordini mendicanti (ad eccezione degli Osservanti e dei Capp.) il cosiddetto Privilegio tridentino, cioè la facoltà di possedere in comune (1563) e non più sotto il dominio proprietario della S. Sede, come usava sin allora, ma ferma restando la povertà privata dei singoli frati.

Malgrado le perdite subite, i secc. XVII e XVIII furono per l'Ordine di grande splendore e sviluppo numerico. Nel 1771, col consenso della corte reale di Francia e di Clemente XIV, si concluse la secolare vertenza delle 4 province ex-conventuali di Francia le quali, insieme con

altre 4 degli stessi Osservanti, si unirono alle 3 conventuali superstiti e, fondendosi, se ne costituirono 8 nuove con ca. 2100 religiosi, distribuiti in 39 custodie a 283 conventi, compreso l'antico Studio parigino. Alla fine del sec. XVIII l'Ordine contava così 40 province, 1257 conventi a 25.000 frati. Ma la Rivoluzione Francese e le susseguenti soppressioni decretate da Napoleone e da quasi tutti gli Stati europei nel sec. XIX danneggiarono i Conv. più delle altre famiglie francescane, spogliandoli delle loro ma-

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FRATI MINORI - Chiosero dei F. M. Conv., detto dei Fratini (1450). Basilica di S. Antonio - Padova.
(Fotocop. Terina)
gnifiche chiese e dei loro vetusti conventi che, comodamente adibiti a magazzini, caserme, case municipali, sedi di biblioteche e di archivi, non poterono essere facilmente riscattati.

Dalla fine dell'800 - quando l'Ordine era ridotto a 358 case, con 1481 religiosi - e particolarmente dopo la prima guerra mondiale (1914-18), l'Ordine ha ripreso vita rigogliosa in quasi tutte le nazioni: negli Stati Uniti d'America (1852-58), Spagna (1905), Francia (1875, 1935, 1948), centro e sud America (1947), ecc. In quest'opera di restaurazione si distinsero vari generali, quali Giuseppe M. De Bonis (1809-24), dumme e dopo i tempi napoleonici, Bonaventura M. Soldati (1879-91), creato poi arcivescovo, e Lorenzo Caratelli (1891-1904), i quali riaprirono conventi e collegi serafici. Le bolle Septimo iam pleno e Pancis ante diebus (1909) di Pio X, precisarono le relazioni giuridiche e le denominazioni storiche delle tre odierne famiglie serafiche. I Conv. contano oggi 32 province, 434 conventi, 3340 religiosi professi, e un altro migliaio di aspiranti e oblati. Delle province, 12 sono in Italia, una provincia o commissariato in quasi tutte le nazioni europee, 2 in Polonia, 1 nel vicino Oriente con conventi in Turchia, Grecia, Bulgaria e Siria, 4 negli Stati Uniti d'America con varie case nel Canada, conventi o residenze missionarie in Argentina, Brasile, Uruguay, Costarica, Cina, Giappone (commissariato), Giava e Rhodesia (Africa).

II. COSTITUZIONE INTERNA E GOVERNO

Con la Regola serafica del 1223 (il cui testo originale con bolla papale è conservato dai Conv. nella basilica di Assisi), sono oggi in vigore le ultime costituzioni generali del 1932 conformate al nuovo codice di diritto canonico, che assommano la sostanza di tutte le costituzioni, dal sec. XIII in poi. Particolare legislazione hanno i collegi, gli studi, le missioni e altre opere generalizie. L'Ordine è retto dal ministro generale e dal suo consiglio di 4 assistenti (o definitori) per le

varie lingue, oltre al procuratore generale, i quali tutti vengono eletti nel Capitolo generale ogni sei anni. Le province sono governate dal ministro provinciale, con un consiglio composto da un segretario e da 2 definitori; ogni provincia è divisa in custodie, con a capo un custode; ai conventi sono preposti i guardiani o i presidenti, ai collegi di studio i rettori o maestri dei chierici: tutte queste cariche si rinnovano ogni tre anni nei Capitoli provinciali.

Particolarità. - I Conv. conservano ancora oggi, a differenza degli altri rami francescani, i titoli originari delle antiche province dell'Ordine e la loro ripartizione in custodie o circoscrizioni geografiche minori, l'antico archivio generalizio, con documenti anteriori alla divisione dell'Ordine (belle dal sec. XIII in poi, Regesta Ordinis dal 1488); inoltre, il titolo dell'antico magistero in S. Teologia e Arti (Padri Maestri, cf. Costituzione del 1932, nn. 423-30), come i Domenicani, Agostiniani, Serviti, ecc.

Custodiscono e officiano tuttora i grandi santuari, la basilica e tomba di S. Francesco, col sacro convento in Assisi (quivi pure il protoconvento di Rivolorto, dal 1208), la pontificia basilica di S. Antonio a Padova, e le più belle e grandi chiese francescane, con i corpi degli antichi santi e beati. Fra esse, S. Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, S. Croce a Firenze, i S. Francesco di Bologna, Ferrara, Treviso, Siena, Pisa, Perugia, Palermo, Ascoli Piceno, Fermo ecc., i S. Lorenzo di Vicenza e Napoli, i SS. Apostoli a Roma; in tutto 13 basiliche. Le chiese di S. Francesco di Lione e di Colonia, con i corpi di s. Bonaventura e del b. Giovanni Duns Scoto, sono tuttora, dall'inizio del secolo scorso, in mano del clero secolare.

I Conv. vestono oggi in nero (invece dell'antico colore cenerino in uso sino alle soppressioni napoleoniche), con cappuccio e mozzetta-scapolare pendente, e portano scarpe regolari e cappello. La Curia generalizia sta presso il convento e basilica dei SS. Apostoli in Roma (dal 1463); bollettino ufficiale è il Commentarium O.P.M. Conv. (dal 1905). Dipendono dall'Ordine 480 sodalizi del Terz'ordine francescano con ca. 230.000 ascritti, ca. 400 confraternite dei Cordigeri di S. Francesco; sono aggregate ad esso una sessantina di Congregazioni di Suore terziarie e non francescane; vanno aggiunti in più, per l'uso del calendario liturgico o i vincoli storici e spirituali, 351 monasteri di Clarisse Urbaniste con ca. 6000 monache.

III. ATTIVITÀ ESTERNA

Si ricordano brevemente dal 1517 ad oggi le seguenti benemerenze e opere. Il Martirologio dei Conv. si arricchisce di 2 nuovi santi e 2 beati, 9 venerabili e oltre 800 servi di Dio: fra essi s. Giuseppe da Copertino (m. nel 1662) e il b. Gianfrancesco Burti, martire della Rivoluzione Francese con altri 37 confratelli. L'Ordine ha dato alla Chiesa altri 2 papi: Sisto V (fra Felice Peretti) e Clemente XIV (fra Lorenzo Ganganelli); 7 cardinali e ca. 300 arcivescovi e vescovi. L'Ufficio della Inquisizione fu continuato dai Conv. sino al '700 nei chiostri di Firenze, Padova, Venezia, ecc. (una diecina di tribunali in Toscana, nelle Venezie e in Istria); ad essi sono affidate due consulte ufficiali presso il S. Ufficio (dal 1560) e la S. Congregazione dei Riti (1725), e dal 1774 l'Ufficio dei penitenzieri apostolici ordinari, in numero di 12, nella Basilica Vaticana; ebbero inoltre i penitenzieri a Loreto dal 1773 al 1934.

1. Nella liturgia

Nella liturgia essi promossero con gli altri francescani la diffusione della Via Crucis (A. Gigli), la festa del S.mo Nome di Gesù (1530), i pii esercizi della « Corda Pio » e del « Transitus » in onore della Passione del Signore e dalle stimmate di s. Francesco (F. Gesualdi), il culto di s. Giuseppe (patrono dell'Ordine, 1741) e soprattutto la dottrina e il culto dell'Immacolata (patrona ufficiale, 1719), che oggi viene propagato sotto forma di spiritualità e di vasto apostolato con la diffusa associazione della « Milizia dell'Immacolata », con oltre 2 milioni di ascritti, istituita nel 1917 dal p. Massimiliano M. Kolbe, un grande apostolo mariano dei nostri

giorni, fondatore delle due « Città della Immacolata » in Polonia (Niepokalanów, 1927) e in Giappone (Mugenzino-Sono, 1930), con una imponente attività editoriale e di apostolato mariani. Si ricordano inoltre i liturgisti A. M. Azzoguidi e A. Brandimarte, innografo della S. Congregazione dei Riti e bibliotecario privato di Leone XII; gli scrittori ascetici card. L. Brancati con la sua opera classica « De oratione christiana », A. Bigoni e il ven. Benvenuto Bambozzi.

2. Predicazione e attività antiereticale

Si distinsero come predicatori e oratori, Lodovico Placenti, Francesco Visdomini, Cornelio Messo che predicò al Concilio di Trento, T. Marotti, nel Cinquecento; B. Fausti, Agostino Cassandri, il tedesco Enrico Stolysen, Vito Fagari (o Saiz), G. F. Bernabei, F. A. Gervasi, Giancarlo Vipera, nei secc. XVII e XVIII; come apostoli di carità e sociali, il ricordato Visdomini per il riscatto degli schiavi dei turchi, A. Berlenar, apostolo dell'Austria, Filippo da Ravenna e Carlo Sparavelli, Annibale Santucci e Mauro Saraceni tra i carcerati e gli appesisti, l'invige pedagogista svizzero, pioniere delle scuole popolari, Gregorio Giraud (1850), Bernardino Metz tra gli operai in Olanda (1915). Polemisti e scrittori antituterani furono Tommaso Murner, Pietro de Cornibur, il moudace alsanano Giovanni Pauli, C. Clinge, A. Hofstadt, F. Polignano. I Conv. ebbero vari martiri in Austria, Inghilterra (1538) e Polonia (15 negli an. 1656-57, per mano dei cosacchi e Svevi), in Ungheria e Transilvania. Tra gli antiqueti e antiqianesi, il card. Brancati e Domenico A. Baldassarri (1791).

IV. MISSIONI

Non fu molto vasto l'apostolato missionario dei Conv. negli ultimi quattro secoli a causa del predominio spagnuolo che li escluse dalla Spagna e dai grandi possedimenti coloniali dell'India e del nuovo mondo. Così una provincia missionaria eretta alla fine del Cinquecento nel Perù non poté durare a lungo. Furono però conservate le antiche missioni nella provincia di Oriente, con centro a Costantinopoli (ove furono per molto tempo vicari patriarcali) e diramazioni nell'incipello greco, in Turchia, Siria e in tutto il liberale dell'Oriente europeo. Dal 1622-28 fu incrementata l'antica missione di Moldavia e Valacchia (trasformata in provincia nel 1893), con numerosi missionari, prefetti apostolici e vescovi, inviati per lo più dall'India: fra essi Francesco Antonio Frascella, poi arcivescovo e delegato apostolico nelle Indie e nel Giappone (m. nel 1653), Angelo Petricca, Felice Antonio Zauli, F. A. Manzi, Bernardino Pianzola, G. A. Paroni, P. R. Ardoini e A. Camilli (1916). Nel Seicento i Conv. lavorano in Russia, Lituania e tra cretici, ebrei e sciamatici nella difficile missione di Mesopotamia, già abbandonata da altri istituti religiosi. Il servo di Dio Pietro Zirano cade martire in Algeria (1619) con altri confratelli che vanno a consolare e liberare gli schiavi cristiani. Nel 1710 fu istituito il Collegio missionario nel S. Convento di Assisi, trasferito poi a Roma (1749-1897), di cui fu primo rettore e procuratore delle missioni il p. Lorenzo Ganganelli. Ma dal 1924 datano propriamente la restaurazione di vari collegi moderni per le missioni (Roma, Assisi, Brescia), la fondazione di una « Crociata missionaria francescana » (quasi-provincia che recluta ad educa le vocazioni missionarie) e l'apertura di nuove missioni in Cina (Shensi), Africa (1929), Giappone (missione mariana, 1930), Indonesia (Olava, 1937), Albania (1940), Argentina, Brasile, Uruguay, Costarica, ecc. L'Ordine conta oggi 13 missioni, tra cui 1 vicariato apostolico, 136 missionari, 130 scuole con 7050 alunni, 7 ospedali, una sessantina d'altri istituti, orfanotrofi, asili, ecc. e 3.000.000 di pagani da evangelizzare.

V. ATTIVITÀ SCIENTIFICA

I Conv. si distinsero particolarmente, come nei secoli passati, nel vasto campo della scienza e della cultura sacra e profana. Perduti nel Cinquecento gli Studi di Parigi, Oxford, Cambridge, Tolosa, Salamanca, ecc., essi conservarono gli altri antichi Studi universitari e generali, riorganizzati in numero di 8-10 « Collegi » nei secc. XVI-XIX a Roma, Assisi, Bologna, Napoli, Praga, Colonia,

Malta, Cracovia, Urbino, e con essi gli altri Studi generali e provinciali, distribuiti in ginnasi di I, II, e III classe, in numero di 10, 20 e 43 rispettivamente, oltre i piccoli seminari. A questa riorganizzazione, codificata nelle Costituzioni Urbane (1628), provvide il generale Giacomo Montanari con la celebre Reformatio studiorum emanata da Colonia nel 1619, dopo la ricognizione ivi fatta delle ossa del b. Duna Scoto. Fra i Collegi universitari primeggiò il pontificio « Collegio di S. Bonaventura » o Sistino, eretto da Sisto V nel convento dei SS. Apostoli, che, per tre secoli (1587-1573), fu il più alto istituto scientifico di studi bonaventuriani e scottistici, non solo del Conv. ma di tutto l'Ordine francescano. Contemporaneamente, filosofi e teologi conventuali continuarono a insegnare come « lettori pubblici », specie sulle cattedre di metafisica e di filosofia scottistica, nelle principali università d'Europa.

Fra i dottori e scrittori si ricordano solo i filosofi e teologi A. Trombetta, O. Preconio, card. Costanzo Torri da Sarnano, A. Fabri, i bonaventuriani Pietro Capullio, Matteo Ferchio, R. De Augustinis, gli scottisti Angelo Volpi, Bartolomeo Mastro, Bonaventura Belluti e il card. Lorenzo Brancati, Ottaviano Strambisti, Sebastiano Dugapier, Andrea Sgambati, G. B. Marrocu, G. B. Tonini difensore del Rosmini, il ricordato filosofo e pedagogista Gregorio Girard, G. M. Caroli, i moralisti e canonisti Mastro, F. Steidel, M. Schwartz e Raniero Sassavelli; i controversati Giovanni Kymon, Marco Ant. Capelli, Egidio da Cesario gli scrittori di Sisto Senese (passato poi al Domenicam), Marco de Berulle, Antonio Kulekstein, Illustri storiografi della Chiesa e dell'Ordine turino Pietro Ridolfi da Tossignano (1607), F. Ciatti da Perugia, G. Franchini, Antonio e Francesco Pagi correttori del Baronio, i celebri critici e bibliografi Giovanni Gusino Sbaniglia (1704) e Nicola Papini (1834), F. A. Benoffi, St. Rinaldi (1837), Luigi Palomino (1906), Corrado Eulchi (1923), D. M. Sparacio (1929).

Degni di menzione fra i letterati e poeti: i dantiati Baldassarre Lombardi (1802) e St. Ignadi; fra gli astronomi e scienziati B. Capridoni, Ilario Altobelli (seniore, 1837), i matematici Luca Facoli da Borgo Sansepolcro (1817) e P. Bernabei (1823); il geografo e cosmografo Vincenzo Coronelli (1718), il naturalista ungherese Pio Tanna (1884). Nelle varie arti, gli architetti Giovanni Gioacondo da Verona e L. Toringola, i pittori G. Sacchi (1809) e P. Sarullo (1803), i vertieri Gabriele da Camerino e T. Rondoni, il critico d'arte Guglielmo Della Valle (1806).

Infine una rinomata scuola e tradizione musicale, unica nella storia degli Ordini religiosi, con le celebri cappelle di Assisi, Bologna, Padova, Venezia, ecc., dalle quali uscirono oltre 300 musicisti di valore. Si ricordano solo, nella lunga serie, Rufino d'Assisi (forl. nel 1520-30), inventore della musica a 2 cori prima del Willaert, O. Colombani, Costanzo Porta da Cremona (6101), con i discepoli L. Baldi, Girolamo Drura (autore del « Transilvano », primo metodo di pianoforte), V. BON; il boemo Bolcalco Czernohorski, il dalmata Giovanni Bucacci, F. A. Vallotti, il sommo contrappuntista Giambattista Martini (1784) con i discepoli L. A. Sabbatini e Stanislao Mattei (1826), alla scuola dei quali si formarono i più grandi geni musicali d'Italia (Donizetti, Rossini, Morlacchi, ecc.). Il p. Martini fondò e dotò a Bologna uno dei più ricchi archivi musicali del mondo, lasciandovi 17.000 volumi; il Liceo musicale bolognese ne porta tuttora il nome. Più recenti F. A. Capanna, Alessandro Borroni (1896), L. Caratelli e l'ebreo convertito Emilio Nona (1910).

L'Ordine ha oggi come centri principali di studio la Pontificia Facoltà Teologica di S. Bonaventura in Roma (dal 1904) e lo Studio generale di Rensselaer in America, aggregato all'Università cattolica di Washington e altri Studi generali e collegi di teologia e filosofia; inoltre 5 Studi e 6 istituti teologici per laici in Italia, a Firenze, Padova, Napoli, ecc., provvida istituzione del dopoguerra (1944) per la diffusione della cultura teologica fra i laici,

con programmi completi quadriennali o biennali. Organo storico, Miscellanea francescana (Foligno-Roma, 1886 agg.), trimestrale.

BIBL.: Oltre le fonti e la letteratura generale riportata più sopra e che vale in gran parte anche per i Conv., si citano in particolare: G. Abate, Regesta Ordini, 1888 agg., in Miscell. franc., 22 (1921): 38 (1938); Tossignano (Pietro Ridolfi da), Historia venaria. Religione libri tres, Venezia 1886; C. Biernacki, Speculum Minorum, Cracovia 1888; B. Mets, Geschiedenis van... der Minderbroeders, Haarlem 1893; L. Caratelli-St. Ignadi, Manuale... del Min. Conv., Roma 1897; D. Sparacio, Dalla leggenda alla storia, 2ª ed., Città di Castello 1923; S. Bette, Der Minoritenorden, Friburgo in Br. 1924; G. Abate, Storia e statistica franc., Assisi 1931; B. Fleury, De statu O. F. M. Conv. in Gallia, sino al 1702, in Comment. O.F.M. Conv., 24 (1927), pp. 245-52.

Per gli studi e scrittori: G. Franchini, Bibliografia... di scrittori M. Conv., Modena 1893; D. Sparacio, De verupli. D. Bonaventura Collegio de Urbe synopsis hist., Roma 1923; id., Fremantati bibliografie di scrittori... M. Conv. dal 1900 al 1920, Assisi 1931; S. Papini, Scriptores... ab n. 1920 ad a. 1920, in Misc. franc., 30 (1930); id., Lectores publici O.F.M. Conv. a corr. XIII ad XIX, ibid., 31-33 (1931-33); F. A. Benoffi, Degli studi dell'Ordine dei M. ibid., 31-32 (1931-33); L. Di Fonzo, La studio del Dottore Serapico nel Collegio di S. Bonaventura in Roma, ibid., 20 (1940), pp. 133-86; id., Studi, studenti e maestri nell'Ordine dei Franc. Conv. dal 1922 al 1927, ibid., 44 (1944), pp. 187-193.

Varia: G. Abate, Il Collegio per le missioni, e Procuratori generali per le missioni... in Min. franc., 20 (1929); id., Series episcoporum O.F.M. Conv. am. 1941-1950, ibid., 31-32 (1931-32); B. Montanari, Series chronol. praefectorum apost. et episcoporum O. F. M. Conv. in Moldavia et Valucria, corr. XVII-XIX, in Comment. O. F. M. Conv., 37-39 (1940-42); id., Le missioni O.F.M. Conv. ad acc. XVII, in Miscell. franc., 46 (1946), pp. 294-314; B. M. Hess, Manuale de Regula et Constitutionibus O.F.M. Conv., Città del Vaticano 1943; G. Goleardi, Serie dei padri e teologi Franc. M. Conv. al Conv. di Trento, in Miscell. franc., 47 (1947), pp. 321-411; Miscellanea francescana, Foligno-Roma 1886-1949; S. Francesco, Assisi 1920-30; Il Sacco, Padova 1929-32; Città di Vita, Firenze 1946-49, organo degli Studi teologici per laici.

#### IV. I F. M. CAPPUCCINI (O. F. M. CAPP.).

Questa riforma, che tanta importanza ebbe sulla vita spirituale del '300 ed in seguito, prima in Italia e poi presso le altre nazioni cristiane e nelle missioni, ripete la sua prima origine da frate Matteo da Bascio degli Osservanti della Marca d'Ancona. Per sua iniziativa personale e senza intenti di proselitismo, egli rinfonciò le aspirazioni riformistiche che animavano i più fervidi religiosi dell'Osservanza. Nel 1525 ottenne da Clemente VII il permesso di indossare, ad imitazione di S. Francesco, un grezzo salo con lungo cappuccio piramidale, di osservare alla lettera e senza dispense o privilegi la regola francescana, di vivere in rigida povertà, di esercitare il ministero di predicatore della penitenza. Suoi primi seguaci furono i due fratelli Ludovico e Raffaele da Fossombrone, i quali difesero e organizzarono la espansione della minuscola famiglia, ponendola nel 1527 sotto la favorevole obbedienza dei F. M. Conv., mentre lo stesso Papa, con bolla Religionis celta del 3 luglio 1528, promulgò l'atto di erezione canonica della nuova Congregazione che si chiamò dei F. M. della vita cremitica, secondo le costituzioni del primo Capitolo tenuto ad Albacina nel 1529. Il nome popolare di Capp. derivò dalla forma del cappuccio. Essi si caratterizzarono per una strettissima povertà e per uno spirito di contemplazione e di preghiera diurna e notturna. I frati si sostentavano con la mendicità quotidiana, vestivano rozzamente, a capo scoperto e a piedi scalzi, portavano la barba, si raggruppavano in « luoghi » romiti presso anguste cappelle, con un braggiamento esterno di predicazione popolare, di lavoro manuale, di opere di misericordia. La loro interiorità serafica e rigidezza ascetica, l'eroismo della loro carità nella cura degli

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FRATI MINORI - Studioso cappuccino. Disconto acquarellato per frontespizio (sec. XVIII) - Assisi, Museo Francescano.
ammalati e degli appestati riportarono nella società gaudente e sfarzosa dell'Umanesimo l'austerità e la poesia delle origini francescane; il popolo li circondò di venerazione; la stima e l'opoggio di prelati e di principi furono di valida difesa presso le gerarchie curiali e lo stesso Sommo Pontefice contro l'opposizione dei superiori dell'Osservanza, che difendevano l'unità dell'Ordine.

Da questa molti religiosi ferventi e dotti affluirono alla nuova famiglia; nel 1532 s'aggregò ad essa il gruppo dei riformati calabresi, l'anno seguente si stabilirono in Sicilia e nel 1535 nelle terre oltre 8 Po, contando nel 1536 circa 700 religiosi, divisi in 12 province. Le nuove Costituzioni, composte Bernardino d'Asti (v.), danno incremento alla predicazione e ammettono gli studi sacri. La bufera scatenata dal passaggio all'eresia, nel 1542, TONCHINO (v.), collaudò la saldezza della riforma, che il Concilio di Trento escluse, insieme con gli Osservanti, dall'obbligo delle possessioni in comune (1563). Nel 1571 i Cappuccini delle province italiane erano 3300; Gregorio XIII il 6 maggio 1574 permise loro l'espansione nelle regioni di oltr'Alpe e in quell'anno si stabilirono in Francia, nel 1578 in Spagna, nel 1581 in Svizzera, nel 1585 in Belgio, nel 1593 nel Tirolo, nel 1599 in Boemia e a Vienna, nel 1600 a Monaco, nel 1603 in Alsazia, nel 1611 in Renania, nel 1612 in Vestfalia. I chierici compivano gli studi nelle scuole generalizie e provinciali dove insegnavano dotti teologi, Pistoia (v.), Calatayud (v.). S. Lorenzo da Brindisi (v.) conduce l'opposizione ai protestanti in Boemia e Baviera; altri confratelli combattono gli ugonotti in Francia, ove p. Angelo di Joyeuse assunse il comando militare della Lega cattolica. Predicatori eloquenti lavorarono per la salvaguardia della Fede e la riforma del costume del popolo italiano. S. Giuseppe da

Leonessa (v.) si spinse a Costantinopoli, mentre altri missionari toccarono le coste africane e levantine, le isole del Mediterraneo ed il Brasile (1612). Molti furono gli oratori e gli scrittori di pregiate opere ascetiche. Un'intensa attività sociale accompagnò l'azione oratoria con istituzioni benefiche per fanciulli poveri e donne pentite, con il servizio negli ospedali e nei lazzaretti, con i monti frumentari in tempi di carestia, con l'assistenza ai soldati. Quando, nel 1619, l'Ordine ottenne la completa indipendenza, con un proprio ministro generale, contava 14.846 religiosi divisi in 40 province e 1030 conventi.

Nel 1734 raggiunsero un totale di 32.821 membri, con 63 province e 1715 conventi ed ospizi, oltre le numerose residenze nei paesi di missione. A. Monzon ne illustrò con senso storico la benefica potenza e il vasto influesso sociale. La santità cappuccina oppose alla pompa secentesca e all'orgoglio razionalistico le Benedetto da Urbino (v.), Bernardo da Corleone (v.), Bernardo da Offida (v.), Crispino da Viterbo (v.). Lo studio dei giovani venne ordinato nel Seicento secondo un programma scolastico di 7 anni e la cultura sacra era diretta in prevalenza all'esercizio della predicazione. Le missioni popolari si svolgevano con il sussidio pratico di riti e processioni devozionali e penitenziali, di rappresentazioni sacre, di solenni creazioni di croci, immagini, cappelle. Diffusero in modo particolare la preghiera eucaristica delle Quarant'ore (v.). Nel 1743 Benedetto XIV affidava ai Cappuccini la predicazione nel Sacro Palazzo apostolico. Tra la follia schiera degli oratori si distinsero in Italia il b. Angelo d'Acri (v.), Emanuele Orchi (v.) rappresentante del secentismo esagerato, Turchi (v.), rinnovatore dell'eloquenza; Giuseppe da Carabantes (v.), il b. Cadice (v.) e Michele da Santander; in Francia Onorato da Cannes (v.), Francesco da Tolosa (v.); in Svizzera Filippo Tanner; in Germania Procopio da Templin, Dionisio da Lussemburgo (v.) e il catechista Martino da Cochem (v.). Altri, Marco d'Aviano (v.), liberatore di Vienna contro i Turchi nel 1685, svolsero attività diplomatica presso gli Stati cattolici. Nota in Francia l'influenza politica dell'éminence grise Giuseppe Le Clerc du Tremblay. Nella Germania settentrionale e nei Paesi Bassi i Cappuccini condussero le missioni interne e parrocchiali contro il calvinismo; altri missionari partirono dal continente per l'Inghilterra, Scozia e Irlanda. Nelle missioni retiche cadde martire a Fedele da Signaringa (v.). Nelle discipline teologiche gli autori cappuccini, pur non formando un'unica scuola per i vari indirizzi scotisti e comisti e per l'eclectismo personale, mostrarono una certa preferenza per s. Bonaventura. In ascetica si distinsero per vasta diffusione di opere spirituali, come Alessio Segala da Salò (v.), PERGAMO (v.), Benedetto da Canfield (v.), Costantino da Barbençon (v.). Polemizzarono efficacemente contro il molinismo e il giansenismo e le teorie gallicane, febroniane e giuseppiniste. Si organizzarono le missioni nei vari continenti. Giuseppe du Tremblay spedì i F. M. Capp. francesi a Costantinopoli, in Grecia e in Siria nel 1625, in Mesopotamia e in Persia nel 1628; gli italiani si stabilirono in Armenia e Georgia nel 1661, da dove nel 1713 si spinsero in Russia. Fu loro affidata la prefettura apostolica del Tibet (1704-45), donde fondarono missioni nei regni di Nepal, Patna e Bettiah. F. M. Capp. italiani si stabilirono ad Algeri e a Tunisi nel 1624; francesi nel 1624 e poi spagnoli nel Marocco; francesi in Egitto nel 1631; i beati Agatangelo e Cassiano (v.) si spinsero in Etiopia, subendovi il martirio nel 1639 ad Azozò presso Gondar. Dal 1634 sono in Guinea e dal 1645 nei regni del Congo; dal 1650 nel Canada, nella Nuova Scozia, in Maine e in Virginia, nel 1633 nelle Piccole Antille, a S. Domingo nel 1680, al Venezuela nel 1650. Nel 1642 si organizzarono le missioni nel Brasile; i francesi lavoravano dal 1722 in Luisiana, cedendo il posto nel 1766 agli spagnoli.

A causa delle soppressioni, nel 1847 i F. M. Capp. erano scesi e 11.152, nel 1888 a 7628, ma anche in così diverse condizioni la loro operosità si svolse ininterrotta nelle

forme tradizionali del loro apostolato. Il generale Bernardo Christen de Andermatt (v.) diede all'Ordine una valida ripresa organizzativa. I nuovi problemi sociali furono affrontati con varie opere di assistenza: nei paesi di lingua tedesca al diffusore le istituzioni di p. Cipriano da Eggsheim (v.), Florentini (v.), Mathew (v.) combatté l'alcoolismo in Irlanda e in America; Haspinger (v.) difese la libertà del popolo tirolese; Massimiliano Tarejwa e Agrippino Konarski caddero vittime per l'indipendenza della patria polacca. Sono largamente conosciuti l'apostolato del

card. Guglielmo Massia (v.) in Africa, l'opera dei F. M. Capp. in Eritrea, l'azione costruttiva del vescovo Anastasio Hartmann (v.) e di altri missionari in India. Nel 1841 si fondò a Roma il collegio di S. Fedele per le missioni; nel 1883 l'Istituto orientale per le missioni nei Balcani e nel Mediterraneo asiatico; tutta l'attività missionaria ricevette nel 1884-87 una più efficace sistemazione. Attualmente si contano 43 missioni propriamente dette con 992 missionari. Nel

1911 si inaugurò a Roma il Collegio internazionale S. Lorenzo da Brindisi per l'istruzione superiore a universitaria; nel 1920 fu costituito ad Assisi a nel 1940 trasferito a Roma l'Istituto storico con un programma di ricerche e di pubblicazioni storiche e bibliografiche. Varie riviste di cultura e d'azione diffondono la scienza e la pietà francescana, soprattutto mediante il Terz'ordine e le associazioni degli «Amici di S. Francesco». Di recente la Chiesa ha riconosciuto la santità del S. Francesco da Camporosso (v.) e di s. Corrado da Parzham (v.). Nel nov. 1948 i superiori maggiori promossero a Roma un congresso internazionale per adeguare le attività apostoliche alle particolari esigenze odierne. L'Ordine conta 14.095 membri, in 65 province o commissariati e 1126 case.

BIBLI: Fonti: Martta da Barcena, Introducción a la historia capuchina, nella sua opera Estudio crítico de las fuentes históricas de S. Francisco y N. Clara, Barcellona 1931, pp. 201-24; Monumenta historica O. M. Cap., I: Martus a Meresto Saraceno, Relaciones de origen O. M. Cap., ed. Melchiorre da Pobladura, Assisi 1937; II: Bernardinus a Colpermezo, Historia O. F. M. Cap., ed. Melchiorre da Pobladura, ivi 1939; III: id., ivi 1940; IV: id., Roma 1941; V: Mathias a Salò, Historia Capuccina, I, ed. Melchiorre da Pobladura, ivi 1946; II, ivi 1950. Z. Boverim, Annales O. M. s. Francisci Capuccinorum, I e II, Lione 1632-39, fino al 1612 e continuati fino al 1634 da Marcellino da Piza e Silvestro Draghetta da Milano, Lione-Milano 1676-1737, e da Pellegrino da Forlì, Annali, fino al 1722, Milano 1882-85. Bullarium Ord. Min. s. Francisci Cap., I-VII, ed. Michele da Zug, Roma 1720-32, VIII-X, ed. Pierdamians da Münster, Innsbruck 1883-84. Letteratura: Bernardus a Bernoia, Bibliotheca scriptorum O. M. Cap., Venezia 1747, continuata da Giovanni M. da Ratisbona, Roma 1852. Liber immaterialis O. F. M. s. Franc. Cap., ivi 1928. Descriptio geographica et statistica provinciarum et missionum O. F. M. Cap., ivi 1929; Cutberto da Brighton, I Capuccini. Contributo alla storia della controriforma, Fiscari 1930; Ilarino da Milano, L'Ordine francescano attraverso i secoli. Generalità storiche, Milano 1937; Rocco da Cesinale, Storia delle missioni dei Capuccini, 3 voll., Parigi-Roma 1867-73; Clemente da Terzorio, Le missioni dei Min. Capuccini, unto storico, 10 voll., Roma 1913-39; Melchiorre da Pobladura, Historia generalis Ord. Fr. Min. Capucc., parte 1° (1525-1619), ivi 1947; parte 2° (1619-1761), I, ivi 1948; II, ivi 1948; parte 3° (1761-1940), ivi 1950. Riviste: Analecta Ord. Min. Capucc., organo ufficiale (Roma, dal 1883); Colletta-

nea Franciscana (Assisi dal 1931, Roma dal 1941); L'Italia francescana (Roma dal 1926); Etudes franciscanes (Parigi dal 1890); Estudios franciscanos (Sarrà-Barcellona, dal 1907); Il Massia (Roma dal 1914), ecc. Ilarino da Milano

V. L'ARCHITETTURA FRANCESCANA.

Il movimento religioso suscitato dai Francescani dette grande impulso alla costruzione di chiese, e l'importanza ch'essi diedero alla predicazione richiese speciali conformazioni degli edifici sacri. Data la rapida diffusione dell'Ordine, la maggior parte delle

chiese francescane sorse nei due secoli successivi alla morte del fondatore, coincidendo con la piena fioritura dell'architettura gotica, così che esse sono in Italia fra le migliori espressioni di quello stile. Esse però non presentano caratteri che le differenziano sostanzialmente dalle altre coeve.

I primi costruttori, per attenersi al voto di povertà affermato dalla Regola, seguirono modelli cisterci ed adattandoli alle nuove esi-

genze, così che ne risulta in complesso un maggiore senso spaziale per la grandiosità della navata unica, ed un effetto di luminosità per assenza di pilastri o sporti fuori del coro e delle cappelle. Sono significative a questo proposito le norme dettate da s. Bonaventura nel capitolo tenuto a Narbona nel 1560, che preservano di limitare al solo presbiterio la copertura a volta. Ma tranne alcune chiese umbre che ebbero il tetto in vista sostenuto da capriate (Gubbio, Narni, forse Perugia, tutte poi rifatte) o da arconi (Sangemini), la disposizione non venne osservata, e si impiegarono volte a crociera costolanate per la copertura dell'intero ambiente. Invece furono più osservate le norme concernenti l'esclusione di ornamenti superflui anche per la decorazione pittorica e le vetrate (la chiesa di Assisi rappresenta quasi un'eccezione).

Una differenza sostanziale con le chiese benedettine è nell'ubicazione, poiché mentre quelle sorgevano d'ordinario fuori degli abitati, costituendo, con gli annessi monasteri, centri di vita autonoma, i Francescani si stabilirono nell'interno dei paesi per meglio svolgere il loro ministero spirituale a contatto diretto con la popolazione.

Anche dal punto di vista planimetrico si osserva grande varietà. La navata unica è adottata in S. Chiara di Napoli, e prevale nell'Umbria: Perugia, Terni (ampliata a tre navate nel 1445), Gualdo Tadino, ed in Toscana, ov'è comune l'ienografia a croce egizia a Pistoia, Pisa, Arezzo, Siena. La pianta a tre navate (generalmente con quella centrale di larghezza doppia delle laterali e con notevole sviluppo longitudinale) è usata nella disposizione a croce egizia in S. Croce di Firenze (la più grandiosa espressione architettonica dell'Ordine dopo la chiesa di Assisi), a Ferrara e a Pavia (ambedue alterate nel Cinquecento); e varia dalla semplice forma rettangolare terminante con una o più absidi (Mantova, Parma, Piacenza), alla croce latina (Cremona), fino alle più complesse disposizioni con cappelle radiali intorno al coro (Bologna) o alla singolare conformazione di S. Maria dei Frati a Venezia.

Meritano di essere ricordate le chiese erette nell'America latina, e particolarmente nel Messico ove i Francescani, portando per primi la fede fra gli indigeni, diedero

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(per cortesia di p. Ilarino da Milano) FRATI MINORI - Chiesa e convento dei F. M. Capp. all'inizio dell'attuale Via Veneto in Roma. Da una stampa del sec. XVIII.

Cite this article

“FRATI MINORI FRANCESCANI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1025. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/frati-minori-francescani.